Alla fine del 2005 iniziammo l’avventura di Altomareblu che prima si chiamava Amalficoastcharter, pubblicando articoli che descrivevano tecnicamente e storicamente le carene progettate da “Sonny” Levi. Fino ad allora, sul web non c’era quasi traccia di questo speciale progettista che ha lasciato un segno indelebile nella storia della motonautica dagli anni 60′ in poi, dall’ offshore al diporto. Le uniche informazioni reperibili di quegli anni, erano quasi tutte rivolte ai cantieri Riva di Sarnico e al Riva Aquarama.

Considerai questa assenza una mancanza inaccettabile del web anche perché gli sporadici cenni che descrivevano  alcune carene Levi offshore, apparsi in qualche sito inglese, erano piuttosto vaghi e deludenti. Fui convinto da mio figlio Alex che è un tecnico SEM & SEO, di aprire un blog di mare che parlasse finalmente in modo completo della vita professionale di Renato “Sonny” Levi, come nessuno aveva mai fatto fino a quel momento. Nacque così una fitta collaborazione con Antonio Soccol, giornalista del settore nautico, pilota offshore e grande amico dell’ing. Levi da oltre quarant’ anni, al quale egli stesso riferì della nostra iniziativa, consentendoci  di contattarlo direttamente per accedere a tutte le informazioni necessarie per svolgere un lavoro storico  assolutamente attendibile.

Antonio Soccol, è un personaggio noto agli addetti del settore ed ai semplici appassionati che lo seguono da anni nei suoi articoli ed editoriali pubblicati su varie riviste specifiche come Nautica, Forza 7, Mondo sommerso, Barche, Uomo Mare, la Repubblica, La Gazzetta dello Sport,  eccetera testate  di cui di alcune è stato anche il direttore.. Io  lo definisco come una sorta di memoria vivente esperta, testimone di anni fantastici ed irripetibili della nautica offshore (dove ha corso per dieci anni) e da diporto a partire dagli anni 60′ in poi ma con il vantaggio (raro) di esser nato in un cantiere che esisteva sin dal 1920…

Questa collaborazione è stata per noi  motivo di grande piacere ed orgoglio, visto che la nostra idea puntava ad una testimonianza di assoluto rilievo sul web internazionale ed i risultati degli accessi ci confortano. Approfitto dell’occasione per ringraziare i molti lettori che ci leggono e che apprezzano il nostro lavoro svolto con grande passione  e dedizione.

Al nostro gruppo composto da Antonio Soccol, Alex e Giacomo Vitale si aggiunse dopo poco tempo il “quarto uomo”, Tito Mancini, una persona straordinaria. Ex Comandante di Fregata della CP Guardia Costiera, oggi in pensione, che ha uno straordinario passato professionale di vita vissuta in mare: della sua vita (sul mare) si può leggere qui su AltoMareBlu:

Durante la sua carriera ha sempre comandando unità della CP Guardia Costiera progettate da Renato “Sonny” Levi.

Il  contributo di Tito Mancini è stato molto importante: ci ha consentito di realizzare il “Registro Storico delle Carene Levi“, un’idea da me fortemente voluta. Questa iniziativa ha evidenziato che esiste in vita, nel mondo, un piccolo numero di carene Levi  e che la parte del leone la fa l’Italia, soprattutto con la Campania ed il Lazio, regioni nelle quali abbiamo registrato il maggior numero di presenze. Alcune barche sono in ottimo stato, altre in buone condizioni ed altre da restaurare, qualcuna da buttare purtroppo. Seguono  la Toscana con alcune unità ed infine Veneto, Liguria, Lombardia, Marche, Abruzzo, Puglia e Sicilia, con sporadiche presenze.

Tra i paesi stranieri primeggia l’Inghilterra con un discreto numero di unità ben tenute e naviganti, seguita da rare presenze in Belgio, Francia, Spagna, Germania, Montecarlo, USA (New York), Spagna, Svizzera. Inoltre, è emerso che queste barche, a distanza di molti anni dalla loro costruzione, (in alcuni casi superiamo abbondantemente i quaranta anni), il numero totale che siamo riusciti a trovare ed a censire, è di circa una ottantina, che diventano quasi oltre il centinaio con quelle che abbiamo ancora in corso di verifica… In alcuni casi parliamo di barche rarissime costruite in pochissimi esemplari, altre invece, sono proprio pezzi unici. Prendendo in considerazione quanto scritto da “Sonny” Levi nel suo noto  libro “Milestones in my designs”, alcune di queste carene sono considerate da lui stesso le pietre miliari della sua formidabile carriera di progettista, autentiche rarità da mantenere in vita con la massima attenzione, competenza e passione.

Oggi le costruzioni in lamellare di legno, se realizzate con la resina epossidica, sarebbero in grado di dare prestazioni imbattibili in termini di forza strutturale e di durata assoluta nel tempo. E qui ci sono alcune considerazioni da fare brevemente: negli anni 60’ e fino a quando le carene Levi sono state costruite in lamellare di mogano o di altre essenze, gli incollaggi erano eseguiti con la colla resorcinica, più comunemente detta “colla rossa”. Questo tipo di incollaggio ha dimostrato grande longevità in imbarcazioni come Speranzella Fujiyama, Hydalgo, G50, Corsara, Exocetus Volans eccetera, anche perché mantenute in vita da armatori appassionati e competenti.

Ho visto vari casi di non corretto mantenimento di imbarcazioni simili, in cui ho riscontrato delaminazioni in carena ed anche nel resto della struttura. Inoltre, una carena in lamellare di legno può rimanere in mare per anni senza subire danni a contatto con l’acqua salata. Se invece, lasciata all’aperto fuori dal mare ed a contatto con l’acqua piovana, a lungo andare si possono notare fenomeni di corrosione notevoli e delaminazioni di tutta la struttura, se non opportunamente trattata e protetta.

Al contrario, una carena in lamellare di mogano, per esempio, incollata e laminata a regola d’arte con la resina epossidica, può conservarsi per un numero indefinito di anni, in perfette condizioni, mantenendo la rigidità strutturale caratteristica di questo tipo di incollaggi e costruzioni. Da evidenziare che stiamo parlando di resina epossidica, che è cosa molto diversa e per nulla paragonabile alla resina poliestere, comunemente usata per la costruzione delle barche in vetro resina e che, contrariamente a quello che si sente dire, ha un ciclo di vita determinato, oltre il quale non si garantiscono la tenuta meccanica della struttura, sottoposta alle sollecitazioni del mare che, come sappiamo, possono essere anche severe, per non parlare dei fenomeni degenerativi che si creano nel tempo a causa della eccessiva porosità di questo materiale che si può notare se osservata da un potente microscopio e che si traduce, a contatto con l’acqua, in migrazione di umidità nel tessuto di lana di vetro, parte integrante della sua struttura.

Umidità che viene così ad intrappolarsi al suo interno, generando insieme quella catalisi che si innesca mescolando le componenti di base della resina poliestere, dal momento che si mischiano, fino alla fine della vita della barca. Una catalisi ininterrotta e degenerativa che con l’umidità accumulata e l’esposizione al calore dei raggi del sole o di acque calde, genera al suo interno dei gas che, con l’innalzarsi della temperatura, tendono a sfogare verso l’esterno, generando quell’odioso fenomeno dell’osmosi. Da sottolineare quell’orrendo odore acre che si sente entrando nelle cabine di queste imbarcazioni che sono delle vere e proprie camere a gas… assolutamente nocivi per i nostri polmoni.

Le prossime direttive europee prevedono severe restrizioni verso questo metodo costruttivo assolutamente pericoloso che è stato inventato negli USA e poi si è allargato a macchia d’olio in tutto il mondo per la semplicità ed economicità costruttiva che non richiede personale specializzato. Purtroppo tutto ciò è stato realizzato solo al fine del business, senza minimamente pensare alle conseguenze per la nostra salute e per l’ambiente. Una barca in vtr è un residuo solido pericoloso e va trattato come tale, adoperando tecniche di riciclaggio complesse e costose. Questo però è un altro argomento che avremo modo di trattare in occasione delle nuove direttive europee che si prevedono fortemente restrittive nei confronti di questi materiali.

La resina epossidica invece, conservando anch’essa le sue caratteristiche di pericolosità quando i suoi due componenti A e B sono separati, muta questo stato una volta che i due componenti vengono uniti per la realizzazione di laminazioni o incollaggi eccetera, generando così un polimero a cellula chiusa, che una volta induritosi dopo la miscelazione in percentuale dei due componenti A e B non è più pericoloso. Nella laminazione di carene di legno o altro materiale, la resina epossidica genera una barriera totale all’umidità ed alle infiltrazioni d’acqua. Estremamente resistente negli incollaggi strutturali, utilizzata con l’aggiunta di additivi specifici che cambiano secondo necessità, rendono questo prodotto estremamente versatile, importante ed insostituibile nella costruzione e nel restauro dei barche d’epoca e non solo, fornendo prestazioni meccaniche elevate.

Chiusa questa breve parentesi tecnica, continuando a parlare delle carene Levi rimaste in vita, il primato delle loro presenze in Campania e Lazio, dipende dai cantieri costruttori che a suo tempo erano ubicati nelle due regioni, di cui ne ricordo alcuni fra i più noti:

  • Canav – Navaltecnica di Anzio
  • Italcraft di Bracciano e Gaeta
  • Scorza di Fiumicino (Roma)
  • Delta di Anzio
  • Partenocraft di Napoli
  • Cantiere Sapri di Salerno

Pertanto, quando si ha l’ intenzione di acquistare una carena Levi, dopo averla visionata assistiti da un tecnico esperto di queste costruzioni e constatato che ci sono lavori da eseguire per renderla bella ed affidabile, si viene automaticamente posti di fronte al dilemma: la compro o non la compro? Come fare per metterla in ordine? Esistono cantieri specializzati nell’effettuare questo tipo di restauri o semplici interventi di manutenzione ordinaria? Il dilemma è veramente forte e legittimo. Infatti, se si finisce nelle mani del cantiere speculatore, con scarse capacità tecniche e del tutto inaffidabile, si rischia di farsi rubare i propri soldi, spesso con risultati catastrofici ed a questo proposito voglio segnalare agli appassionati di carene Levi che a Salerno esiste da venti anni un cantiere molto serio ed esperto, Union Mare

Cant. Union Mare piazzale Cant. Union Mare piazzale dex.

Cant. Union Mare - officina legno Cant. Union Mare Salerno Falegnameria

cant. Union Mare Salerno piazzale sin. Capannone interno sin.

Cant Union Mare piazzale dex. Capannone interno

Cant. Union Mare Ufficio Cant Union Mare modelli

Ufficio di Luca Bassanini Un angolo dell'uffico

diretto da Luca Bassanini, un giovane di trentasei anni, nato tra le barche e cresciuto con la maestria di suo papà, che purtroppo oggi non c’è più e dello zio Angelo Bassanini, mastro d’ascia di assoluto rispetto, che vanta specifiche competenze per intervenire in modo corretto su questo tipo di carene, di cui abbiamo ampiamente descritto qui su Altomareblu e di cui continueremo a pubblicare i lavori in corso d’opera su Zarcos 12m,

Zarcos 12m lav. nuovo ponte Posa in opera nuovo ponte

Settimo Velo “Isabella”

Stuccatura carena Settimo Velo Isabella stuccatura fondo

Settimo Velo pozzetto Settimo V. Isabella ponte di prua

Delta Levi 28’

Delta 28 vista de pru Delta 28 abina di prua

Delta 28 Delta 28 vista poppa

e tra breve un Delta Levi 38’

Delta Levi 38 06 Delta 38

oltre a due Squalo 28 disegnati dall’arch. Franco Harrauer.

Squalo 28 ai lavori Squalo 28 sostituzione carena

Certamente Altomareblu ha risvegliato in molti appassionati l’interesse per le carene Levi che sono rimaste in vita e che per un crudele destino di mode a volte sciocche, messe sapientemente in essere da operatori del settore scaltri e seguite da personaggi facoltosi che si preoccupano molto dell’apparire, ma assolutamente “ignoranti” (dal verbo ignorare – non sapere e quindi ignorante…) in materia di barche vere e marine, capaci di saper navigare affrontando il mare con ogni condizione. Mi riferisco chiaramente ai Riva che sono forse le barche da diporto più famose del mondo ed Antonio Soccol ne ha già ampiamente spiegato il perché e invito il lettore ad andare a leggere quanto abbiamo pubblicato sull’argomento:

CANAV Speranzella 1964Nel 1964 la Canav di Anzio poneva in vendita la Speranzella II serie cabin Cruiser a 26.500.00 lire, di cui furono prodotte quattro unità di seguito indicate così come potete vedere nel suo depliant illustrativo dell’epoca.

Mentre il Riva Super Aquarama a quell’epoca, quarantasei anni fa, era in vendita a poco più di 15.000.000 lire italiane e vi erano anche altri modelli che avevano prezzi inferiori. Ora mettendo a confronto la Speranzella Levi contro il Riva Super Aquarama nelle varie versioni prodotte, a distanza di tutti questi anni, cosa ha fatto determinare un capovolgimento dei valori pindalico e spropositato a favore di questi ultimi, costruiti nei vari modelli e lunghezze in circa 3.500 esemplari? Da sottolineare anche la possibilità che tra loro vi siano scafi non originali ed autentici “falsi d’autore”, realizzati per motivi speculativi e disonesti che i lettori possono certo facilmente comprendere e che lascio alle loro considerazioni e deduzioni. Si tratta indubbiamente di  un reato penale rilevante!

Ebanisticamente parlando tutte queste barche evidenziano un lavoro di grande pregio svolto da artigiani che ormai tendono a scomparire ed il fenomeno di questa super valutazione è spiegabile per tutto quello che, sapientemente, il cantiere ha saputo creare come sua strategia operativa e che negli anni ha pagato moltissimo, riuscendo a far divenire queste barche oggetti ricercatissimi, portando le loro valutazioni alle stelle. Per un Super Aquarama, arrivano a c hiedere oltre 400.000 €… Un assurdo gigantesco visto e lo sottolineo, che le unità prodotte  di questo modello sono state molte… mentre è la rarità che rende prezioso un oggetto…

A mio parere questi valori spropositati devono assolutamente essere ridimensionati, specialmente se facciamo un confronto tecnico con i due tipi di imbarcazioni Levi e Riva. Indubbiamente una carena Levi ha un valore tecnico elevatissimo a confronto di un Riva, di conseguenza lo deve avere anche di mercato. Inoltre, se si pensa che le carene Levi rimaste al mondo sono solo qualche centinaio, stiamo parlando, di “pezzi unici” o di barche costruite in pochissimi esemplari, al contrario dei blasonati Riva che certamente non valgono quelle assurde quotazioni riservate solo a chi di nautica e barche marine ne capisce assolutamente nulla.

Insomma, ci troviamo di fronte a vere ed assolute rarità irripetibili ed è per questo motivo che noi di Altomareblu, abbiamo deciso di stilare un listino delle Carene Levi basato su considerazioni tecnicamente serie ed attendibili. Da ora in poi, chi attualmente possiede uno scafo con carena Levi, sappia che ha in mano un vero tesoro da curare e proteggere.

A giugno di quest’anno pubblicheremo il ”Listino ufficiale delle Carene Levi”.

Continuate a seguirci!