di Maurizio Santo

Maresciallo M.Santo LuigiIl periodo del contrabbando di sigarette in Puglia ha lasciato il segno e non si contano gli scafi sequestrati e le tonnellate di sigarette strappate alle organizzazioni contrabbandiere dal servizio navale della Guardia di Finanza.

Ogni volta bisognava escogitare qualcosa di nuovo e mio padre, il Maresciallo M. Santo Luigi,  aveva imparato ad intercettare le comunicazioni che avvenivano via radio ed a decifrare i codici e le parole chiave che venivano usate per indicare i punti di sbarco. Poi, a bordo del guardiacoste, la radio sintonizzata sulle frequenze giuste e la direttiva che indicava la provenienza del segnale faceva intercettare lo scafo o gli scafi provenienti dalla nave emporio, che scendevano verso la costa per scaricare il loro prezioso carico.

Il radarista che intercettava gli echi sullo schermo radar doveva essere molto intelligente e avere molta esperienza per “guidare” il guardiacoste di appoggio ed i Drago sul bersaglio giusto.

Guardacoste G. 17 Bambace Vedetta V 4000 Drago Commander

Drago V 4000 che insegue un Napoli dei contrabbandieri di bionde drago-supernapoli 1990 3

drago-supernapoli 1990 1 drago-supernapoli 1990 2

drago-supernapoli 1990 4

Guardare il radar voleva dire prima di tutto, battere l’eco anche a più di 3 miglia, in base alle condizioni del mare, interpretare la grandezza e la velocità, tenendolo sempre a tiro e non perderlo mai, nonostante le urla che provenivano dal tubo che collegava la plancia alla controplancia, alle urla del R. T., alle domande dei colleghi a fianco che speravano sempre in un recupero di distanza. L’equipaggio aveva il compito di escogitare i sistemi per fermare lo scafo. A volte ci volevano ore di inseguimento per raggiungerlo, si doveva intervenire manualmente sulle cremagliere delle pompe del gasolio dei motori CRM, che per alcuni minuti potevano reggere il sovraccarico di potenza richiesto, per acquistare quei 4 – 5 nodi di velocità in più e necessari ad affiancare lo scafo.

Se lo scafista si rendeva conto che stava per essere raggiunto, faceva gettare gli scatoloni di sigarette a mare dal suo navigatore, per poter alleggerire lo scafo e acquistare manovrabilità e velocità.

Al momento giusto veniva lanciata una cima tra le eliche o con la lancia dell’impianto antincendio si spruzzava acqua sul cofano dei motori per mandare in corto l’impianto elettrico.

inseguimento scafo blu scafo in navigazione

Altre volte poi, i motori a benzina subivano avarie, costringendo lo scafo a fermarsi.

Ricordo in particolar modo, il periodo in cui mio padre prestava servizio a Brindisi: avevo 6 o 7 anni quando lui mi portò a trascorrere qualche giorno a bordo del guardiacoste dove lui era imbarcato come direttore di macchina. Era incominciata un’avventura, la strada per arrivare dal mio paese a Brindisi era per me lunghissima. Una volta arrivati bisognava salire a bordo dalla passerella così alta e molleggiante, sostenuta dalle cime della gruetta, che a me faceva un po’ paura. Poi scoprire nella barca che mi ospitava, i letti a castello, le coperte azzurre, il lucido mogano con cui erano realizzati gli allestimenti… mi sembrava una nave da crociera.

Era il periodo estivo, pantaloncini e maglietta e la mattina a colazione c’era il latte e biscotti. Ricordo che passeggiavamo sul lungomare e sotto il Casale dove erano ormeggiati liberamente gli scafi blu, in quel periodo si usavano i cosiddetti Napoli, scafi costruiti in compensato di mogano con il classico parabrezza a V e motorizzati con 2 Mercruiser. Quegli scafi erano costruiti da esperti maestri d’ascia nei cantieri navali che si trovavano intorno Napoli e mi ricordo dei cantieri “Pezzella” e i “Molimar”.  C‘era anche qualche motoscafo tipo Abbate, con lo scafo in vetroresina e il parabrezza arrotondato, verniciato in blu per evitare riflessioni di luce, potessero far scoprire lo scafo in lontananza.

Gli scafi dei contrabbandieri ormeggiati immagine dall'elicottero GdF primo piano di un napoli e un Abbate

lungomare sullo sfondo le unità GdF Scafo blu - Molinari

Questi cantieri costruirono molti scafi che, successivamente, furono trasferiti nei porti pugliesi, quando il contrabbando si spostò dal Napoletano alla Puglia. I motoscafi più piccoli avevano una lunghezza di 9,06 metri mentre altri modelli, un po’ più grandi, si distinguevano per una una piccola pontatura intermedia tra il vano motori e la plancia di guida, che dava robustezza alla struttura in legno ed erano lunghi 11,70 metri. I motori a benzina utilizzati erano i 7.400 cc., meno potenti dei 330 cavalli da 8100 cc. o i 420 Mercruiser.. e potevano trasportare da 800 kg a 1500 kg di sigarette. Sulla prua avevano istallate un’antenna a 5 steli dell’apparato radio VHF e serviva a comunicare in codice con le navi emporio, durante l’avvicinamento per il carico o con l’organizzazione a terra che provvedeva a trasbordare le sigarette verso i depositi, trasportandole a bordo di Alfette o altri modelli di simile capienza  prive di sedili.

l'operazione di sbarco dei cartoni

Contrabbando sbarco delle bionde dalla battigia Autovetture contrabbandieri durante le fasi di scarico dai motoscafi blu

Per arrivare agli ormeggi della Guardia di Finanza bisognava attraversare l’enorme cancello di ferro da cui si accedeva all’arsenale della Marina Militare e la macchina non poteva entrare all’interno se non aveva in evidenza l’adesivo rotondo color argento, su cui vi era  impresso una rosa dei venti o un timone… I ricordi di ragazzino si intrecciano con le immagini delle foto scattate in quei giorni con mio padre e con i ricordi del nostro collega Bruno Murru che all’epoca era imbarcato insieme a lui sul G.56 Tridenti. In una delle foto riesco a distinguere il G. 66 Sciuto con altri 2 guardacoste della classe Meattini. Uno di questi è il G. 25 Salone.

il castello

Maurizio Santo ragazzino porto di brindisi

In un’altra foto ci sono io al timone e in un’altra ancora motoscafi, sullo sfondo una nave della Marina, il Grado (L9890) ormeggiata sul lungomare Brindisino. Nelle foto si potranno notare scorci di panorama che non sono cambiati negli anni trascorsi. Sono momenti strappati al trascorrere inesorabile del tempo e impressi sulla carta fotografica che lasceranno ai nostri successori la testimonianza di un periodo storico che pian piano sta scomparendo dalla nostra memoria.

Questo particolare attimo della mia vita è rimasto impresso nella mia mente e non si potrà mai cancellare.

Si ringraziano:

  • il M.A.m Antonio Landolfi per le bellissime immagini aeree in bianco e nero
  • l’artista M.A.m Mario Magnatti per le tavole a colori che rappresentano il guardiacoste classe Meattini  e la vedetta veloce V.4000
  • il collega Bruno Murru che ci ha fatto rivivere un momento di storia importante per il Servizio Navale della  Guardia di Fiananza