Imprese di guerra sul mare – (prima puntata)

Dal diario del Sergente Silurista Piero Basagni

Presentazione: Imprese di guerra sul mare

Qualcuno si chiederà come mai ho deciso di pubblicare il diario di mio nonno, un diario che, anche se principalmente dedicato alle vicende di guerra, non esclude riferimenti alla vita privata e ai sentimenti più intimi.

Lo spunto iniziale è stato la volontà di fornire a Lino Mancini materiale ulteriore per fare luce su quanto accadde la notte tra il 25 e il 26 Luglio 1941; dopo avere trascritto il diario, infatti, le mie ricerche per colmare le lacune storiche del racconto di mio nonno, mi hanno dato l’opportunità di leggere “Malta 2”, il libro scritto da Mancini, del quale ho molto apprezzato lo spirito e lo scopo.

Poi, sempre grazie a Mancini che me lo ha donato, ho letto “La mia Decima, da Malta alle Hawaii” di Fiorenzo Capriotti, uno dei protagonisti di quella notte il quale, a sconfitta ormai palese, invece di arrendersi agli inglesi, continuò a rischiare la propria vita perché il senso del dovere gli imponeva di distruggere il proprio barchino esplosivo ed un altro che si trovava nelle vicinanze. L’impresa gli valse una medaglia d’argento ma, contrariamente a quanto fatto con altri suoi compagni, che dopo l’armistizio avevano collaborato con gli Alleati, quella medaglia non diventò mai d’oro.

Il racconto della prigionia di Capriotti e del suo ritorno in Italia nel 1946, hanno fatto nascere in me sentimenti di umana comprensione nei confronti di quegli uomini che, dopo avere messo la Patria al centro della propria vita ed averle sacrificato anche gli affetti più cari, furono da essa ignorati, se non addirittura maltrattati, perché non erano riusciti, dopo l’8 settembre 1943, a considerare alleati coloro che avevano combattuto fino al giorno prima.

Al dramma di essi se ne aggiungono molti altri (per esempio quello di Laura Giolo e Lidia Fragiacomo, ausiliarie in servizio presso la Decima Mas, che furono fucilate dai partigiani il 30 Aprile 1945 o quello di Aurelio Bussi, ex partigiano, ucciso nel 1956 da Alfa Giubelli per vendicare l’uccisione della madre avvenuta nel 1944) figli di quella terribile guerra civile che dilaniò il nostro Paese tra il 1943 e il 1945, che solo ufficialmente finì con la guerra… le rappresaglie e le vendette continuarono a lungo ad insanguinare gli anni del dopoguerra e quelle ferite non si sono ancora rimarginate completamente, visto che non è possibile, a tutt’oggi, parlare di quel periodo con serena obiettività: la storia ha deciso che i buoni hanno vinto e i cattivi hanno perso e pazienza se verità storiche di vicende individuali vengono sacrificate sull’altare della faziosità politica.

Perché, dunque, ho deciso di rendere pubblico un diario privato?

Perché vorrei versare una gocciolina nell’oceano del ricordo e della riabilitazione di una generazione di uomini e di donne dei quali è difficile parlare perché si riconoscevano negli ideali professati dal Fascismo.

Il diario di mio nonno dimostra che non tutti i fascisti passavano il loro tempo a distribuire manganellate e olio di ricino, ma tra di loro c’erano anche (e non erano poche) persone capaci di trattare il prossimo con rispetto e sacrificare la loro vita per consegnare alle future generazioni (a noi!) un Paese migliore.

Nel diario troverete un padre affettuoso che, quando torna a casa in licenza, fa addormentare sul suo petto il figlio dopo avergli raccontato Cappuccetto Rosso, un figlio devoto, un marito prima innamorato e poi deluso dalla moglie (che però, non so né come né quando, verrà perdonata e sarà sua compagna per il resto della vita), un soldato coraggioso che non esita a salvare un commilitone, tirandolo fuori da una botola incendiata e buttandosi in mare con lui, quando già era avvolto dalle fiamme.

Non so cosa abbia fatto mio nonno dopo l’armistizio: non ho più nessuno a cui chiederlo, né mi è mai stato raccontato da mio padre che, probabilmente, non era fiero del passato fascista di suo padre. Comunque sia, qualunque scelta abbia fatto, credo che meriti rispetto perché, prima di essere fascista, era un italiano innamorato dell’Italia… come italiano innamorato dell’Italia era il partigiano Mario Nuti, fratello di un bisnonno paterno delle mie figlie, fucilato dai nazisti il 01/5/1944, giorno del suo ventesimo compleanno, mentre, insieme a Dino Ferrini di anni 22, pattugliava una zona collinare vicino ad Arezzo.

Caro nonno, dopo essere stato per me solo una foto sul comò della nonna e una medaglia incorniciata e appesa nel corridoio di casa, ho avuto finalmente la possibilità di conoscerti e di dirti “ti voglio bene e sono orgogliosa di te!”.

Daniela Basagni

Premessa

Recentemente sono venuto in possesso del “Diario di Guerra” del sergente silurista Piero Basagni, un personaggio a me già noto in quanto nel ricercare documenti per scrivere un libro sull’azione di Malta del 25/26 Luglio 1941 (Malta 2), pubblicato anche su AltoMareBlu, avevo trovato una sua testimonianza sulla triste fine del MAS 452. Il Basagni era uno degli undici sopravvissuti dell’equipaggio del MAS che in quell’occasione costituiva la nave comando con a bordo il Capitano di Fregata Vittorio Moccagatta, comandante della X^MAS e pianificatore della missione stessa.

A recuperare questo diario, scritto dal Basagni su un blocco notes a quadretti, è stata sua nipote, la signora Daniela Basagni, che la scorsa estate lo ha casualmente trovato mentre riordinava il solaio della sua casa. Con il diario ha trovato anche ritagli di giornale dell’epoca con addirittura un articolo del Comandante Moccagatta dal titolo “MAS” (in allegato 1* in calce all’articolo), corredato di una foto proprio del MAS 452 con equipaggio schierato per il posto di manovra; il primo a sinistra nella foto è il Sergente Silurista Piero Basagni.

Nel leggere questo diario, rimase particolarmente colpita da quanto il nonno scriveva sull’azione di Malta, sulla triste fine del MAS e dei morti che lasciarono a bordo nel momento in cui riuscirono a mettersi in salvo. La signora Daniela, nel volerne sapere di più, visto che il nonno per l’azione di Malta fu decorato con una medaglia di bronzo al valor militare, ha iniziato a fare delle ricerche su Internet e si è imbattuta nel mio libro. Dopo averlo letto, ha lasciato un suo commento su AltoMareBlu che mi ha permesso di contattarla e ricevere sia una copia del diario ri-trascritta al computer che una copia del blocco notes in originale (*diario in allegato 2 in calce all’articolo).

Si tratta di un diario di guerra che inizia con l’agosto del 1939, quando il Basagni fu richiamato in Marina, e termina nell’agosto del 1942. Al momento del richiamo era già sposato con un figlio e lavorava presso la Società Elettrica Valdarno (Selt-Valdarno) dove tornerà dopo la guerra fino al pensionamento.

Nel leggere questo diario sono rimasto colpito per la semplicità e la chiarezza con cui vengono descritti gli avvenimenti di guerra a cui il Basagni ha partecipato, prima a bordo delle motosiluranti e poi in una missione speciale sul Cefalo; di fatto, durante il periodo di guerra, come vedremo più’ avanti, ha quasi sempre operato alle dipendenze e in missioni per la X^ flottiglia MAS.

Nel suo diario, che compila con frequenza mensile, ci descrive gli avvenimenti a cui ha partecipato senza tralasciare di esternare le sue emozioni, i suoi sentimenti, le sue aspettative e le sue delusioni quando a guerra in corso, tra un imbarco e l’altro, è costretto a trascorrere un periodo a terra in una caserma a La Spezia. Ecco come manifesta le sue aspettative all’inizio del suo diario:

“Agosto 1939″

Forse è la guerra. Oggi 19 sono richiamato nuovamente alle armi, sono contento perché finalmente potremo realizzare il sogno di tutti gli Italiani, fare un Italia grande, temuta e rispettata, e finalmente il benessere per le nostre famiglie.

Anch’io oggi ho una famiglia, una sposa che adoro, un bellissimo bambino che è il tutto per me. Non nego che il distacco è angoscioso, ma il mio cuore è forte e sopra tutto freme di amore patriottico, parto con l’animo in tempesta, ma bramo finalmente superare questa grande prova.”

E poi le sue delusioni:

“Febbraio 1942″

Sono stanco di questa vita di caserma dove è tutto un pulsare di imboscati e, di ruffiani dove si fanno le scarpe l’uno con l’altro per mantenersi i bei posticini, (così dicono loro) e mi è ributtante sentire certa gente specie in mensa discutere su fatti d’arme e biasimare perfino coloro che in qualche combattimento hanno avuto la peggio. Speriamo che presto mi rendano il mio modo di vivere affinché possa tornare sul mare perché senno qualche giorno arrovescio tutte le tavole di mensa e rompo la faccia a qualcuno……” 

Quindi, un “Diario di Guerra” che ci tramanda sia una testimonianza storiografica che emozionale quando nelle prime pagine descrive come la gioventù italiana viveva gli anni che precedevano la guerra e soprattutto l’inizio del conflitto; le aspettative, le speranze che nulla accadesse, ma anche la voglia di uscire da una sudditanza inglese per noi penalizzante.

Recentemente ho letto un libro di Silvio Bertoldi “Il Giorno delle Baionette-E Noi come eravamo il primo giorno di guerra?” ed ho subito pensato che le prime pagine di questo diario avrebbero ben detto come certi italiani erano in quel giorno. Non tutti con l’entusiasmo del Basagni perché, come abbiamo appena visto, c’era anche chi pensava che non fosse normale sacrificare la propria vita per la patria. Ma il Basagni, anche nei momenti di delusione quando si rende conto che esiste gente diversa da lui non esita, come si legge sempre nel suo diario, a scrivere una frase di particolare intensità:

Anelo ritornare al mio mare almeno lì tutto è puro, anche la morte

Nel lasciare direttamente al lettore il piacere di apprezzare quello che il Basagni scrive nel suo diario mese per mese, voglio, invece, soffermarmi nell’esame dei tre periodi in cui il suo diario può essere suddiviso per dare degli elementi in più e arricchire il quadro storiografico in cui il Basagni ha operato e di cui ci racconta. Questi possono così essere individuati:

  • Primo periodo: Dicembre 1939 – Novembre del 1940. Imbarco sul MAS TURR
  • Secondo Periodo: Dicembre 1940 – Agosto 1941. Imbarco sul MAS 452
  • Terzo periodo: Aprile 1942 – Agosto 1942. Imbarco su Nave Cefalo

 Primo Periodo

Oggi 22 (dicembre del 1939, n.d.r.), una grande notizia, è giunta, il mio movimento per una velocissima silurante il M.A.S. Stefano Turr, sono pazzo di gioia il mio sogno è raggiunto, sarò marinaio in prima linea………

Su questo MAS si prepara ed inizia la guerra compiendo missioni a lungo raggio a caccia di sommergibili. Che tipo di MAS era il Turr?

MAS - Turr

MAS – Turr

Varato il 9.5.1936 presso il Cantiere Costruzioni Meccaniche e Aeronautiche di Pisa su progetto dell’ing. Baglietto, venne posto in disarmo nel luglio 1941. Classificato all’inizio Mototorpediniera e poi MAS, fu un’unità sperimentale da sessanta tonnellate con scafo in alluminio e 4 motori diesel, progettata per operare a grande distanza dalle basi per missioni antisommergibili. La sua vita operativa fu breve perché ritenuto poco affidabile sia nella motorizzazione che nello scafo; per questioni di sicurezza, si voleva abbandonare la motorizzazione a benzina, tipica per i MAS, e passare al gasolio.

La non affidabilità dei quattro motori FIAT fece optare per un ritorno ai motori a benzina decisamente più’ affidabili e più’ competitivi, all’epoca, nei rapporti peso potenza per questo tipo di unità. Lo scafo, decisamente innovativo, presentò molti problemi nelle chiodature che saltavano quando sollecitato da mare ondoso. Fu, comunque, un’unità sperimentale sulla quale si fondarono i futuri progetti del naviglio veloce.

Il Basagni, con il Turr, compie le prime missioni di guerra fino al Novembre del 1940 quando viene promosso Sergente e con il nuovo grado e l’esperienza maturata viene destinato a ricoprire l’incarico di C° Silurista su due nuovi MAS, il 451 e il 452.

Secondo Periodo

“Oggi 24 (Novembre 1940, n.d.r.) mi chiama il comandante la Flottiglia per darmi l’incarico di capo Silurista su 2 nuovissimi M.A.S. velocissimi destinati per missioni speciali abbinate a mezzi d’assalto quest’onore mi rende quasi orgoglioso, perché mi viene dimostrata chiaramente la stima dei miei superiori……..

Con questa nuova destinazione, entra a far parte degli equipaggi di navi che operano alle dipendenze della X^MAS.

MAS 451 in navigazione

MAS 451 in navigazione

MAS 452-555 -510

Si tratta di due nuovi MAS da 24 tonnellate, denominati “Baglietto velocissimi”, con una velocità massima a pieno carico di 42 nodi. Avevano una lunghezza di m.18, una larghezza di m. 4,78 ed un’immersione di m.1,56. L’autonomia, circa 330 miglia alla massima velocità e più di ottocento miglia a 8 nodi, il tipo di armamento, 2 siluri da 450 mm. (2 lancia siluri a impulso laterale), 6 bombe di profondità (1 scarica bombe), li rendevano particolarmente adatti per compiere missioni di pattugliamento sia antisommergibili che antinave. La mitragliera da mm.13,2 costituiva l’unica scarna difesa contro attacchi aerei. Avevano un equipaggio di 11 uomini incrementabile di qualche unità in relazione al tipo di missione. Entrate in servizio nel 1941, furono perse nello stesso anno, il 26 luglio 1941,  mentre ripiegavano verso la Sicilia dopo il fallito forzamento del porto di Malta.

MAS 452 Foto Moccagatta Tesei

Foto a bordo del MAS 452 prima della missione

T.V. Parodi Gio' Batta-Com.te MAS 452

“Malta2”

Nel diario leggiamo:

“Luglio 1941″

 Questo mese oso chiamarlo il mese del martirio e della Gloria poiché è in questo mese che scriviamo una pagina d’oro sul libro dell’eroica storia della nostra Marina. Queste pagine le scrivo ora in agosto dopo che sono stato decorato sul campo dall’ammiraglio Barone con medaglia di Bronzo al V.M. con la seguente motivazione:

Sergente Silurista Basagni Piero (82091)

Imbarcato su M.A.S. di sostegno ravvicinato a mezzi d’assalto penetrati in una munita base navale nemica, durante la violenta reazione aerea a bassa quota che uccideva tutti gli ufficiali e uccideva e feriva la maggior parte dell’equipaggio, dava prova di virile coraggio e di calma cooperando efficacemente al salvataggio dei superstiti.

Acque di Malta 26-7-1941-XIX

 La morte non mi vuole, non so se felicitarmi o no comunque la vita è bella anche se il destino te la rende amara……..”

Il Basagni parla appunto dell’azione di Malta del 25-26 luglio 1941. Rimando chi volesse approfondire questo argomento al mio libro “Malta 2” che trova su questo sito di AltoMareBlu.

Nel suo diario, a proposito di come furono persi i due MAS, il 451 affondò mentre il 452 fu catturato dagli inglesi, troviamo conferma che i MAS subirono un attacco aereo mentre ripiegavano verso la Sicilia subito dopo la conclusione dell’attacco  a Malta.  Il Mas 451 affondò per i danni subiti durante l’attacco mentre il  MAS 452, danneggiato sia nelle sovrastrutture dello scafo che nell’apparato motore,  rimase galleggiante ma fuori uso. Oltre ai danni materiali, l’attacco aereo causò la morte di quattro componenti  l’equipaggio del MAS 451e due del 452.

Ai morti del MAS 452 ne vanno aggiunti altri  sei della X^ MAS presenti a bordo, tra questi il Capitano di Fregata Vittorio Moccagatta. I superstiti del MAS 451 furono  successivamente raccolti in acqua dagli inglesi e fatti prigionieri mentre gli undici superstiti del 452, quattro illesi e sette

Op-Malta-2-Augusta-infermeria_Superstiti-MAS-452_

feriti, raggiunsero autonomamente le coste Siciliane utilizzando uno dei mezzi  che aveva coordinato la parte finale dell’attacco a Malta e che al momento dell’attacco aereo si trovava a  rimorchio del MAS. Circa otto ore dopo l’attacco aereo, il MAS 452 fu catturato dagli inglesi e trasportato con il suo carico di morti a Malta.

Su questo episodio ci sono, purtroppo, due versioni, una italiana ed una inglese. La versione inglese sostiene che il MAS 452 si trovasse ad una distanza di meno di tre miglia dal Forte di S. Elmo, uno dei due punti strategici, l’altro era il forte di Tigne, dove era concentrata la difesa del porto di Malta (Gran Harbour- La Valletta) e che l’unità fu colpita da un proiettile sparato da un cannone di questo forte.

Lo storico maltese Caruana, in un articolo sul Warship International del Febbraio 1991 scrive:

“Poco prima delle 06,00 il MAS 452 raggiunse una posizione a circa Km.5 da S.Elmo e rimase qui per qualche minuto incrociando lentamente al largo del porto. Circa alle 06,00, nella luce in aumento dell’aurora, il MAS venne avvistato da S. Elmo ed il pezzo E da 6 lbs. gli sparò un colpo, più di rabbia che utile perché il MAS era ad una distanza di seimila yards (5486 metri, n.d.r.), mentre la portata massima del cannone era soltanto di cinquemilacinquecento yards (5029 metri, n.d.r.); come c’era da aspettarsi la granata cadde corta rispetto al MAS. Ma ogni fortuna era contro gli Italiani quella mattina del 26 luglio in quanto il proiettile acquistò una gittata rimbalzando sulla superficie del mare e, contrò ogni probabilità, andò a colpire il 452. La granata esplose nella timoneria e non soltanto mise fuori uso il MAS ma cancellò anche i vertici della X^ MAS …”

Caruana scrisse quest’articolo sulla base di una testimonianza fatta dal comandate del Forte di S.Elmo, colonnello Ferro, che si riporta in allegato 3 (in calce all’articolo), e sul risultato a cui giunse una commissione inglese che, esaminando la timoneria del MAS, constatò che c’era un foro compatibile con la forma della granata.

Questa ricostruzione inglese sul MAS 452, anche se possibile, è in netta contraddizione con le testimonianze rilasciate dai componenti dell’equipaggio sopravvissuti. Secondo le testimonianze di fonte italiana, al momento dell’attacco, il MAS 452 era già da circa mezz’ora sulla rotta di rientro e, secondo queste testimonianze, oltre le dieci miglia.

A farmi sorgere qualche dubbio sulle ricostruzioni fatte da parte italiana sono state delle frasi contenute nel diario di Basagni che in qualche modo indicano che un avvicinamento sotto costa c’è stato.

  1. La prima è quando, descrivendo i preparativi di quest’azione, scrive:

“ … ci cercano con i proiettori ma però insistono a cercare al largo mentre noi siamo appena ad un miglio un miglio e mezzo al massimo. Sono le 2 del 26 ci siamo fermati e già incominciamo le operazioni per mandare alle reti di sbarramento il Magg. Tesei ed altri 3 marinai che devono applicare dei congegni ad orologeria per esplodere al momento opportuno cioè le 4.15.”

Questo significherebbe che contrariamente a quanto previsto dal piano di operazione che prevedeva un avvicinamento fino a 3,5 miglia dal forte di S.Elmo, il Mas 452 si sarebbe spinto oltre fino ad avvicinarsi sensibilmente ad un punto sulle secche di Dragut, di fronte all’ingresso del porto, da dove era previsto dovessero partire i mezzi attaccanti. Questo però non è accaduto perché, come da testimonianze dei piloti dei barchini, alle 02,00 i due MAS di scorta si fermano alla distanza prevista, i piloti eseguono un controllo dei mezzi e poi si allontanano dai MAS per raggiungere il previsto punto d’attacco. Lo stesso Basagni, non nel diario ma nella sua relazione ufficiale (in allegato 4, in calce all’articolo), riferisce che alle 04,00, cioè due ore dopo dall’allontanamento dei barchini, il MAS si trovava a tre miglia da Malta. Quindi Moccagatta sta rispettando il piano di operazione.

Il piano di operazione prevedeva il forzamento sia del porto civile che di quello militare, ubicati in due insenature attigue, utilizzando sia i barchini esplosivi (Motoscafi da Turismo- M.T.) che Siluri a Lunga Corsa (S.L.C.), piu’ noti come “Maiali”, coordinati da un Motoscafo Turismo Silurante (MTS) e con l’appoggio navale di due Mas (451 e 452); il MAS 452 costituiva la nave comando. I due MAS avevano il compito di accompagnare l’MTS, gli MT e il Motoscafo Turismo Lento (MTL), trasportatore degli SLC, fino a 3,5 miglia da Malta ove avrebbero dovuto fermarsi ed iniziare un pendolamento a lento moto in attesa della fine dell’incursione per rientrare poi nella base di Augusta con eventuali operatori recuperati dal MTS.

Sulla nave comando, MAS 452, dirigeva l’operazione il Capitano di Fregata Vittorio Moccagatta, comandante della X^MAS, mentre il coordinamento finale dei mezzi che eseguiranno l’attacco viene fatto dal Capitano di Corvetta Giorgio Giobbe, comandante dei mezzi di superficie della X^MAS, che avrebbe dovuto accompagnare con il suo MTS i barchini esplosivi fino a 1000 metri dalla costa su un punto prestabilito delle secche di Dragut. La fase calda dell’operazione, separazione dei mezzi attaccanti, attacco, fallimento dell’attacco e ripiegamento dei MAS avviene tra le 02,00 e le 05,00.  Alle 05,45, da Malta si alzano in volo 30 Hurricane della Royal Air Force, di base a Malta, un gruppo si dirige sugli MT ancora naviganti e l’altro verso la Sicilia per attaccare eventuali navi italiane d’appoggio. Tra le 06,15 e 06,30 i due Mas vengono attaccati e mitragliati da circa dieci Hurricane che sicuramente causano l’affondamento del MAS 451 mentre rimane il dubbio circa i danni da questi effettivamente procurati al MAS 452.

L’affermazione del Basagni, relativo all’avvicinamento fino a un miglio e mezzo dalla costa, non è riferita alle 02,00, qui probabilmente ha commesso un errore nel ricordare i fatti quando qualche giorno dopo ha ricostruito l’azione, ma a quello effettuato tra le 04,30 e le 05,00 quando effettivamente il comandante Moccagatta, non avendo sentito nessuna esplosione prevista per le 04,15, si avvicina all’isola per capire cosa sta succedendo. Questo viene confermato dallo stesso Basagni quando afferma:

“Anche noi siamo stati scoperti quindi con gli uomini ai posti di combattimento e le macchine a tutta forza con un ampia accostata che ci ha avvicinati ancora di più, e forse con la speranza del comandante di attirare l’attenzione nemica maggiormente su di noi sfiliamo davanti alle ostruzioni con una velocità folle inseguiti dalla reazione nemica con tutti i calibri dei sui cannoni che aprono davanti e dietro di noi spaventosi baratri e colonne alte di acqua, in un tremendo fuoco infernale,…..”

Riescono infine ad allontanarsi e leggiamo:

“ I cannoni sparano ancora su di noi ma ormai schivare i colpi è facilissimo siamo ormai a circa 10 miglia a Nord di Malta allorché siamo raggiunti dal com. Giobbe che con la speranza di ricuperare qualche pilota si era attardato nelle vicinanze del porto come era stabilito con un piccolissimo Mas ma che poi aveva dovuto anch’esso abbandonare l’impresa perché l’azione si era svolta tutto all’opposto del previsto.”

Quindi tutto lascerebbe supporre che fossero fuori dalla portata di tiro dei cannoni di Forte S. Elmo e che la versione inglese non sia fondata.

2. La seconda, contenuta nella parte di diario appena riportata, è l’affermazione che più  mi ha lasciato perplesso e che mi ha portato a rivalutare la versione inglese nonostante le mie perplessità sempre espresse in proposito :

“….ma ormai schivare i colpi è facilissimo siamo ormai a circa 10 miglia a Nord di Malta….”

 I cannoni avevano una gittata di circa 2,7 miglia, quindi, se fossero stati a 10 miglia non avrebbero dovuto schivare niente. E’ probabile invece che il MAS, avvicinatosi troppo all’ingresso del porto, con l’apertura del fuoco da parte dei cannoni di Forte S. Elmo che avviene alle 04,50, iniziano a sparare dopo il fallimento dell’attacco manifestatosi con l’esplosione di due barchini sotto il ponte del forte, non abbia preso subito una rotta di allontanamento ma abbia tentato di soccorrere i rimanenti sei barchini che tentavano di ricompattarsi raggiungendo un previsto punto più a nord già pianificato in caso d’insuccesso dell’azione. Quindi, non è da escludere che il MAS abbia navigato per più di mezz’ora entro le due miglia dalla costa prima di prendere la rotta di rientro verso la Sicilia. Alle 06,15, secondo altra versione alle 05,50, sia i MAS che i barchini ancora naviganti iniziano ad essere mitragliati da due gruppi diversi di Hurricane. Nel prendere la rotta di rientro il MAS 452, dovendo aspettare come pianificato il MTS del comandante Giobbe, riduce la velocità passando dai termici principali a quelli ausiliari, anche questo previsto nel piano d’operazione, ed è quindi ipotizzabile che navigasse in acque al limite dalla gittata dei cannoni del Forte di S. Elmo. Da qui l’affermazione del Basagni:

“ormai riuscivano facilmente a schivare i colpi”.

L’errore di apprezzamento della distanza di 10 miglia anziché 3 può essere attribuito a vari fattori: alla ricostruzione fatta dopo qualche giorno, al fatto che pensasse che sulla costa ci fossero cannoni di calibro più grosso e a difficoltà di visibilità della costa stessa, come vedremo più avanti. Solo così può essere credibile la versione inglese.

Nell’indagare su questa versione, ho avuto, alcuni anni fa,  uno scambio di corrispondenza con lo storico Maltese Joseph Caruana per avere qualche chiarimento in più e capire perché fosse così convinto che a mettere fuori uso il MAS fosse stato un proiettile sparato dal forte e non l’attacco aereo come sostenuto nelle testimonianze italiane. La sua spiegazione è stata la seguente, ne trascrivo le parti essenziali:

“Io non capisco il tuo dissenso sul fatto che il MAS fu colpito vicino Malta da una granata sparata da un cannone da 6 libbre del Forte di S. Elmo. La prova incontrovertibile è che l’apposita commissione inglese raccolse sul MAS resti del bossolo della granata…….

Le fonti maltesi affermano che il MAS fu immobilizzato vicino Malta da un colpo di cannone ma i sopravvissuti affermano che il MAS fu fermato da un attacco aereo lontano da Malta…….

I caccia Hurricane non sparavano proiettili da 6 libbre (n.d.r.: erano armati con mitragliere da mm. 20).

La mia teoria del perché i sopravvissuti fecero questo errore è questa:

Gli attacchi aerei iniziarono all’incirca alle 05,45. Quando questi attacchi iniziarono i due MAS si separarono. Durante l’attacco, l’equipaggio ha dovuto ragionevolmente ripararsi sottocoperta (tranne il timoniere e il cannoniere). Rimasero giù per alcuni minuti, circa dieci, sicuramente fino a quando Moccagatta iniziò a muovere verso Malta. Questo è provato dal fatto che non sapevano che il MT16 fu ancorato ma loro pensavano fosse stato affondato (n.d.r.: Il Mas aveva a rimorchio un barchino che per un guasto era stato tolto dai barchini attaccanti e al momento dell’attacco aereo era stato mollato dal traino e ancorato. Nelle testimonianze, i sopravvissuti non parlano di questo M.T. e chi ne parla, il silurista Bratovich, addirittura dice che viene affondato quando viene preso a rimorchio il MTS del comandante Giobbe.

Effettivamente questo barchino fu ancorato quando Moccagatta decise di avvicinarsi e fu poi recuperato dagli inglesi a circa sei miglia a nord est della Valletta). Se fossero stati in coperta avrebbero saputo che era stato ancorato e non auto affondato. Quando da sottocoperta sentirono i motori principali partire (n.d.r.: il MAS stava navigando sugli ausiliari) pensarono che fosse iniziata la navigazione verso Nord, di rientro verso la Sicilia, una logica deduzione dal momento che l’attacco non era finito e Giobbe era rientrato a bordo. Ma Moccagatta, dopo il rientro di Giobbe, aveva cambiato i suoi piani e stava nuovamente avvicinandosi a Malta per recuperare l’MT precedentemente ancorato.

Quando il MAS fu immobilizzato, appena dopo le 06,00, era nel bel mezzo di una nebbia (n.d.r.: in parte una foschia naturale e in parte causata dalle esplosioni dei barchini e delle granate sparate dalla difesa costiera). Questo è menzionato sia dal comandante del forte di S. Elmo che dai piloti italiani della caccia che andarono vicino a Malta per proteggere il MAS. I piloti la definirono densa foschia. Quando i sopravvissuti risalirono sul ponte di coperta dopo che il MAS fu colpito, non potevano vedere (n.d.r.: per la presenza della foschia) la costa che era a Km. 5,5 e non c’era niente che contrastasse la loro idea che stavano navigando per nord.”

Devo dire, in proposito, che il mio iniziale dissenso con Caruana si è attenuato perché alla fine, proprio dal diario di Basagni, sono venuti fuori indizi che accreditano di una certa validità la sua ricostruzione. A farmi dissentire da Caruana, oltre alle testimonianze rilasciate dai superstiti, era stato il fatto che ritenevo assurdo che Moccagatta avesse potuto cambiare rotta per avvicinarsi a Malta anziché dirigersi a Nord e così allontanarsi dall’area del disastro. Ma Moccagatta, purtroppo,  non sapeva della triste fine dei barchini perché Giobbe, rientrato sul MAS, gli fa tutto altro quadro e gli riferisce di una situazione di vittoria e non di disastro ritenendo che tutti i barchini siano riusciti nell’attacco.

A questo punto, Moccagatta, pensa al barchino ancorato e quindi tenta di recuperarlo per non farlo cadere in mano inglesi;  manovra questa che lo riavvicina alla costa esponendolo nuovamente al tiro dei cannoni. Se così sono andati i fatti, si tratta veramente di una decisione senza senso tenuto conto che i barchini esplosivi non erano sconosciuti agli inglesi in quanto nel Marzo dello stesso anno avevano già subito un attacco del genere a Suda; perderne uno, non avrebbe fatto una grande differenza.

MAS 452 prima della missione MALTA 2

MAS 452 prima della missione MALTA 2

MAS 452 catturato_Malta (1)

MAS 452 catturato_ Malta

MAS 452 catturato_Malta (2)

MAS 452 catturato a Malta

Il MAS 452, dopo sommarie riparazioni, fu riutilizzato dagli inglesi con il nome di “X MAS” e impiegato sia in versione anti contrabbando che come lancia di salvataggio. Nella primavera del 1942, durante un raid aereo dell’asse, si trovava ormeggiato a Menqa, proprio sotto i bastioni del forte S. Angelo che, colpiti da una bomba, crollarono sul MAS provocandone la sua distruzione.

(fine prima puntata)

Per le foto pubblicate nel presente articolo ringraziamo il signor Antonio Randazzo, dell’omonomo sito, per la Sua g.c.

*Allegato 1- Articolo Comandante Vittorio Moccagatta

Allegato 1- Articolo Comandante Vittorio Moccagatta

allegato 1 b Allegato Articolo Comandante Vittorio Moccagatta

equipaggio di un MAS

*Allegato 2 - Trascrizione del diario del Sergente Silurista Piero Basagni

Superstiti MAS452

Agosto 1939

Forse è la guerra. Oggi 19 sono richiamato nuovamente alle armi, sono contento perché finalmente potremo realizzare il sogno di tutti gli Italiani, fare un Italia grande, temuta e rispettata, e finalmente il benessere per le nostre famiglie.

Anch’io oggi ho una famiglia, una sposa che adoro, un bellissimo bambino che è il tutto per me. Non nego che il distacco è angoscioso, ma il mio cuore è forte e sopra tutto freme di amore patriottico, parto con l’animo in tempesta, ma bramo finalmente superare questa grande prova.

Settembre 1939

Sono a Taranto, ho indossato la mia divisa di sotto capo silurista e dopo i giorni disagiosi della mobilitazione, ecco anch’io ho la mia destinazione su di un pontone armato della R.M. , la guerra è imminente già la Germania ha iniziato le sue operazioni militari l’Italia e gli Italiani sono tutti in fremito, e una sola domanda è sulla bocca di tutti, quando entreremo noi? Settembre è passato già la Germania marcia di vittoria in vittoria, l’Italia attende il Duce dopo aver cercato in tutti i modi di evitare il grande flagello, adesso lascia al cannone la voce suprema, la risoluzione di tutto.

Ottobre 1939

Ancora niente di positivo nel nostro atteggiamento, forse può ancora essere evitata la guerra? Non credo, la nostra mobilitazione è quasi ultimata e tutti popolo e soldati attendono una sola cosa, un ordine. Un ordine solo che finalmente dia il via alle nostre divisioni in Africa, di iniziare la marcia, la marcia che secondo le previsioni del Duce dovrà stroncare la tracotanza Inglese che ci ha tenuti schiavi specie in questi ultimi decenni. Le nostre magnifiche, e modernissime navi sono pronte, non parlo dei marinai perché essi non hanno bisogno di alcun commento, sono pronti e preparati e in ognuno già vi è un eroe designato, l’Inglese si accorgerà a sua spese chi essi siano.

Novembre 1939

Niente è successo di straordinario, anzi sì la Germania occupa con vertiginosa rapidità la Polonia dimostrando al mondo intero che non scherza l’Italia esulta per il momento, delle vittorie di essa e aspetta sul piede di guerra le grandi decisioni del suo Duce! Riesco ad avere 7 giorni di licenza, sono contento, rivedrò il mio ciaccia e potrò riabbracciare la mia cara sposata.

Sono rientrato dalla licenza, come è triste il distacco dalle cose care, ma il mio dovere è qui la Patria mi vuole, e sopra tutto io sono suo.

Son fortunato, oggi 21 il comando mi chiama, mi si chiede se sono contento di imbarcare su naviglio silurante veloce. Accetto con gioia, e sono in trepidante attesa.

Dicembre 1939

I giorni passano lentamente vorrei essere fra i miei cari, anzi no, vorrei che i miei cari fossero con me così potrei fare tutto ciò che è gradito al mio animo e al mio cuore, ma è impossibile quindi concentro tutti i miei pensieri il più possibile per il solo bene della Patria.

Oggi 22, una grande notizia, è giunta, il mio movimento per una velocissima silurante il M.A.S. Stefano Turr, sono pazzo di gioia il mio sogno è raggiunto, sarò marinaio in prima linea, e potrò anche volendo fare qualche scappata a rivedere più spesso la mia casetta lontana con tutte le sue gioie, perché è a Spezia che il mio M.A.S. è dislocato. Oggi 24 sono giunto alla Spezia, ho trovato alcuni amici fra i quali il più caro, Ezio, anche lui già in precedenza destinato su i M.A.S. giornata felice…… le cose pare siano tutte a me favorevoli il comandante della mia unita mi manda la sera stessa in licenza per passare il Natale a casa dove giungo nell’ora più bella a mezzanotte, Sergio dorme, ma le braccia calde di Gina mi rendono tutte le energie di una giornata che mi ha stancato enormemente per la gioia e lo strapazzo di 3 giorni fra viaggio e gioie. Ho passata la più bella notte di Natale di tutta la mia vita, forse più del solito ho abbracciato mia moglie perché la lontananza me la rende più cara, e il rivederla mi pare di cominciare solo allora ad amarla sono felice!…………

Gennaio 1940

La licenza è presso che alla fine, il dovere mi chiama e lo sento, forse è imminente l’inizio delle nostre ostilità. Gli ultimi giorni di licenza sono scaduti, un ultimo abbraccio e ancora una volta il cuore cede alla malinconia del focolare domestico, e bella la casa, la casa nostra, ma il mare anche mi aspetta, e come una donna bella e desiderabile mi tenta, una parte del mio cuore, sento è anche sul mare, su quel mare dove dovrò cimentarmi, dove dovrò forse morire, ma alla patria nulla si nega alla patria tutto di dà.

Sono tornato a bordo, sto prendendo da alcuni giorni pratica su tutto cio che interessa maggiormente il mio ruolo di sotto capo silurista, è una bellissima nave e subito mi ci sono affezionato, i miei compagni sono dei veri camerati, il comandante una pasta d’uomo (E’ amico del Duce)mi ha promesso di mandarmi il più spesso possibile in permesso a casa, quindi con questo credo di non aver più niente da desiderare!

Febbraio 1940

Sono tornato ancora a casa per 2 giorni, quanta felicità nello stringere fra le braccia tutti i miei cari, anche mia mamma, ed anche il babbo ma più di tutto il mio caro (maialino)… che vuole sempre una novellina di nuovo, e si stringe a me quando a letto le racconto con il più tragico dei modi la storia di Cappuccetto Rosso ed il lupo….. poi si addormenta stretto al mio petto, e allora… e allora altre storielle devo raccontare all’altra gattina che mi sta vicino…… ma sono altre storie storie che rendono anche me timoroso perché anch’io mi stringo forte a lei, e lei a me………. e così fino a che felici il sonno vuole la sua parte, quel sonno che non vorrei mai vivere in quelle ore deliziose…………… Il ritorno è sempre triste, ma quando sono di nuovo a Bordo, ritorno subito soldato e il solo pensiero è rivolto al maree agli avvenimenti che sembrano dormire, ma non dormono le guerra è alle porte da un momento all’altro scoppierà, ma noi siamo pronti ed aneliamo il cimento.

Marzo 1940

Ancora niente per noi Italiani, i Tedeschi stanno completando le operazioni in Polonia io gli invidio, ma poi penso che il Duce farà di tutto per evitarci questa guerra, ma tutto sembra che anche per noi  sarà inevitabile, quindi oso chiamare questa stasi, la nostra veglia di vita o di morte. Nel frattempo ogni 15 giorni godo ancora degli affetti a me tanto cari, anzi la mia franchigia è solo quando posso prendere il treno che mi porta a casa, dove ogni giorno di più sento di amare la mia Ginetta e il mio (ciaccia puzzoso) perché? forse il destino vorrà darmi la morte? se così sarò contento lo stesso, così mio figlio sarà figlio di un eroe, perché solo da eroe vorrò morire…. Ma non voglio parlare di morte, è assurdo, devo vivere per lui, per lei, ma non voglio essere vile,… ecco tutto quello che penso quando maggiormente mi sento attaccato alle gioie terrene.

Aprile 1940

Rientrato dopo una lunga licenza di 40 giorni, dopo alcune ore dal mio rientro in sede riparto di nuovo per una grave sciagura. La morte di mio padre il 6 aprile giorno del mio compleanno, forse da oggi cominciano le mie sventure? Sono un pò disorientato.

Maggio 1940

Dopo 40 giorni di licenza per la morte di mio padre torno nuovamente a bordo, quanto è cambiata la mia vita… adesso sono il capo della mia famiglia e ne sento, e sono pronto a prenderne tutto il peso della responsabilità (mamma sorella moglie e figlio) da oggi guardano a me come unica speranza…. ma la guerra incalza direi quasi è alle porte, e sia, prima di tutto sopra ogni cosa tutto il pensiero alla patria le lettere di mia madre, e di  ia moglie mi scuotono ma il mio pensiero è uno solo vivere o morire da uomo se il destino vuole la mia morte, la patria penserà ad essi qualora io non potessi più pensarci.

Giugno 1940

E’ la guerra:

da oggi 10 giugno le nostre truppe marciano, i nostri aerei volano, le nostre navi navigano anch’io sono partito per la mia prima missione di guerra, strano però lo scoraggiamento e le nostalgie dei giorni passati sono svaniti per incanto dal mio pensiero, i miei nervi sono tesi verso una sola meta, il combattimento e la vittoria. Non sto a descrivere le impressioni di questi primi giorni di guerra, gli definisco in una sola parola (entusiastici) non ho ancora incontrato il nemico, ma anche questa prova.

Luglio 1940

Le missioni di guerra si succedono a getto continuo, è un’affannosa corsa alla ricerca del nemico, dové? il mare è grande forse più grande del mio pensiero, e l’incontro con esso forse sarà problematico, ma dov’è la marina Francese? e dove quella Inglese? però sento che la troveremo. Oggi 17 sono di guardia dalle 00.00 alle 04.00 è l’alba sto per smontare allor che percepisco più che vedere un piccolo fumo all’orizzonte chiamo il comandante, e nel frattempo il fumo si è fatto distinto, anzi sono due i fumi siamo a poche miglia a nord di capo Corso. L’allarme è dato i marinai balzano tutti a posto di combattimento prepariamo i siluri, le mitraglie aspettano l’ordine di fuoco, un ordine, e dirigiamo all’attacco la distanza si accorcia adesso distinguiamo benissimo i bersagli che a sua volta dirigono contro di noi, l’istante è supremo forse la morte mi coglierà al primo incontro col nemico, non ho tempo di pensare è ora di agire ormai siamo appena a 3 miglia di distanza e già siamo pronti a lanciare, ma….. cosa? il nemico, che non era il nemico ma bensì due nostre torpediniere il Vega ed il Sagittario hanno accostato ed alle prime luci di un sole nascente vediamo splendere il nostro tricolore hurrà!! Ci siamo sbagliati, il tutto a servito come prima esercitazione, è lodevole, tutti erano pronti a morire non uno a vacillato e questa è stata quasi una prova generale.

Agosto 1940

Ci hanno destinati alla ricerca dei sommergibili ed ispezionare e rifornire di generi di conforto le nostre squadriglie di M.A.S. dislocate da Ventimiglia a Portoferraio quindi tutto l’alto Tirreno, lavoro scocciante e di snervante attesa di continuo ascolto con l’idrofono di lunghe notti d’agguato sul mare. Imbarca sul nostro M.A.S. il comandante di tutta la Flottiglia Cap. di Freg. Vittorio Moccagatta bravissimo comandante tutto l’equipaggio ne è contento, la vita a bordo a preso il suo ritmo regolare a volte mi domando, siamo in guerra, o siamo qui per fare delle allegre crociere? non so preciso di preciso è che il nemico è assente ed il mare è veramente nostro.

Settembre 1940

Il mare si fa ogni giorno di più capriccioso, alle calme bonacce, e agli incantevoli tramonti sul mare, succedono i venti freschi da tramontana, qualche lieve libecciata, una navigazione dalla Spezia a Portoferraio ci ha dato per qualche istante il sospetto del naufragio specie nel superare le secche della Meloria, ho fatto tutta la navigazione al timone ho le braccia rotte, il comandante mi compenserà poi al ritorno con 15 giorni di licenza, viaggio e razione pagati sono contento, un pò più del solito.

Ottobre 1940

La caccia a i sommergibili continua, ma per ora niente incontrino nemico adesso le notti sono più lunghe il mare è pessimo ogni missione (e le missioni sono tutte le notti) ci rende un pò stanchi e mai come ora ho apprezzato un giaciglio fermo dove riposare. Finalmente oggi 12 parto per i miei 15 giorni di licenza premio non descrivo la gioia, non solo poter riposare un pò, ma il pensiero che per 15 giorni avrò sotto i miei occhi il mio (ciaccia) mi rende tanto… tanto felice.

Novembre 1940

Già dal 27 ho finita la mia licenza come è breve il tempo che passiamo a casa, non dovrei più andare a casa perché per alcuni giorni ne rimango scosso. Sono di nuovo sul mare, alcuni nostri M.A.S. velocissimi già hanno trovato il nemico e già hanno avuto il suo battesimo di fuoco e di Gloria gli invidio, a quando la mia prova? ma forse il destino non riserverà a me tanta fortuna, è uscito l’ordine del giorno del Com. Sup. con la mia promozione a Sergente in data 1 Ottobre bel passo, circa 900 lire mensili, adesso non più soldi da casa ma bensì posso mandarli, adesso le mie responsabilità aumentano. Oggi 24 mi chiama il comandante la Flottiglia per darmi l’incarico di capo Silurista su 2 nuovissimi M.A.S. velocissimi destinati per missioni speciali abbinate a mezzi d’assalto quest’onore mi rende quasi orgoglioso, perché mi viene dimostrata chiaramente la stima dei  miei superiori, ora sono tutto in faccende per il mio nuovo compito ho fatto un brindisi di saluto, e festeggiato la mia promozione a bordo del Turr che lascio con rammarico, per il cameratismo che vigeva tra noi componenti l’equipaggio.

Dicembre 1940

Ormai mi sono già affiatato al mio nuovo compito pero ho la sensazione precisa che ora si vuole qualcosa da me, sono un sottufficiale con responsabilità dirette, e da parte mia cerco di fare del mio meglio, i siluristi che mi hanno dati si presentano come bravissimi ragazzi, però sono giovani troppo giovani, speriamo bene, il resto dell’equipaggio comincia ad accozzarsi segno buono, perché su di un M.A.S. l’equipaggio deve essere bene affiatato e dal comandante all’ultimo marinaio deve essere un uomo solo altrimenti addio… le cose procedono bene siamo a Natale, riesco ad avere tre giorni di permesso perché il tempo stringe e presto dovremo partire per il luogo di operazioni. Torno dal permesso e procedo con entusiasmo all’approntamento della mia lezione M.A.S. 451 e 452!

Gennaio 1941

I giorni sono uguali affrontare, affrontare noie continue con tutta la burocrazia dell’Arsenale per farsi fare anche i più piccoli lavori, a volte mi domando se questo è il modo di fare la guerra, oggi 12 un avvenimento che poteva essere fatale per un giovane motorista si è risolto solo con un po’ di paura, e qualche piccolo danno per il mio M.A.S. 452. Il motorista in argomento (Bracaccia) distrattamente appoggia una boatta piena di benzina su di una batteria elettrica provocando un corto circuito ed il conseguente incendio della benzina, fiamme altissime si sprigionano dal boccaporto di macchina il motorista è in mezzo alle fiamme che già lo lambiscono e non può uscire fuori. io che  mi trovo presso i siluri, cioè vicino al boccaporto vedo due braccia che cercano di afferrarsi al bordo ma non ce la fanno causa le fiamme, percepisco il pericolo e mi lancio ad afferrare quelle braccia e con uno sforzo che io stesso non mi credevo capace traggo fuori Barcaccia e lo getto a mare con gli abiti ormai tutti in fiamme, quindi mi getto dietro a lui per aiutarlo a raggiungere la banchina, tutto bene, nel frattempo il comandante chiuso il boccaporto praticava un iniezione di azoto nel locale macchina spegnendo immediatamente l’incendio. Totale qualche scottatura, qualche danno alla pittura delle paratie, danno e malanno lievissimo 5 giorni di licenza premio per me. per il bagno fuori stagione fatto, un encomio per me e il mio comandante dal comandante la Flottiglia.

Oggi 15 parto per i miei 5 giorni di licenza sono contento giungo alla stazione c’era pure mia moglie…

Aprile 1941

Dopo 3 mesi riprendo il mio diario, in questi 3 mesi la mia vita a subito un totale cambiamento non posso descriverne le ragioni. Ebbi il mese scorso l’incontro effettivo col nemico un sommergibile inglese (credo)  al quale lanciai 5 Bombe di profondità però non ne abbiamo accertato l’affondamento riprendo il mio diario perché sto per partire per una rischiosissima missione di guerra questa volta incontrerò certamente il nemico e con molta probabilità la morte, lo sò ed ho cercato volontariamente questa missione, attraverso una crisi mentale che non posso spiegare in questo diario, comunque soffro, soffro tanto, per ragioni non inerenti alla guerra la mia vita è spezzata quindi è meglio spenderla completamente al servizio della Patria abbandonando per sempre tutti gli affetti famigliari. Povera mamma mia quanto dolore ti darò. e tu piccolo Sergio che ignorerai il dramma della mia vita saprai che tuo padre è morto come un soldato ma che però di lassù penserà sempre a te per guidarti nel cammino troppo spesso triste della vita addio a tutti e principalmente a te mio caro Sergio che sarai l’ultima mia visione nel momento supremo.

Siamo giunti ad Augusta e subito abbiamo iniziate le navigazioni sotto Spalta inerenti alla nostra missione.

Maggio 1941

La vita e ricominciata come alla Spezia. navigare, navigare, ma ora siamo veramente in faccia al nemico e l’incontro è imminente (La Valletta) meta delle nostre divagazioni notturne si presenta con le sembianze di un mostro che lanci dalle sue fauci fasci di fuoco specie quando le siamo vicini ed assistiamo ad un bombardamento aereo da parte della nostra aviazione. i preparativi per il colpo che noi dovremo dare a detta base si stanno completando direi quasi che tutto è pronto e sono felice di abbreviare al più presto questa vita che ormai non ha più scopo, povero mio piccino, il babbo tuo ti lascia, ma è contento perché solo così può recidere con un sol colpo il dolore che tanto lo strazia e che non può sopportare oltre, e sono contento perché tu, solo tu e mia mamma non sapranno mai, e vi loderete di me come unica consolazione, però sappiate che sono degno delle vostri lodi e che sempre vi penserò, in cambio vi chiedo di pensare anche a me un po’ ogni tanto perché solo da voi due potrò aver del bene quando sarò lassù, quindi vi bacio tanto, tanto, e vi aspetto anche voi per riunirsi nel regno dei celi.

Giugno 1941

L’ora per l’attacco a Malta con i nostri mezzi d’assalto si avvicina nel frattempo seguitiamo le esercitazioni notturne col portare i barchini a rimorchio e a fare dei rilevamenti sotto costa in quello che dovrà essere il nostro teatro di operazioni. In una di queste ricognizioni ci incontriamo con un caccia sommergibile Inglese ad Est ed a circa 8 miglia dalla Valletta. E’ una notte di Luna il mare e calmissimo, ci portiamo sotto l’unità avvistata a circa 600 – 700 metri di distanza ancora tutto fà prevedere, che il nemico non ha avvistato noi quindi il nostro gioco sarebbe facilissimo se gli lanciassimo un siluro di sorpresa ma il comandante della sezione (T: di V: Parodi) che già una volta per vera combinazione non ha silurato un nostro cacciatorpediniere vuol essere prudente, quindi decide prima di attaccare di fare i dovuti segnali di riconoscimento, fà lanciare al segnalatore 2 lampi Rossi con la lampada da segnalazioni al quale l’unità se fosse stata Italiana o Tedesca avrebbe dovuto rispondere con un Rosso ed un Verde, segnale convenzionale per quella notte.

Mà l’unità non risponde anzi accosta a sinistra e dirige ad altissima velocità contro di noi con l’intenzione di speronarci avendoci scambiati molto probabilmente per un sommergibile. Ormai siamo fuori rotta per un buon lancio quindi mettiamo pure noi a massima forza per riportare il nostro M.A.S. in posizione favorevole nello stesso momento il comandante fa ripetere il segnale 2 volte Rosso, al quale l’unità nemica che sicurissima di avere a che fare col nemico a già preso posizione di combattimento, risponde questa volta con 2 lampi Bianchi e due colpi di cannone.

MAS 451 IN RADA AUGUSTA GIUGNO 1941

Mas 451 in Rada Augusta – giugno 1941

Ormai non c’è dubbio il M.A.S. 451 che stava dietro a noi a circa 1000 metri e aveva assistito a tutta la scena, mentre noi con un ampia accostata cerchiamo rimetterci di nuovo in posizione di lancio, passa decisamente all’attacco e lancia un siluro, noi non sappiamo che ha lanciato ed appena pronti molliamo la doppietta a distanza di circa 4-500 metri sotto il fuoco delle mitragliere e dei cannoni dell’unità nemica.

Passano dei secondi lunghissimi e per quanto che tutto l’equipaggio abbia visto con i loro occhi le scie dei siluri lanciati che hanno raggiunto l’unità nemica con sommo stupore non abbiamo viste le esplosioni per il momento non è il caso d’indagarne le cause siamo sotto l’unità e questa non scherza con tutte le armi da fuoco di bordo ormai essa sa che ha a che fare con due M.A.S. quindi cerca con pericolose accostate di evitare altri siluri, ma noi più su abbiamo quindi ormai essa è 1000 volte superiore a noi ciò nonostante con la nostra piccola 13/2 accettiamo il combattimento fidando solo nella nostra altissima velocità che con il MAS alleggerito dei 2 siluri raggiunge ormai le 55 miglia orarie, e con l’altro MAS formiamo un carosello intorno ad essa, molti colpi scoppiano vicini a noi ma fortunatamente non uno a segno mentre le nostre piccole mitragliere fanno miracoli, dopo poco il complesso di poppa dell’unità è a silenzio la stessa fine fanno altre mitragliere che non si vedono più sparare cominciamo ad avere dei vantaggi l’entusiasmo a bordo è altissimo ci rifacciamo dello scacco subito con i siluri non scoppiati, a Bordo dell’unità nemica notiamo un qualcosa che assomiglia molto a confusione luci di lampadine tascabili che si spostano correndo per la Plancia dove abbiamo indirizzate molte raffiche di  mitraglia, ma ormai è ora di finirla abbiamo finita tutta la riserva di munizioni quindi sparati gli ultimi colpi ci allontaniamo dal combattimento e ci riuniamo con l’altro M.A.S. mentre l’unità dirige a tutta forza su Malta.

Accostati i due M.A.S. i comandanti si scambiano le prime impressioni ma la risoluzione è presa la nave pescava pochissimo quindi 3 siluri erano passati di sotto la chiglia ed avevano proseguito senza urtare. Ne restava 1 ancora ma un colpo di mitraglia lo aveva reso per il momento inservibile quindi impossibile riattaccare di nuovo regolandone la profondità minima che sugli altri era di 3 metri. L’appello a Bordo della nostra sezione era completo nessun morto nessun ferito solo molta rabbia per la perduta facile preda.

Mentre stiamo fermi per fare tutte queste congetture sentiamo avvicinarsi molti aerei, è la caccia notturna che ci cerca, noi rimaniamo fermi per non farci scoprire con le lunghe scie bianche che lasciamo quando navighiamo, ed aspettiamo, vengono lanciati molti razzi però un po’ distanti da noi quindi non ci scoprono, dopo un’ora circa abbandonano le ricerche, la fortuna ci assiste adesso puntiamo a tutta forza per Capo Passero che raggiungiamo all’alba ormai siamo sicuri. proseguiamo per Augusta ed alle 9 attracchiamo nel nostro porticciolo tranquillo. Ora è la volta dell’ispezione al Mas, 57 lacerazioni di pallottole e schegge di cannonate sono ovunque lungo lo scafo.

E’ il nostro battesimo di fuoco i compagni della base si congratulano con noi per lo scampato pericolo il 451  ne conta 32 di lacerazioni anche lui come noi equipaggio incolume adesso 6, 7 giorni di riposo per le riparazioni nel frattempo 5 giorni di licenza arrivano bene per rivedere forse per l’ultima volta il mio piccolo Sergio che ogni giorno di più è una trafitta per il mio cuore che ormai sà che lo lascerò per sempre. Speriamo al ritorno di partire subito per la missione più importante. Parto per Firenze…

Luglio 1941

Questo mese oso chiamarlo il mese del martirio e della Gloria poiché è in questo mese che scriviamo una pagina d’oro sul libro dell’eroica storia della nostra Marina. Queste pagine le scrivo ora in agosto dopo che sono stato decorato sul campo dall’ammiraglio Barone con medaglia di Bronzo al V:M: con la seguente motivazione:

Sergente silurista Basagni Piero (82091)

Imbarcato su M.A.S.  di sostegno ravvicinato a mezzi d’assalto penetrati in una munita base navale nemica, durante la violenta reazione aerea a bassa quota che uccideva tutti gli ufficiali e uccideva e feriva la maggior parte dell’equipaggio, dava prova di virile coraggio e di calma cooperando efficacemente al salvataggio dei superstiti.

Acque di Malta 26-7-1941 – XIX

La morte non mi vuole, non so se felicitarmi o no comunque la vita è bella anche se il destino te la rende amara:

Adesso passo alla descrizione delle operazioni ed i particolari del mese di luglio:

Dunque parto per la licenza a fine giugno. Giungo a casa e trovo il mio maialino di 4 anni che ogni giorno si fa più carino nel rivederlo svaniscono d’incanto tutte le amarezze ed i disagi della vita passata sul mare specie a bordo dei Mas dove la parola dormire è una chimera, e che devi diventare astronomo per forza da tanta dimestichezza che prendi con le stelle, tutte, dico tutte le notti, dal tramonto all’alba:

Ora sono in licenza, mai come in questa licenza ho provate le gioie di tenermi vicino a tutte le ore il mio piccolo Sergio, ma i giorni sfumano, (e in verità sono pochi solo 3 a casa 2 per il viaggio) quindi viene l’ora di ripartire con il cuore in pezzi perché sò che forse non lo rivedrò mai più. Un ultimo abbraccio e parto sorridente ma con la morte in cuore, addio cose care, addio casetta mia addio tutto cio che mi era tanto caro e che avevo edificato giorno per giorno per lunghi anni di sacrificio.

Raggiungo Augusta e subito il mio spirito di adattamento riprende con normalità il lavoro interrotto. Le avarie al M.A.S. sono riparate, imbarchiamo di nuovo i siluri perché fra 2 giorni dovremo esser pronti per l’azione imminente. E’ il 6 luglio, già in Flottiglia è giunto il Com: Moccagatta il Com: Giobbe il Magg: G: N: Tesei ed altri minori ufficiali che dovranno dirigere l’azione che è fissata per il giorno 8 pero dopo poche ore di navigazione dobbiamo rientrare per ragioni non ancora perfette di dettaglio. Viene ritentata il giorno 16 ma pare che tutto sia contro di noi ed anche questa volta rientriamo per gli stessi motivi il tempo stringe, il porto di La Valletta rigurgita di navi perché proprio in quei giorni la fortuna a voluto che molte navi facenti parte di un convoglio decimato dalla nostra aviazione e dai nostri sommergibili mentre era diretto ad Alessandria e dove anche i nostro M.A.S. di Augusta si erano distinti facendo guadagnare al Com. Forza ed al T. di V: Pascolini la med:  d’Oro al V:M: si fossero rifugiate a Malta.

Quindi la sera del 25 è la decisiva, perfezionati i sistemi questa volta è la buona un Incrociatore ausiliario velocissimo il (Diana) favorisce l’impresa eliminando le pecche riscontrate nei 2 tentativi precedenti: E’ il tramonto allora giusta dell’appuntamento ci troviamo a Capo Passero con il Diana il quale ha a bordo i barchini con i relativi piloti puntiamo per Ovest, fino a notte, quindi giunti all’altezza di un certo foro prendiamo decisamente Rotta su La Valletta in formazione (il Diana al centro i 2 Mas 451-452 ai lati alle 23 circa siamo in zona a circa 20 miglia da Malta, allora fermiamo ed il Diana pone a mare i mezzi che noi a nostra volta prendiamo a rimorchio quindi compiuta in brevissimo tempo l’operazione, un tacito saluto e il Diana ritorna mentre noi a lento moto puntiamo decisamente su Malta.

Adesso cominciano le difficoltà per accostarsi il più possibile senza farsi rilevare dalle numerose Boe Idrofone poste in gran numero nelle vicinanze immediate dell’ingresso del Porto, lavoro sfibrante per la grandissima tensione nervosa infatti i fastidi cominciano a circa 5 miglia dal posto. Ci hanno sentiti una decina di proiettori punto sul mare, però siamo fortunati i proiettori accesi si trovano su alture e vengono diretti a molta distanza sul mare facendo si che noi ci troviamo sotto i fasci di luce ma non illuminati in pieno.

Non ci scoprono quindi pianissimo proseguiamo ancora per accostarci pi più, (il mare è un olio) ancora una volta ci hanno sentiti e ci cercano con i proiettori ma però insistono a cercare al largo mentre noi siamo appena ad un miglio un miglio e mezzo al massimo. Sono le 2 del 26 ci siamo fermati e già incominciamo le operazioni per mandare alle reti di sbarramento il Magg: Tesei ed altri 3 marinai che devono applicare dei congegni ad orologeria per esplodere al momento opportuno cioè le 4.15 ora in cui una nostra potente formazione aerea simulerà un forte bombardamento sul porto per occultare l’ingresso dei nostri mezzi tutto fino ad ora è preceduto bene e pare la fortuna ci assista sono le 3 ormai tutto è silenzio i proiettori non ci hanno più cercati e d’altra parte noi non abbiamo fatto più alcun rumore, i minuti scorrono lentamente sul quadrante dei nostri orologi, la tensione nervosa è altissima ma più perché l’azione è imminente e, un nonnulla potrebbe guastare tutto compromettendo un impresa che e costata tanti duri sacrifici.

A bordo è un silenzio glaciale, le Stelle ancora una volta hanno quasi percosso la grande volta del celo fra un’ora al massimo questo grande silenzio che ispira a tanta pace, e poesia sara squarciato da formidabili esplosioni e vampe di fuoco, al paragone di una grande bolgia infernale. E questo noi tutti lo sappiamo e di minuto in minuto l’attesa si fa spasmodica, spossante i polsi battono un po più forte, vedo il comandante che ogni istante alza il braccio per consultare il quadrante del cronometro e quel braccio trema un po, non di paura però perché chi conosce il comandante Moccagatta sa che quell’aggettivo non è fatto su per lui, ne per i suoi uomini, ma trema, e noi lo sappiamo perché trema perché sa che un solo filo dei tanti a cui a legata l’impresa potrebbe spezzarsi e far fallire inesorabilmente un occasione che forse non potrebbe presentarsi mai più.

Sono le 4 ecco i barchini piano, piano, a colpi leggeri di remo si distaccano lentamente da noi ognuno guidato da un puro eroe che noi tutti in quel momento supremo invidiamo. Uno di essi quello guidato dal Marò Segnalatore Marchisio passandoci accanto si sofferma sotto bordo e Marchisio vuole ancora la conferma dal comandante perché vuole essere lui il primo ad entrare dentro il porto, il com. lo congeda con un sì! brusco e lui se ne va contento, verso la Gloria. Adesso non gli vediamo più si sono eclissati nella notte nera, ma noi tutti gli seguiamo col pensiero e sappiamo tutto quello che fanno secondo per secondo adesso aspettiamo l’ora fatale nel frattempo qualche pensiero ai nostri cari lontani forse l’ultimo anche per noi perché ormai sappiamo che dopo l’impresa saremo braccati dà molti aerei che sfogheranno su di noi tutta l’ira per la Beffa tragica subita. Ecco giunge a noi prima leggero poi più forte il rumore di aerei provenienti da nord il nostro cuore ha un tuffo di gioia l’ora è giunta infatti sentiamo distintamente tutte le sirene di Malta suonare col suo grido lacerante una sveglia dall’allarme ma che per noi è un suono di gioia che darà alla nostra marina e alla Patria lontana il sentore del valore e della immemorabile giornata per il prestigio d’Italia.

Ore 4.30 per ragioni inesplicabili gli sbarramenti non saltano, perché ci domandiamo? Già un quarto d’ora di ritardo, come mai? Il comandante freme. Gli aerei pertanto hanno iniziato il bombardamento che non è tanto potente come credevamo perché ci risulta che uno, tuttalpiù due aerei soltanto hanno sorvolato il Porto fatti segno a tutta la rabbiosa ed imponentissima difesa antiaerea dell’isola gli altri forse hanno preferito sganciare il carico di bombe a mare e ritornare, forse impossibilitati a superare il grande sbarramento di fuoco a diverse quote, come ci risulta visto dal mare. Sono le 4.45 già il ritardo è accresciuto di mezzora, ma che succede?

Tutte le scarogne riunite sono contro di noi, le reti non saltano, allora il com Moccagatta ordina al com. Giobbe di usare un barchino per la bisogna, noi comprendiamo in un attimo tutta la tragedia, alle reti forse ancora stanno lavorando 4 nostri compagni che per ragioni che non sapremo mai più non hanno potuto eseguire la missione ad orario. Già verso Est all’orizzonte il cielo sta schiarendosi, e l’alba con una velocità che a noi sembra eccessiva avanza senza ostacoli. Ecco che un enorme boato richiama la nostra vista verso l’ingresso del porto dove una grande colonna di acqua e di fuoco ci indica che l’ordine del comandante è stato eseguito.

Da questo momento l’attesa si fa febbrile da tutti i posti fortificati di Malta vengono puntati all’ingresso del porto proiettori, mitraglie e cannoni lo spettacolo che si presenta hai nostri occhi è orribilmente bello, però non è più la sorpresa ormai il nemico ci ha scoperti e non è più una beffa bensì un duello vero e proprio fra i nostri che  ormai messi in moto al massimo i potenti motori dei fragilissimi e minuscoli mezzi avanzano a tutta forza per forzarne di prepotenza il porto e loro sul concentrare un volume massimo possibile di fuoco per ostacolarne l’entrata. E’ uno spettacolo orribilmente fantastico e vediamo i nostri eroi in fila indiana proseguire zigzagando fin dentro l’antro ormai violato.

Anche noi siamo stati scoperti quindi con gli uomini ai posti di combattimento e le macchine a tutta forza con un ampia accostata che ci ha avvicinati ancora di più, e forse con la speranza del comandante di attirare l’attenzione nemica maggiormente su di noi sfiliamo davanti alle ostruzioni con una velocità folle inseguiti dalla reazione nemica con tutti i calibri dei sui cannoni che aprono davanti e dietro di noi spaventosi baratri e colonne alte di acqua, in un tremendo fuoco infernale, sulla corsa vertiginosa  fra brusche accostate per cercare di non offrire buona mira al nemico udiamo e vediamo nell’interno molto all’interno una grande colonna di fuoco, a bordo è un grido unanime. (Sono arrivati evviva) al primo succedono a distanza di secondi che a noi sembrano ore altre cinque esplosioni sono 7 in tutte non uno a mancato quindi vittoria sicura ormai non ci resta che filare a tutta forza verso casa e portare alla patria che trepidante ci aspetta la grande, gloriosa, eroica notizia mentre all’orizzonte sale maestoso ma non desiderato un bel sole nascente.

I cannoni sparano ancora su di noi ma ormai schivare i colpi è facilissimo siamo ormai a circa 10 miglia a Nord di Malta e siamo raggiunti dal com. Giobbe che con la speranza di ricuperare qualche pilota si era attardato nelle vicinanze del porto come era stabilito con un piccolissimo Mas ma che poi aveva dovuto anch’esso abbandonare l’impresa perché l’azione si era svolta tutto all’opposto del previsto.

Prendiamo a bordo il comandante Giobbe e due suoi uomini sottocapo Zocchi e 2° capo Montanari, mettiamo a rimorchio il piccolo mas e, riprendiamo la rotta con grande entusiasmo a bordo, verso capo Passero che dista da noi circa 50 miglia allorché una nostra vedetta avvista una squadriglia di aerei che dirige su di noi da Nord il comandante guarda col binocolo e sorridente ci annuncia che sono cacciatori nostri che ci prenderanno sotto scorta fino alla costa sicula, infatti ecco che volano altissimi su di noi dirigendo su Malta per poi eseguire un larghissimo giro attorno a noi.

In questo momento io stavo conversando sull’avventura insieme a Zocchi mentre un aereo nemico a volo radente di sorpresa ci scarica su di noi  una raffica di mitraglia sento Zocchi irrigidirsi sul mio braccio, colpito in pieno petto e con gli occhi fuori dell’ orbita ormai già cadavere, mi alzo di scatto e mi afferro alla plancia per comunicare al comandante la sciagura anche lui ha visto e mentre il nostro mitragliere indirizza all’aereo la risposta i nostri caccia stanno pure assaltandolo riuscendo ad abbatterlo dopo pochi secondi, ma ecco che ancora nuovi cacciatori nemici volano verso di noi da tutte le parti ed iniziano con i nostri un mortale duello, noi impotenti assistiamo alle alterne vittorie ora è uno dei nostri a cadere ora sono due dei suoi uno dei quali abbattuto dalla nostra piccola 13/2 che per l’occasione sembra fare miracoli.

Ma la lotta è impari erano 7 dei nostri, 4 Macchi, 3 C.R.42 contro circa 40 Spitfire e dopo circa 10 minuti di lotta i nostri 4 Macchi sono precipitati a mare insieme a 7 dei loro, rimangono i 3 C.R. che lottano ancora per poco poi sono costretti forse per quasi esaurimento di munizioni e carburante a prendere rotta di ritorno: Adesso è in noi chiara la situazione e, sappiamo benissimo che saremo sopraffatti in brevissimo tempo il comandante Moccagatta a sinistra della plancia e in piedi cerca col suo eroico e sorridente contegno di infondere coraggio all’equipaggio ma non c’è bisogno ormai siamo tutti preparatissimi anche a questo, lancia un ordine all’altro Mas che ci naviga vicino di proseguire solo perché noi ostruiti dal rimorchio siamo più ridotti di velocità, ed è questo l’ultimo suo ordine perché raggiunto da una raffica di mitraglia insieme al comando: del Mas Parodi ed al capitano medico Falcomatà si abbatte sul sediolino di comando fulminato insieme ad essi.

Io per fortuna la morte mi ha solo sfiorato anche questa volta e dico sfiorato perché in quel momento stavo rispondendo ad una domanda del capitano medico. Prende il comando sotto il fuoco il capitano di corvetta Giobbe. Ormai tutti gli aerei fanno carosello sopra le nostre teste a pochi metri di altezza, e le raffiche si succedono alle raffiche, è una strage a bordo, ogni passaggio nuovi morti raggiungono la gloria del comandante, vedo il 2° capo Montanari sparare rabbiosamente tutti i colpi di un suo piccolo fucile mitragliatore mentre alla nostra mitraglia i due mitraglieri sono feriti e hanno cessato il fuoco ecco Montanari accorrere alla mitraglia corro anch’io e mi metto a servirlo caricandogli l’arma il nostro fuoco a ripreso ma è nulla al confronto del fuoco nemico infatti poco dopo è la volta di Montanari a morire eroicamente abbracciato allarma, anche l’arma è morta perché più non vuole sparare colpita anch’essa, da questo momento non c’è che aspettare la certissima morte totale anche i motori hanno cessato di battere ed il mas accostando ancora per poco per forza d’inerzia rimane immobile sul mare calmissimo io mi sono sdraiato sulla coperta lorda di sangue appoggiato con la testa sul sedere del com: Giobbe anch’esso miracolosamente vivo ancora, sulle mie gambe si è appoggiato pure un marinaio Fucetola un bravissimo ragazzo Calabrese di Paola pure lui miracolosamente vivo per qualche istante, gli aerei si sono allontanati allor che una grande colonna di fuoco mi indica che l’altro Mas avanti a noi di un paio di miglia è saltato in aria colpito pure esso ed in precedenza col fuoco a bordo, l’annientamento è completo ormai credo che anche il nemico se ne sia accorto e ci lasci ormai al nostro destino.

Ma non è così ecco che ancora una squadriglia ci raggiunge e scarica su di noi le sue tragiche mitragliere ormai è percepibile in me la fine pero sento che ormai non più tensione nervosa è in me ma bensì una calma assoluta che mi stupisce il mio cervello ragiona senza la minima emozione, (più tardi mi domanderò l’inspiegabile perché di tanta calma) vedo davanti ai miei occhi il mio piccolo Sergio che mi sorride forse sorrido anch’io perché, come ripeto la grande calma che è subentrata in me fa si che credo anche per qualche istante di essere morto pure io ma poi sento che sono vivo, vivo bene e neppure una goccia di sangue esce dal mio corpo, faccio per alzarmi ma una grande pesantezza tiene le mie gambe immobili questo fatto mi impressiona un po’ perché sul principio credo di essere stato colpito alle gambe poi invece mi rendo conto che sulle mie gambe ed aggrappato ad esse in uno spasimo disperato sta il cadavere di Fucetola, mi alzo e nell’alzarmi vedo che anche il com. Giobbe non è più, ha due colpi nella schiena all’altezza delle spalle e uno nella nuca.

Anche questa volta le ali della morte mi sono passate vicinissime senza urtarmi il piccolo spazio che fra colpo e colpo di  mitraglia rimane vuoto, è lo spazio che era occupato dal mi corpo forse una mano divina guida tutti i miei movimenti ed in questo credo molta influenza abbino avute le preghiere di mia mamma e di mia zia che è molto devota, comunque sono salvo, mi guardo attorno, nessun segno di vita sulla coperta del MAS, tutti hanno l’immobilità macabra della morte gli aerei sono scomparsi una grande pace regna d’attorno, a circa 5 miglia da noi una nuvola densa di fumo resta immobile nel celo senza vento, a testimone della fine del MAS 451, ad un tratto sento un gemito provenire da sotto la pancetta, vado a vedere e, in un lago di sangue trovo il 2° capo R:T: Sabatini ferito al ventre ed alla spalla sinistra lo tiro fuori sulla coperta e mentre sto eseguendo questa faccenda mi accorgo che ci sono altri due feriti uno è il 2° capo N: Colombo che una pallottola entratagli fra il naso e il labbro superiore gli ha fracassato tutta la bocca ed il pallato per poi uscire dalla guancia destra a vederlo fa orrore non può parlare ma con l’espressione degli occhi mi fa capire che ha una gran forza d’animo e vuole ad ogni costo aiutarmi a tirar su Sabatini. L’altro è il sotto nocchiere Falaschi ché ha varie ferite leggere al braccio destro anche lui vuole aiutarmi.

Adesso a me è aumentata la forza d’animo e allo scoramento iniziale che mi aveva invaso credendomi l’unico superstite è subentrata una tal contentezza che subito voglio ripassare uno per uno i morti con la speranza di trovarne ancora qualcuno in vita ma purtroppo i morti son morti e non cè più niente da fare. Mentre passo ad osservare il mio silurista Pastovich che giaceva immobile vedo che mi guarda con occhi inebetiti, si, ma vivi, lo schiaffeggio un pò e gli domando dove è ferito lui si alza a sedere ma non mi risponde, gli somministro ancora una dose di ceffoni, finalmente si scuote e si alza in piedi tastandosi da tutte le parti, mi accorgo che non ha alcuna ferita e solo un forte choc nervoso gli aveva dato un momentaneo svenimento. Ora sono più contento almeno 5 siamo ancora in vita scendo giù in macchina e con grande stupore mi accorgo che anche li si vive c’è il capo mot: Marcon e il serg: mot: Di Pasquale che come me illesi, loro avevano avuto nei due motori ormai fracassati due ottimi scudi il numero dei superstiti ormai è salito a 7 il cuore mio ormai è contento perché sul principio aveva avuta una grande desolazione.

A questo punto io insieme a Marcon e di Pasquale diamo un’occhiata hai due motori ausiliari con la speranza di poterli mettere in moto ma tutto è inutile anch’essi hanno cessato di vivere, tutto questo avveniva mentre dai due motori principali si sprigionava un fumo acre di olio bruciato, allora Marcon che essendo il più anziano ne aveva preso il comando temendo un incendio ordina di mettersi in salvo ed abbandonare il M.A.S. ormai inutile. Ci portiamo in coperta ed afferrata la cima di rimorchio del piccolo MAS che avevamo dietro e che fortunatamente non era stato colpito la ricuperiamo fino a tirarsi vicini il M.A.S. quindi con grande rammarico trasbordiamo i feriti e prendiamo subito imbarco, ma ecco che un altro superstite si fa vivo è il segn: Bianchi il quale caduto a mare ferito durante il mitragliamento era riuscito ad afferrare la cima e salire a Bordo del barchino adesso siamo 8 quattro feriti 4 illesi, meno male. Mettiamo in moto e con occhi di pianto guardiamo il Mas che col suo carico di morte e di gloria cullandosi dolcemente sulle acque ormai tranquille, allontanarsi da noi. Adesso la prora viene messa a Nord e se Dio ci assiste in 3 o 4 ore riusciremo a raggiungere la nostra cara Terra.

Ad un tratto vediamo sulla nostra destra un galleggiante con sopra alcuni uomini che agitavano le braccia deviamo per andare a vedere chi sono appena vicini un altro tuffo di gioia ci riempie il cuore sono 3 dei nostri il sottocapo mitragliere Cricelli il mitragliere Nocera il mot: Barcaccia tutti e 3 feriti i primi 2 leggermente, gravemente con una pallottola nella spina dorsale Barcaccia i quali credendosi soli a Bordo dopo la bufera di fuoco avevano preso il battesimo pneumatico e si erano allontanati dal M.A.S. credendolo incendiato causa il fumo proveniente dal carter dell’olio dei motori. Gli prendiamo a bordo e rimettiamo la prora a nord.

Sono le 8 queste 3 ore di indicibile emozione mi hanno reso uno straccio ma adesso la speranza di rivedere il mio piccolo Sergio si fa forte in me ed in conseguenza di ciò le mie forze centuplicandosi mi rendono tutte le energie, ma ecco ora cominciano gli inconvenienti, il piccolo M.A.S. sovraccarico (l’acqua è a pochi centimetri dalla coperta) ogni piccola onda fa si che ci fa imbarcare acqua, comprendo in un attimo la situazione allora tolto l’elmetto inizio con esso il lavoro per rigettare a mare via via l’acqua quando raggiunge una certa altezza in sentina ed ogni volta che riesco a prosciugarla quel po di tempo che mi rimane lo dedico alle cure dei feriti che immobili alcuni mi guardano con occhi imploranti, ma poco gli posso fare io altro che dargli qualche goccia di Cognach o un po’ di te che fortunatamente avevo scovato nel posto di manovra del povero com. Giobbe. La velocità è ridottissima causa il gran peso (circa 8-10 miglia orari) che pero se il mare ci permetterà ancora 3 o 4 ore di calma assoluta ci farà raggiungere la tanto desiderata Costa.

Oramai Malta non è più in vista ed ancora la Sicilia non si vede siamo in pieno mare, il forte motore della nostra fragile imbarcazione si comporta benissimo pur sottoposto ad uno sforzo eccezionalmente superiore alla sua potenza, speriamo regga, carburante ne abbiamo quel tanto che può bastarci, mi rimetto completamente a Dio, che ha voluto assistermi fino ad ora e che spero mi assisterà ormai per tutto il viaggio. Nel riprendere l’elmetto per continuare lo svuotamento dell’acqua mi accorgo che sul lato destro c’è una grossa fitta leggermente forata, comprendo e sorrido, pensando che forse anche a lui devo qualcosa, il viaggio continua.

Sono le 9.30 guardando verso Sud la dove ancora sosta nell’aria la densa nube di fumo nero del M.A.S. saltato in aria, scorgo con grande raccapriccio 2 aerei da caccia che volteggiano attorno ad essa, avviso subito Folaschini che sta pilotando di fermare subito per far si che la nostra scia non possa farci scoprire, fermiamo e tutti con occhi sgomenti guardiamo laggiù sicuri di avere a che fare con altri aerei nemici. Ecco che ci hanno scorti lo stesso e, dirigono su di noi, addio speranze, questa volta verrà certo la strage completa siamo inermi unico armamento una pistola Beretta che tenevo alla cintola e che non estraggo neppure perché capisco benissimo l’inutilità di essa anzi confidando nella generosità del nemico non voglio far vedere un’ostilità inutile.

Il momento è tragico impassibili e muti ognuno di noi aspetta ora quella morte che credevamo ci avesse risparmiati, gli aerei ormai sono vicini a noi radenti sull’acqua aspettiamo solo che aprano il fuoco sembrano 2 Spitfire, ma ecco che il primo scarta un po’ sulla destra seguito dal secondo, le mitragliere non sono più puntate su di noi, che vogliano risparmiarci? Nell’agitazione del momento subentra una piccola speranza e la gioia si legge sui volti di tutti, eccoli passano velocemente sulla nostra destra a circa 50 metri e con un grido di gioia ci accorgiamo che sono nostri sono 2 Macchi che cercavano proprio noi (dopo lo abbiamo saputo) fanno un giro attorno al M.A.S. indi con un segni del braccio il pilota del primo (che poi sapremo è il Ten. Col. Bernasconi comandante la caccia di Catania) ci indica la rotta e si allontanano verso Nord.

La contentezza a Bordo è grande anche i feriti più gravi ora sembra stiano bene, rimettiamo in moto sono le 10 e la costa ancora non si vede proseguiamo con un certo entusiasmo ormai sappiamo che avremo anche la scorta e più ci avviciniamo e più difficile sarà per il nemico trovarci. Ancora un’altra ora è passata adesso lontano fra la foschia cominciamo a vedere l’Etna che ci da maggior spirito mentre alti sopra di noi altri aerei sono giunti per proteggerci ormai siamo tutti un po’ più tranquilli e già qualche frizzo esce dalla bocca di qualcuno. Io ho una gran sete la lingua mi si appiccica al palato le labbra sono piene di una bava asciutta fino ad ora non l’avevo notata ho in mano un termos con ancora qualche goccia di te ma non oso accostarci la bocca quello è per i feriti quindi bagno il fazzoletto a mare e con esso mi pulisco le labbra, quella freschezza mi dà subito un sollievo però la tentazione dell’arsura mi vince e finisco con lo sciacquarmi la bocca prima e bere una lunga sorsata dopo di acqua di mare, è amarissima ma la sete per il momento è passata e forse fra un’oretta potrò dissetarmi a sazietà con limpida acqua fresca della nostra cara Sicilia, sono le 12 la costa ormai è vicina ancora una quindicina di miglia ci separano da essa, sopra di noi sono ora una ventina di aerei la tranquillità a bordo ormai è completa il mare è nostro amico e si mantiene calmissimo, un leggero vento da Sud agevola la nostra navigazione, anche il motore ora sembra vada molto meglio e il suo battito regolare a portato la nostra velocità a quasi 13-14 miglia orarie, già di prora scorgiamo distintamente un paesello sul mare è Pozzallo e noi dirigiamo su esso per poter almeno trovare subito soccorso per i nostri feriti.

La distanza da Terra ora è circa 5 miglia, allorché vediamo proveniente da Capo Passero una veloce unità non gli andiamo incontro per quanto che ormai siamo sicuri della sua nazionalità che non può essere che italiana il nostro desiderio è di mettere piede a terra quindi non ci curiamo più di essa ma lei non è dello stesso nostro parere quindi dopo alcuni minuti ci passa davanti e si ferma è il Diana che avvisato dagli aerei ci è venuto incontro, ci accostiamo ad essa e siamo costretti a malincuore a salire a bordo dove subito dopo avere imbarcato il barchino mette la prora su Capo Passero e quindi per Augusta sono le 12.45 la nostra odissea è finita già i feriti sono passati all’infermeria di bordo dove vengono curati con ogni riguardo, tutti si prestano amorevolmente, il comandante del Diana mi fa chiamare nel locale mensa Ufficiali affinché gli dia subito il nome dei superstiti feriti e superstiti sani per poter trasmettere subito i nomi alla Base prima di iniziare chiedo al comandante un po’ d’acqua e subito un ufficiale presente mi porta un bicchiere di liquido bianco lo ingoio di un fiato credendolo acqua ma come se avessi inghiottito un tizzone di fuoco lascio andare il bicchiere a terra e un gran nodo di tosse mi prende sento il comandante rimproverare l’ufficiale che poveretto per il troppo zelo mi aveva dato un bicchiere di Gin credendo che forse mi avrebbe fatto meglio.

Finalmente mentre la tosse non vuole cessare mi viene portata una bottiglia d’acqua questa volta vera acqua che inghiottii con avidità che fece ridere tutti quindi passata la tosse faccio al comandante un sommario epilogo dei nomi dei superstiti e un ragguaglio generale della indimenticabile avventurosa mattinata. Mi viene portato un buon zabaione il quale mi rimette a posto anche lo stomaco e subito dopo un bel piatto di Pasta al burro con una bella Bistecca di Vitello ed una bottiglia di vino vecchio sono le 14 adesso completamente rimesso racconto per la centesima volta hai presenti l’avventura intanto la nave a tutta forza dirige per Augusta dove arriviamo alle 15 esatte.

L’odissea è finita. Messo nuovamente piede a terra sono colto come da un capogiro, e gocce di sudore freddo mi inperlano la fronte, ma il malessere è di breve durata forse è stata la gran gioia del ritorno incolume, e il pensiero di quello che ho passato proprio mentre i miei nervi stavano rilassandosi dopo 21 ore di tensione nervosa altissima. Nell’entrare nel dormitorio però i letti vuoti mi ridanno quel senso di disagio e la contentezza di poco prima sparisce pensando che molti di essi rimarranno vuoti poiché quelli che appena 22 ore fa vi avevano dormito ora più non anno bisogno di letto, per ultimo sonno il sonno eterno.

Mi guardo, sono lordo ancora di sangue, di quel sangue glorioso di coloro che non sono più, mi spoglio infilo le mutandine da bagno e mi getto a mare però dopo alcune bracciate devo tornare a terra perché sento che le mie forze sono quasi esauste e neppure un bel bagno per il momento non può ridarmele mi asciugo pigramente al sole fumando una sigaretta quindi un dolce torpore invade il mio corpo facendomi sentire il bisogno di una bella dormita, ma hai-me ancora non e l’ora, mi dice il comandante la squadriglia di Mas di cambiarmi subito poiché deve condurmi in macchina all’aeroporto e di la in aereo a Messina poiché devo fare un rapporto dettagliato personalmente ammiraglio Barone comandante le basi della Sicilia. Bella scocciatura, ma non c’è niente da fare quindi bisogna rimandare di alcune ore il sonno.

Parto dall’aeroporto di Augusta sono le 17.15 quindi dopo un volo di 30 minuti circa ammariamo a Messina la con una macchina che già stava ad aspettarmi mi portano al palazzo dell’Ammiragliato dove vengo subito introdotto alla presenza dell’ammiraglio il quale mi riceve cordialmente abbracciandomi cosa che commuove un po’ e qualcosa scorre negli angoli dei miei occhi però l’affabilità dell’ammiraglio subito mi rende normale quindi dopo avermi fatto accomodare in una comoda poltrona ed avermi versato un bicchierino di liquore incomincia ad interrogarmi un po’ su tutto particolarmente sul momento che culminò l’azione dei mezzi penetrati alle Valletta e come morì il comandante e tutti gli altri quindi dopo circa un’ora di conversazione e dopo che una segretaria aveva scritto tutto il racconto dato ordina di farmi preparare una camera nel palazzo stesso mi invita a cena con lui ed altri alti ufficiali (cosa che avrei preferito molto volentieri farne a meno) ma che contrariamente alla mia volontà dovetti accettare e posso dire che veramente fu più supplizio quell’ora di tavola che tutto il combattimento della mattina tutti volevano sapere e io stanco sfinito che non vedevo l’ora di essere finalmente lasciato libero ero costretto a rispondere, però anche l’ammiraglio deve essersi accorto finalmente dei miei desideri e fu lui a trarmi d’impaccio dicendo agli ufficiali di lasciarmi tranquillo perché era ora che andassi a riposare, quindi dall’ufficiale d’ordinanza mi fece accompagnare alla mia camera congedandomi con una calorosa stretta di mano dicendomi che ci saremmo rivisti presto. Quando fui finalmente in un bel letto soffice soffice pensai che avrei fatto finalmente una bella dormita ma ahimè troppe cose erano passate davanti ai miei occhi in quelle 24 ore e sempre le stesse cose danzavano davanti a me per tutta quanta la notte quindi non riuscii a chiudere occhio ed al mattino per tempo dovetti alzarmi per prendere il primo treno per Augusta, dove potei finalmente dormire a sazietà nei giorni che seguirono.

Poi venne il giorno della decorazione di noi superstiti dove rividi l’ammiraglio venuti per decorarci il qual mi disse anche che se un giorno avessi avuto bisogno di lui avessi ricorso senza riguardo. Quindi partii per la licenza, però non più con l’entusiasmo delle altre volte anzi questa volta avrei voluto volentieri farne a meno se il pensiero del mio piccolo Sergio solo per lui sentii il bisogno di andarci……. è il 14 Agosto e con questo finisco il racconto di questa mia nuova avventura di guerra.

Agosto 1941

Sono in licenza, quindi all’infuori delle accoglienze ricevute dai miei superiori della società elettrica dove lavoro da borghese, accoglienza e felicitazioni d’altra parte commuoventissime per me, dove mi viene donata una statuetta in bronzo molto significativa  e qualche altro oggetto, non c’è niente di straordinario che possa interessare questo mio Diario di guerra. Una sola cosa mi stupisce e mi fa pensare, troppa gente che gode e si diverte e, cerca di far quattrini. Sono un po disgustato ed invidio i morti così almeno essi più non vedono, anelo ritornare al mio mare almeno li tutto è puro, anche la morte.

Settembre 1941

La licenza è finita, anziché rientrare ad Augusta ricevo l’ordine di presentarmi alla X° Flottiglia M.A.S. a La Spezia, sono contento così mi riavvicino nuovamente a casa. Al mio rientro tutti i miei vecchi amici e colleghi mi esternano in una solenne bicchierata la loro simpatia e contentezza, lo stesso da parte degli ufficiali specie con alcuni di essi con i quali ho condiviso e vissute molte ore di agguati e cacce al nemico in tante notti sul mare, per il momento per me non c’è guerra ma mi viene data una missione che per me è peggiore di un attacco di Spitfire. La signora Rosi Moccagatta moglie del mio comandante morto ha desiderio di parlarmi per sapere da me i più minuti particolari che la interessano, quindi mi mandano in missione a Livorno dove essa abita in via Corsica N. 14 al momento che mi presento non so descrivervi con quale strazio essa mi accoglie e credo che un’altra volta rifiuterei certe missioni non sto a descrivere le 2 ore che fui in sua presenza credo sia inutile….

Ottobre 1941

La vita a Spezia  scorre tranquilla anche troppo tranquilla

Novembre 1941

Come sopra

Dicembre 1941

……………………….

Gennaio 1942

In questo mese il 15 è il primo anniversario di una vicenda che per me è stata così dolorosa da togliermi metà della mia vita vicenda che niente a che fare con questo mio diario di guerra ma che con essa e per cagione di essa ho dovuto inesorabilmente subire………….

Febbraio 1942

Sono stanco di questa vita di caserma dove è tutto un pulsare di imboscati e, di ruffiani dove si fanno le scarpe l’uno con l’altro per mantenersi i bei posticini, (così dicono loro) e mi è ributtante sentire certa gente specie in mensa discutere su fatti d’arme e biasimare perfino coloro che in qualche combattimento anno avuto la peggio. Speriamo che presto mi rendano il mio modo di vivere affinché possa tornare sul mare perché senno qualche giorno arrovescio tutte le tavole di mensa e rompo la faccia a qualcuno……

Marzo 1942

Come sopra

Aprile 1942

Finalmente presto avrò una nuova missione sono contento oggi 12 mi chiama il comandante e mi dice di farmi delle foto per certi documenti (falsi sintende) che mi occorrono per una rischiosissima missione che lui intende affidare a me ed ad altri 4 miei compagni dei quali 2 sono ufficiali sono contento, mi da qualche schiarimento raccomandandomi la massima segretezza quindi mimando a casa per procurarmi un abito civile perché da ora fino a fine missione devo dimostrare di essere un civile congedato. Sono entusiasta poiché la missione è adatta al mio carattere si tratta, ora posso dirlo perché scrivo dopo che già è avvenuta di andare con un peschereccio nei pressi di Gibilterra portando con noi 2 piccoli mezzi d’assalto per usarli contro una certa porta aerei che dal sud delle Baleari alimenta di aerei l’isola di Malta unico modo part inviare aerei da caccia di scarsa autonomia a detta isola.

Maggio 1942

I preparativi della spedizione assorbono tutto il mio tempo e procedono speditamente per tutto il mese…..

Giugno 1942

I preparativi sono ultimati la partenza è prevista per il giorno 6 tutto si è svolto nella massima segretezza quindi la nostra partenza passerà inosservata sono le 17 del 6 giugno il peschereccio è in rada prendiamo imbarco a bordo, per le ultime raccomandazioni viene a salutarci il comandante Forza e il comandante Borghese dopo una stretta di mano con gli occhi negli occhi ci congedano e ci lasciano al nostro destino. Salpiamo sono le 18.30 appena fuori il Tino puntiamo per punta Mesco con le reti a Riva per dare l’impressione di un comune battello da pesca appena notte accostiamo per Ovest con rotta decisa per Minorca da questo momento diventiamo nave corsara issiamo bandiera Spagnola e la stessa bandiera viene pitturata ai fianchi dello scafo insieme al nome in grandi lettere MARIA IOSE nome di un peschereccio spagnolo.

L’avventura è molto rischiosa ma a me piace il rischio solo mi ripugna dover attaccare il nemico col tradimento, ma la Patria lo vuole quindi tutto ciò che vuole la Patria da me non devo discuterlo, ma obbedire. Il 7 il tempo cambia proprio mentre stiamo per entrare nel Golfo del Leone l’8 in pieno Golfo il mare è pessimo specie per la nostra piccola imbarcazione a certi momenti temiamo un naufragio ma il nostro piccolo basco si comporta bene, con tutto ciò pero siamo costretti a metter la prora a NORD per ridorsarsi sotto costa Francese dove al mattino del 9 siamo in vista di Cassis quindi costeggiando al largo proseguiamo per Marsiglia oltre il 10 siamo in vista delle coste Spagnole allora deviando per SUD-OVEST dirigiamo per Minorca con mare e vento in poppa da ora la navigazione si fa più sicura e raggiungiamo detta isola al tramonto del 11 da questo momento incomincia la nostra caccia proseguiamo per Maiorca indi per Ibiza poi traversiamo fino a Capo S. Antonio sulla costa spagnola e costeggiando per Alicante e Cartagena ci portiamo fino a capo Palo indi in su e giù con la radio sempre in contatto con Roma aspettiamo che la Arch-Roial poiche è proprio essa si sposta da Gibilterra. I giorni si susseguono ai giorni e noi navighiamo per quelle zone senza mai toccar terra, nelle nostre scorrerie incontriamo molti piroscafi Francesi che trafficano fra Orana e i Porti della Francia meridionale, mai per il momento navi da guerra o sommergibili è il 28 e nessun ordine ancora è pervenuto a noi per operare quindi siccome i rifornimenti viveri e il carbone sono a termine in seguito a ordine di Supermarina mettiamo rotta per Cagliari dove dovremo rifornirci.

Luglio 1942

Siamo a Cagliari dopo una lunga e faticosa navigazione con mare terribile come il nome che porta (Golfo del Leone) e infatti sta volta ci ha fatto sentire davvero il suo ruggito e non pochi sono stati i momenti disperati, ma ormai anche questa è passata e ora siamo a cullarsi nel porto tranquillo. Cagliari è una magnifica città e i giorni che vi passiamo sono spassosi. I rifornimenti sono già completati da un pezzo però solo verso la fine del mese giunge l’ordine di ritornare in zona d’operazione. Partiamo il 26 e disdetta infame il mare dopo alcuni giorni di bonaccia proprio ora si mette brutto siamo scalognati infatti durante la notte una terribile tempesta ci sbatte da tutte le parti ad un certo momento in seguito ad un rilevamento con i fanali della costa a 10 miglia circa sulla nostra destra ci accorgiamo di essere in pieno campo minato, non sto a descrivere il nostro stato d’animo aspettiamo da un momento all’altro di saltare in aria o di essere capovolti da uno dei tanti cavalloni che ci assale con inaudita violenza, ma anche questa notte è passata e col giorno rinascono le speranze, il mare è sempre pessimo però crediamo di essere già fuori dalle mine, quindi possiamo anche meglio manovrare e il peggiore pericolo non c’è più.

Agosto 1942

Dopo 5 giorni di sforzi inauditi finalmente siamo a ridosso di Minorca il mare qui intorno è calmissimo e finalmente possiamo riposare la navigazione prosegue per Maiorca che raggiungiamo al mattino del 2 proseguiamo per Ibiza indi per Formentera dove gettiamo a mare le retiper divagarci un po e per nascondere all’osservatorio spagnolo le nostre intenzioni. Magnifico posto di pesca infatti in una sola retata peschiamo più di 1 tonnellata di pesce pregiato vario però tranne qualche chilogrammo viene rigettato tutto a mare perché non sappiamo che farcene.

Più tardi un  branco di Delfini viene a giocare per qualche ora davanti alla nostra prora, ne uccidiamo qualcuno con i nostri fucili mitragliatori ma questa carneficina inutile ci annoia presto perché non possiamo ricuperarli. Costruisco un folgora a lancia con la speranza con esso di poterli ricuperare. Tutta la zona è infestata di Delfini quindi i giorni che seguono è diventato il nostro divertimento, già la coperta è piena di (musciame) carne di delfino essiccata che dicono sia molto pregiata, però a me fa schifo e non posso più sentirne neppure quell’odore.

E’ il 12 stamani all’alba abbiamo avuto un brutto incontro, saranno state le ore 6 ad un certo momento all’orizzonte di prora avvistiamo due puntini che dirigono su di noi dopo qualche minuto osserviamo che abbiamo a che fare con 2 supremazia Inglesi subito ci mettiamo in allarme e le reti a mare per fingere pescare io intanto sto pronto ad accendere una miccia per una bomba auto distruggibile perché questo è l’ordine (fare saltar tutto prima di cadere il loro mani) se si accorgono il nostro trucco altrimenti salutare e seguire la nostra missione. Le 2 superbe navi ci sono passate a 100 metri circa senza curasi di noi, gliel’abbiamo fatta, però non nascondo che ho tremato un po’.

Il comandante la spedizione si frega le mani e dice questo è un buon segno forse la signora Porta aerei sta per muoversi infatti a mezzogiorno Roma ci dice che in seguito ad informazioni sta per muoversi da Gibilterra un grosso convoglio. Siamo a Sud di Formentera, quindi già in zona d’agguato giusta. E’ l’alba del 15 da Ovest verso Est il mare tutt’intorno è pieno di navi da guerra e piroscafi subito trasmettiamo a Roma la scoperta dando anche dettagli di Rotta e velocità convoglio finora abbiamo contato una 40 scafi una grande battaglia si profila farà la Sardegna e le coste Tunisi-Algerine infatti verso mezzogiorno i primi gruppi di bombardieri e aerosiluranti Italo-Tedeschi volano sopra di noi ed assistiamo ai primi combattimenti restando passivi perché ancora per noi non è suonata l’ora il nostro scopo è la Porta aerei e solo essa dobbiamo braccare.

Il convoglio ormai non lo vediamo più, 80 navi circa sono passate dalla nostra zona, però in lontananza fragore di boati e cannonate ci indica che deve far molto caldo la dove esse passano, più tardi e il giorno a presso i bollettini e qualche nave sbandata che torna verso Gibilterra ci indica che i nostri aerei non hanno dormito ed il convoglio non è passato solo qualche superstite in brutte condizioni a riparato a Malta od è ritornato a Gibilterra. Anche noi ora siamo ansiosi di misurarci ma l’attesa non è lunga il 20 ci viene ordinato da Roma di portarci a Sud di Ibiza 20 miglia per prendere accordi col nostro somm: Dandolo per attaccare la porta-aerei che sta per uscire da Gibilterra alle 18 di detto giorno già da 2 ore stiamo cullandosi nel punto indicato ad un certo momento a 50 metri da noi emerge il somm: il comandante di esso viene a bordo da noi per accordi dopo poco riparte per la sua zona a circa 40 miglia da noi verso Ovest. E’ notte ormai siamo tutti in orgasmo i mezzi già sono a mare pronti ad essere scagliati, il rientro è previsto per la mezzanotte l’ora è tragica forse non rivedremo l’alba.

Con trepidante attesa niente è successo in questa notte verso le 6 Roma ci annuncia che un sommergibile Tedesco proveniente da Gibilterra per raggiungere Spezia si è imbattuto casualmente nella Roial e con 4 siluri l’ha spedita con tutto il suo carico in fondo al mare. Ci ha giocati però siamo entusiasti per il camerata tedesco che ha riportato si bella vittoria. Ormai la nostra missione è finita e tutto si è risolto in una crociera estiva attorno alle Baleari, al mattino del 24 ci viene Radiotrasmesso l’ordine di rientrare alla Spezia passando per la Maddalena a bordo siamo tutti contenti perché la licenza ci attende e nonostante tutto credo che ce la siamo guadagnata.

Stralcio manoscritto Diario Basagni - pag 1 png

Stralcio manoscritto Diario Basagni – pag 1

Stralcio manoscritto Diario Basagni - pag 2

Stralcio manoscritto Diario Basagni – pag 2

Manosctitto - diario Piero Basagni - luglio 1941

Manosctitto – diario Piero Basagni – luglio 1941

Il 27 sera siamo alla Maddalena ricevuti dall’Ammiraglio comandante la piazza il quale ci da degli incarichi per portare alla Spezia. Salpiamo dalla Maddalena il mattino del 28 per raggiungere Spezia il mattino successivo 29. Adesso siamo in porto e rientriamo al nostro comando.

*Allegato 3 - Testimonianza Colonnello Ferro
Testimonianza Colonnello Ferro

Testimonianza Colonnello Ferro

Col. Ferro

*Allegato 4 - Testimonianza Sergente Silurista Piero Basagni
All 4aTestimonianza Basagni

Allegato 4a – Testimonianza Basagni

Allegato 4b - Testimonianza Basagni

Allegato 4b – Testimonianza Basagni

Allegato 4 c - Testimonianza Piero Basagni

Allegato 4 c – Testimonianza Piero Basagni

Testimonianza 4d - Sergente Silurista Piero Barsagni

Allegato 4d – Testimonianza Piero Barsagni

 

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4 commenti
  1. Lino Mancini
    Lino Mancini dice:

    Gentile sig. Nocera,
    innanzitutto mi scuso per l’errore sulla foto che verrà quanto prima corretto.

    Circa la non attendibilità della versione inglese, sarei cauto.

    Come avrà avuto modo di leggere sia nell’articolo in questione che in Malat2, anch’io avevo inizialmente delle perplessità. Poi dalle notizie fornitemi da Caruana e da un esame della foto ingrandita del MAS 452 dopo la cattura, sono arrivato alla conclusione che la versione inglese può ritenersi attendibile.
    Suo padre non avrebbe mai potuto raccontarle della granata per due motivi:
    – tutti i sopravvissuti ebbero solo la percezione dell’attacco aereo e chi sopravvisse certamente non era in coperta;
    – questo fu accertato solo dopo la cattura del MAS quando l’apposita commissione inglese esaminò sia il MAS che i documenti di tiro forniti dal comandante del forte di S. Elmo.

    Un cordiale saluto
    Lino MANCINI

  2. Sergio Nocera
    Sergio Nocera dice:

    La versione Inglese non è veritiera.

    Su quel Mas era presente mio padre Raffaele Nocera che partecipò all’azione e riuscì a salvarsi (nella foto da me fornita relativa all’infermeria d’Augusta è erroneamente indicato come Sabatini). In vita mio padre non mi ha mai raccontato che il Mas era stato colpito da una granata sparata dagli Inglesi da terra.

    Aggiungo solo che in quell’azione perse la vita il cugino di mia madre Raffaele Cimini.

  3. Giacomo Vitale
    Giacomo Vitale dice:

    Gentile Bairo,
    ringraziamo Lei per essere stato un attento ed appassionato lettore di pagine importanti della storia di uomini speciali che hanno onorato il nostro Paese fino a donare la loro vita nella speranza di dare ai posteri un futuro migliore, ma che sono stati dimenticati indegnamente, come potrà leggere in calce alla seconda puntata che tra qualche giorno sarà on line.
    Cordiali saluti,
    Giacomo Vitale

  4. Don Bairo
    Don Bairo dice:

    Ringrazio l’ing. Mancini e la sig.ra Basagni, per aver riportato alla luce questa pagina di storia.

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