Museo della barca Lariana

di Vittorio di Sambuy

Sulla sponda occidentale del Lago di Como, a una decina di chilometri a nord di Menaggio, si trova Il Museo della barca lariana, una straordinaria collezione di cimeli che illustrano la navigazione sul lago negli ultimi secoli. I reperti, oltre 500 scafi, di cui 130 costruiti sul lago, tutti di eccezionale interesse sia per i tecnici sia per gli storici, sono stati classificati ed  esposti in una filanda dell’800 a Pianello del Lario.

LA RACCOLTA

Nel 1978 un gruppo di amici, constatando che le antiche tradizioni nautiche del lago stavano scomparendo, ha fondato l’associazione ”La Raccolta della barca Lariana” allo scopo sia di raccogliere reperti d’epoca sia di tramandare notizie e tradizioni che fanno parte della relativa cultura. Il successo dell’iniziativa è stato superiore alle aspettative e le donazioni talmente numerose da giustificare la creazione del museo che ho avuto la possibilità di visitare, nonostante sia attualmente chiuso al pubblico, grazie alla cortesia dell’amico Gian Alberto Zanoletti, vice-presidente dell’associazione citata.

Ad ogni oggetto corrisponde un fascicolo nell’archivio del museo, dove sono riportati la sua storia, l’uso, la provenienza oltreché i nomi del donatori. Di essi non è stato previsto il restauro ma si è preferito mantenerli allo stato in cui sono stati ritrovati.

SCAFI

La raccolta di scafi, costruiti in grande maggioranza sul lago, dove ancora oggi esistono numerosi cantieri  artigianali, è la parte più importante del museo, che raccoglie barche a remi, da trasporto, pesca, caccia, contrabbando, mezzi  a vela e a motore, sia da diporto e da competizione, sia da trasporto costruiti nei secoli XVIII e XIX.

La navigazione è stata sempre di enorme importanza sul lago portando ad un’evoluzione assai originale delle barche, efficientissime per il loro impiego sebbene costruite con mezzi ancora artigianali.

Museo di Lario - Lesco scafo sa corsa fuoribordo che fu di Carlo Leto di Priolo

Nella foto a fianco il “Lesco”, un fuoribordo da corsa con cui Carlo Leto di Priolo sperava di essere il primo uomo ad avere oltrepassato i 200 km all’ora con un motore fuoribordo. Ha raggiunto questa velocità ma non è mai riuscito a battere il record che a quella velocità la barca diventava ingovernabile. La guida è prona. Il motore di un “Lesco” che faceva parte della categoria X sino a 1000 cc di cilindrata.

Nella foto di seguito è rappresentata la sala dedicata ai motoscafi entrobordo a cavallo della II guerra mondiale. Cominciando da sinistra vediamo il “Breva”, un classico Runabout di quell’epoca, costruzione Cranchi di Cadenabbia ancora col suo motore BPM originale.

Curiosamente dopo averlo acquistato ho scoperto che era un motoscafo di mio nonno. Il secondo sempre da sinistra è una costruzione Riva di Sarnico uno dei pochi esemplari rimasti di motoscafi Riva costruiti prima che Carlo Riva iniziasse la grande produzione in serie che tutti conosciamo.

Il terzo è un motoscafo delizioso costruito dai cantieri Taroni di Osteno sul Lago di Lugano. Monta un motore Graymarine montato in centro allo scafo ed il posto di guida appena posteriore. Si può intravedere il motore tra i piedi del pilota.

Sala Museo di Lario dei motoscafi entrobordo a cavallo della II guerra mondiale

Sala Museo di Lario dei motoscafi entrobordo a cavallo della II guerra mondiale

Curiosamente questa barca ha dietro allo schienale dei due posti del pilota e del copilota un pezzo di coperta che si rimuove completamente e che nasconde due sediolini di fortuna. Sul genere delle macchine anteguerra che avevano il “posto della suocera”.Il quarto motoscafo, quello dritto davanti a noi, è un MTM, ossia un barchino d’assalto della seconda guerra mondiale. Questi barchini venivano costruiti anche sul Lago di Como dal cantiere Mario Cranchi di Cadenabbia, fornitore accreditato dalla Marina Militare.

Questo esemplare è stato, a guerra finita, trasformato in entrobordo da turismo. Il quinto motoscafo, l’ultimo a destra è il “Bianca” che la leggenda locale dice essere stato di Mussolini. Non mi risulta che Mussolini abbia mai posseduto un motoscafo sul Lago di Como. È possibile però che sia stato ospite della famiglia proprietaria e vi abbia per cui navigato.

A sinistra sui cavalletti vi sono vari motori entrobordo più o meno rari.

LE BARCHE DA TRASPORTO

Erano principalmente di due tipi: il comballo, un barcone a fondo piatto e la gondola (nulla a che vedere con quella veneziana), simile al comballo ma di forme più aggraziate e marine, è forse un’evoluzione delle antiche barche da pesca. Le loro misure arrivavano ai 26 metri di lunghezza con portata fino a 100 tonnellate ed avevano il fasciame cucito con un sistema originale di chiodi in ferro. Entrambi i tipi avevano una vela quadra, stretta ed alta a ferzi verticali, la più efficiente sul lago, dove l’alternarsi dei venti a ore fisse della giornata – la Breva e il Tivano – consentiva di navigare sempre in poppa. Le gondole montavano spesso i tipici cerchi ricoperti da un tendone per riparare dalle intemperie persone e merci.

LE BARCHE DA PESCA

I pescatori ci vivevano anche a bordo. Le nav o navet erano le più grandi mentre i batel, più piccoli e slanciati avevano un equipaggio di soli due uomini. Come le barche da trasporto erano costruite in fasciame di castagno dello spessore di 4 centimetri cucito con chiodi in ferro e montavano la struttura con tre cerchi collegati in alto da un travetto longitudinale per sostenere il tendone. E’ la forma diventata classica per le barche nell’iconografia locale: oggi sono chiamate  “Lucie”, ben note perché descritte da Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi.

LE BARCHE DEL CONTRABBANDO

Il contrabbando è stata un’attività che ebbe importanza non secondaria per l’economia del lago e, prima dell’avvento della motorizzazione, si svolgeva su scafi a remi e la competizione con i finanzieri aveva un certo sapore sportivo. Tabacco e caffé provenienti dalla Svizzera e trasportati dagli spalloni attraverso le valli Intelvi o di Menaggio venivano traghettati fino al centro di smercio a  Lecco. Le “barche de sfrusà” erano “a perdere”, rigorosamente dipinte in nero e molto spartane ma veloci,  avevano gli scalmi imbottiti in modo da non fare rumore ma i “fuoriscalmo” metallici (i breghett) erano fissati alla battagliola con dei galletti per poterli smontare rapidamente in caso di abbandono del mezzo.

LE BARCHE A REMI

Museo di Lario - sala delle barche a remi.

In primo piano due inglesine, ossia le barche derivati dagli skiff che i turisti inglesi a metà dell’800 avevano portato dall’Inghilterra per allietare le loro vacanze lacustri . Appese alla parete di fronte una canoa “canadese” dei cantieri nautici Solcio di Lesa sul Lago Maggiore. È una imbarcazione molto eclettica in quanto poteva essere usata anche a vela con due derive laterali e un timone all’estrema poppa

Costellato fin dal XVIII secolo da numerose e splendide ville patrizie  con spettacolari giardini – la più famosa è  la Villa Carlotta di Tremezzo, già appartenente alla famiglia imperiale di Sassonia – nella metà di XIX secolo il lago di Como divenne uno dei centri turistici più rinomati e di lusso, frequentato da clientela internazionale. Furono gli inglesi a portare sul lago le prime barche a fasciame sovrapposto (clinker). Gli artigiani locali l’hanno saputo copiare molto bene costruendo lance a due e tre rematori, di linea molto aggraziata e slanciata, dotate di comodi sedili e baldacchino sotto ai quali possiamo immaginare signore invelettate  che navigavano per godersi il fresco durante le calde serate estive.

Il museo raccoglie anche alcune preziose gondole di tipo veneziano ma costruite sul lago da maestranze venete: Ferdinando Taroni aprì nel 1790 uno “squero navale” a Carate Lario scrivendo sul suo manifesto pubblicitario

…per costruire ogni genere di barche avendo imparato l’arte presso l’Arsenale di Venezia, sotto la direzione del Conservatore dei Pubblici Modelli, Angelo Albanese..

Il cantiere Taroni esisteva ancora nel 1935.

Gondola veneziana costruita sul Lago di Como

Nella foto a sinistra una interpretazione locale della gondola veneziana, la barca più prestigiosa e di lusso del ‘700, usata anche nelle famiglie importanti di tutta Europa, Lago di Como compreso

Interpretazione gondola veneziana del 1700

Facendo riferimento a quanto detto per la foto precedente è anch’essa una gondola veneziana che curiosamente anziché a Venezia è stata costruita sul Lago di Como, quasi sicuramente dal cantiere Ferdinando Taroni che alla fine del ‘700 si è spostato sul Lago di Como da Venezia portando le sue conoscenze di maestro d’ascia, “conoscenze apprese all’arsenale di Venezia sotto la guida del conservatore dei pubblici modelli Angelo Albanese”. Mentre lo scafo è stato costruito sul Lago di Como il felze quasi sicuramente è stato importato da Venezia.

Le forme delle gondole lariane non rispettavano quelle classiche ma erano adattate alle esigenze del lago: senza felza, la garitta anticamente ricoperta di felci per ripararsi dal sole, non asimmetriche, più stabili e a 4 rematori, conservavano il tradizionale ferro di prua.

Un tipo più recente ma più piccolo e senza ferro, con due rematori in piedi con due remi ciascuno (a voga lariana) diventò il principale mezzo di trasporto fra le ville contigue prima della comparsa dei cosiddetti “vaporini”, barche da passeggio già a vapore trasformate a benzina nel secolo scorso e impiegate, prima del completamento della strada costiera,  per il collegamento con le ville che si affacciano sul il lago, tutte dotate di darsena privata. Ne museo ve n’è una ventina, alcune sono con la ruota del timone piazzata longitudinalmente a murata a fianco del timoniere e con una cabina vetrata per gli ospiti e sedili imbottiti capitonné; una ha perfino un piccolo locale toilette con relativo WC.

Un battello più grande, per trasporto passeggeri del 1897 e salvato dalla demolizione, è uno dei primi a elica a differenza degli altri battelli del lago, alcuni ancora oggi con ruote a pale.

BARCHE A MOTORE

Oltre ai “vaporetti “ citati dianzi il museo ospita molti altri motoscafi. Si possono ammirare un centinaio di scafi con motore fuoribordo, molti da corsa, Vi sono pure un centinaio di entrobordo da turismo, fra cui i primissimi Colombo e Riva,  nonché molte imitazioni costruite sul lago. Fra essi uno scafo MTSM (Motoscafo da turismo silurante modificato) già previsto come mezzo d’assalto per la Marina, poi trasformato dopo la guerra in battello da diporto. Vi è pure una quarantina di scafi entrobordo da corsa, molti dei quali hanno corso la famosa “Pavia-Venezia”, che illustrano il percorso evolutivo di questi mezzi, fino ad arrivare ai “tre punti”, di cui è esposto uno dei primi esemplari. Vi sono anche alcuni esempi di idroscivolanti con elica aerea.

Curiosità del museo l’Amphicar, un’autovettura anfibia costruita in serie in Germania dalla DKW su progetto dell’Ing. Trippel, con due eliche  e le ruote anteriori che fungevano da timone. Il motore è un Triumph inglese da 1147 cc. di cilindrata.

Sala Museo di Lario dei motoscafi da corsa più recenti

Sala dei motoscafi da corsa più recenti.

Possiamo individuare in primo piano col numero 16 un motoscafo costruito dal cantiere Abbate nei primi anni ’60 e motorizzato con un Daimler 2 litri e mezzo 8 cilindri a V. E’ un motore inconsueto che sembrava fatto apposta per correre nella categoria fino a 2500cc di cilindrata. Lo scafo è stato costruito in legno e completamente resinato sin dall’originale. È uno dei primi tentativi del cantiere Abbate di carena a V con i pattini. A sinistra in mogano vediamo un altro motoscafo importante. È il “Ribot I”, la barca preferita dall’ormai defunto Guido Abbate, con cui lo stesso Guido vinse due Cento Miglia del Lario. Monta un motore BPM particolarmente curato dal signor Botta e/o dal signor Pulicelli titolari operativi, in modo tale da poter essere performante ed affidabile. Come quasi sempre a quell’epoca i motoscafi da corsa, come questo “Ribot I” quando per l’età diventavano non più competitivi, non venivano buttati via ma convertiti in brillanti motoscafi da turismo veloce. Sulla destra la barca bianca è il “L22”, la barca di Levi costruita da Colombo che tu ben conosci. Di fronte, dietro al “Ribot”, c’è il “007”, barca quasi gemella al “Pucci II”.

È un’altra costruzione di Giacomo Colombo anch’essa dei primi anni ’60 e anch’essa con una carena ibrida costruita nel periodo di conversione tra gli scafi monoedrici e quelli a V profondo. Lo “007” è forse il motoscafo del museo che personalmente amo di più.

Quattro punti dal cantiere Taroni di Stresa, Lago Maggiore

Nella foto è rappresentato un quattro punti fuoribordo costruito dal cantiere Taroni di Stresa, Lago Maggiore.

Come spesso capita, essendo troppo in anticipo sui tempi, non ha avuto successo. La costruzione è comunque tipicamente da barca da corsa leggera ma nello stesso tempo molto robusta.

Stessa foto dei motoscafi da cora più recenti - Il primo motoscafo a sinistra era un prestito di anni fa ed ora non è più esposto nel museo

È la stessa sala illustrata nella foto precedente.

Il primo motoscafo a sinistra era un prestito di anni fa ed ora non è più esposto in museo.

MOTORI

La raccolta di motori FB di Pianello – più di 300 pezzi alcuni ancora funzionanti – è straordinaria. Alcuni sono pezzi unici e sono da notare un De Giorgi a due cilindri contrapposti, che si poteva ruotare, come molti moderni,  di 360° per la retromarcia,  un Dell’Orto, alcuni Elto, un Archimedes di una ditta italo-svedese, un Laros e uno dei primissimi Evinrude importato dagli Usa. Quasi tutti di potenze modeste, si avviavano a mano e, prima dell’invenzione della cordicella avvolta attorno al volano avevano sul medesimo soltanto un pomello sporgente di alcuni centimetri che fungeva da manovella. Una versione di De Giorgi si può considerare il primo entro-fuoribordo, con il piede che attraversa la carena. Due prototipi elettrici anticipavano di quasi un secolo una tendenza destinata ad affermarsi in un prossimo futuro.

Una sezione del museo è destinata al tentativo dei fratelli Leto di Priolo di battere il record mondiale per scafi FB fino a 1000 cc. Il loro originalissimo motore subì varie trasformazioni finché il record venne conquistato dopo sei anni di tentativi.

Fra i motori entrobordo, molti di derivazione automobilistica e marinizzati da artigiani locali, vanno ricordati quelli della ditta Angelo Proserpio di Bellano, a testa calda ad olio pesante: il bicilindrico da 18 cavalli pesava ben 1350 kg.

Museo di Lario esposizione di moltissimi motori fuoribordo presenti nella struttura storica

Rappresenta un gruppo dei numerosi motori fuoribordo posseduti dal museo. I più significativi sono:

un “Evinrude” che vediamo, secondo da sinistra, sul cavalletto più lontano sul volano vi è il vistoso manettino d’avviamento. Forse è il più antico in nostro possesso è stato costruito da Ole Evinrude sicuramente prima della II guerra mondiale. Pochi anni dopo cioè aver iniziato la commercializzazione di questo nuovo sistema di propulsione. Nel primo anno ne ha venduti ben 25 esemplari. Il terzo, sempre da sinistra vicino all’”Evinrude” di cui sopra vediamo un rarissimo motore da corsa a 4 tempi, due cilindri contrapposti di costruzione della ditta Vanoni di Gallarate, ormai chiusa da tempo.


Impianto lubrificazione esterna motore americano dei primi del 900'

Nella foto a fianco è rappresento l’impianto di lubrificazione esterna (di chiara derivazione macchina a vapore) di un motore americano costruito o ai primi del ‘900 o forse anche alla fine dell’800 dalla casa americana Buffalo.

Notevole un piede poppiero della Cabi Cattaneo a due eliche controrotanti, che all’epoca (anni Trenta) non fu brevettato per motivi di segreto militare. Questo tipo di propulsore venne poi reinventato dalla Volvo Penta una ventina d’anni più tardi ottenendo il grande successo che gode tuttora.

Piede Cabi-Cattaneo1 foto A. Soccol Piede Cabi-Cattaneo foto A. Soccol

Piede Cabi-Cattaneo 2 Barchino esplosivi MTM

BARCHE A VELA

Deliziosa la sezione destinata alle barche a vela, con molte barchette da diporto assai eleganti,  per contro affatto competitive. Vi si trova però anche “Merope” lo Star in legno con cui Agostino Straulino conquistò la medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1952 e di cui si erano perse le tracce. E’ stato restaurato dal cantiere Lillia, proprio a pochi passi di distanza da Pianello.
Interessanti Cisco, un skimming dish importato dall’Inghilterra nel 1890, con randa aurica e già dotato di un avvolgifiocco nonché Spindrift, un “plank on edge” costruito nel 1896 dal cantiere Thames Yacht Building  su progetto di Linton Hope, regalato al museo dall’ultimo armatore,  comandante Cesare Bettega. Entrambi antesignani dei moderni velocissimo skiff e dei 18 piedi australiani.

Deliziosa la sezione destinata alle barche a vela, con molte barchette da diporto assai eleganti,  per contro affatto competitive. Vi si trova però anche “Merope” lo Star in legno con cui Agostino Straulino conquistò la medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1952 e di cui si erano perse le tracce. E’ stato restaurato dal cantiere Lillia, proprio a pochi passi di distanza da Pianello.

Interessanti Cisco, un skimming dish importato dall’Inghilterra nel 1890, con randa aurica e già dotato di un avvolgifiocco nonché Spindrift, un “plank on edge” costruito nel 1896 dal cantiere Thames Yacht Building  su progetto di Linton Hope, regalato al museo dall’ultimo armatore,  comandante Cesare Bettega. Entrambi antesignani dei moderni velocissimo skiff e dei 18 piedi australiani.

MATERIALE VARIO E ICONOGRAFICO
Nel museo ci sono raccolte di oggetti particolari, come le collezioni di timoni e quella di scalmi e scalmiere di ogni tipo. Esso raccoglie pure una grande quantità di letteratura: esistono in archivio 10.000 diapositive e 3000 foto, 200 volumi di autori diversi, 5000 documenti vari, nonché alcune centinaia di riviste nautiche che documentano la storia della nautica.

FUTURO

Il Museo è alquanto decentrato, essendo Pianello Lario collegato al capoluogo solo con saltuari servizi autostradali. I locali, (ex filanda) non sono obiettivamente adatti a un’esposizione del genere, anche per mancanza di spazio tant’è vero che, oltre ai reperti esposti, che ne sono moltissimi altri immagazzinati ed in stato di abbandono.

Anche quelli esposti sono affastellati e con poco spazio per poterli esaminare dettagliatamente.

Purtroppo, non essendo in regola con la normativa di sicurezza vigente, il museo è attualmente chiuso al pubblico.

E’ un vero peccato, perché esso meriterebbe una ben diversa fruibilità, spazi più adatti e una migliore accessibilità. Sarebbe auspicabile l’intervento di uno sponsor che consenta la riapertura dei museo, fossanche in un’altra località del lago.

Ci auguriamo che i problemi trovino una soluzione degna, nella speranza che fra i lettori di AltoMareBlu la voce si diffonda.

Le foto pubblicate nel presente articolo sono di Gian Alberto Zanoletti.
Le foto del piede Cabi-Cattaneo e del barchino esplosivo sono di Antonio Soccol  (gennaio 2009)

Articoli Barche Classiche

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7 commenti
  1. Giacomo Vitale
    Giacomo Vitale dice:

    Gentile Luca Frigo,

    ci occupiamo di barche a motore e non penso possiamo esservi d’aiuto per queste due barche d’epoca da canottaggio che, mi sembra di capire, vorreste vendere.

    Tuttavia, se ci fornite qualche altra informazione la aggiungiamo a questa vostra richiesta, sperando ci possa essere qualche interessato che la legga e vi contatti.

    Purtroppo di più non possiamo fare, si tratta di un settore tanto diverso dal nostro in cui non conosciamo nessuno.

    La ringraziamo comunque per averci contattato!

    Cordiali saluti,
    Giacomo Vitale

  2. luca frigo
    luca frigo dice:

    Sono Luca Frigo, allenatore di canotaggio e altro. Abito a Laveno di Mombello e presso la Canottieri Cerro abbiamo due barche d’epoca, una tre a sedili fissa fine anni 800-900 ed una a otto del 1913/20 che correva per la Canottieri Cerro e Intra ed ha vinto nel campionato Italiano femminile ed altre gare importanti che stiamo cercando con i vari parenti del paese se vi dovesse interessare fateci sapere qualcosa.

  3. Martino Marangon
    Martino Marangon dice:

    Visitate la mostra “Sommo Lago”,

    alla Ca’ Rossa del Parco Paradiso a Chiavenna, riguardante il Pian di Spagna e Lago di Mezzola attraverso mappe d’epoca e documenti storici.

    E’ possibile chiedere un eventuale successivo trasferimento presso il Museo.

  4. Giacomo Vitale
    Giacomo Vitale dice:

    Gentilissimo Efrem Guidi,

    il suo commento ci giunge molto gradito ed assicuro che è condiviso da tutti noi di AMB ed è un peccato che queste testimonianze storiche della nostra Marineria, raccolte con intelligenza ed ottima competenza, giacciano “segregate” in quei locali che Lei visitò anni fa, senza che nessuno possa ammirarle, capendo imparando, studiando la storia che ogni reperto conservato racchiude in se.

    Purtroppo, come dice l’autore del pezzo Vittorio di Sambuy, quei locali in cui sono stipati tanti reperti storici, non rispondono alle recenti norme di sicurezza a tutela del pubblico di visitatori…
    Speriamo che qualche sponsor tecnico del settore possa fare qualche cosa in merito… non dico nulla… incrocio le dita e speriamo bene!…

    Grazie per tutto quello che dice di AltoMareBlu e non possiamo altro che tentare di trovare la giusta soluzione… Ovviamente, in questa circostanza ne daremo notizia su queste pagine.

    Cordiali saluti,
    Giacomo Vitale
    AMB

  5. Efrem Guidi
    Efrem Guidi dice:

    Buongiorno,

    ho avuto modo di visitare il museo una decina o forse più di anni fa e ne conservo un suggestivo ricordo.

    Mi aveva fatto da guida un simpatico vecchietto raccontandomi storie di contrabbandieri e Guardia di Finanza… di merci portate a spalla dal confine e caricate su barche a remi per raggiungere di notte la sponda opposta… secondo me, di alcune ne era anche stato anche protagonista… di gare e record che guardando i mezzi su cui erano stati realizzati, ti chiedevi se i protagonisti fossero estremamente coraggiosi o semplicemente dei pazzi e questi sono quelli che ci piacciono di più… storie umane, vere, tangibili, semplicemente emozionanti.

    Altre volte ho cercato di tornarci, ma come detto, è chiuso al pubblico e non mi è stato più possibile, un vero peccato. Chissa se in futuro riusciremo a visitarlo di nuovo, magari in vista dell’EXPO 2011? In fondo non è molto lontano da Milano… che qualche cantiere illuminato possa cogliere l’opportunità di immagine e comunicazione offerta… mha, speriamo.

    Vi ringrazio per le belle cose che mi state facendo scoprire.
    Saluti, Efrem Guidi

  6. JUAN FAVA
    JUAN FAVA dice:

    MUY buena informacion.

    Soy Juan y amante de la nautica. Necesito saber de la venta de un motor BPM de 160 hp que se colocaban en las lanchas en la decada del 60 y que tambien fue usado en autos., ejemplo el cisitalia, Soy secretario del MUSEO NAUTICO ARGENTINO. Donde estamos preparando una muestra entre el 1 al 10 de abril en Buenos Aires. Les hare llegar fotos.

    Gracias por la informacion que puedan suministrar,

    los saluda,
    JUAN

    Cerco una corretta informazione. Sono John appassionato di nautica. Necessita di conoscere della vendita di un motore BPM di 160 HP che fu montato sulle barche nel decennio degli anni ’60 ed è stato utilizzato anche per le auto, esempio Cisitalia. Sono il segretario del museo nautico Argentino, dove stiamo preparando una mostra dal 1 al 10 aprile a Buenos Aires. Ti manderò le foto.
    Grazie per le informazioni che può fornire.
    Saluti
    JUAN

  7. Cristian Scagnelli
    Cristian Scagnelli dice:

    Complimenti per il museo, un vero peccato visti i gioielli rappresentati.

    Oggi è sempre più difficile trovare locali adatti a basso costo per esporre dei pezzi da museo cosi importanti.
    Nel mio piccolo stò cercando esemplari del Cantiere Lugaresi e ne ho trovati diversi. Spero di poter portare avanti questa mia idea di mettere insieme splendidi scafi d’epoca.

    Complimenti ancora e sarei interessato a visitare privatamente i locali.

    Grazie e buon lavoro!
    Cristian Scagnelli

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