Una vita tra gli oceani di Olivier de Kersauson

di Alberto Pezzini

Gli incredibili racconti di un uomo straordinario senza radici

Prendere il mare è tutto tranne una fuga; è, al contrario, una disciplina fatta di regole. Decidere di andare a cavalcare le onde è una conquista e per conquistare bisogna partire. È la straordinaria tentazione dell’immensità. Il mare è il cuore del mondo.

Voler visitare l’oceano, è andare a conoscere i colori dell’assoluto. Mi è sempre sembrato indecente di non voler andare a vedere il mondo, dappertutto. Avevo bisogno di partire per tutti gli oceani del modo, di scoprire tutti i porti…Per me, é vitale: più si è dentro al mondo, più bisogna percorrerlo.

La solitudine non è necessariamente confortante, ma mi riporta alle mie azioni e mi conduce a essere in perenne trattativa con me stesso. Non sono mai stanco della solitudine ed è spesso difficoltoso uscirne fuori. Essere solo mi permette di uscire da me stesso e di sentirmi inebriato dal silenzio.

Ho sempre pensato che avevo il dovere di vivere le mie avventure in mare per tutti quelli che avevano sognato di farlo e non avevano potuto! Sono sempre stato ben consapevole delle mie possibilità.  Dunque, la mia eleganza, la mia nobiltà, è di “andare verso il rischio.

Una vita tra gli oceaniOlivier de Kersauson è uno dei navigatori francesi più conosciuti al mondo. Dopo dieci anni a fianco di Éric Tabarly, è diventato il più grande cacciatore di record oceanici. Per la prima volta, con questo libro, svela se stesso.

Un libro è un libro. Punto. Talvolta non trasmette più di tanto. Altre volte può farti sentire il rombo dell’oceano. Come una conchiglia che da bambino ci si metteva all’orecchio. Quindi non è vero che un libro è soltanto un oggetto. Dipende da quello che ci metti dentro e da come lo fai. Se lo fa un uomo con due occhi come cocci aguzzi di bottiglia ed una vita scambiata con la solitudine sui mari di notte e dentro di se, quelle pagine di libro sono grilli di primavere dentro un pugno d’inverno.

Ocean’s Songs (2008) si intitolava proprio così, in originale, quando era stato pubblicato i Francia per i tipi de Le Cherche Midi. Oggi appare per la prima volta in Italia con il titolo Una vita tra gli oceani. Lui è Olivier de Kersauson, una specie di mito francese, anzi bretone, che ha solcato tutti i mari senza perdersi mai, tanto che Le Figaro lo considera un eterno fanciullo.

Arriva da una famiglia bretone e nobile, gelosamente conservatrice, che lo mette in collegio fino a quando non può prendersi la vita in mano. Si imbarca giovanissimo con uno dei capitani di mare più leggendari del planisfero, Eric Tabarly, con cui effettua il servizio militare nel 1967 sulla sua goletta, Pen Duick III (19 metri).

Due anni dopo – ed ha già visto i mari della terra, dal Baltico a Sydney – si imbarca sempre con il capitano di vascello Tabarly sulla goletta Pen Duick VI (21 metri). Con le funzioni a bordo di secondo, sente il mondo per quanto è grande: Tenerife, San Diego, San Francisco, Los Angeles, Honolulu, Hawaii – Tahiti Nomea.

  • Nel 1974 è ancora secondo di Tabarly sul Pen Duick VI (23 metri) che è casa sua, sulle onde. Diventa responsabile delle vele e della sicurezza a bordo. Compie la Regata Withbread attorno al mondo perché lo vuole toccare.
  • Nel 1978 – 1980 compie la Route du Rhum in solitario. Sente il mare scorrere in mezzo al sangue e sotto pelle. Il salso diventa una specie di respiratore meccanico supplementare. A terra si sente come l’albatro di Baudelaire. A vederlo, un po’ torreggiante come un Depardieu un filo smagrito, ed un po’ goffo nei movimenti, appare davvero come un grosso uccello che annaspi in strada. Diventa di un’eleganza senza pari soltanto quando si leva sul mare, di notte, di giorno, senza respiro e senza dormire.
  • Nel 1985 – 1987 fa il Record del giro del mondo (Brest – Brest) in solitaria per tre capi.
  • Nel 1993 – 1995 fa il record del mondo in multiscafo.
  • Nel 1996 – 1998 è suo il record del mondo senza assistenza e senza scalo. Nel 2000 – 2002 costruisce la sua seconda casa, il trimarano Geronimo (33 metri), una specie di aliante d’acqua, che usa le onde come se fossero cavalli a motore capaci di infondergli cinghiate di energia pura.
  • Nel 2003 – 2006 è suo il Trofeo Jules Verne per due volte ed il record del giro dell’Australia senza scalo.
  • Nel 2007 – 2008 tutti i mari del mondo non gli bastano più.

Di lui esistono alcune raccolte di detti celebri, anche contro le donne, che certi buontemponi hanno raccolto spigolandoli dai suoi libri. Usa un’ironia che taglia e non fa ricrescere ciò su cui si è abbattuta. Compagno di una vita inimitabile che ricerca fin da giovane con voracità:”Certi amano fare i soldatini di piombo fino a un’età avanzata. Io non ho amato che il regno del mare e le sue barche”. Nemico delle convenzioni di terra, fino a rischiare di apparire cinico o sfrontato verso ciò che gli uomini ritengono giusto o inevitabile:”Sono un animale umano che rifiuta le lacrime. Sono per me come tutti gli indirizzi scritti sulla carta spiegazzata che poi perdo”.

L’esperienza di De Kersauson gli consente anche di infrangere certi tabù considerati intoccabili, come quello del naufragio, che – secondo lui – oggi non è più tale. Si tratta di una concezione non soltanto influenzata da uno sviluppo dei mezzi a disposizione (e dalla conseguente diminuzione del rischio), ma anche da una consapevolezza maturata sulle onde, dove gli uomini possono morire. E per cui si giunge alla conclusione che rinunciare – come ha scritto ormai anche Simone Moro per l’alpinismo più estremo, ossia quello invernale – non è una vergogna ma una nuova conquista dell’uomo. Un segno di un nuovo coraggio risvegliato, più sensibile e più avvertito di quanto non fosse quello del passato, più cieco e ricco di pregiudizi.

Per lui la vera vita, o almeno quella che si è scelto senza un rimpianto, è quella sul mare:

E’ una vita densa quella del marinaio, una vita piena e sfregiata dalle cicatrici

Dopo che la moglie è trapassata, ha forse ancora di più sentito quanto importante sia la voce del silenzio. Di lui, uomo abituato a certi spazi mai abbastanza finiti,si può dire che la moglie morta sia stata il vero centro di libertà. Un faro a cui si sentiva legato da un filo di seta, deciso a non tagliare mai, nonostante l’altezza delle onde.

Dopo di lei, De Kersauson, che forse appartiene a quella categoria di uomini che usano il dolore per migliorarsi, ciò che ormai conta – di fronte alla nostra inevitabile mediocrità di uomini – è la misericordia:”la tenerezza e l’emozione davanti all’impotenza dell’altro”.

  • Libro: Una vita tra gli oceani
  • Pagine: 260
  • Formato: 145×210
  • Prezzo: € 16,00
  • Anno: 2010
  • ISBN: 978-88-97173-02-1

L’immagine in licenza CC da Olivier de Kersauson Wikipedia.

Articolo prodotto p. g. c. dell’autore.

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