Rivista Marittima

Rivista Marittima – Maggio 2012

Rivista Marittima

Una suggestiva immagine della nave scuola AMERIGO VESPUCCI
in navigazione a vele spiegate

EDITORIALE

Dal pepe al petrolio: 700 anni di lotte per l’accesso alle materie prime

Il nostro sistema scolastico è uno dei migliori del mondo e consente a buona parte dei cittadini Italiani di poter sempre contare su una buona base di cultura generale invidiata all’estero. Tuttavia, occorre una certa maturità per sapere correlare discipline differenti e arrivare a farsi un ‘idea chiara della multidisciplinarità e della stretta connessione che esiste tra ciò che abbiamo studiato in momenti e luoghi differenti.

L’abitudine acquisita durante i nostri corsi di storia dalle elementari alle scuole superiori di mandare giù a memoria una mole enorme di date e di nomi classificati in momenti storici separati allo scopo di superare gli esami può provocare nel lungo periodo difficoltà di sintesi e di comprensione generale del mondo in cui viviamo con il conseguente rifiuto di tutto ciò che apparentemente non ha un ‘influenza diretta sulla nostra attività lavorativa e sui nostri interessi individuali.

La prima vittima di questa netta separazione di discipline come la storia, la geografia la filosofia, la letteratura, l’economia, la scienza, la matematica e la religione è la consapevolezza dell’essenza del mare, quale via di comunicazione fondamentale sia per lo scambio delle merci sia per lo scambio culturale.

Per quale ragione i fratelli genovesi Vivaldi alla fine del XIII secolo si evventurarono oltre le colonne d’Ercole con buone probabilità, cosi come si verificò, di non fare più ritorno? Come è possibile che Lanzarotto Malocello agli inizi del secolo successivo tentò la stessa impresa pur sapendo che chi ci aveva provato prima non era tornato? Chi ci spiega che la scoperta delle Canarie nel 1312 da parte di quest’ultimo servi da trampolino di lancio nel secolo successivo a chi circumnavigò l’Africa e a chi, sempre di Genova, scoprì il continente americano al punto da poter paragonare tale impresa alle missioni dell’uomo sulla luna?

Soltanto oggi grazie alle ricorrenze promosse dal Comitato Malocello in occasione dei 700 anni dalla scoperta delle Canarie si inizia a riflettere sull’importanza dell’evento, trascurato dai libri di storia, non soltanto dal punto di vista della navigazione, ma anche filosofico: oltre le colonne d’Ercole si potevano incontrare altre isole! Quindi il marinaio poteva allontanarsi, spinto dai venti, dalla costa africana, senza il timore di non riuscire a tornare indietro.

È un pò come vincere la forza di gravità! Nuove isole e arcipelaghi gli avrebbero consentito di fare acqua e viveri e di decidere di tornare indietro o di continuare verso un ignoto che era sempre meno misterioso. Il marinaio non era più soltanto nelle mani di Dio, ma dell’astronomia e del calcolo trigonometrico: che la terra fosse sferica si era compreso dall’antichità. Ora si trattava di mettere in pratica i calcoli matematici e attraverso il mare si sarebbe giunti nella lontana Cina e in India senza dovere combattere contro i mongoli. Questa è la vera rivoluzione alla base della nostra civiltà!

Come riflettere su tali argomenti se in buona parte dei nostri libri di storia si inizia a parlare dei primi navigatori nel ‘400 inoltrato e poco prima dell’avventura di Cristoforo Colombo, vista come un punto di discontinuità storico che divide il Medio Evo dall’età modema? Nei capitoli relativi al 200 e al 300 il mare non esiste. Possiamo trovare vari approfondimenti sulla cattività avignonese, le lotte per l’investitura, la scomunica dei templari, le lotte tra guelfi e ghibellini, la guerra dei centanni, ma pochi cenni sulla navigazione e sul commercio, sia terrestre sia marittimo.

La battaglia della Meloria diventa una data da ricordare a memoria giusto per passare un test e per rammentare che Genova sconfisse Pisa nel capitoletto dove si accenna alle repubbliche marinare senza comprendere la reale importanza delle città di mare italiane nell’evoluzione della civiltà europea attraverso lo sfruttamento delle vie di comunicazione marittime e terrestri.

Quanto costava e quanto costerebbe ancora un sacco di pepe o di chiodi garofano che per aromatizzare la selvaggina sul tavolo del re di Francia doveva percorrere migliaia di chilometri a dorso di cammello tra il lontano Oriente e il Mar Nero? Di qui via mare fino a Venezia o Genova e poi via fiume e a dorso di asino lungo le pericolose vie tetrestri, attraversando le Alpi fino a giungere a destinazione sfruttando i percorsi fluviali dell ‘Europa del Nord?

Senza contare che tutto il percorso terrestre era soggetto al capriccio delle popolazioni locali: mongoli, tartari e turcomanni. Raggiunta l’Europa cristiana, occorreva pagare dazi e gabelle ovunque considerando le centinaia di regni, città stato, feudi, le migliaia di strade, sentieri, valichi, ponti e dogane soggette a pedaggi. Del sacco iniziale quanto pepe arrivava infine a Tours o a Londra?

Quindi chi riusciva a raggiungere l’India via mare e a trasportare il carico finale a destinazione sopravvivendo alle tempeste e agli assalti dei pirati poteva campare di rendita per tutta la vita con un solo viaggio di due o tre anni andato a buon fine. Del resto non esistevano altri sistemi di conservazione della vivande e senza il pepe e il commercio delle spezie con l’Oriente l’Italia non avrebbe raggiunto il primato nella produzione degli insaccati. Noi non siamo conosciuti soltanto per la Ferrari, ma anche per il prosciutto ed i salami che incidono ancora in buona misura sul nostro PIL.

Oggi le spezie si trovano a prezzo irrisorio sugli scaffali dei supermercati; hanno perso la loro valenza strategica soppiantate dalle celle frigo. Ma il gas e il petrolio, necessari alla nostra economia di trasformazione, continuano a giungere a noi, in buona parte, attraverso le due vie tradizionali del pepe: una terrestre, identica all’antica via della seta e una marittima, anch’essa pressoché invariata a parte l’apertura del canale di Suez. Qual’ è delle due quella che comporta meno rischi di chiusura e diritti di pedaggio, in attesa che altri Malocello trovino soluzioni alterative?

Patrizio Rapalino

SOMMARIO

PRIMO PIANO

  • Il ruolo della Marina nel quadro della ristrutturazione dello strumento militare
    Luigi Binelli Mantelli
  • Cambia la Francia: cambierà l’Europa?
    Alessandro Corneli
  • Il Mar Giallo non è solo cinese
    Pierpaolo Ramoino
  • Verso un mondo multipolare
     Massimo Iacopi
PANORAMICA TECNICO-PROFESSIONALE
  • I sottomarini classe «Virginiax della US Navy
    Pietro Batacchi
  • La flotta Mercantile svizzera
    Gabriele Faggioni

SAGGlSTICA E DOCUMENTAZIONE

  • Guerra e pace nel pensiero contemporaneo
    Renato Ferraro
  • Marinai e spie
    Enrico Cemuschi

STORIA E CULTURA MILITARE

  • Bandiere
    Mariano Gabriele
  • Il caso dell’Ancona
    Carlo De Risio

RUBRICHE

  • Osservatorio internazionale
  • Marine Militari
  • Nautica da diporto
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