Navigare la Storia – di Francesco Marrella

National Historic Ships – UK non vuole chiudere le imbarcazioni antiche nei musei. 

Mira, al contrario, a mantenerle in attività promuovendo un approccio assolutamente nuovo per salvaguardare il patrimonio navale e stimolare l’economia.

Come si può facilmente immaginare l’Inghilterra ha da sempre fondato il suo potere, forza militare, difesa e commerci sul controllo del mare. La storia delle isole britanniche è strettamente connessa allo sviluppo della loro cultura marittima. Più la marina cresceva, più la Nazione si rafforzava.

Il patrimonio marittimo rappresenta dunque una parte fondamentale della identità britannica.

natura morta di un velaio, da Lucy Harris a-sailmakers-still-life-by-lucy-harris

A sailmakers still life by Lucy Harris

Attenzione al dettaglio Sarah Stirling

Attention to detail Sarah Stirling

Le connessioni fra Storia e mare sono innumerevoli e includono una grande varietà di oggetti e situazioni. Ne sono prova le molte istituzioni che proteggono specificatamente tale patrimonio, come del resto è possibile trovare qualche connessione con il mare anche in tutti i musei che di patrimonio marittimo non necessariamente si occupano.

Basti pensare a dipinti, mappe, oggetti, libri, statue ed anche la stessa lingua inglese, nella quale termini legati alla marineria sono talmente usati che se ne sono perse le origini… ma le navi?

Sorprendentemente l’oggetto più ovvio a cui pensare parlando di cultura marittima viene spesso tralasciato. È raro vedere un modello di nave in un museo, ed è ancora più difficile imbattersi in una vera e propria barca.

Tale lacuna non è imputabile ad un generale disinteresse, ma a ad una serie di problemi connessi alla conservazione ed esposizione di oggetti tanto inusuali.

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© By Gabriel Clarke

Di varia natura sono le difficoltà connesse alla conservazione di uno scafo: la stazza, le abilità e saperi necessari, le peculiarità dei diversi materiali e l’alta deperibilità del legno.

Tutte queste caratteristiche uniche rendono necessario anche un ingente quantitativo di denaro. Come è dunque possibile difendere un tanto complesso, quanto costoso patrimonio? Usandolo; mantenendo a galla il maggior numero possibile di imbarcazioni storiche.

National Historic Ships – UK opera in questa direzione come organizzazione di consulto per il governo inglese, finanziatori e tutti coloro che hanno a che vedere con scafi di valore storico. Il ruolo che l’organizzazione svolge è fondamentale nel fornire una chiara direzione ad un settore che, sebbene non sia stato ufficialmente istituzionalizzato, riconosce la propria esistenza.

National Historic Ships – UK rappresenta dunque un elemento di novità su due piani interconnessi.

L’organizzazione è un ottimo esempio di come gestire con successo un patrimonio culturale sconfinato e complesso. Il settore della marineria storica è infatti composto da una galassia di proprietari privati, associazioni ed istituzioni culturali che sarebbe impossibile raggruppare ed organizzare in una struttura centralizzata e costosa.

La presenza di una istituzione guida ha invece creato un senso di appartenenza, rappresentando l’esistenza di una connessione fra tutti i membri del settore.

Inoltre National Historic Ships – UK è prova della bontà di un approccio che potremmo definire di “conservazione attiva”.

Ciascun oggetto prodotto da un Essere Umano è il risultato materiale di una fitta rete di saperi, caratteristiche del territorio e circostanze storiche.

Una volta che tale oggetto viene messo in una teca in un museo esso vien irrimediabilmente strappato dalla cultura che lo ha prodotto e di conseguenza anche i saperi artigianali necessari per usarlo, ripararlo e mantenerlo cominciano a scomparire.

Per questo motivo National Historic Ships – UK offre mezzi e risorse per far navigare il maggior numero di imbarcazioni storiche, in modo da mantenere in vita la cultura che le ha generate ed i saperi ad essa connessi.

Deckhands di Chrissie Westgate, Cat D Deckhands-by-Chrissie-Westgate-cat-D

Deckhands di Chrissie Westgate, Cat D Deckhands © by Chrissie Westgate cat-D

Dettaglio

© Final adjustment by Mark Groocock, Cat B

Negli ultimi anni l’organizzazione ha proseguito ulteriormente su questa particolare metodologia, conscia dell’importanza di una sostenibilità economica in anni di disponibilità ridotte.

Sin dal 2009 lo schema Flagship Of The Year premia con un riconoscimento ufficiale ed un finanziamento le imbarcazioni registrate sul National Register of Historic Vessels sulla base del loro programma annuale di coinvolgimento del pubblico tramite partecipazione a festival, regate, dimostrazioni, crociere e programmi educativi.

Jack Duncan at work in the Old Hay Dock boatyard, Lerwick, Shetland

© Jack Duncan at work in the Old Hay Dock boatyard, Lerwick, Shetland

Il premio in denaro per il vincitore della categoria nazionale e regionale deve necessariamente investito in lavori di miglioramento dell’imbarcazione.

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Nel biennio 2014-2015 il progetto Shipshape Heritage Training Partnership, finanziato dall’Heritage Lottery Fund, ha formato 10 giovani in operare, manutenere e conservare imbarcazioni storiche.

Il percorso di formazione non ha coinvolto solo i dieci potenziali futuri professionisti ma anche cinque imbarcazioni, un museo e un cantiere navale.

Sfruttando al meglio l’impatto diffuso, il progetto SHTP sta sviluppando un fondamentale stimolo per l’intero settore della marineria storica inglese, generando interesse, nuove connessioni e sinergie.

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bryony stokes deck caulking on south star

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Ninety and still helming by Chrissie Westgate

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Consci che il settore della cultura è composto tanto da una sfera accademica quanto una economica, collegate e dipendenti l’un l’altra, l’organizzazione opera come connessione fra le due.

Gli esempi presentati in precedenza mostrano l’effettiva possibilità di utilizzare il patrimonio culturale quale risorsa per stimolare l’economia e viceversa.

Professionisti con specifiche conoscenze sono necessari per operare e conservare imbarcazioni storiche ed è altrettanto necessario che queste barche continuino a navigare per conservare ed utilizzare tali mestieri tradizionali.

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© Up Periscope

© Up Periscope

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Alberta on the blackwater © by Chrissie Westgate

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© To the jib sheet by philippe saudreau cat

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Reminder © by Wendy Leech

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© Thistle by Wendy Leech

Falmouth Classics Regatta Race 2014. Many boats including Pilot Cutters, Working Boats, Sunbeams and many more racing June 2014

© Falmouth Classics Regatta Race 2014. Many boats including Pilot Cutters, Working Boats, Sunbeams and many more racing June 2014

Falmouth Classics Regatta Race 2013

© Falmouth Classics Regatta Race 2013

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Maria racing to victory colne match 2014 © by David Chandler

Reaper in the Firth of Forth

© Reaper in the Firth of Forth

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Edme windpower © by Robert Dalrymple

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My Alice racing down the colne © by David Chandler

PS Waverley heading down the Clyde

© PS Waverley heading down the Clyde

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© Big sky by lee fisher

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Wind and rain marjorie turns in the r stour © by David Chandler

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Repetor on the swale © by Kyle Abingdon

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Jolie brise begins the fastnet 2013 © by Donna Taylor

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Waverley steaming up the clyde © by Gary Bradley

SAILING HISTORY’

National Historic Ships – UK doesn’t want to close the historic boats in museums.

By contrast, It aims to maintain them on sail, promoting a radically new approach to conserve the maritime heritage and stimulate economy.

As can be easily understood Britain based much of its economic power, military strength, defence and trade on the control of the sea. The story of the British Isles is deeply entrenched with the development of her maritime culture. The more developed its Navy, the more the Nation grew strong. The maritime heritage represents a fundamental part of the British identity.

The connections between history and the sea are multiple and include a huge variety of things. Many are the museums which look after this specific section of heritage, as well as, in basically all the museums not specifically focused on the marine world, is possible to find some straight connection to the sea. Think about paintings, maps, objects, books, statues, and the English language in which sea terms are so much in everyday usage that their origins have been forgotten… But what about the ships?

Funnily enough the more obvious object to think about while engaging with the maritime heritage is often overlooked. It is rare to see a ship model in a museum, and it is even more difficult to come across a real boat. This lack isn’t due to a general disinterest, but to several problems related to the protection and display of similar unusual objects.

There are several issues connected to the conservation of ships: the size, the specific set of skills required, the peculiarities of the different materials as well as the huge perishability of wood. All these unique features also require a huge amount of money. How is it then possible to defend such a challenging and expensive heritage? Using it; keeping as many historic vessels as possible afloat. National Historic Ships UK operates as an advisory body for the Government, funding bodies and all the people who have to deal with historic ships.

The role the organisation plays is fundamental to keep a clear guidance on a whole sector that, despite not being institutionalized, independently acknowledges its existence.

National Historic Ships UK represents for this reason a remarkable element of novelty on two interconnected levels. The organisation is a good example of how to successfully manage a widespread and complex heritage. The historic sailing sector is composed by a galaxy of private owners, trusts and cultural institutions. It would therefore be impossible to group and organize them in a structured, centralized and, consequently, expensive system.

The presence of a head institution, however, creates a feeling of belonging and represents the presence of an existing connection between all of the sector’s members.

Secondly, National Historic Ships UK is the proof of the effectiveness of what we can call as an “active conservation” approach. Every human-made object is the material outcome of a tight immaterial network of knowledge, geographic features and historical circumstances. Once an artifact reaches the case of a gallery it becomes irreversibly detached from its cultural background and, consequently, also all the specific skills necessary to use, repair and maintain it start to decay.

For this reason National Historic Ships provides tools and resources in order to keep afloat as many vessels as possible, in order to maintain alive the culture that generated them and the connected specific knowledge.

The organization in recent years has moved even further down this particular methodology, aware of the importance of an economic sustainability in years of shrinking budgets and cuts. Since 2009 the Flagship Of The Year scheme awards a grant and official recognition to vessels which are on the National Register of Historic Vessels on the basis of their seasonal audience engagement programmes through festivals, demonstrations, offering on-board cruises, quayside visits, educational programmes, participation in races and similar activities. The monetary prize for the winner of the National and Regional category has to be invested on the boat.

In 2014-2015 the Shipshape Heritage Training Partnership project, grant-aided by the UK Heritage Lottery Fund, provided specific training in operating, maintaining and conserving historic vessels to 10 young people (for more information please check the previous number of Arte Navale). The training programme involved not only 10 new potential skilled workers but also 5 partner vessels, including a museum and a boatbuilding college. Capitalising on this wide impact, the SHTP project is developing as a fundamental stimulus for the whole British historic sailing sector, generating interest, new connections and synergies.

Acknowledging that the heritage sector is composed of an academic and an economic side, which are linked and dependant one to the other, the organisation acts as connection between the two. The two examples above shows that is possible to use the heritage as an asset to stimulate economy and vice-versa.  People with specific skills are needed to operate and conserve an historic ship, as well as it is necessary to keep afloat historic crafts to conserve and use specific skills.

National Historic Ships – UK after many years of activity is still showing how is possible to sensibly find a balance between academic research and economic sustainability, saving and creating Culture.

“Tutte le immagini che accompagnano l’articolo hanno partecipato al National Historic Ships – UK Photographic Competition” e sono protette da copyright

Contatto Francesco Marrella: [email protected]

 

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2 commenti
  1. Giacomo Vitale
    Giacomo Vitale dice:

    Assolutamente d’accordo con te Tealdo e mi batto da anni per far capire a questa classe politica purtroppo ignorante ed incapace sull’argomento e non solo… perché come in Inghilterra lo stato garantisce fondi ed occupazione in questo comparto che poi è la memoria storica del settore nautico.

    Immagino da sempre borghi marinari dove possano esserci botteghe come una volta sono nate barche da lavoro, da regata ecc.. straordinarie. Inoltre, penso che i vecchi strumenti di lavoro sono certamente stati superati dai nuovi macchinari elettrici o pneumatici, ma funzionano sempre e senza assorbire energia, quindi con olio di gomito, inquinamento zero e costo zero.

    Credo che dobbiamo batterci per mantenere viva questa tradizione che dando anche posti di lavoro, potrebbe evitare che giovani appassionati si debbano trasferire in un altro paese, vedi l’Inghilterra, non solo per lavorare, ma per esercitare la propria passione!!

  2. Tealdo
    Tealdo dice:

    Finalmente un intervento che illustra molto bene l’importanza della salvaguardia di un patrimonio storico, culturale, nautico.

    La nautica d’epoca non è solo un divertimento per vecchietti o ricconi che non sanno come buttare i soldi, ma un vero business economico, particolarmente interessante proprio in tempi come questi.

    Dispiace solo che per trovare un’occupazione degna, l’autore sia dovuto andare all’estero, mentre da noi si parla molto ma si combina poco, Speriamo che alla luce dei tanti cambiamenti che stanno avvenendo in questo anni, alcuni molto positivi, ci siano miei compatrioti che si diano una “mossa”.

    Purtroppo dispiace dirlo che anche mio figlio è andato all’estero a lavorare, come anche il mio bisnonno: corsi e ricorsi storici ed economici.

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