Marine aperte o chiuse?

di Vittorio di Sambuy

Sono sorte in tutto il Mediterraneo numerose strutture portuali dedicate al diporto, i cosiddetti marina. A differenza delle banchine portuali convenzionali, nei marina sono disposte, in corrispondenza dei posti d’ormeggio, delle colonnine per l’erogazione di acqua, energia elettrica, nonché in molti casi anche di linea telefonica. Nel marina di Ashkelon (Israele) c’è perfino una presa di corrente a bassa tensione modulata per contrastare le correnti vaganti del porto.

Oggi la maggior parte delle imbarcazioni da diporto viene costruita con casse di raccolta delle acque nere: sarebbe ora che i marina si attrezzassero adeguatamente con impianti di aspirazione per il loro smaltimento. E di consentite l’ormeggio alle barche più vecchie, sprovviste di casse, solo dopo che esse si siano attrezzate adeguatamente. Ciò allo scopo di evitare l’inquinamento delle acque del porto ma anche delle spiagge dinanzi alle quali tali barche danno fondo.

Lungo le banchine di molte marine esistono boutiques, bar, ristoranti e ciò le rende particolarmente attraenti per il variegato movimento turistico che ne consegue.

Però in queste marine, che si definiscono aperte, come Varazze e Porto Rotondo, il guardianaggio diventa spesso problematico e la sicurezza, in primis antifurto, non è garantita.

La presenza di pubblico estraneo nelle vicinanze della banchina può anche disturbare gli yacht che vi sono attraccati che, specie in occasione di regate, sbarcano il materiale esuberante, depositandolo in banchina. Inoltre, per chi cena in pozzetto con la poppa in terra, è fastidioso avere dei curiosi che si fermano a contemplare il pasto.

Quando l’ ormeggio dev’essere stanziale molti armatori preferiscono fermarsi in marine più protette, dove ai pontili si accede solo varcando un cancello chiuso a chiave. Sono le cosiddette marine chiuse, o semichiuse se vi è ammesso l’accesso di autoveicoli con telecomando per le sbarre: Esempi di marina semichiuse sono “Puerto Olimpic” di Barcellona e il nuovo “Marina di Olbia]”, dove al posto barca corrisponde anche un posteggio riservato per l’auto.In queste strutture c’è all’ingresso una barriera con guardiano e il servizio di sorveglianza, 24 ore su 24, è più rigoroso.

Purtroppo i marina chiusi diventano in pratica dei garage e l’assenza di una “vita” a terra li rende tristi e poco accoglienti. Un esempio di marina chiuso è Port Canto a Cannes; la nuova soluzione adottata a Puerto Tarraco di Tarragona (Spagna) è interessante ma ancora poco acquisita. La zona di ormeggio vi è infatti completamente isolata con barriere a cristalli e porte di sicurezza in modo che il pubblico possa comunque ammirare gli yacht mentre il canale di accesso a mare è sbarrato e si apre solo dopo un controllo degli addetti.

Il dilemma massima sicurezza o banchine frequentate è una scelta obbligata di ogni armatore. Va peraltro notato che un furto parziale (strumenti e suppellettili di bordo) si può facilmente organizzare dall’acqua, avvicinandosi con un gommone che anche durante il periodo in cui i ladri svaligiano l’interno della barca, può apparire innocente come il tender di servizio.

Nei marina hanno spesso la loro sede i club nautici, quasi sempre dotati di ristoranti. E’ ovvio che i soci vorrebbero le sale tutte e solo per loro ma spesso il bilancio del gestore chiede di poter accogliere commensali anche non soci. Questa esigenza è stata assai bene risolta nei club spagnoli. Perfino nel Real Club Nautico di Palma di Maiorca, frequentato dal Sovrano, che vi ormeggia abitualmente i suoi yacht, esiste una sala “foresteria”dove sono ammessi sia gli armatori sia gli equipaggi degli yacht di passaggio ma pure estranei. Una variante potrebbe essere la soluzione dei soci temporanei, stagionali o anche per periodi più brevi, attualmente allo studio allo Y.C. Porto Rotondo.

Questo breve excursus pone delle domande le cui risposte possono essere diverse a seconda delle circostanze ambientali,: è evidente che allo Yacht Club Italiano di Genova, situato all’interno della zona doganale del porto, l’accesso è limitato ai soli soci ma fa specie che tante marine aperte come il porto nuovo a Porto Cervo, siano ridotte a una rimessa di scafi disabitati mentre nella vicina Poltu Quatu, dove in banchina ci sono bar e ristoranti, c’è movimento fino a tarda notte.

V. di Sambuy

Articoli Correlati

Lascia un commento:

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *