Valeria Serra: Uso di mare, quando l’amore per il grande elemento diventa arte

di Valeria Serra

Nei giorni scorsi vi abbiamo presentato il nuovo libro di Valeria Serra “le parole del mare” nel quale vi avevamo annunciato che avremo presentato in un articolo dedicato la collezione privata delle creazioni di mare che questa straordinaria scrittrice ha composto con le sue mani e prima ancora con i suoi occhi, riuscendo a vedere quei legni speciali erosi dalla sabbia, dai cristalli di sale e dal movimento del mare, che lei stessa ha raccolto lungo spiagge che ama moltissimo e che spesso percorre in lunghe e piacevoli passeggiate.

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3 commenti
  1. angelo
    angelo dice:

    Magia non è soltanto agitare la bacchetta e… tutto ciò e assai facile per qualsiasi fata! Magia è altresi l’idea del genio o dell’artista di vedere e immaginare come semplici oggetti rifiutati? Restituiti dal mare, una volta messi insieme e trasformati possano magicamente diventare una reltà evocativa.
    Grazie a tutti per esistere.

  2. Marcy
    Marcy dice:

    Straordinaria artista! Splendidi capolavori di arte e natura!

    Che meraviglia!
    Grazie per questo dono di rara bellezza che ci offri, Valeria, quando guardiamo queste tue micro-barche.

  3. Tito Mancini
    Tito Mancini dice:

    Trovo “geniale” l’ispirazione di Valeria Serra.

    Ciò che per noi sono semplici pezzi di legno che il mare ha depositato sulla spiaggia, per lei si trasformano in navi, pesci e quant’altro abbia attinenza con il mare. La sua intuizione di non modificarne la struttura ma, solamente assemblare questi legni e materiale di corollario in semplici composizioni, ha dello sbalorditivo.

    Non mi sembra il caso di “scomodare” Jung e la sua “sincronicità” ma, questa forma di “arte naturale”, rivela il profondo rapporto particolare esistente tra l’esecutrice delle opere, “Valeria Serra” e la natura stessa. Immagino le sue lunghe passeggiate in riva al mare, la ricerca, l’individuazione e l’imbarazzo della scelta di questi legni biancheggianti come ossa abbandonate sulla spiaggia.

    Quante volte abbiamo raccolto conchiglie sulla spiaggia, magari vergognandoci anche un pochino di quell’atto infantile, ne abbiamo osservati a lungo i colori e la levigatezza, abbiamo fantasticato, poi, prima di lasciare la spiaggia, le abbiamo abbandonate nuovamente sul litorale. Noi purtroppo, non siamo “genii ed artisti” quindi, la nostra cultura ci porta a considerare solo determinati aspetti collegati alla “natura” come ad esempio: l’inquinamento.

    Brava Valeria Serra per aver saputo tramutare in forma artistica, un materiale non proprio “nobile” come dei semplici pezzi di legno trovati sulla spiaggia ed averci fatto comprendere che anche la “natura” è arte.

    Tito Mancini

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