Stiamo inseguendo Mike/Sierra di Maurizio Mainardi (quarta puntata)

GdF - Stiamo inseguendo Mike - Sierra

III CAPITOLO
Vedetta V1679

gdf V 1679 Power Marine 50 nodi

gdf V 1679 Power Marine 50 nodi

Passammo il mese di Agosto in avaria per colpa di un sensore dell’olio e arrivati a metà Settembre mi sbarcarono dalla V.5002….

Mi ritrovai a terra a fare il piantone fino a dicembre. I primi di quel mese Alessandro, il motorista della V.1679 fu trasferito e la vedetta si ritrovò senza un uomo…

La V.1679 era un Corbelli tipo Power Marine, il primo tipo costruito dall’ing. Corbelli. Infatti era senza cupolino, scappottato come dicevano i contrabbandieri, lungo cinquanta piedi, era un po’ ridotto male perché era passato dalla squadriglia di Manfredonia a Bari ed i vari equipaggi non l’avevano mantenuta come un gioiello.

Dopo un‘accurata manutenzione sia in sala macchina che all’opera viva. Riuscimmo così a fargli raggiungere la velocità di quarantotto nodi con i serbatoi vuoti. Fuori dai denti… era uno degli scafi più lenti della stazione navale! L’ equipaggio era formato da Nicola che guidava, Raffaele il mio direttore per poco sulla V.5002, Piero come radarista e me. Eravamo tutti e tre giovani, mentre io ero addirittura il più “vecchio“.

Nicola era nato nel mio stesso anno, ma due giorni dopo. Tutti nella stazione Navale non avrebbero scommesso una ”sigaretta“ su di noi. I colleghi più anziani ci appellavano “la barca della scuola guida”. Ma bando alle dicerie… ci fu subito intesa fra di noi e posso affermare senza ombra di dubbio che passai il periodo più bello della mia permanenza nella Guardia di Finanza!!

Quando fu formalizzato definitivamente il mio imbarco, la V.1679 era sullo scalo senza motori, Raffaele e Piero erano in licenza, Nicola passava la mattinata alla stazione navale, mentre io mi rimontai i motori da solo con l’aiuto dei colleghi del s.a.t.m.m. (i meccanici specializzati). Avevo una gran paura di aver montato qualcosa male, poiché era la prima volta che vedevo quei motori. La mattina che del varo ero molto preoccupato… ma i motori andarono benissimo…solo una cosa avevo sbagliato… avevo invertito le eliche!!! Forse era pure normale, visto che era la prima volta che mi trovavo a montare quattro eliche in un solo scafo..

Il primo servizio lo facemmo intorno al 15 Dicembre e tutto filò liscio. A dire il vero, uscendo quel pomeriggio guardai i miei compagni e pensai che eravamo quattro ragazzi che forse non avevano molta esperienza per esser mandati da soli ad inseguire motoscafi con sopra chissà che tipo di malviventi! Appena ci ritrovammo in mare aperto a correre tra le onde vidi i faretti, le palle di cima per terra, altre cime sfuse, i parabordi, una radio sgangherata… pensai: “Ma dove ci presentiamo“. Non nego che pregai pure, sperando di non incontrare scafi sulla nostra rotta!!!

17 Dicembre 1997
Era la seconda uscita che facevo con la nuova barca a cui ero stato assegnato. Piero non venne e fu sostituito da Michele. Il pomeriggio non prometteva nulla di buono, il mare era un po’ mosso… ma uscimmo lo stesso. Eravamo da soli e per questo decidemmo di rimanere in zona. Verso sera, mentre stavamo pendolando davanti a Polignano, vediamo un’eco a circa tre miglia …al buio. (Il radar della V.1679″ era uno dei primi tipi e non era molto potente, batteva gli scafi a meno di tre miglia). Penso potrebbe essere buono! Mi comincia a salire l’ adrenalina e mi tremano le gambe. Mi organizzo e controllo se le cime delle palle sono attaccate alle bitte. Provo il faretto e mi appiccico al sediolino mentre ci avviciniamo piano all’eco. Siamo ormai ad un miglio dallo scafo, ma non si vede niente…

Pronti ad illuminare! Io sto dietro a Nicola sul lato sinistro dello scafo, con il faretto puntato nel buio ed il dito pronto sull’ interruttore, siamo ormai a mezzo miglio e la tensione si fa alta. Sul radar l’ eco appare proprio con la sagoma di uno scafo… Squilla un telefonino che interrompe la tensione e Raffaele, come se venisse da un’altra realtà dice: “Pina sta
per partorire, “l’hanno portata in ospedale“. Ma che c’entra? “Ok Raffy… ora dobbiamo prima vedere questo!“ Siamo quasi sull’ eco. Non si vede niente di niente… Nico mi dice di illuminare… e illumina un segnale da pesca! Tutto si scioglie rapidamente e la tensione si dissolve… Nicola dice di reggersi.

Torniamo a tutta birra agli ormeggi e lasciamo Raffy che scappa a vedere nascere il suo primogenito Luca. Ma noi dobbiamo continuare il servizio e prendiamo a bordo Filippo e usciamo di nuovo.

Dopo un breve giro ci fermiamo davanti a Bari. E’ ormai mezzanotte ed il mare si sta ingrossando, anche il freddo sta aumentando. Guardo il cielo limpidissimo… Umidità e vento freddo, il Maestrale soffia forte… ma che stiamo ancora a fare qui? Non potremo rientrare? Squilla il telefono di Nico: è la sala operativa: qualcuno ha segnalato uno scafo davanti a Torre a Mare. Seeh buonanotte! Non ce ne andiamo più a casa, penso. Andiamo a vedere.. motori in moto e rotta verso Torre a Mare! Arriviamo quasi al punto ed effettivamente il radar batte qualcosa, ci avviciniamo, E’ al buio… Non sarà mica il segnale di prima? No, quello era a Polignano, dieci miglia più giù….. Ci avviciniamo e l’ eco si muove…Tutti pronti ed io di nuovo con il faretto e con l’adrenalina che mi arriva di colpo fin dentro gli occhi.

Cento metri… “Accendi“ mi dice Nico… E’ lui, lo scafo, è un Napoli e dista una cinquantina di metri da noi!! Si gira con la prua verso il largo, fa una mezza virata ed accelera a tutto gas. Vedo bene lo scafista, lo vedo benissimo, ci fa “ciao, ciao“ con la mano. Nico accelera e gli si mette dietro, mentre lo scafo fa un salto… rallenta … c’ e’ troppo mare per correre! Anche noi facciamo un bel salto e ricadiamo pesantemente sul mare e mi sento le budella che mi sfiorano i piedi… Riaccelleriamo di nuovo insieme, mentre dal fianco dello scafo si cominciano a vedere le casse di sigarette che volano in acqua. E’ sul mio lato… illumino il fianco dello scafo e vedo una targa con la scritta “SANTINO”… il soprannome dello scafo.

Poi illumino la faccia dello scafista. Lui si ripara dalla luce con il braccio e fa cenno di “NO“ con il dito… forse sta cercando di farmi capire che non lo devo accecare!!! Infatti Nico mi urla “Illumina solo la prua!!“ Illumino solo la prua e la vedo altissima… Un’ onda più grande ha fatto impennare lo scafo… accidenti, è quasi perpendicolare al mare, mentre vedo lo scafista che quasi non tocca più con i piedi sul fondo della barca. Rallentiamo di colpo per non prendere anche noi quell’onda ma il rumore assordante dello scafo che ricade sulle onde copre il rumore dei motori. Un’ennesima ondata ci ricopre la prua. Un centinaio di litri di acqua ci finiscono addosso e ci inzuppano i giubbotti! Michele intanto sta avvisando la sala operativa, ma non riesco a sentire niente di quello che dice.

Filippo è fuori dal seggiolino, ha in mano una palla e la sta per lanciare. Io non riesco a muovere neanche un dito, anzi solo quello che ha acceso il faretto. Sono completamente paralizzato dall’adrenalina o forse dalla paura. E’ la prima volta che mi ritrovo “faccia a faccia“ con uno scafo alla stessa altezza….alla stessa velocità! Ho davanti ai miei occhi l’immagine dello scafo semilluminato, ma la scena si vede benissimo… il mare che scorre tra noi e lo scafo come un fiume pieno di schiuma, le persone a bordo che sono indaffarate, chi butta le casse delle sigarette, chi guida e guarda di fianco, avanti… chi si regge terrorizzato…come me! Tutto intorno il buio.. nero assoluto non vedo neanche più le luci della costa… vedo solo la scena fantastica che è resa sfuocata dagli spruzzi che si sollevano dalle carene delle barche che essendo in alto bagnano noi e le stesse barche!!!

Riusciamo a passare davanti allo scafo, la palla è in mare, si srotola, ma lo scafo vira ed evita di prenderla… Di nuovo un’accelerata, di nuovo un volo ed istantaneamente penso che questa volta ci sfracelliamo!!! Ancora cinque minuti di pazzia e sono accontentato. Nico rallenta, lo scafo è davanti ed ha guadagnato una trentina di metri“.
Direi che come primo inseguimento può bastare! “Già perché è il primo inseguimento di Nicola ai comandi di uno scafo e ci fermiamo ad avvisare la sala operativa.

Mi conto le ossa e vedo se stanno tutte al loro posto e ci diamo un cinque per la felicità di aver fatto buttare a mare e quindi di riportare un risultato di servizio alla faccia di tutti. Recuperiamo una ventina di casse di sigarette. Poche, ma l’importante è che le riportiamo. Rientriamo verso le sette e disponiamo le casse sulla banchina a fare bella mostra!!! Siamo euforici e la Stazione Navale si comincia a popolare di colleghi che increduli guardano e ci fanno i complimenti! Forse d’ora in poi non ci chiameranno più “Scuola Guida”.

23 Gennaio 1998
Quel giorno il mare era mosso e quindi rimanemmo agli ormeggi senza mollare, ma verso le otto la sala operativa ci chiese di fare un giro a Fesca, proprio fuori al porto di Bari, perché c’ era puzza di scafo. Quando il mare era mosso i contrabbandieri azzardavano di più a sbarcare, poiché sapevano che le vedette non uscivano e che anche se c’era un eventuale inseguimento noi non potevamo durare molto. Infatti, lo scafo carico di sigarette era molto più pesante e quindi reggeva bene il mare. Le vedette che erano scafi vuoti, erano più soggette a “volare“ con il mare grosso. Gli scafi erano stati progettati anche in funzione di questo!

Comunque dopo la chiamata della sala, ci prepariamo senza farci accorgere troppo da eventuali pali che dal molo di fronte agli ormeggi nostri ci avrebbero potuto tenere sotto controllo. Oltre a coloro che stavano di “guardia“ per le pattuglie, nelle serate di mare mosso e con le nostre vedette pronte agli ormeggi, c’era chi controllava anche noi. Se doveva scendere uno scafo dalle parti di Bari noi eravamo tenuti sotto controllo per dare il via libera agli scafi. Verso le otto e trenta ci richiama la sala operativa e ci conferma la presenza di uno scafo a Fesca. Molliamo gli ormeggi a luci spente e solo a due motori, per non far sentire neanche il rombo.

Arrivati a metà porto accendiamo gli altri due e in velocità ci dirigiamo verso il punto. Stiamo quasi all’imboccatura quando battiamo un’eco che dirige verso Giovinazzo, verso Nord, a forte velocità. I nostri sotterfugi non sono bastati, i pali ci hanno visto ed hanno avvertito lo scafo che se ne sta andando. Proviamo  ad andargli dietro poiché sta costeggiando. Quando arriviamo a circa tre miglia dopo Fesca, lo scafo che fino ad allora stava andando parallelo alla costa mette la prua verso il largo proprio verso il Maestrale. Noi gli arriviamo quasi ad un miglio e mezzo di distanza, recuperando facilmente, ma appena mettiamo la prua fuori ci accorgiamo di come è forte il mare… facciamo qualche salto, tanto per capire… e desistiamo dall’inseguire.

Torniamo a lento moto verso casa, ma all’altezza di…Fesca, appunto, c’è una piccola eco quasi a terra.. sarà qualche pescatore… con questo mare? Ci avviciniamo, guardiamo ma non si vede nulla… “dai illumina…” è un gommone, un gommone che inizia a fuggire appena capisce chi siamo. “Seguiamolo“… continuo ad illuminarlo e ….butta delle cose a mare… casse di sigarette!!! Era il gommone usato dai contrabbandieri per trasbordare le sigarette dallo scafo a terra. I gommoni venivano frequentemente usati per fare il trasbordo specialmente quando il mare mosso non permetteva l’attacco a terra dello scafo o in zone dove lo scafo stesso non poteva arrivare.

Ecco perché lo scafo non era fuggito subito verso il largo: ci stava attirando lontano dal gommone! Il gommone sale verso nord vicinissimo alla costa in modo che noi non possiamo raggiungerlo. Intanto Nino che sostituisce Piero al radar lancia le note per radio alla sala operativa ed alle pattuglie a terra. Dopo una mezzoretta che faceva su e giù per la costa, tra Santo Spirito e Fesca, il gommone si butta in una specie di caletta . Tre persone scendono di corsa e salgono su di una piccola scalinata affianco ad una villetta… uno cade, gli altri gli passano sopra, un’ altro perde il cappello rosso… Li vediamo salire sulla scogliera e dileguarsi nel buio. Intanto forniamo dettagli sul punto in cui ci troviamo alla sala operativa e chiamiamo al nostro comandante: “Ci serve un gommone nostro per prenderlo“.

Dopo una mezzora arrivano i nostri, disincagliano il gommone contrabbandiero e lo affiancano a noi. Nino e Raffaele ci salgono sopra, mentre Orazio viene con noi: “ Ci sono una trentina di casse davanti a Fesca “dice Orazio e così ci mettiamo alla ricerca delle sigarette, con l’ aiuto anche dei gommoni, ma dopo un’ora di perlustrazione non troviamo niente: qualche barchino le avrà recuperate sicuramente! Torniamo verso casa e all’entrata del porto ci troviamo davanti la scia di sigarette . Una cassa dietro l’altra in fila indiana Poi, il mare mosso con la corrente aveva spinto le casse a più di un miglio dal punto in cui erano state buttate. Le recuperiamo e rientriamo zuppi ed infreddoliti, ma contenti !!!

8 Febbraio 1998
Quel pomeriggio usciamo con la “V.1683″, uno scafo ex contrabbandiero americano chiamato BAIA. E’ ancora giorno e ci troviamo all’altezza di Sa’ Velletri a circa venti miglia dalla costa, rallentiamo e ci affianchiamo. Mentre ci scambiamo qualche battuta, all’orizzonte si vedono due barche, sembrano grosse, saranno pescherecci…

Continuiamo a chiacchierare. “Si sono affiancati.. perché non vai a vederli?“ dice Vito?. Nicola mette in moto e ci avviciniamo alle due barche. Arriviamo a due miglia da loro e Raniero che è uscito al posto di Raffaele prende il binocolo e scruta l’ orizzonte…. “So’ due pescherecci!“ e passa il binocolo a Nico che guarda anche lui nel binocolo… la voce di Nico cambia di tonalità: “Due pescherecci a forma di Corbelli!!!“, butta a terra il binocolo e mette a tutta forza i motori.

All’ improvviso l’adrenalina riempie la barca: Piero chiama Vito, io corro sottocoperta e caccio tutte le palle che trovo, Raniero lega le cime alle bitte. Intanto i due scafi, altro che pescherecci, si sono accorti di noi e partono uno verso Nord, uno verso Sud. Nico prende quello che sembra più alla nostra altezza, un Termoli tutto bianco, che appena si accorge di essere lui l’inseguito comincia a buttare a mare le casse di sigarette. La “V.1683″ intanto sta inseguendo l’ altro scafo e non riesce a raggiungerlo. “Lascialo perdere, vieni da me che questo ha problemi… sta buttando a mare!!“

gdf V.1683

gdf V.1683

Non e’ ancora buio quindi ci possiamo gustare la scena dell’ inseguimento senza il problema dei faretti. Lo scafo non è veloce e riusciamo a passargli di prua facilmente… il soprannome è Michelangelo I e già si è preso tre cime quando arriva Vito… La 1683, uno scafo diesel, lascia un “baffo” cioè lascia dietro di se’ una colonna d’acqua generata dalle eliche. Quindi passando davanti allo scafo lo inonda completamente. Raniero si sta divertendo come un matto poiché lancia cime una dietro l’altra ed io mi sto divertendo a guardarlo. Lo scafo va sempre dritto e continua a buttare sigarette. Non vira.. Chi sa perché si sta prendendo tutte le cime senza cercare di evitarle.

Comunque le cime stesse stanno rallentando la sua velocità e “si fermerà.. perché le eliche si riempiranno di cime“, dice Raniero. Intanto si sta mettendo mare. Nel giro di due ore buttiamo tutto ciò che potevamo buttare sotto lo scafo, finanche le cimette d’ormeggio, ma il Michelangelo non ne vuole sapere di fermarsi. Si è fatto buio e sia noi che la 1683 abbiamo finito le cime. Piero dopo aver consultato il G.P.S. ci fa sapere che stiamo per raggiungere le acque territoriali del Montenegro. Chiamiamo per radio Vito e dopo neanche mezzora entriamo nelle acque montenegrine e siamo costretti a fermarci e lasciare il Michelangelo che ringrazia e torna a casa. Ha buttato però tutto il carico a mare. Recuperiamo tutto quello che possiamo e scappiamo verso casa per evitare di rimanere nella burrasca che si sta per scatenare.

8 Marzo 1998
Usciamo con la “V.1690″ un Corbelli ex contrabbandiero il cui soprannome era stato “Il pazzo”. La 90 era uno dei Corbelli più veloci che avevamo, quindi eravamo molto competitivi quella sera. Ci appostiamo in prima serata verso Torre Canne, ma dopo un paio d’ore Peppino ci chiama per radio: “Il Maestrale sta rinforzando, che vogliamo fare?“ E’ meglio tornare a casa, il mare non puo’ far altro che peggiorare e ritrovarci nella burrasca non fa piacere a nessuno.

gdf V.1690

gdf V.1690

Dopo mezzora stiamo navigando verso casa, ma all’altezza di Polignano il mare sembra calmarsi e così Nico rallenta e chiama Peppino: “Perché non stiamo un’oretta qui, visto che si può stare?“. Aggiudicato! E’ quasi mezzanotte e stiamo tutti insonnoliti, ancora un po’ e poi ce ne andiamo, penso tra me e mentre sto pensando sento un rumore lontano che mi distoglie dai pensieri… il rumore di uno ..scafo? ”Lo sentite?” chiedo agli altri. No, non si sente piu’! Vado al radar…niente..mah.. No …Eccolo… ed appare una eco grossa a Sud di Polignano, sale parallelamente alla costa verso Nord e verso di noi.

Sta a circa cinque miglia… sarà un peschereccio, per batterlo così grosso. Naviga moderatamente e si risente il rumore dei motori. Questa volta tutti lo sentono, anche Peppino che ci chiama e domanda: “ma vi state muovendo è quello a Polignano che fa sto rumore“ ci tranquillizza, ma l’ eco che prima si stava mantenendo parallelo alla costa ora punta a terra poco a Nord di Polignano. Come vediamo che punta a terra diciamo tutti contemporaneamente: “Andiamo a vederlo!“ La “V.1690” è più vicina e punta a terra, noi la seguiamo a circa un miglio e mezzo di distanza.

L’ eco sparisce nella costa! Ormai non ci sono più dubbi, è uno scafo! Peppino si ferma davanti al punto in cui è sparito lo scafo e comincia ad illuminare la costa. C’è una caletta… è “Cala Contessa“, dice Piero. Mi tremano le gambe, l’adrenalina mi sta facendo tremare tutto… lo scafo potrebbe uscire da un momento all’altro… Felicio dice per radio: “Ci sono due furgoni bianchi e della gente, ma dove sta.. e che aspetta ad uscire? Possibile che non era uno scafo? Ci cominciamo ad avvicinare alla costa anche noi, siamo ormai a neanche cinquanta metri da terra, illuminiamo anche noi la costa, ma non facciamo in tempo ad accendere il secondo faretto che per radio e contemporaneamente dalla bocca di Piero che controllava sul radar esce l’ urlo: “Eccolo, Eccolo!!!”

Un Frastuono pazzesco e lo scafo esce a tutta velocità dalla caletta in cui stava nascosto, ci passa vicino ci fa il bagno con una scia d’acqua. Lo illumino è un Corbelli, mentre dalle radio delle due unità di Peppino e Felicio si sentono urlare le posizioni dalla sala operativa, la “V. 1690” gli è subito a fianco e noi ci mettiamo dietro.

Comincia subito a buttare sigarette e vira di continuo. Peppino non gli fa mettere la prua fuori, ma non riusciamo a metterlo in mezzo e sta facendo girotondo. Si avvicina pericolosamente alla costa e poi si allontana, mentre Peppino è sempre alle sue costole. Finalmente riusciamo a metterlo in mezzo… lo scafo va dritto e sposta la prua alla sua dritta verso di noi… lo illumino… improvvisamente vedo la sua prua che di colpo si immerge fino a quasi la metà e la sua poppa contemporaneamente si alza e fa un giro di centottanta gradi!!!

Una colonna d’acqua, spruzzi dappertutto e l’ urlo delle eliche dello scafo che per qualche secondo non fanno presa nell’ acqua!!! Ha fatto un spin out!!! (straorzata o testacoda) Incredibile!! Una bestia di scafo del genere, sedici metri di vetroresina, nove tonnellate di peso che a quaranta nodi sull’ acqua fa un testacoda! Ma come diavolo ha fatto? Mi riprendo dalla visione e siamo dietro lo scafo.

Peppino sta cercando di mettersi di nuovo sul fianco, mentre e lui vira in continuazione per non farsi raggiungere da noi. Ci cominciamo ad allontanare dalla costa ed le onde alzate dal Maestrale ci fanno sobbalzare. Peppino vira affianco allo scafo ed insieme ci tagliano la rotta formando un’ onda che prendiamo di prua c… volo dell’ Angelo!!! Voliamo e ricadiamo pesantemente …che botta ragazzi!

Nico è uscito dal seggiolino ed io ho battuto le costole, ma non c’è tempo per contare i feriti. Lo scafo tenta un’ennesima fuga verso il largo, lo abbiamo di nuovo in mezzo e … di nuovo un testacoda pazzesco!!! Questa volta riesco a vedere lo scafista checon una certa disinvoltura effettua la manovra! Con quest’ultima manovra spericolata, lo scafo riesce a guadagnare abbastanza mare da aprirsi un varco verso il largo.

Siamo ormai a tre miglia da terra ed il mare qui si sente: “OK ragazzi, per me è abbastanza“ dice Peppino per radio e ci fermiamo anche noi. Lo scafo si è guadagnato la fuga ed a noi non resta che contare… le ossa, recuperare le sigarette e raccontarci quella manovra da vero “professionista”.

19 Marzo 1998
Di servizio con la serie A del momento: il guardacoste “G.79 Barletta” e la “V.1691” un Corbelli dei più veloci. Ci stavamo dirigendo a Sud in sfilata quando ci chiama il “Barletta” e ci dice che avanti a noi, a circa 8 miglia c’è qualche cosa di buono. Aumentiamo l’ andatura e ci facciamo guidare. E’ ancora giorno e da lontano riusciamo a vedere una scia che punta verso terra. “E’ proprio uno scafo!“ Lo puntiamo e scendiamo con lui guadagnando mare.

gdf V.1691

gdf V.1691

La “V.1691” è dietro di noi. Stiamo a circa 7 miglia da terra e lo scafo continua a scendere, è a 2 miglia da noi… ”Possibile che non ci vede?“ Rallenta, gli andiamo incontro… è ad un miglio… ma che razza di scafo è? Vediamo la poppa perché è girato verso terra.. gli siamo quasi addosso… si gira… “Ma è enorme!!! Che roba è? “Non è un Corbelli“ dice Piero. “Ah si… questo lo ha inseguito anche Roberto, è un Supertermoli!!! “ Non c’è tempo di fare commenti gli siamo vicini. Lui aumenta e sta per planare, ma gli giriamo intorno ed gli mollo una “bella“ palla di cima che non fa in tempo a srotolarsi perche’ si impiglia subito fra le sue eliche e si strappa dalla poppa nostra con violenza.

Gli siamo affianco e raggiungiamo subito la velocità d’inseguimento di 48 nodi… Leggo benissimo la targa con il sopranome “Franco”. Ci passa e ci sta lasciando, ma la “V.1691” gli passa dall’altro lato e gli fa prendere un‘altra cima. Rallenta vistosamente e dalla poppa si alza una colonna d’acqua, poi una serie di spruzzi, infine il getto torna normale… Ha macinato la cima!!! Ma ciò e’ bastato per farci recuperare. Lo scafo va dritto e punta il largo con rotta 0 – 60°. Ha ridotto la velocità a causa delle cime che a turno con la “V1691” gli continuiamo a buttare sotto. Mantiene però la stessa velocità. Non decelera più… quarantotto nodi fissi!!!

Intanto le radio impazziscono: il Barletta che avvisa la sala ci incita ad attaccare lo scafo, Piero che grida insieme a Gennaro che sta sulla “V.1681”. Lo scafo indolente continua la sua corsa dritto dritto, sembra quasi non gli diamo fastidio, non butta niente e neanche ci pensa!!! Dopo un‘ora e mezza la scena è la stessa: lo scafo che va dritto e noi che ci scapicolliamo a buttargli di tutto. Dalla “V.1691” si sente: “allontanatevi che gli buttiamo la cima d’acciaio!!!“ Beh, con la cima d’acciaio dovrebbe fermarsi… Eccola, si stende dalla “V.1691”.

gdf V.1681

gdf V.1681

E’ lunghissima, va sotto la prua dello scafo e gli sparisce sotto. Si sente uno stridio di ferro e nonostante il casino intorno dei motori e delle onde tagliate dalle prue si spezza la cima finale che reggeva la cima d’acciaio inabissabissandosi in direzione delle eliche dello scafo!!!..Aspettiamo.. maniente, niente di niente, “non gli ha fatto niente!!” Basta così ragazzi è una lotta a perdere! Lasciamo andare visto che è ormai a circa settanta miglia dall’Italia, perché qui il mare é abbastanza mosso ed ormai manca poco al Montenegro!!

29 Maggio 1998

Quella sera uscimmo con la “V.1693”, un Vitrosport ex contrabbandiero denominato “I Fatti Miei“. Ci manteniamo nella zona di Sa’ Velletri, la serata passa abbastanza noiosa e ci spostiamo ogni tanto per vedere se esce qualcosa di buono e proprio durante uno dei giri di perlustrazione ci chiama l’elicottero che sta passando sopra di noi, anzi lo chiamiamo prima noi : “Victor vedi che le piccole che hai sott’ occhio sono tue amiche! Meglio avvisarlo prima che ci illumini!!

E l’elicottero risponde: “ Va bene, va bene, proseguo per il mio… “Tanti Sierra” (saluti) e l’elicottero al buio si allontana verso Sud costeggiando e noi ci fermiamo davanti a Sa’ Velletri. Neanche cinque minuti e la Victor ci richiama domandando: “Ma chi c’è davanti a Torre Canne?“. Nessuno dei nostri, naturalmente!! Senza neanche rispondere, i motori della “V1679” già funzionano a mezzo regime e la prua già punta il faro della cittadina nominata dall’elicottero.

gdf V. 1679

gdf V. 1679

“Dacci la papa“ dice Piero alla radio, ma l‘elicottero non risponde, mentre lo vediamo che illumina uno scafo che sta andando verso il largo. E’ troppo distante da noi… saranno otto – nove miglia ed a giudicare dalla velocità, non lo raggiungeremo mai.
Rallentiamo e la Victor lo lascia perdere tornando indietro e illumina di nuovo verso terra. “Ma che sta illuminando?“ …Dalla radio si sente dire: ”Barchino carico” che dirige verso il porticciolo di Torre Canne!“ “Fulminacci!!!“ A tutta birra verso il punto. Eccolo lo vediamo, è un barchino tutto bianco, sarà lungo sei o sette metri..” però fila come un pazzo e non riusciamo a vedere se è carico, ma l’ elicottero ha detto di si. Lo illuminiamo e se la da a gambe…

Comincia a navigare lungo la costa verso sud e scende parallelamente alla strada. Intanto allertiamo le pattuglie che si mettono sulla strada che costeggia la costa. Qui è tutta sabbia… insomma è spiaggia, quindi non possiamo avvicinarci troppo alla costa perché rischiamo di rimanere insabbiati..“ . Il barchino si vede braccato anche da terra… Infatti, vedendo i lampeggianti delle pattuglie inizia a fare su e giù: tre miglia a Nord e tre miglia a Sud. Poi entra nel porto di Torre Canne e ritorna verso Sud.

Le pattuglie ad un certo punto si fermano semi impazzite. Noi dobbiamo proseguire a stargli dietro e dopo un’oretta di tiritera i due uomini che stavano a bordo della barca capiscono che devono abbandonare il mezzo e fuggire a piedi. Approfittando della lontananza delle pattuglie si buttano a terra con la barca che appena tocca il fondo si blocca. I due si buttano in acqua e guadagnano la riva a tentoni, dileguandosi nel buio tra le viuzze del paese. Le pattuglie tardano ad arrivare non riescendo a trovare l’entrata alla spiaggia. Così ci avviciniamo noi a terra e Piero sdraiato a prua, sonda il fondale con il mezzo marinaio.

Siamo vicini alla barchetta, Raffaele e Piero ci saltano dentro cercando si disincagliare il barchino, mentre noi con con la V.1679 ci allontaniamo. Raffaele scende in acqua dopo essersi arrotolato i pantaloni, per spingere, ma l’acqua che sembrava bassa gli arriva alle braccia.. Bagno completo per lui! Dopo mezzora bagno completo anche per i colleghi della pattuglia che sono arrivati ed hanno aiutato a disincagliare il barchino, che viene affiancato alla V.1679. ”Ma è vuoto“ dice Nicola. Al centro c’è una specie di scalino molto alto e lungo.

Dall’alto l’elicottero era stato ingannato ed aveva pensato che quello scalino era un mucchio di casse… Dalla radio intanto si sente: “Catturato barchino… vuoto di carico“. Comunque riportiamo un risultato di servizio, da aggiungere al nostro….curriculum!

2 Giugno 1998
La cattura del barchino ci caricò moralmente e volevamo prendere uno scafo, anche perché gli equipaggi delle altre vedette erano veterani e di scafi ne avevano presi molti. Quindi, anche se riportavamo sigarette, comunque eravamo ad un livello basso e dovevamo prendere uno scafo per dimostrare di poter competere anche noi al pari degli altri.

E‘ una giornata splendida e sono le quindici, orario in cui si arriva agli ormeggi per preparare la barca. Fa caldo e si suda tanto… Usciamo con la “V.1686” serie A e la V. 5002, mia vecchia barca. Abbiamo appuntamento con la “V5003” che arriva da Vieste e l’appuntamento è appunto dalle parti del Gargano. La sera arriva veloce, ma mentre accendiamo le luci, qualcosa non dell’impianto elettrico non va ed è saltato qualche fusibile… Ma, ripristinato il tutto, un motore non vuole partire. Riusciamo a metterlo in moto con l’aiuto di un cavetto elettrico che funge da parallelo… e comunque siamo li.

A metaà serata arriva una chiamata dal nostro comandante che ci riferisce una notizia sicura: deve scendere lo scafo alla Baia delle Zagare, proprio sul Gargano… ci appostiamo ognuno ai posti prefissati pronti ad allertarsi al minimo dubbio. Le vedette sono disposte nello spazio di mare come in un piano di battaglia. Verso mezzanotte la V.5003 di Vieste segnala un’eco sospetta che dal largo sta dirigendo verso la Testa del Gargano.

Noi, la “V.1686” e la 5002 ci troviamo più verso Manfredonia e ci dobbiamo spostare verso la sorella che ci ha allertato, ma al momento di partire il nostro motore ..non parte. “Abbiamo un problema… cominciate ad andare che vi raggiungiamo“. Piero e Raffaele si buttano in sala macchine a combattere con i fili che escono dal pannello elettrico per cercare di far partire il motore. Io che di elettricità capisco pochissimo mi metto al radar e ho sotto controllo gli spostamenti delle altre due vedette che stanno dirigendo verso Vieste. Se esce lo scafo adesso sarà una vera beffa per noi.

gdf V.1686

gdf V.1686

Vedo al radar le altre vedette che dirigono verso un’eco, il probabile scafo intercettato dalla 5003, mentre noi siamo fermi e impotenti… Stranamente stasera il radar riesce a battere le due sorelline fino a otto miglia di distanza, segno che c’è una buona propagazione. Finalmente, dopo una mezzora il nostro motore romba, ma sette miglia ci dividono dal resto della banda. La radio però ci consola: la “V.5003” ha scoperto che l’eco non è buono… era la vedetta della Capitaneria di Porto!! Rallentiamo e ci tranquillizziamo. Comunque decidiamo di raggiungere gli altri per farci fare un caffé dalla V.5002.

gdf V.5002

gdf V.5002

Intorno a noi ci sono molti pescherecci e mentre stiamo navigando passiamo vicino a due di loro, di cui uno illuminato a festa. Si vedono i divergenti e le reti a mare, mentre l’altro non è molto illuminato e si vede solo una luce alta di colore rosso e basta… ”Ma che ha fatto quel peschereccio? Perché ha solo una luce?“ Boh? Sai che c’é? Andiamo a vederlo più da vicino… Dirigiamo verso il peschereccio e più ci avviciniamo e più ci sembra strano… non è tanto alto… e arrivati quasi a duecento metri dal probabile peschereccio, questo cambia rotta e aumenta la velocità! Accidenti… il probabile peschereccio diventa istantaneamente un “probabile scafo” che spegne la luce rossa… ma noi ormai gli siamo quasi addosso.. “Illumina Loré“ mi fa Nico: uno scafo Napoli tutto bianco appare nella scena!!! “Roberto, Roberto vieni c’è lo scafo“.

Piero chiama subito gli altri ed allerta mezza Puglia. mentre la sala operativa si sveglia dal torpore e comincia a chiederci di tutto e di più… Lo scafo dirige subito verso un peschereccio passandogli a fianco per poi mettere la prua verso il largo. Noi facciamo la stessa manovra e siamo più veloci, cosa che capiscono subito anche i contrabbandieri che iniziano subito a buttare le sigarette a mare!! Con la mano destra prendo la palla che ho ai miei piedi mentre illumino la fiancata dello scafo il cui soprannome è Calimero. Intanto, la V.1686 ci sta raggiungendo, ma è ancora lontana.

S.N. Calimero

S.N. Calimero

Stiamo per passare di prua allo scafo, ma un’onda ci fa saltare… mi cade la palla… siamo davanti. Con la mano sinistra cerco di riprendere la palla ai miei piedi e mi devo piegare un po’… Nicola sta per virare e non riesco a prenderla… mi chino di più. Devo guardare lo scafo, illuminare, reggermi… riesco ad infilare l’indice della mano sinistra tra le maglie della palla….presa! La riesco a buttare fuori proprio mentre passiamo di prua allo scafo srotolandosi sotto la sua carena. Vedo lo scafista che si mette sulla punta dei piedi per vedere se ci sono cime attaccate alla nostra prua. Vede la cima ed accenna una piccola virata tentando di evitarla, ma rinuncia e ci passa sopra.

La cima con un colpo secco si spezza… “l’ha presa!“ dice Raffaele. Lo scafo si blocca, rallenta, sta per riprendersi, accelera e poi rallenta di nuovo e nel momento in cui rallenta noi abbiamo virato di trecentosessanta gradi e gli siamo quasi sulla poppa. Nicola da un’accelerata e ci mettiamo quasi affianco! Capisco che dobbiamo tentare di abbordarlo e lascio il faretto precipitandomi sul fianco della mia vedetta, ma vedo Raffaele che è passato dall’altro lato ed è già andato a prua e sta per saltare sullo scafo. Siamo affiancati allo scafo a non più di un metro, vedo Raffaele saltare sulla sua prua ed osservo gli sguardi increduli delle persone a bordo.

Sono in quattro, lo scafista sta ancora tentando di manovrare con le manette, mentre un altro ha una cassa di sigarette in braccio, gli altri due sono imbambolati e guardano Raffaele saltare a bordo e girandosi verso di me aspettano il mio salto… anche io sono sullo scafo! Lo scafista, un tipo di mezza età, ferma i motori e si sposta dal posto di guida. Raffaele da la mano a tutti e gli chiede di dove sono. Uno è napoletano, “Si, ma di dove?“ chiede Raffa.. per terra c’è un pandemonio: casse di sigarette, giubbini, bottiglie d’acqua, al fianco della postazione dello scafista una bottiglia di caffè, pacchetti di Marlboro sparsi qua e la, buste nere dell’ immondizia… c’e’ un telefono veicolare che squilla, uno dei contrabbandieri alza la cornetta e senza aspettare di sentire niente grida nel microfono: “Ci hanno fregato!!!“ e sbatte la cornetta a terra!

Intanto si sta affiancando anche la “V1686” e salgono a bordo Andrea e Maurizio. “Catturato Mike/Sierra“ si sente da una radio a bordo dello scafo, sintonizzata sul nostro canale. Siamo tutti affiancati e salgono a bordo anche Nico e Piero, ci diamo il cinque… e Roberto ci fa: “ma non potevate aspettarmi, avevate fretta di prenderlo?“ …Arriva anche la 5002, ci affianchiamo e prendiamo un caffè.. E’ ora di tornare, molliamo le cime e mi giro verso la poppa dello scafo dove un attimo prima c’era Raffaele che non vedo più, ma dove diavolo è andato?

Sento un debole gridolino in acqua… Eccolo è’ lui che è caduto in mare! Allarmo tutti e ci precipitiamo da Raffaele, neanche un minuto e lo sfortunato è di nuovo con i piedi a bordo. “Come stai?“ …e lui: “Ma che caz..? Volevo farmi un bagno per festeggiare la cattura dello scafo, tutto qui!!!“ e tutto finisce in una grande risata generale. Era il nostro primo scafo e lo avevamo catturato praticamente da soli, non senza una buona dose di fortuna. Infatti, l’unica cima presa dallo scafo gli aveva sfilato un’ elica, probabilmente fissata male e ciò aveva pregiudicato dall’ inizio la fuga dei contrabbandieri…

5 Giugno 1998
Di servizio con il Guardacoste “G.84 SMALTO” e la “V.5007” direzione Sud, la solita zona davanti a Torre Canne, verso le ventidue lo Smalto ci segnala due echi che stanno scendendo. Ci da le posizioni e dopo un breve consulto con Michele della V.5007 ci dirigiamo verso i presunti scafi. Tonino dal Barletta ci guida dandoci direzione e distanza. Arrivati a neanche due miglia dagli scafi questi cominciano ad allontanarsi verso il largo a forte velocità. Sono loro! Ci mettiamo dietro a tutto gas. La V.5007 rimane un po’ indietro perché è più lenta. Stiamo per raggiungere lo scafo più vicino a noi e cerco di vedere se si vede qualcosa, qualche luce…

Affaccio la testa fuori dalla mia postazione, il vento mi entra dappertutto ed arriva il cattivo odore dei gas di scarico dei motori dello scafo… Benzina bruciata! Penso… poiché il frastuono dei motori copre tutto il sonoro intorno, urlo agli altri: “E’ a benzina ! “ . Cio’ significa che dev’ essere un Corbelli. Piero comincia a dare la distanza che manca al contatto: zero-sette miglia, zero-cinque… a zero-tre..

L’ urlo di Nico che dichiarava aperte le danze: “Tutti pronti!“….Giunti alla distanza di zero-due …”Illumina“ mi fa Nico: un Super Corbelli bianco appare nella scena fino ad allora totalmente buia! Ci sono tre persone a bordo con lo scafista che non si scompone e continua a navigare.. uno solleva un telo blu dalla poppa e scopre delle casse di sigarette, l’altro al suo fianco ne prende una e la butta in mare ! Siamo a fianco allo scafo, leggo il suo nome: SANTINO III. Lo stiamo per superare e lui vira decisamente facendo un cerchio.

Viriamo pure noi e gli siamo di nuovo a fianco, mezzo miglio per rimetterci davanti e mentre stiamo per superarlo esegue di nuovo una virata a trecentosessanta gradi con la prua verso il largo… Copiamo la manovra. Intanto, la 5007 che era rimasta dietro ci raggiunge grazie alle virate che hanno rallentato la fuga del scafo. I due contrabbandieri continuano a buttare sigarette e lo scafo comincia a diventare più leggero e ad acquistare più velocità. Infatti, riusciamo a superarlo sempre con crescente difficoltà… Di nuovo una virata e questa volta la virata non è tanto stretta, Nico vira contemporaneamente e ci ritroviamo noi e lo scafo a girare insieme.

Appare la V.5007 che illumina dal suo lato ed impedisce allo scafo di raddrizzarsi e rimettersi in rotta. Anche io illumino ed ho la palla in mano non avendola ancora lanciata poiché non siamo mai riusciti a passare davanti. Un giro completo fianco a fianco a quarantacinque nodi e continuiamo a girare. La scena si ripete a circa sei metri l’ uno dall’ altro. Vedo perfettamente le persone a bordo: uno terrorizzato, uno che prende una sigaretta e se la mette in bocca… ho perso il conto dei giri… La 5007 non sa che fare e continua a girare anche lei nei paraggi.

Mi va per un’ attimo lo sguardo su Nicola, è concentratissimo e continua a tenere il timone ed a girarlo… penso che si potrebbe cercare di saltare sullo scafo. Penso che non posso lasciare il faretto e che se continuiamo così le barche dovrebbero perdere la planata e “sedersi “. Allora si che potremmo saltare a bordo. Tuttavia, mentre penso a tutto questo una delle onde provocate dalla “V.5007” ci fa saltare con lo scafo.

gdf V.1679

gdf V.1679

Come ricadiamo si sente un tonfo nella nostra sala macchine e la nostra “V.1679” si ferma come frenata da un’ancora. I motori zittiscono all’ improvviso…. “Oh mamma, cosa che è successo?“ Lo scafo intanto uscito dalla nostra morsa punta al largo inseguito dalla “V.5007”. Dalla nostra sala macchine fuoriesce un intenso fumo bianco che in pochi minuti ci avvolge tutti come una nebbia… la bombola dell’ impianto antincendio dell’Halon si e’ scardinata e si e’ azionata inondando il vano motori di gas, facendo così spegnere i quattro motori.

Non possiamo fare niente perché i motori sono stati soffocati dall’Halon che in pratica mangia l’ossigeno presente nell’atmosfera per spegnere un incendio e tutti sappiamo o dovremo sapere che per generare un incendio occorre, oltre al materiale combustibile il comburente, nel caso specifico l’aria. Per i motori, mancando l’aria, secondo il principio appena descritto i motori si soffocano spegnendosi e con loro anche noi stiamo soffocando…

gdf V5000

gdf V5000 stessa serie della 5007

L’halon ci avvolge ed io mi sento bruciare la gola!! Arriva il Guardacoste che si affianca e ci presta soccorso, saliamo su di esso tutti a prua a respirare aria pura. La nostra vedetta è inutilizzabile, almeno per un po’, così come lo siamo anche noi. Nel frattempo la “V.5007” continua ad inseguire, ma da sola non riesce a fare molto. Infatti, dopo una mezzoretta si sente dalle radio: “Interrompiamo l’inseguimento”, lo scafo si è guadagnato la libertà.

(fine quarta puntata)

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4 commenti
  1. Capobianco Cosmo
    Capobianco Cosmo dice:

    Racconti di vita condivisa letta, riletta e da rileggere per essere sicuro di non dimenticare gli Amici, il periodo temporale, il fenomeno ed anche poter dire con orgoglio: NOI c’eravamo!!

  2. Mandurino Pierpaolo - APP.SC
    Mandurino Pierpaolo - APP.SC dice:

    Caro fratello, mi sto entusiasmando nella lettura del tuo libro e ti faccio i miei più sinceri complimenti… Addirittura immagino il tuo tono e l’accento e mi sembra come se quelle storie me le stai raccontando tu direttamente. Esse sono belle, avvincenti e tu le racconti col cuore oltre che con la penna, ti auguro buona vita… a presto rivederti me lo auguro…

  3. Maurizio Mainardi
    Maurizio Mainardi dice:

    Carissimo Giacomo,

    ma come posso dire che non mi va bene qualcosa?

    A me sembra tutto perfetto, le foto i video… e quando lo rileggo rimango ipnotizzato, ritorno indietro nel tempo rivedendomi in quel contesto e questo succede anche a tutti i miei amici – colleghi…

    Non voglio dire che sono stato bravo, voglio solo dire che non sono degno di giudicare o valutare, perché come si dice: “ogni scarrafone è bello a mamma soia…” e ci sono alcuni passi, alcune scene che mi fanno venire il magone!!! Forse perché insieme a tutti i miei colleghi eravamo uniti dall’amicizia e da tutto il contesto che situazioni del genere ti lasciano il segno come una cicatrice bellissima… anzi, come un tatuaggio!!

    Grazie ancora a te che hai avuto l’idea di pubblicare la “seconda edizione curata da AltoMareBlu” del mio libro “Stiamo inseguendo Mike/Sierra!!

    Un abbraccione,
    Maurizio Mainardi

  4. Giacomo Vitale
    Giacomo Vitale dice:

    Carissimo Maurizio,

    ti porgo i complimenti per questo tuo lavoro che incuriosisce e fa capire cose che molti non conoscevano…
    Hai saputo attirare l’attenzione dei nostri lettori che apprezzano la semplicità del tuo discorso e soprattutto il modo con cui lo hai scritto.

    Complimenti per essere stato incluso tra gli autori di AltoMareBlu, augurandoci che oltre a questo libro che abbiamo pubblicato on line, faranno seguito altri racconti di eventi particolari che hai vissuto con i tuoi colleghi nell’esercizio della vostre attività lavorative.

    Infine, fammi sapere se ci sono eventuali correzioni da fare.

    Salutissimi!!

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