Speranza-Mia-vista-laterale

Dati di targa “Speranza Mia”

  • Lunghezza f.t.: 11,75 m
  • Lunghezza al galleggiamento: 10,66 m
  • Larghezza max.: 3,66 m
  • Larghezza allo spigolo: 3,05 m
  • Diedro allo specchio di poppa: 10°
  • Peso: 7 tonn.
  • Motori: 2 Perkins S6M
  • Cavalli totali 200

Speranza Mia - disegniQuando assunsi l’incarico di capo dell’ufficio progetti della ditta di mio padre in India, arrivarono parecchie commesse per la costruzione di barche. Così il mio lavoro, in quegli anni, consisteva nel disegnare questi scafi, per lo più da lavoro o militari e quasi sempre plananti.

Mi trovai in una situazione privilegiata: per esempio, quando ci commissionarono un certo numero di motovedette per il governo indiano. Gli appalti erano sempre per più barche contemporaneamente e qualche volta furono davvero molte. Mi poteva capitare così di apportare pochissime varianti per realizzare una commissione per numerose imbarcazioni oppure di apportare modifiche sostanziali da un contratto all’altro.

Potevo anche sperimentare un’ampia gamma di diedri variando le linee di carena: da una V molto profonda a prua con specchio di poppa assolutamente piatto a scocche con una V moderata a prua e sezioni a V discretamente profonda a poppa. Erano ottimi campi di sperirnentazione e ben presto mi resi conto che i risultati migliori venivano dalle barche che avevano carene con sviluppo costante e V piuttosto accentuata a poppa.Speranza-Mia-volumetto-pubblicitario

Questi natanti garantivano un discreto assetto alle andature veloci, soprattutto risultavano efficienti con qualsiasi condizione di mare. E garantivano una navigazione morbida anche con mare formato proprio perché nelle sezioni d’impatto con le onde si presentavano con un buon diedro. AI contrario le barche con V pronunc di iata a prua e piatte a poppa (se ne costruiscono ancor oggi) erano veloci ma, anche, imbarcavano un sacco d’acqua e risultavano difficili da governare con mare di poppa.

Sulla base di queste esperienze, un giorno mio padre mi chiese di disegnargli i piani per una sua nuova barca. Voleva che fosse un po’ un campione delle capacità costruttive della sua ditta. Doveva anche servire da banco di prova per le nuove idee e inoltre, doveva essere molto confortevole, elegante, di classe e infine, esser capace di prestazioni notevoli. Propose di chiamarla Speranza, ma poi fu necessario cambiare questo nome in Speranza Mia per poterla distinguere dalle innumerevoli altre Speranze che navigavano in tutte le acque del mondo.

Iniziai i primi disegni nel 1954, dopo infinite discussioni con mio padre su cosa avrebbe dovuto essere questo cruiser, a cosa dovesse assomigliare, come dovesse esser costruito eccetera eccetera. (Più o meno tutte le barche “one off” nascono sulla base di queste discussioni con il cliente: ma io ero alle prime esperienze e ancora non lo sapevo e inoltre, avere come cliente il proprio padre non è proprio raccomandabile, specie se ha un carattere come lo aveva il mio … )

Dopo i primi schizzi preliminari, decidemmo che la barca sarebbe stata lunga 38’6″ (11,75 m) fuoritutto e 35′ (10,66 m) al galleggiamento, con un baglio massimo di 12′ (3,66 m). La spinta sarebbe stata fornita da una coppia di motori diesel Perkins S6 che avremmo piazzato all’ estrema poppa con V-drive in modo da lasciare molto spazio libero all’intorno, per poter creare un buon arredamento, per ridurre il livello della rumorosità e, nello stesso tempo, per avere una sala motori separata e comoda.

In quegli anni la velocità incominciava ad avere una certa importanza. La nostra velocità di progetto voleva essere di almeno 20 nodi: la struttura doveva, dunque, risultare abbastanza leggera. Ci dedicammo allora allo studio di tutte le possibilità offerte dalla tecnologia conosciuta e no, per ridurre i pesi. Non credo di esagerare affermando che Speranza Mia, per i suoi tempi, presentava molte idee nuove. Per quanto concerne le prestazioni non aveva concorrenti fra le barche di eguali dimensioni e/o di eguale motorizzazione.

Alla prima uscita nel porto di Bombay, nel dicembre del 1956, raggiunse, a 2.000 rpm, i 21 nodi e aveva 800 miglia di autonomia con il pieno dei serbatoi standard. Per quanto mi risulta Speranza Mia fu la prima barca di quelle dimensioni costruita in India con l’impiego di cedro rosso per tutte le opere di carpenteria e di laminato di chir (una varietà di abete rosso del Cashmere) per le ordinate. Il teak venne usato solo per la scocca, per i longitudinali e per il ponte-esterno.

Anche il considerevole impiego di resine epossidiche e di mat era una novità per quegli anni. Ero, inoltre, particolarmente orgoglioso per la ventilazione della cabina perché, con un sistema che avevo studiato, si riusciva ad avere una temperatura davvero fresca anche nelle più calde giornate tropicali.
Speranza-Mia-a-21-nodi

Foto a destra: Speranza Mia a 21 nodi. Da notare che in questa versione costruita nel Cantiere Afco, non erano ancra presenti i pattini longitudinali, messi nella versione realizzata successivamente in Sud Africa di cui alla foto a seguire

Le linee d’acqua di Speranza Mia sono inesorabilmente datate, ciononostante ho continuato a ricevere richieste dei suoi disegni ancora poco tempo fa, da ogni parte del mondo. Il suo stile era insieme semplice e funzionale, ed è forse questo il motivo per cui continua a destare interesse ad oltre trentacinque anni dalla sua progettazione.

Si possono conoscere le vere prestazioni di una barca solo usandola. Ed io ho navigato migliaia di miglia con Speranza Mia trovandola sempre una barca assolutamente funzionale, ideale proprio nelle lunghe crociere. Il taglio degli spazi era razionale e compatto: chi doveva pilotare la barca, per esempio, non si sentiva in nessun modo isolato dal resto dell’equipaggio; nemmeno chi stava in cucina era messo a disagio e non doveva spostarsi per servire i pasti (bisogna tener conto che, in quegli anni, il personale di servizio era l’ultimo e non il primo dei problemi) e infine, se uno voleva dormire poteva trovare la sua privacy nella cabina di prua. Quanto alla sala macchine, si poteva trafficare sui motori senza interferire con la vita di bordo.

Speranza-Mia-cantiere-Sud-Africa-pattini-longitudinaliFoto a sinistra: versione di “Speranza Mia” realizzata più tardi in Sud Africa con lo stesso nome e dotata di pattini longitudinali visibili nelle sezioni di prua della carena

Credo sia giusto ricordare che Speranza Mia venne pubblicata in tante riviste nautiche di molti paesi (ricordo con piacere, in Italia, un articolo apparso su Vela e Motore). Il risultato fu che il nostro studio riuscì a venderne i progetti di costruzione a clienti sparsi un po’ ovunque nel mondo. In Sud Africa come in Nuova Zelanda o in Svezia.

Da allora Speranza Mia venne costruita in parecchi esemplari e credo, se non vado errato, che la versione fisherman costruita a Città del Capo dai fratelli Hare detenga a tutt’oggi il record per il più gran numero di tonni catturati in una sola giornata. Ed era, dettaglio non trascurabile, il primo sportfisherman planante mai visto nelle acque del Capo di Buona Speranza.

Il Capitolo “Speranza Mia” pubblicato sul libro intitolato “MILESTONES IN MY DESIGNS” di Renato “Sonny” Levi e qui riprodotto su AMB p.g.c. dell’autore.

MILESTONES IN MY DESIGNS

Redazione: Carla Beltrami – Art. Director: Milva Caldo – Direttore di collana: Antonio Soccol – Editore Caos Service srl Milano – Fotolito, fotocomposizione e stampa: Puntografico (BS) – Printed in Italy
Copyright 1992 Kaos Service srl Milano (Italia)
Copyright 1992 Renato Levi, Isle of Wight (U.K.)

Nota: Speranza Mia è attualmente in vita, in buone condizioni generali e vi diremo tutto di lei in un articolo dedicato prossimamente qui su AMB…

 

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