Il mio approccio con le esposizioni fieristiche risale agli anni 50. Abitando a Milano, era semplice visitare tutti gli anni la Fiera Campionaria e per quanto fosse diventata una consuetudine, per me era sempre un evento straordinario.

Francobollo Fiera Campionaria MI

Varcando l’ingresso della Fiera mi sembrava di entrare in un mondo fiabesco, irreale pieno di gente e di “macchine” nuove ma, quello che mi intrigava maggiormente era la competizione con gli adulti nel fare incetta di depliant, volumetti pubblicitari, libri, manifesti, gadget, insomma, tutto ciò che gli espositori dell’epoca offrivano ai visitatori per fini pubblicitari.

Nei giorni successivi la visita alla Fiera, assieme a mio padre provvedevamo ad esaminare tutto il materiale raccolto che  consideravo il mio bottino, ne effettuavamo una cernita, poi gli oggetti selezionati erano gelosamente riposti e custoditi ad imperitura memoria. Ancora oggi, conservo molto di questo materiale ed alcuni di essi, sono stati considerati come veri e propri oggetti di pregio.

Salone Nautico Genova 2010Infine, quando mi capita di mostrare questi “trofei” giovanili, oltre che essere ammirati per la loro bellezza ed eleganza, provvedono a pubblicizzare nuovamente la Ditta/Società reclamizzata, il più delle volte ancora esistente, generando sempre in chi li osserva un moto di stupore derivante dal paragone tra le odierne pubblicità e quelle che erano prodotte in passato. Da molti anni la mia attenzione condizionata dall’attività svolta, si è trasferita dalle fiere ai saloni e precisamente: ai Saloni Nautici.

Quando li visito, cerco sempre di procurarmi il materiale pubblicitario ma, in maniera più selettiva rispetto al passato, cercando solo ciò che è di mio interesse. Da una decina danni ad oggi ho potuto riscontrare che generalmente, la produzione del materiale pubblicitario ha avuto un lento ma inesorabile declino sia qualitativo che quantitativo ed a volte, è anche difficilmente ottenibile.

Ultimamente, nel chiedere un depliant c’è mancato poco che non fossi invitato a produrre i documenti identificativi… insomma, delle difficoltà a mio avviso inconcepibili da parte di espositori che dovrebbero pubblicizzare i loro prodotti. Prendiamo ad esempio il 50° Salone Nautico Internazionale di Genova che si è appena concluso.

Se non erro, questa mostra nacque soprattutto come “Vetrina della Nautica Italiana” dove, accanto a barche, motori e materiali collaudati, erano presentate anche tutte le novità del settore e “ spesso” era lo stesso progettista, entusiasta, che provvedeva ad illustrarti la sua ideazione riempiendoti la testa sia con tutti i dettagli tecnici che con il processo logico che lo aveva portato a realizzare l’innovazione.

Di pari passo gli espositori gareggiavano tra loro su chi produceva il materiale pubblicitario più accattivante ma, soprattutto, erano elencati tutti quei dati, soprattutto tecnici, relativi al prodotto pubblicizzato.

In questo modo si otteneva un duplice risultato: “educare” i visitatori ed “invogliare” i probabili clienti. Oggi, invece, sulle locandine pubblicitarie si vedono fotografie con imbarcazioni che sembrano navigare come “frecce” in un perfetto stato di calma sia di mare che di vento, mentre l’esplicazione dell’unità è zeppa di termini come: quality, performance, comfort, linea aggressiva, top della serie, esclusiva, posti letto, trasparenze, sartoria ecc. Poco o nulla per quanto concerne il comportamento in mare dell’imbarcazione ed assolutamente nessun riferimento alla marcatura “CE” ed alla categoria di progettazione cui il costruttore l’ha assimilata. Trattandosi di nuove costruzioni dette indicazioni, per legge, devono essere citate su una targhetta applicata all’unità.

C’è qualche cosa che mi sfugge o non comprendo ma, una siffatta operazione di marketing da parte dei costruttori non aiuta certamente ad istruire l’utenza incompetente in materia e farle acquisire un “briciolo” di cultura nautico/marinaresca.

Infatti, come scriveva Antonio Soccol, un giornalista che di mare e di nautica se ne intende (un vero “guru” del settore), nel suo articolo “Il mio Salone 2009”,:

  • …Tutto ormai si muove sullo stimolo della pubblicità, della comunicazione, del marketing.
  • …Nel settore di nostra competenza (la nautica da diporto) i cantieri sostengono di produrre un certo tipo di imbarcazioni perché così le vuole il mercato. Naturalmente è teoria opinabile perché il mercato è largamente influenzabile proprio grazie alle operazioni di marketing…
  • …Indubbiamente oggi il mercato nautico è composto da una larga maggioranza di clienti molto ignoranti, uso questo termine nel suo significato semantico e dichiaro quindi solo che molti futuri possessori di barche “non sanno” nulla di nautica né tanto meno di quali caratteristiche debba avere uno scafo per essere valido. Risulta così facile per chi vuol vendere, nascondere i difetti della propria produzione e esaltare pregi spesso inesistenti…

Padiglioni esterni salone Genova A mio avviso, mi sembra che il Salone Nautico Internazionale di Genova in questi ultimi anni, si sia trasformato per un mutamento di valutazioni e proposte di marketing da parte degli espositori, da quella importantissima “Vetrina Internazionale della Nautica Italiana”, polo di una cultura marinara, in una mera “bottega” in cui l’interesse prioritario è diventato esclusivamente quello di vendere le “barche”.

Se così fosse, è un vero peccato perché coloro che organizzano il Salone Nautico di Genova provvedono ad aiutare gli espositori incrementando la manifestazione, con la creazione di molte iniziative/eventi di supporto come: incontri, convegni, mostre, dibattiti, riunioni, presentazioni, spettacoli, regate,, ecc. ecc., incentrati sia sui problemi che sulla conoscenza del mare e della nautica.

Tito Mancini

Interni salone Nautico 2010

Alla fiera dell’est, per due soldi, un topolino mio padre comprò”

…parlando di Salone nautico di Genova 2010 la fiera in realtà è ad ovest (almeno dell’Italia) e dopo ben 12 anni di assidua frequentazione, per me, questa edizione è stata veramente deprimente. Ben cosciente che ci potesse essere una contrazione dell’affluenza di pubblico e di espositori, non avrei mai creduto di essere testimone di una tale regressione! Niente più calca all’entrata, niente più fiumi di gente per i pontili, niente più file ed attese interminabili per poter visitare le barche ma soprattutto pochissime novità! Dopo il secondo giorno contavo i minuti che mancavano al ritorno a casa. Mi è preso un magone tale da stare male fisicamente perché l’unico pensiero nella mia testa era rivolto solo al constatare che, se un evento internazionale così importante e frequentato è arrivato a toccare livelli di affluenza e di innovazione così bassi cosa accadrà in futuro alla nautica?

Ammesso che un futuro ci sarà! A tutti i giovani progettisti, anche più giovani di me, cosa potrebbe succedere? Faremo tutti la fine dei contadini del nord-est ai tempi delle migrazioni verso l’Agro Pontino?! Emigranti verso chissà quale mestiere e coloni in chissà quale posto? Non parliamo poi delle storture viste in fiera! Barche con forme improbabili più simili sculture neorealiste che a natanti che devono affrontare il mare, tutte luccicanti nelle loro vernici metallizzate, piene di lustrini e paillettes ma ahimè delle dubbie soluzioni tecniche. Ormai la gente compra davvero di tutto ed i cantieri sono spesso a corto di idee perché realizzano veramente di tutto senza rendersi conto di che cavolo mandano per mare. Non parliamo poi dei gommoni…un copia incolla generale. Sembra di vedere degli esperimenti genetici di commistione tra battello pneumatico e barca che alla fine risultano essere dei Frankenstein del mare. Qualcuno tra produttori e gommonauti, avrà anche esultato orgoglioso “si… può… faaare!” girando per i padiglioni.

Novità vere? NESSUNA!
Desolazione? TOTALE!

Aree espositive esterne Addirittura stand senza barche ma solo con tanti tanti volantini! Qualità spesso discutibile a fronte di prezzi non proprio popolari per un mezzo che invece lo dovrebbe essere. Quando ho iniziato a frequentare il salone ci volevano almeno quattro giorni per riuscire a vederlo tutto e si tornava a casa con buste piene di depliant e brochure poiché non era possibile digerire tutto e subito, rimanevi attirato dalle novità e la sete di capirne qualcosa in più era irrefrenabile a tal punto da farti sopportare i chili di carta che ti portavi appresso alla fine della giornata. Oggi bastano quattro ore per vedere tutto ed al massimo ti porti via un paio di depliant giusto per non violare la tradizione. Colpa della crisi economica mondiale?

Forse è colpa in massima parte della crisi di idee e della grande confusione dell’utente finale, dovuta ad una innegabile contaminazione del mercato e della cultura nautica, da parte di altre mentalità tecniche che con la nautica non hanno nulla in comune. Mi sembra addirittura di avere letto da qualche parte che una barca fosse stata progettata da un team di designers di una nota casa automobilistica. Forse sta proprio li il problema! Non credo che nessun progettista nautico, anche i più titolati, siano mai stati chiamati a progettare una macchina, ma il pubblico rimane estasiato magari pensando che una tale garanzia sia sinonimo di una qualità di tenuta di mare e di comfort di marcia proprio come nelle autovetture… ma il saggio insegna che: “in mare non ci sono osterie” .

Risultato: oggetti che tutto sono tranne che barche o progetti esteticamente gradevoli, con costi di realizzazione altissimi…  conseguente confusione dell’utente finale, caos totale del mercato, assoluta mancanza di rispetto per chi fa un lavoro difficile e spesso in controtendenza con la mera estetica, ovvero il progettista! Poveri diportisti e soprattutto poveri progettisti, bistrattati e dimenticati da armatori accecati dall’estetica, piuttosto che dalla tecnica. Tutti che guardano sopra la linea di galleggiamento e pochissimi che si interessano di cosa ci sia sotto, veramente a contatto con l’elemento più mutevole del pianeta. Una contaminazione che ha portato ad una diseducazione delle generazioni di diportisti, tutti pseudo tecnici piuttosto che marinai in una sorta di globalizzazione dei trasporti. Confusi tra le mille promesse di prestazioni esaltanti e l’ultima tendenza in fatto di verniciatura dello scafo piuttosto che di rivestimento del divano della dinette.

Bellissimi oggetti da porto! Bellissime ville al mare galleggianti. Bellissime finché stanno ferme! Ma appena si muovono? Spesso capita di sentire che in navigazioni un po’ più impegnative, alcune di queste regge abbiano dei piccoli problemini con gli arredi interni  che cedono alla forza di gravità, forse perché pensati solo per stare in porto o forse perché tale è il guscio che li contiene. Astronavi degne della più fervida fantasia di Jules Verne o del più estroso degli Spielberg! Per carità, nessuno dice che le barche debbano essere dei ferri da stiro senza un minimo di senso estetico e forme pensate solo per la massima fruibilità marina, ma nemmeno che si debbano totalmente tralasciare anche i minimi requisiti indispensabili ad un oggetto che va per mare… insomma, non si può pretendere che una macchina di serie vinca una gara di formula uno, ma nemmeno si deve pretendere che una vettura di formula uno si destreggi bene tra le mille buche delle nostre strade.

Salone Iteranzionale Esterni La nautica europea va rieducata in modo bidirezionale, dagli utenti finali che aiutati dai media e soprattutto dai multimedia, devono cercare sempre più la sostanza e non l’apparenza. I produttori che in gran numero (è imbarazzante fare il confronto tra il rapporto case produttrici nell’automobilismo e produttori nella nautica: nel primo caso sono pochi produttori per molti fruitori nel secondo molti produttori per pochi fruitori!) devono cercare di attirare il pubblico oltre che con belle forme e rifiniture curate, anche con la ricerca tecnica e l’evoluzione tecnologica, affidando il tutto a tecnici che conoscono il mare e danno il meglio di se ogni giorno, per inventarsi soluzioni che rendano l’andar per mare in ogni condizione di velocità , sempre più un sublime piacere.

Ripartiamo dalla storia poiché ultimamente si è guardato troppo al futuribile senza però vedere cosa ci ha insegnato il passato. Riportiamo i piedi per terra e ridiamo lustro e dignità ad una professione, quella del progettista nautico, ad un mercato che non è fatto solo di belle ragazze ed acciai luccicanti,  ma che ha bisogno di sostanza ed idee VERE per risollevarsi quanto prima possibile ed evitare che un evento così bello come il Salone Internazionale della Nautica di Genova, pieno di fascino e di importanza planetaria, sia ridotto a poco più che una grossa fiera di paese.

Francesco Fiorentino.

Le fotografie sono tutte del sito 50° Salone Nautico Internazionale di Genova che ne detiene tutti i diritti e qui pubblicati come da loro indicazioni per la stampa