Salone di Genova 2010

di Vitorio di Sambuy

Fin dal primo giorno il salone Nautico – il cinquantesimo della serie – non ha avuto fortuna: sciopero dei mezzi pubblici di Genova più tre diverse manifestazioni sindacali hanno reso problematico l’accesso a Piazzale Kennedy. Poi è venuto il diluvio universale con allagamenti in tutto il contado e il sole è comparso solo negli ultimi giorni.

Di conseguenza uno scarso afflusso di pubblico che d’altronde aveva da ammirare solo le poche novità presentate da un numero di espositori stimabile attorno ai 700, anche in rappresentanza di oltre 1000 aziende, molte dall’estero.

Per stimolare la domanda alcuni cantieri puntavano sull’economia e sui bassi consumi dei mezzi più che, come facevano in passato, sul lusso e gli orpelli spesso molto kitch degli arredamenti. Fra le unità maggiori sono stati presentati solo 30 superyacht, il fiore all’occhiello della nautica italiana, ma con poche proposte intelligenti relative a scafi dislocanti dalle forme sottili e potenze ridotte in modo da ottenere buone prestazioni riducendo consumi e inquinamento.

La barca più bella era però quella del Cantiere Montecarlo Yachts del gruppo Beneteau francese, appena aperto a Monfalcone, dove ha trovato ottime maestranze. Purtroppo si tratta di un bolide che in fatto di consumo non scherza, forse destinato agli sceicchi dei petroldollari.

La maggioranza delle unità esposte era comunque di scafi medio-piccoli con la solita prevalenza di gommoni. Le sole vere novità si potevano trovare fra gli accessori e la componentistica.

Interessante il sistema di aggiornamento della cartografia elettronica Navionics, (www.navionics.com) che consente di aggiornare in tempo reale – via Internet – tutti i suoi abbonati in ascolto. Con questo sistema la media di aggiornamenti arriva a 1000 al giorno, un vero record se confrontato con i soli 600 all’anno apportati dall’Ammiragliato Britannico alla sua cartografia ECDIS.

Interessanti i pannelli Nettuno della Publseaty srl di Terni (www.publisea.it) , asserviti a radar doppler che misurano la velocità del mezzo in transito su rotte costiere. In molte località questi corridoi sfiorano punte dove abitualmente pescano dei sub (spesso senza pallone) e il timoniere distratto, vedendo affissa la propria velocità sul display a distanza sarebbe in grado di evitare gravi incidenti.

A questo proposito si potrebbe osservare che la Guardia Costiera si prodiga molto ma potrebbe fare di più imponendo ai natanti che navigano sottocosta delle vere e proprie rotte di sicurezza da percorrere a bassa velocità. In merito poi alla diffusione delle sue “ordinanze” che, seppure pubblicate su Internet e quindi a disposizione di tutti, sarebbe bene fossero meglio reperibili. Quelle infatti che specificatamente interessano il navigante dovrebbero potersi trovare facilmente evidenziandole fra tutte le altre che invece non lo riguardano direttamente.

Il concorso UBPT (a suo tempo pubblicizzato su Altomareblu) per una barca economica “per tutti” è stato disertato dai progettisti mentre solo quest’anno il programma “navigar m’è dolce” dell’Ucina sembra essersi improvvisamente accorto della vela: confidiamo che l’accostata abbia successo nonostante l’approccio scelto (simulatori in odore di avionica) non appaia dei più adatti allo scopo.

Trascuratissima la propulsione elettrica. Oltre a un motoscafo austriaco già esposto nel 2009 e al piccolo catamarano lacustre E-xclusive della Gardasolar fabbricato con materiali al 100% riciclabili se ne trovava traccia soltanto fra i fabbricanti di fuoribordo senza però nessuna applicazione a natanti dotati di pannelli voltaici.

Diversi espositori hanno invece impiegato quasi sempre a sproposito l’aggettivo ibrido per indicare la ben nota propulsione diesel-elettrica, usata da oltre un secolo sui sommergibili.

Nella moderna accezione automobilistica ibrido indica la possibilità di ricaricare le batterie utilizzando l’abbrivo dei veicolo e che, nel caso della nautica, dovrebbe significare per un veliero usare per questo scopo l’elica trascinata dal moto. Abbiamo individuato solo tre aziende interessate al problema.

La Nanni Diesel (www.nannidiesel.com) inserisce il motore-generatore elettrico fra il motore termico e la trasmissione: si tratta soltanto 125 mm di spessore e 35 kg di peso in più.

La funzione “rigenerazione”, con il Power Unit attivato dall’elica è però ancora penalizzato da rendimenti ancora insoddisfacenti dell’elica quando viene trascinata. Tuttavia la casa ha posto il problema ai fabbricanti di eliche per studiare propulsori con rendimenti accettabili anche in questa modalità.

Il sistema analogo della ZF Marine Arco (www.zf.com) ha risolto il problema con il suo POD che consente di orientare il piede di 180° in modo da essere investito direttamente dalla corrente d’acqua e lavorare quindi con rendimenti migliori. Vantaggio ulteriore è che, con angolazioni comandate attraverso un joystick, il POD diventa un sistema per manovrare con precisione la barca nelle fasi di ormeggio.

La Emilitek di Zola Predosa (www.ziniwood.it) presentava un sistema analogo, implementabile con il trascinamento dell’elica quando il veliero è in moto. Interessante è l’alimentazione del motore termico proposta con GPL.

Fra le numerose manifestazioni collaterali svoltesi durante il Salone sempre molto attesa quella dell’Ucina che presentava il volume della “Nautica in cifre” con le statistiche relative all’andamento del settore che, è stato giustamente ricordato, apporta ben 3,65 miliardi al nostro PIL. Come tutte le statistiche – basta ricordare il mezzo pollo di Trilussa – anche queste vanno interpretate opportunamente, magari per sfrondarle da comprensibili, ottimistiche speranze di ripresa a breve. Comunque va segnalato che, nonostante la diminuzione del fatturato globale del 31,3% rispetto al 2009, le azienda maggiori si stanno difendendo andando alla conquista di nuovi mercati: Azimut e Ferretti hanno per esempio annunziato i piani per iniziare le loro produzioni in Brasile.

Un’ultima osservazione va alla bassa competenza specifica delle varie aziende di PR alle quali i cantieri hanno affidata la loro promozione (spesso sacrificando il proprio ufficio stampa assai più valido e informato di quello esterno).

I dépliants pubblicitari raccontano tutto, pure com’è fatto il gancio per la carta igienica ma raramente i dati tecnici della piattaforma e la sua motorizzazione.

Ma questa è tutt’un’altra storia.

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5 commenti
  1. Giacomo Vitale
    Giacomo Vitale dice:

    Gentile Lettore,

    condivido in parte quanto Lei dice ed aggiungo: se prove fatte da autorevoli case automobilistiche e ricercatori attendibili a vario titolo, hanno provato, per esempio, che l’ibrido idrogeno – elettrico può andar bene, non vedo perché non si debba imboccare ed anche velocemente questa strada… invece che andare avanti ancora con questi maledettissimi motori diesel che ci stanno avvelenando la vita, con tutti i loro Euro 4, Euro 5 e balle varie…

    Ci vuole una soluzione definitiva che tuteli la nostra salute di abitanti della terra e del pianeta stesso. I mercanti di petrolio e di morte americani dovrebbero avere le ore contate, perché complici presidenti americani eletti con i loro voti, ovvero le lobby del petrolio che comandano realmente gli USA, hanno creato una crisi mondiale tremenda e pericolosissima che tutto il mondo sta vivendo sulla sua pelle, devono essere messi da parte…

    La migliore risposta non sono le guerre inutili, pericolose e devastanti, ma l’energia pulita, in qualsiasi forma possa essere prodotta…
    Questo, a mio avviso, è il giusto messaggio… Concedere a questi nemici della nostra salute, della nostra vita e del mondo, ancora opportunità tipo il combustibile diesel, anche se abbinato con l’elettrico come dice lei per navigare nelle aree protette, significa essere conniventi con la loro strategia criminale e devastante…

    Mi scusi, ma questo è il mio pensiero!

    Apprezzo comunque la sua iniziativa come La imposta. Non è il giusto o l’ideale. Purtroppo il grande e reale problema è che non c’è tempo per provare soluzioni non definitive.. Si deve cambiare strada immediatamente, perché il troppo tardi è già in corso…

    Grazie per averci scritto e per aver espresso la sua opinione che comunque rispetto.

    Cordiali saluti,
    Giacomo Vitale

  2. cbax
    cbax dice:

    Egregio Sig. Vitale,

    le sue …amare considerazioni sui motori a combustione sono ineccepibili e le disgraziate esperienze degli americani con le vetture elettriche sono storia consolidata che dovrebbe comunque essere un esempio ed un caso da tenere sempre a mente.

    Le soluzioni diesel elettriche NON sono la risposta definitiva, ma perlomeno aprono una (piccolissima) finestra di opportunità e risolvono (solo temporaneamente) alcune necessità di chi va in barca: pesca e transito in acque inibite alla navigazione con motori a combustione, transito in aree dove vigono limiti di velocità e rumore, ecc.

    Se questo è un passaggio per convincere il mercato e stimolare i costruttori a proporre soluzioni, perchè no?

  3. Giacomo Vitale
    Giacomo Vitale dice:

    Gentile lettore,

    la ringraziamo per questo suo commento che mi da l’opportunità di fare qualche affermazione.

    Come certamente saprà sono circa una trentina di anni che nel settore automobilistico e non solo a partire da qualche fabbrica americana, alla Toyota ecc… sono state costruite piccole serie di autovetture ibride, elettriche e con motori a benzina…

    Alcune di queste in due diverse occasioni, sono state date con un contratto di noleggio, parliamo di circa 500 esemplari per la casa fabbrica americana e poco meno per la Toyota… ebbene scaduto il contratto queste vetture sono state ritirate dalle rispettive case madri e in un caso la persona che l’aveva tenuta per il periodo di noleggio si era talmente trovato bene da rifiutare la consegna… ebbene non immagina i guai che ha passato, per poco non finiva nelle patrie galere americane…

    In entrambi i casi gli esperimenti ibridi diedero ottimi risultati.. Ma molti non sanno che negli USA dominano a 360° le lobby criminali che hanno tra le mani il mercato mondiale del petrolio… che, si sono violentemente opposte a questi progetti che aprivano la strada alla propulsione ibrida ed elettrica, considerata in campo mondiale una grave minaccia per il controllo del mondo da parte di questi signori… quindi si sono comprati tutte queste vetture ed hanno pagato le case costruttrici per distruggerle compresi i loro progetti, ovvimente indennizzandoli a modo loro…

    In Asia però la situazione è un po’ diversa e stanno venendo fuori delle vetture ibride e fosse per me, il petrolio lo bandirei totalmente sostituendo questo combustibile con altro equivalente e più ecologico, introducendo la propulsione elettrica più evoluta oggi esistente e sperimentando accumulatori di nuova generazione… che possano essere migliori delle batterie agli ioni di litio che sono le più evolute attualmente e le più leggere ecc… Insomma un ibrido Idrogeno elettrico… sarebbe l’ideale…

    Circa la soluzione diesel – elettrico di cui lei parla, non sono assolutamente d’accordo, perché i motori diesel, compresi quelli di ultima generazione sono tremendamente inquinanti e responsabili di un notevole accumulo delle pericolosissime polveri sottili e non ci venissero a raccontar balle che questi motori non sono per niente inquinanti…

    A chi sostiene questa tesi, lo metterei con il naso dietro al tubo di scarico di una super vettura ecologica diesel, sperimentando sulla sua pelle se quanto dicono sia vero o meno…

    Vari marchi di autovetture asiatiche, stanno sperimentando ibridi senza l’impiego di motori endotermici mossi da derivati del petrolio ed i risultati sono incoraggianti.. Invece la Fiat, che ha siglato un accordo con la Chrysler Americana, cosa fa… sperimenta l’ibrido a benzina verde e metano… due derivati del petrolio,… le lobby del petrolio impongono? Si, ovviamente e la Fiat resterà indietro in questa sperimentazione che è la novità del futuro prossimo e quindi assisteremo all’ennesimo tracollo di questa azienda che strategicamente è miope, perché fa scelte nell’immediato per trovar quattrini, ma non guarda al futuro…

    Concludendo, la scelta della Twin Disc Diesel elettrico, per me non è valida è passato remoto… con tutto il rispetto per la valida azienda italiana… Si dovrebbe avere il coraggio di guardare avanti… e sperimentare soluzioni realmente ecologiche e non compromessi fetecchia, che coinvolgono ancora i derivati del petrolio, che fanno la parte del petrosino in ogni minestra…

    Cordiali saluti.

    Giacomo Vitale

  4. cbax
    cbax dice:

    Strano ma vero: l’esterofilia colpisce chiunque.

    La soluzione diesel – elettrico presentata da Twin Disc srl (sistema 100% Made in Italy) e funzionante su barche VERE ed a costi accettabili passa regolarmente se non sistematicamente inosservata…

    …complimenti

  5. RiccardoLT
    RiccardoLT dice:

    Una visione fin troppo ottimistica della nautica e dello stesso Salone di Genova.
    In dieci anni di presenza non ho mai visto così pochi visitatori. Si respirava tristezza, gli stessi espositori sembravano avviliti.

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