Rivista Marittima – marzo 2014

Rivista Marittima

Vista del ponte della nave Cavour con il personale schierato in porto. In basso un velivolo pronto sul ponte elevatore per il passaggio dall’hangar al ponte di volo

EDITORIALE

LA FLESSIBILITA’ DELLO STRUMENTO NAVALE PER FARE FRONTE A OGNI IMPREVEDIBILE EVENIENZA
La millenaria storia europea, di fatto costituita da una lunga e continua sequenza di conflitti, ci dimostra che quasi mai si è riusciti a prevedere gli eventi futuri e a valutare le varie minacce. Sovente antichi alleati si sono rivelati degli acerrimi nemici e viceversa.

Di conseguenza, di massima, lo strumento militare si è sempre sviluppato e organizzato per combattere al meglio le battaglie del passato; quando poi ci si trova in guerra si è costretti ad affrontare il nemico con quello che si ha tra le mani e non con quello che si voleva realizzare e non si è potuto per problemi di budget. Alla fine vince chi meglio si sa adattare alle novità: vince il più flessibile ai cambiamenti.

La storia navale italiana nei suoi 150 anni non presenta particolari eccezioni tant’ è che può essere sintetizzata in quattro fasi principali:

La costituzione della Marina (1861-1918)
Lo sforzo di messa a punto dello strumento navale doveva essere indirizzato a contrastare la minaccia francese. I ritardi nella realizzazione di una flotta idonea per affrontare la più forte Marina francese contribuirono a provocare l’adesione alla Triplice Alleanza, alleanza difensiva indispensabile per potere ricercare l’espansione sul continente africano.

Nonostante le previsioni non si arrivò mai a una guerra contro la Francia. Tuttavia, la flessibilità della flotta e i mezzi realizzati in versione anti-francese consentirono l’affermazione della politica estera italiana, di vincere la guerra contro l’Impero Ottomano e l’Impero Astro-ungarico.

Il periodo di massimo sviluppo (1919-1945)
La ricerca della parità navale con la Francia, principale nemico e concorrente mondiale dell’Italia, provocò la realizzazione di una grande Marina, ma non completamente bilanciata con l’assenza di portaerei e carenza di naviglio di scorta.

La guerra marittima fu però combattuta, diversamente da quanto previsto e pianificato, contro l’Impero Britannico e gli Stati Uniti d’America. La flessibilità e la qualità dello strumento navale consentì comunque di resistere per 39 mesi contro le principali potenze marittime e continentali del mondo e, dopo 1’8 settembre 1943, di permettere all ‘Italia di continuare a esistere come Stato indipendente nonostante la sconfitta materiale e morale del Paese.

La guerra fredda e oltre
La minaccia apparentemente solo continentale dell’Unione Sovietica e dei Paesi del patto di Varsavia provocò la maggiore riduzione del bilancio dello strumento navale della storia italiana (fino al 12% del bilancio della funzione Difesa).

La scarsità di fondi portò a ricercare soluzioni all’avanguardia nella realizzazione di piattaforme polivalenti, antisommergibili, antiaeree con ponte di volo per elicotteri in grado di offrire la massima flessibilità alla Marina nelle operazioni di scorta convogli contro una presenza navale sovietica molto più consistente di quanto previsto.

Anche se non si arrivò mai a uno scontro contro la Marina sovietica, la flotta realizzata grazie alla legge navale del 1975 permise di fare fronte alle numerose operazioni di mantenimento della pace del periodo successivo senza soluzione di continuità dal 1979 al 2014.

Del resto chi avrebbe mai potuto prevedere gli eventi successivi alla caduta del muro di Berlino? L’adesione di Paesi dell’ex Patto di Varsavia alla NATO sarebbestata considerata fanta-politica fino a pochi anni or sono così come la distruzione delle Torri gemelle e il ritorno della pirateria.

Le operazioni navali di mantenimento e imposizione della pace cosi come quelle umanitarie e anti pirateria sono state portate di massima a termine da navi progettate per combattere contro sottomarini e navi missilistiche sovietiche.

Attualità e futuro senza dimenticare il passato
Pochi hanno previsto che le primavere arabe si sarebbero trasformate in nuovi conflitti con la necessità di intervento navale sia per missioni militari con l’utilizzo di armamenti sofisticati, sia per operazioni umanitarie con la necessità di offrire soccorso a migliaia di profughi.

Soltanto la flessibilità delle strumento navale ha permesso di fare fronte, per il momento, alla varie necessità con quello che si aveva ed era stato realizzato per affrontare altri tipi di minaccia: Possiamo affermare per il futuro che non sarà più necessario dotare le nostre unità navali di sistemi anti sommergibili e antiaerei tanto per fare un esempio, in quanto la futura minaccia sarà solo asimmetrica a bassa intensità?

Nessuno può affermarlo e prevederlo. Tuttavia, nel dubbio, l’opzione DUAL USE, ossia la possibilità di potere contare su piattaforme flessibili in grado di svolgere operazioni sia militari sia di sostegno alla popolazione civile è l’unica strada percorribile in un futuro in cui la minaccia non è prevedibile, non è localizzabile e non porta nessuna particolare bandiera, mentre allo stesso tempo il grado di conflittualità e disordine è presente ovunque.

Nella scelta dei programmi navali futuri diamo un’occhiata al passato in un epoca in cui, come oggi, vi era scarsità di denaro per rinnovare una flotta ormai obsoleta.

In una discussione alla Camera, avvenuta nel lontano 1875, il ministro della Marina Saint Bon affermò: «In un Paese come il nostro, mi sembra che quattro siano i sistemi che il Parlamento potrebbe adottare relativamente alla Marina:

  • possa adottare il sistema di non averne nessuna;
  • vi è un altro sistema, ed è quello d’impiegare quelle poche gocce di sangue che sono somministrate alla Marina a dare vita a cadaveri [si riferisce alle obsolete pirofregate];
  • vi è un terzo sistema, ed è questo: imitare gli altri… è il sistema dei così detti uomini prudenti. Essi dicono: noi non possiamo fare esperimenti, siamo poveri, si corrono troppi rischi: Dobbiamo aspettare che gli altri abbiano fatto; quando hanno fatto vedere la riuscita e poi metterei a imitarli [. .. ] Gli altri fanno noi stiamo fermi.
    Gli altri esperimentano e noi continuiamo a stare fermi. Intanto il tempo passa e il progresso va avanti. Al momento che gli altri hanno finito, le loro idee sono già mutate [ … ] Chi seguitasse questo sistema porrebbe dunque in cantiere un bastimento leggermente invecchiato al momento in cui gli altri lo terminano [ … ] Ora, siccome abbiamo pochi quattrini, impieghiamo un lungo tempo nella costruzione, e quando questo bastimento viene a essere varato è già vecchissimo;
  • vi è infine il quarto sistema, che è quello che io intendo seguire. Esso consiste nell’ esaminare, quando si mette un bastimento in cantiere, dove ci conduce la curva del progresso [ … ] Facendo in quel modo, quando un bastimento viene varato, si ha la certezza che per un tempo abbastanza lungo rimarrà efficace, perché al momento in cui entrerà in mare si troverà al di sopra di quanti ve ne siano [ …] avrà il tempo di fare i suoi 20 anni di vita senza decadere troppo. Il mio predecessore, l’ammiraglio Riboty, intese questo sistema [ … ] quando mise in cantiere le due corazzate Dandolo e Duilio. Un bastimento come il Dandolo o come il Duilio vale da sé tutta una flotta di queste vecchie corazzate che abbiamo  [… ] Il Duilio avrebbe una velocità sufficiente per tenersi alla distanza necessaria per non essere offeso, avrebbe dei cannoni efficacissimi, e tutto il rimanente della nostra flotta cederebbe contro questa sola nave [. .. } Dunque è un bastimento eminentemente economico quanto caro».

Patrizio Rapalino

SOMMARIO

PRIMO PIANO

  • L’immigrazione irregolare
    Maurizio Ambrosini 
  • Verso la fine dell’emergenza della pirateria  somala?
    Fabio Caffio
  • Spese militari e crisi economica
    Massimo De Leonardis
  • Una strategia marittima per l’Unione Europea
    Michele Cosentino

PANORAMICA TECNICO-PROFESSIONALE

  • Innovazione ed evoluzione: prospettive tecnologiche future
    Osvaldo Brogi, Vincenzo Carulli, Piero Predenzani
  • Intelligence e Diplomazia
    Vittorfranco Pisano
  • Assetti per missioni modulari e duali
    Marco De Fazio

SAGGISTICA E DOCUMENTAZIONE

  • Il tesoro del Tubantia
    Vecchioni
  • La campagna del Mar Cinese Meridionale del 1975
    Lorenzo Striuli – Marco Leotrigio

STORIA E CULTURA MILITARE

  • Gli «Avvisi scorta» italiani
    Pier Paolo Ramoino 
  • Lettere al direttore
  • Osservatorio internazionale
  • Marine militari
  • Nautica da diporto
  • Scienza e tecnica
  • Che cosa scrivono gli altri
  • Recensioni e segnalazioni

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