Rivista Marittima – giugno 2013

Rivista marittima

Immagine tratta dal dipinto “Vittoria su cielo e mare”
(Onori all’Aviazione di Marina Italiana nel Centesimo anniversario)
Olio su tela del pittore di Marina Allan O’ Mill

EDITORIALE

SUFFICIT ANIMUS

sappiamo tutti che ogni 10 giugno la Marina Militare celebra la ricorrenze dell’affondamento della corazzata austro-ungarica Santo Stefano allargo dell’isola di Piemuda, avvenuta proprio il 10 giugno del 1918 da parte del MAS 15, al comando del comandante Luigi Rizzo.

Man mano, però, che entriamo nei particolari relativi all’impiego degli uomini e dei mezzi della Merine nella Grande Guerra, diminuisce il numero di coloro che sono a conoscenza di altre importanti imprese. Non tutti sanno, anche se non certo i lettori della Rivista Ma­rittima, che L’eroe di Milazzo non era al suo primo successo: nella notte tra il 9 ed il 10 di settembre 1917 aveva già affondato in porto a Trieste la corazzata Wien.

Il successo, quando ripetuto non è frutto di solo eroismo e fortuna, ma soprattutto di professionalità, di una attenta analisi della situazione dell’aerea geografica e della scelta dei mezzi più idonei per contrastare la minaccia. Ossia, dietro al successo dell’azione di Rizzo c’è il successo della pianificazione dell’ammiraglio Paolo Thaon di Revel, Capo di Stato Maggiore dell’epoca.

Pochi sanno, anche tra di noi, che sempre grazie all’impulso dato dal Grande Ammiraglio, un nuovo mezzo stava muovendo i primi passi nella guerre sul mare: l’aereo. L’aviazione navale di cui oggi, in occasione della festa della Marina, festeggiamo i suoi 100 anni stava facendo grandi progressi.

Dall’esame dei numerosi rapporti di volo possiamo prendere atto che già durante la prima guerra mondiale l’aviazione di Marina attaccava regolarmente di notte le basi navali di Pola, Durazzo e Cattaro migliorando i propri sistemi d’arma e le tecniche di attacco, compreso l’impiego di idrovolanti siluranti.

Da un rapporto del tenente di vascello Casagrande su una missione speciale di infiltrazione in territorio nemico leggiamo: «in volo alle ore 3 dirigo per Cortellazzo. Giunto a Piave vecchio vedo accendere successivamente i proiettori di Caorle, Grado, Salvore e Parenzo; continuo in rotta per Punta Tagliamento [. .. } Il motore, regolato con rallenty a soli 200 giri non produce nessun rumore [. .. ] Riesco così a portarmi sulla verticale del tratto di canale scelto per l’ammaraggio a 10 km entro terra.

La luna completamente coperta ostacola il riconoscimento della località e mi lascia molto incerto sulla possibilità di ammarare; a 200 metri di quota passo su Casoni Fumolo, che riconosco [. .. } viro e riesco, lasciandomi cadere alla minima velocità, a prendere acqua senza incidenti [. .. ] approfittando dell’ebbrivio dell’apparecchio e attracco a terra alle ore 03.38. Sbarca a terra il tenente che compie una breve perlustrazione, mentre io aiuto il caporale a sbarcare il meteriale ed i piccioni. Alle 3.50 ridecollo allontanandomi basso, verso il Tagliamento. Sulla palude Sindacale faccio quota, indi dirigo per il ritorno [. .. ] Ammaro a S. Andrea alle 04.30».

Quindi, se dopo la guerra fosse stato possibile fare tesoro di tutta questa esperienza aeronavale, i Britannici avrebbero avuto possibilità inferiori di sorprenderci la notte del 11 novembre del 1940 a Teranto.

Del resto in guerra l’audacia non è mai sufficiente. Lo stesso Gebriele D’Annunzio che combatté tra le fila degli aviatori di Marina spese ogni energia per migliorare l’efficacia degli apparecchi, così come risulta in una sua lettera del 8 giugno 1918 al capitano di fregata Giulio Valli: «Tutte le mie sollecitazioni e tutti i miei sforzi a cui si uniscono quelli, sinceri, del Commissario non valgono ancora a ottenere gli appareccbi promessi [. .. }

Un apparecchio 600HP fornito di motori Isotta Fraschini V8 è pronto al collaudo. Si lavora a collocare gli stessi motori sul secondo apparecchio [. .. } Non posso non congratularmi di avere insistito e d’avere ottenuto il cambio dei motori. Il risultato supera la mia stessa aspettativa».In una sua lettera del 22 giugno 1918 congratulandosi dell’audacia dei piloti assegnati alla Prima Squadriglia Navale nonostante la «troppo lunga attesa dei nuovi strumenti di guerra» chiude la lettera con il famoso motto «SUFFTCTT ANIMUS».

Patrizio Rapalino

SOMMARIO

  • La Marina Militare oggi
    Giuseppe De Giorgi
  • Cipro: un segnale per l’Europa
    Alessandro Corneli 
  • Pioggia di primavera o preludio di tempesta?
    Alessio Patalano
  • L’applicazione di una strategia marittima per uscire dalla crisi
    Maurizio Bettini
  • Turchia, il Kemalismo è al capolinea
    Massimo Iacopi
  • Il riscatto Curdo
    Giuseppe Lettore

PANORAMICA TECNICO PROFESSIONALE

  • Le isole del tesoro
    Ezio Ferrante
  • L’Università di Genova e la Marina Militare
    Massimo Figari – Arcangelo Menna

SAGGISTICA E DOCUMENTAZIONE

  • La Marina mercantile dell’Impero asburgico
    Mario Veronesi
  • Alle origini dei legami tra la Marina italiana e francese
    Gilles Malvaux

STORIA E CULTURA MILITARE

  • Hanno rubato un sommergibile
    Umberto Burla
  • Lettere al Direttore
  • Osservatorio Internazionale
  • Marine militari
  • Nautica da Diporto
  • Scienza e tecnica
  • Diario di guerra
  • Che cosa scrivono gli altri

RIVISTA MARITTIMA – Mensile della Marina dal 1868

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REDAZIONE

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