Rivista Marittima – Agosto 2014

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EDITORIALE

Mediterraneo Area di crisi

Þ senso il concetto geopolitico nato negli anni Ottanta di Mediterraneo allargato?

Allora il Golfo Persico, periferia orientale dell’area geopolitica, sembrava più lontano di quello che è oggi. Il Mozambico e l’Angola, pur essendo fuori dal cosiddetto Mediterraneo Allargato hanno per l’Italia una notevole importanza. Che genere di importanza? Geopolitica, strategica o economica? Tutti questi aggettivi si confondono sempre di più ed è ormai tutto «geo».

Non ha senso parlare di politica, di economia, di storia, di filosofia e anche di religione senza consultare la carta geografica, soprattutto quella fisica, visto che ormai quella politica è troppo variabile nel breve tempo. Come secoli fa, tutto cambia compresa in parte la natura umana ed il modo di comprendere la realtà. Ciò, a differenza del passato, avviene soltanto più velocemente senza il tempo di sedimentare i grandi cambiamenti culturali.

Quindi, è ovvio che l’evoluzione politica che in Europa, attraverso guerre sanguinose e rivoluzioni che hanno portato con gradualità nei secoli dai regimi assoluti alla democrazia, non può avvenire in pochi mesi e anni in aree in cui tale esperienza non è mai stata vissuta, soltanto per esplosione di un entusiasmo mediatico chiamato «Primavera araba».

Più semplice risulta l’assorbimento delle nuove tecnologie o di un tenore di vita più confortevole, per cui anche chi si richiama in nome del rispetto di tradizioni secolari risalenti a mille anni fa, all’assoggettamento, tra le altre cose, della donna fino ad arrivare alla lapidazione per adulterio e comunque alla condanna a morte per apostasia, non disdegna l’utilizzo dei più innovativi sistemi di comunicazione cellulare, di sistemi d’arma e di locomozione di tipo occidentale o del piacere di potersi fare una doccia calda in un hotel a 5 stelle, piuttosto che vivere sotto una tenda e muoversi a dorso di asino.

In altri termini, la vera globalizzazione avviene di più attraverso lo scambio delle merci che delle idee. Il sogno-desiderio di acquistare una Ferrari o un abito Armani in Patagonia, piuttosto che in Islanda o negli Emirati arabi, senza alcuna differenza etnico-religiosa, indica che la globalizzazione si ferma più al livello della condivisione dei consumi e delle esigenze discendenti in termine di denaro e potere che in quella delle idee, allo stesso modo, di ciò che avveniva nel Medioevo, quando invece delle Ferrari venivano ricercati i drappi di seta ed i tappeti persiani.

Chi non ha la possibilità di potere vivere in modo più confortevole ma, grazie ai nuovi mezzi di comunicazione (TV-intemet), è consapevole che altri e in altri luoghi vivono meglio, pur non cambiando nella sostanza le proprie idee e cultura, si mette in movimento per ottenere ciò che desidera.

Se la propria cultura, a torto o ragione, è considerata superiore a quella del Paese ospitante/occupato e si ha il potere di imporla, quest’ultima prevale con numerose sfumature in base a contesti diversi: mentre gli Europei emigrati in America hanno prevalso sulle culture precolombiane, Mongole e Turcomanne e pur essendo più forti si sono convertiti all’Islam, così come a suo tempo Goti e Vichinghi al cristianesimo. Se non si ha il potere di imporre la propria cultura e non c’è integrazione e condivisione, subentra l’odio e il conflitto a prescindere dall’appagamento dei bisogni materiali ottenuti.

Questi meccanismi qui semplificati in poche righe devono essere studiati con approccio multidisciplinare, dove storia e sociologia convergono senza perdere il contatto con la carta geografica. In questo modo si potrà meglio comprendere che la stabilità di uno Stato come l’Egitto è per noi di fondamentale importanza, così come quella della Turchia e dei Paesi caucasici.

A maggior ragione, sempre scrutando la carta geografica, è per noi ancora più importante avere delle eccellenti relazioni con Paesi come la Libia, la Tunisia e l’Algeria. Un problema di instabilità a questi Paesi confinati così vicini alle nostre coste ha un influenza diretta sulla nostra politica interna, così come ampiamente dimostrato dalla crisi libica degli ultimi due anni.

Per riflettere su questi temi abbiamo raccolto in questo numero speciale dedicato al Mediterraneo l’opinione di esperti appartenenti al mondo accademico, diplomatico e marittimo. L’intenzione è quella di fare meditare sulle potenzialità del nostro Sistema Paese. Se riusciremo a creare e potenziare le infrastrutture necessarie a rendere i nostri porti competitivi e sicuri, l’Italia diventerà il naturale ponte tra l’Europa, il Continente Africano ed il Medio Oriente.

Si tratta, pertanto, di saper sfruttare e proteggere, ciò che la geografia ci offre, così come fece Venezia nel Medioevo, città costruita interamente sul mare e che del mare fece la sua ricchezza e la sua potenza. In ogni caso, così come prendere la direzione del mare fu per Venezia una scelta obbligata, lo è ancora per l’Italia di oggi.

Patrizio Rapalino

SOMMARIO

IL MEDITERRANEO TEATRO DI DIPLOMAZIA NAVALE

  • Un nuovo Mediterraneo dopo Femand Braudel
    Giulio Sapelli
  • Dalla terra al mare una strategia di sicurezza per l’Europa
    Marta Dassù
  • Il molo della Diplomazia navale nell’ approvvigionamento energetico
    Luigi Marras

LE PRINCIPALI AREE CRITICHE DEL MEDITERRANEO

  • Family by Family, house by house
    Edward Nicolae Luttwak
  • Le conseguenze della scomparsa della Jamahiriyya libica sull’equilibrio saheliano e
    mediterraneo
    Francesco Tamburini

LA STRATEGIA MARITTIMA NATO – UE E NAZIONALE

  • Non trascuriamo il «Mediterraneo Allargato»
    Pier Paolo Retnoino
  • NATO e UE, tra alleanze e ricerca del dialogo
    con la sponda Sud del Mediterraneo
    Ferdinando Sanfelice di Monteforte
  • Un possibile modello per la promozione dei valori dell’UE e per la protezione
    dei suoi interessi marittimi
    Paolo Treu

I NOSTRI TRAFFICI MARITTIMI E LA LORO PROTEZIONE

  • Shipping: la ripresa si avvicina
    Noli Mazza
  • Tendenze e Marine del Mediterraneo
    Pietro Batacchi

IL MEDITERRANEO TRA TENDENZA ALLA TERRITORIALIZZAZIONE ED ESODI DI MASSA

  • Mediterraneo: verso una territorializzazione
    sempre più spinta?
    Fabio Caffio
  • Il soccorso e l’accoglienza dei rifugiati
    Maurizio Ambrosini

POSSILI SOLUZIONI PER USCIRE DALLA CRISI E DALL’INSTABILITÀ DEL MEDITERRANEO

  • Ambizioni, interessi nazionali e ideali dell’Italia
    Massimo de Leonardis

RUBRICHE

  • Osservatorio internazionale
  • Marine militari
  • Scienza e tecnica

Articoli Barche Classiche

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