Racconti e poesie dedicati al mare

Sono cittadino del piu’ bel paese del mondo.
Un paese dalle leggi dure ma semplici,
che non bara mai, immenso
e senza frontiere, dove la vita scorre al presente.
In questo paese senza limite,
in questo paese di vento, di luce e di pace,
non c’é alcun Grande Capo che il Mare.
Dio, come é bello ritrovare il largo e il suo ritmo tranquillo di vele e di scotte,
vivere come un animale riscaldato dal sole, riempirmi gli occhi di migliaia di miglia
davanti all’asta del fiocco, puntata verso l’infinito, solo con la mia barca, solo con il vento
e le onde, solo con l’orizzonte.
“Ho sempre avuto la sensazione che le lunghe traversate comportano in me una profonda pulizia di tutte le sporcizie accumulate durante un soggiorno a terra: appena persa di vista la costa, l’uomo, solo di fronte al suo creatore, non puo’ restare indifferente alle forze della natura che lo circondano.
Il suo corpo e il suo spirito, liberati dagli attacchi e dalle schiavitu’ terrestri, possono ritrovare la loro essenza e la purezza negli elementi naturali, che gli antichi identificavano come loro dei.
Il Vento, il Sole e il Mare: la Trinità  del Dio dei marinai”.

Bernard Moitessier

E’ ora di stendere le mie bianche vele alla leggera brezza di sud-est che mi annuncia essere giunta l’ora di partire ancora una volta verso quella linea dell’orizzonte che la mia barca non raggiungerà  mai. Ma dietro quell’orizzonte ci sono altre terre, altri amici che vorrei conoscere meglio prima di doverli lasciare. Destino del marinaio, sempre insoddisfatto, perché pensa che, sull’altra riva, sempre più lontano, debba trovarsi quello che cerca.

Bernard Moitessier, 1960

Vorrai certamente sapere perché non sono rientrato in Europa. Il motivo é che nel mondo moderno ci sono troppi dei. Moravia ha mille volte ragione quando scrive che la misura umana é l’universale ed il particolare, e non il gigantesco ed il minimo. Che cosa avrei trovato in Europa? Soltanto il gigantesco che stritola l’uomo ed il minimo che l’abbrutisce. Ecco perché non sono rientrato in Europa. Per non ritornare in Europa, avrei potuto far vela verso le Antille o verso Dakar. Non l’ho fatto perché questi posti, per il momento, non mi attirano, ma soprattutto perché in mare ero felice, perché avevo trovato la pace del mio spirito, una pace totale, profonda, troppo preziosa per dover rischiare di perderla fermandomi “prima del tempo giusto”.

Non potevo sopportare l’idea che il mio viaggio dovesse concludersi poche settimane dopo il Capo Horn. Il desiderio di continuare verso il Pacifico era sorto in me molto tempo prima del Capo Horn. Ma era soltanto un desiderio, qualcosa maturato dallo spirito e che la mia mente accarezzava. Soltanto dopo l’Horn, dopo l’immensa purezza dell’Horn, il desiderio di proseguire, di andare molto più lontano divenne una sorta di esigenza materiale, piuttosto che una decisione pura e semplice. Non si trattava, qui, di arrivare alla fine di un viaggio, ma di giungere “alla fine di me stesso”. Dovevo proseguire, era necessario che rimanessi più a lungo nelle alte latitudini, dove l’essere umano si trova senza forze, smarrito per la consapevolezza dei suoi limiti, ma dove trova anche coscienza della sua grandezza.

In quelle latitudini, sentivo che il mio essere si rimpiccioliva e s’ingrandiva, che lo spirito é carne, e che la carne é spirito. Ecco perché, quando all’alba salivo in coperta, mi piaceva urlare la mia gioia di vivere, mentre contemplavo il cielo che andava rischiarandosi su quel mare colossale per forza e per bellezza, e che, a volte, cercava di annientarmi. Per questo ho continuato. O per lo meno credo sia questo il motivo. Certo, spesso ero preso da un forte smarrimento di fronte ai potenti colpi di vento, alle ondate gigantesche, alle nuvole gravide di pioggia che si rincorrevano a pelo d’acqua portando con loro tutta la tristezza del mondo e tutto il suo sconforto. Ma dovevo continuare lo stesso; forse perché quando si comincia una cosa, si deve condurla a termine, anche se, a volte non se ne comprendono le ragioni. Ma che cosa ti vado dicendo?

Non sono ragioni sufficienti e validissime i cieli limpidi, i tramonti color del sangue e della vita in un mare scintillante di bellezza? Come spiegare tutto ciò? Si può forse spiegare che non sono le stelle, il mare, il vento in se stessi a procurarci l’estasi ed il sogno, ma che invece sono i nostri sensi e la nostra anima a cercare tutto ciò? E’ difficile dare una spiegazione alla mia decisione di continuare il viaggio, ma un motivo doveva esserci, e questo motivo aveva un valore immenso, immensamente più grande del Globo d’Oro e delle 5.000 sterline del “Sunday Times”.

Bernard Moitessier, 1969

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Ciao “Negra” – Mercedes Sosa

Mercedes Sosa: un’artista speciale, una tra le voci assolute dell canto che dopo Miriam Macheba e odetta ci hanno lasciato. Antonio soccol racconta della vita di questa cantante e delle emozioni provenienti dal suo canto tanto speciale ed unico al mondo. Un tributo dovuto ad un’artista veramente speciale

“non si chiede a un gabbiano addomesticato
perché ogni tanto provi il bisogno di sparire verso il mare aperto.
Ci va e basta.
E’ una cosa semplice come un raggio di sole, normale come l’azzurro del cielo.”

Bernard Moitessier

“Il mare é calmo, molto calmo e l’acqua, lungo il bordo, canta su una sola nota”

B. Moitessier

E’ notte, una notte piena di stelle. Il mio corpo sfinito riposa… ma io sono con tutto me stesso nell’attrezzatura e nelle vele per ascoltare il mare… palpare il vento che abbonaccia e mi dice che la notte sarà  veramente bella”.

Bernard Moitessier

“Finisterre” di
Qui finiva la terra: le estreme dita, nocchiute e reumatiche,
Rattrappite sul nulla. Ammonitori
Neri dirupi, e il mare che esplode
Senza fond, o alcunché d’altro al di là ,
Bianco di visi annegati.
Adesso è soltanto tetro, un ammasso di rocce –
Soldati sbandati di vecchie, confuse guerre.
Il mare gli cannoneggia gli orecchi, ma loro non mollano.
Altre rocce nascondono i loro rancori sott’acqua.
Il precipizio ha un orlo di stelle, trifogli e campanule
Ricamate si direbbe da dita, prossime a morte,
Piccole al punto che quasi sfuggono alle brume.
Le brume sono parte dell’antico armamentario –
Anime, arrotolate nel cupo lamento del mare.
Cancellano le rocce, poi le rifanno alla luce.
Salgono senza speranza, come sospiri.
Ci passo in mezzo, mi riempiono la bocca di cotone.
E quando me ne libero sono imperlata di lacrime.
Nostra Signora dei Naufraghi va verso l’orizzonte,
Le sue vesti di marmo sventolanti all’indietro come ali.
Assorto a lei s’inginocchia un marinaio di marmo
A cui s’inginocchia la donna vestita di nero
Pregando al monumento del marinaio che prega.
Nostra Signora dei Naufraghi è tre volte il naturale,
E dolci le sue labbra di celestialità .

Non sente quel che dicono il marinaio o la donna –
E’ tutta presa dalla bella informità  del mare.
Nastri color gabbiano svolazzano alla brezza
Accanto ai chioschi di cartoline illustrate.
I contadini li ancorano a conchiglie. “Comprate”

Dicono “i bei gioielli che il mare nasconde,
Piccoli gusci che fanno bamboline e collane.
Non vengono dalla Baia dei Morti laggiu’,
Ma da un altro posto, azzurro e tropicale,
Dove non siamo mai stati.
Comprate le nostre frittelle, mangiatele ancora calde”.

Sylvia Plath

“Passa la nave mia colma d’oblio”
Passa la nave mia colma d’oblio
per aspro mare, a mezza notte, il verno,
enfra Scilla e Caribdi; et al governo
siede ‘l signore, anzi ‘l nemico mio;
a ciascun remo un penser pronto e rio
che la tempesta e ‘l fin par ch’ abbi a scherno;
la vela rompe un vento umido, eterno
di sospir, di speranze e di desio;
pioggia di lagrimar, nebbia di sdegni
bagna e rallenta le già stanche sarte,
che son d’error con ignoranzia attorto.
Celansi i duo mei dolci usati segni;
morta fra l’onde é la ragion e l’arte:
tal ch’ i’ ‘ncomincio a desperar del porto.

Francesco Petrarca

Come i delfini, emergendo dal mare quando il cielo é sereno, a frotte volteggiano intorno alla nave lanciata in corsa, disponendosi ora davanti, ora di dietro, ora lungo i fianchi, gioia per i naviganti, così le Nereidi, balzando dal basso verso l’alto, tutte insieme volteggiavano intorno alla nave Argo, e Teti guidava la rotta.

Apollonio Rodio, III secolo a.C.

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Un uomo troppo intelligente: Carlo Marincovich

Fu così che conobbi Carlo Marincovich. Mi avevano chiesto di aiutare a “portar dentro” ai padiglioni della Fiera del Mare quei pacchi di numero “zero” della nuova pubblicazione. Il primo Salone di Genova si sarebbe inaugurato il giorno dopo e nessuna automobile poteva ormai più entrare nell’area espositiva: per questo il trasporto, dal parcheggio allo stand, doveva esser fatto a mano, visto che nessuno aveva pensato di trovare/recuperare un carrello… Articolo di Antonio Soccol

Tutta la terra é circondata dall’acqua salata dell’Oceano
così come un’isoletta leva il capo dal ceruleo mare.

Rufo Festo Avieno, IV secolo d.C.

L’uomo e il mare
Uomo libero, tu amerai sempre il mare!
Il mare é il tuo specchio; contempli la tua anima
Nello svolgersi infinito della sua onda,
E il tuo spirito non é un abisso meno amaro.
Ti piace tuffarti nel seno della tua immagine;
L’accarezzi con gli occhi e con le braccia e il tuo cuore
Si distrae a volte dal suo battito
Al rumore di questa distesa indomita e selvaggia.
Siete entrambi tenebrosi e discreti:
Uomo, nulla ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi,
O mare, nulla conosce le tue intime ricchezze
Tanto siete gelosi di conservare i vostri segreti!
E tuttavia ecco che da innumerevoli secoli
Vi combattete senza pietà  nè rimorsi,
Talmente amate la carneficina e la morte,
O eterni rivali, o fratelli implacabili!

Charles Baudelaire, 1857

Uomo libero, tu amerai sempre il mare! Il mare é il tuo specchio; contempli la tua anima Nello svolgersi infinito della sua onda, E il tuo spirito non é un abisso meno amaro. Ti piace tuffarti nel seno della tua immagine; L’accarezzi con gli occhi e con le braccia e il tuo cuoreSi distrae a volte dal suo battito Al rumore di questa distesa indomita e selvaggia.Siete entrambi tenebrosi e discreti: Uomo, nulla ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi, O mare, nulla conosce le tue intime ricchezze Tanto siete gelosi di conservare i vostri segreti!E tuttavia ecco che da innumerevoli secoliVi combattete senza pietà  nè rimorsi, Talmente amate la carneficina e la morte, O eterni rivali, o fratelli implacabili!

Uomo libero, tu amerai sempre il mare! Il mare é il tuo specchio; contempli la tua anima Nello svolgersi infinito della sua onda, E il tuo spirito non é un abisso meno amaro. Ti piace tuffarti nel seno della tua immagine; L’accarezzi con gli occhi e con le braccia e il tuo cuoreSi distrae a volte dal suo battito Al rumore di questa distesa indomita e selvaggia.

Siete entrambi tenebrosi e discreti: Uomo, nulla ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi, O mare, nulla conosce le tue intime ricchezze Tanto siete gelosi di conservare i vostri segreti! E tuttavia ecco che da innumerevoli secoliVi combattete senza pietà  nè rimorsi, Talmente amate la carneficina e la morte, O eterni rivali, o fratelli implacabili!

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