LA MUSICA
Spesso é un mare, la musica, che mi prende ogni senso!
A un bianco astro fedele,
sotto un tetto di brume o nell’etere immenso,
io disciolgo le vele. Gonfi come una tela i polmoni di vento,
varco su creste d’onde,
e col petto in avanti sui vortici m’avvento
che il buio mi nasconde. D’un veliero in travaglio la passione mi vibra
in ogni intima fibra;
danzo col vento amico o col pazzo ciclone
sull’infinito gorgo.
Altre volte bonaccia, grande specchio ove scorgo
la mia disperazione!

Charles Baudelaire

E un’aura dolce movendo quei fiori e gli odori
veniva già dal mare; nel mar quattro candide vele
andavano andavano cullandosi lente nel sole,
che mare e terra e cielo sfolgorante ci confondeva.

Giosué Carducci, 1877

La lingua non é sufficiente a dire e la mano a scrivere tutte le meraviglie del mare.

Cristoforo Colombo, 1492

Articoli in Evidenza:Gianni Agnelli al Salone: i cantieri devono ridursi alla metàGianni Agnelli di barche se ne intende. Ne ha avute parecchie. A vela e a motore. Ha corso in offshore e quando s’è ritirato dalle competizioni attive, ha chiesto a “Sonny” Levi di fargli una barca da diporto capace di precedere il vincitore al traguardo… così, per divertirsi un po’. Al Salone di Genova

La vera pace di Dio
comincia in qualunque luogo
che sia mille miglia distante dalla terra più vicina.

Joseph Conrad, 1898

Quasi fosse troppo grande e troppo potente per le virtù comuni, l’oceano ignora compassione, fede, legge, memoria. La sua incostanza può essere mantenuta conforme ai propositi umani solo con una risolutezza indomita, e con una vigilanza insonne, armata, gelosa, in cui, forse, c’é sempre stato più odio che amore. Odi et amo può ben essere la professione di fede di coloro i quali coscientemente o ciecamente hanno consegnato la propria esistenza al fascino del mare. Tutte le passioni tempestose dell’umanità  quando era giovane, l’amore della rapina e l’amore della gloria, l’amore dell’avventura e l’amore del pericolo, insieme con il grande amore dell’ignoto e i vasti sogni di dominio e di potenza, sono passati come immagini riflesse in uno specchio, senza lasciare alcun segno sulla faccia misteriosa del mare. Impenetrabile e senza cuore, il mare non ha dato nulla di se stesso a coloro che ne hanno corteggiato i precari favori. Diversamente dalla terra, non si può soggiogarlo a nessun prezzo di pazienza e di fatica. Benchè siano tanti coloro che il suo fascino ha adescato e condotto a una morte violenta, la sua immensità non é mai stata amata come sono state amate le montagne, le pianure, persino il deserto.

Joseph Conrad, 1905

Le stelle spuntarono innumerevoli nella notte chiara e riempirono tutta la volta del cielo. Scintillarono come cose vive sul mare e avvolsero tutt’intorno nella sua corsa la nave, più penetranti degli occhi fissi di una folla attenta ed imperscrutabile come sguardi umani.
La traversata era cominciata e la nave, come un frammento staccato dalla terra, correva solitaria e rapida come un piccolo pianeta. Intorno ad essa gli abissi del cielo e del mare si univano in una irraggiungibile barriera. Una grande solitudine sembrava avanzare tutt’intorno con la nave, sempre mutevole e sempre eguale ed eternamente monotona ed imponente. Di tanto in tanto un’altra vela bianca errante carica di vite umane appariva lontano e spariva diretta verso il suo destino. Il sole dardeggiava la nave coi suoi raggi tutto il giorno e ogni mattina riapriva su di essa il rotondo occhio ardente pieno di curiosità  insoddisfatta. Essa aveva il suo destino, viveva della vita di quegli esseri che si muovevano sopra i suoi ponti e come la terra che l’aveva confidata al mare trasportava un intollerabile carico di speranze e di rimpianti.

Nel suo seno vivevano la verità  timida e la menzogna audace; e come la terra essa era inconscia, bella a vedere e condannata dagli uomini ad un ignobile fato. L’augusta solitudine del suo cammino conferiva dignità  al meschino scopo del suo pellegrinaggio. Essa filava schiumeggiando verso il sud come guidata dal coraggio di un’alta impresa. La ridente immensità  del mare rimpiccoliva la misura del tempo. I giorni volavano uno dietro l’altro rapidi e luminosi come il guizzare di un faro, le notti brevi e piene di avvenimenti parevano fuggevoli sogni. Gli uomini se ne stavano raggomitolati ai loro posti ed ogni mezz’ora la campana di bordo regolava la loro vita di incessante lavoro.

Notte e giorno la testa e le spalle d’un marinaio si profilavano in alto a poppa contro il sole o il cielo stellato immobili sopra la mobile ruota del timone. Le facce cambiavano succedendosi l’una dopo l’altra; facce giovani, barbute, torve, serene o corrucciate; ma tutte fatte rassomiglianti dal mare che affratella, tutte con la stessa espressione attenta degli occhi fissi a scrutare la bussola o le vele.

Joseph Conrad, 1898

La vera pace di Dio comincia in qualunque luogo che sia mille miglia distante dalla terra più vicina.

Joseph Conrad, 1898

“una nave in darsena,
circondata dalle banchine e dai muri,
ha l’apparenza di una prigioniera che medita sulla libertà ,
con la tristezza
di uno spirito libero,
messo a freno”

Joseph Conrad

Articoli in Evidenza:Ciao NandaAntonio Soccol racconta la vita della straordinaria scrittrice Nanda Pivano. Una persona che aveva dedicato tutta la sua vita alla cultura

“Tutto si può trovare in mare secondo lo spirito che guida la ricerca”

Joseph Conrad

“La nave dormiva.
Il mare si stendeva lontano,
immenso e caliginoso,
come l’immagine della vita,
con la superficie scintillante
e le profondità  senza luce”

Joseph Conrad

“L’azzurra distesa del Mediterraneo, incantatore e ingannatore di uomini audaci, manteneva il segreto del suo fascino… sotto la meravigliosa purezza del cielo al tramonto”

Joseph Conrad

MARZO 1769 Mercoledì, prima parte della giornata vento teso e per il resto vento moderato e tempo sereno. Il risultato delle osservazioni fatte é longitudine 110° 33′ Ovest da Greenwich, che va perfettamente d’accordo con la longitudine data dalla stima da Capo Horn: il collimare delle due longitudini dopo una corsa di seicentosessanta leghe é sorprendente e veramente inaspettato, ma serve a dimostrare, insieme alle prove fatte quando il tempo lo permetteva, che non abbiamo incontrato nessuna corrente che abbia influito sulla nave da quando siamo entrati in questi mari: e questo é segno che non siamo passati vicino a terre di notevole estensione, dato che vicino a terra si trovano normalmente delle correnti: si sa bene che sul lato orientale del continente, nel Mare del Nord, incontriamo correnti a più di cento leghe da terra, e persino nel mezzo dell’Oceano Atlantico fra l’Africa e l’America vi sono sempre delle correnti; perciò non vedo perchè non ci dovrebbero essere correnti in questo mare se si suppone che esistano un continente o delle terre non molto ad Ovest da noi, come alcuni hanno immaginato; e se mai questa terra fu vista, non possiamo esserne molto distanti, poichè ormai siamo cinquecentosessanta leghe ad Ovest della costa del Cile.

James Cook, 1769

L’ONDA
Nella cala tranquilla
scintilla,
intesto di scaglia
come l’antica
lorica
del catafratto,
il Mare.
Sembra trascolorare.
S’argenta? s’oscura?
A un tratto
come colpo dismaglia
l’arme, la forza
del vento l’intacca.
Non dura.
Nasce l’onda fiacca,
sùbito l’ammorza.
Il vento rinforza.
Altra onda nasce,
si perde,
come agnello che nasce
nel verde:
un fiocco di spuma
che balza!
Ma il vento riviene,
rincalza, ridonda.
Altra onda s’alza,
nel suo nascimento
più lene.
Palpita, sale,
si gonfia, s’incurva,
s’allunga, propende.
Il dorso ampio splende
come cristallo;
la cima leggera
s’arruffa
come criniera
nivea di cavallo.
Il vento la scavezza.
L’onda si spezza, precipita nel cavo
del solco sonora;
spumeggia, biancheggia,
s’infiora, odora,
travolge la cuora,
trae l’alga e l’ulva;
s’allunga,
rotola, galoppa;
intoppa
in altra cui’l vento
diè tempra diversa;
l’avversa,
la salta, la sormonta,
vi si mesce, s’accresce.
Di spruzzi, di sprazzi,
di fiocchi, d’iridi
ferve nella risacca;
par che di crisopazi
scintilli
e di berilli
vividi a sacca.
0 sua favella!
Sciacqua, sciaborda,
scroscia, schiocca, schianta,
romba, ride, canta,
accorda, discorda,
tutte accoglie e fonde
le dissonanze acute
nelle sue volute
profonde,
libera e bella,
numerosa e folle,
possente e molle,
creatura viva
che gode
del suo mistero
fugace.
E per la riva l’ode
la sua sorella scalza
dal passo leggero
e dalle gambe lisce,
Aretusa rapace
che rapisce le frutta
ond’ha colmo suo grembo.
Subito le balza
il cor, le raggia
il viso d’oro.
Lascia ella il lembo,
s’inclina
al richiamo canoro;
e la selvaggia
rapina,
l’acerbo suo tesoro
oblò a nella melode.
E anch’ella si gode
come l’onda, l’asciutta
fura, quasi che tutta
la freschezza marina
a nembo
entro le giunga!
Musa, cantai la lode
della mia Strofe Lunga.

Gabriele D’Annunzio, 1904