di Francesco Fiorentino

ing. Paolo Caliari

ing. Paolo Caliari

Agli inizi degli anni ’60, in un momento storico in cui la nautica si apprestava a vivere il suo momento di massimo splendore grazie al fenomeno del boom economico, il conseguente susseguirsi di innovazioni tecniche, in gran parte derivate dalle tecnologie belliche del secondo conflitto mondiale, portò ad una profonda rivoluzione del mercato e della concezione di diporto nautico.

Questo radicale rinnovamento ebbe la sua espressione più palese nello sconvolgimento dei canoni estetici e stilistici ispirato anche dalla rapida diffusione dell’automobile e della tecnologia costruttiva del composito.

Una nuova arte

In questo panorama di grande fervore intellettuale ha avuto origine ciò che noi oggi chiamiamo “yacht design”, una vera e propria “arte” che ha avuto le sue massime espressioni proprio in Italia con le “opere” del suo indiscutibile ed indiscusso padre fondatore: Paolo Caliari.

Classe 1932, nato all’ombra della Lanterna, omonimo di un famoso architetto e pittore veronese del 1500, si potrebbe definire un predestinato al successo nelle arti creative ed infatti dal 1960 al 1980 ha dato vita ad alcune delle più innovative imbarcazioni della storia della nautica studiando ed ideando soluzioni tecniche e stilistiche che ancora oggi costituiscono i punti fermi della progettazione nautica mondiale.

La filosofia progettuale di Caliari è sempre stata quella di partire da una necessità, da un concetto ben preciso e di fare in modo che quest’ultimo si traducesse in una soluzione innovativa e mai banale, di dare ad ogni forma una funzione senza mai scadere nell’esercizio o nell’esibizione stilistica di cui purtroppo oggi siamo spesso circondati. La sostanza come generatrice della forma, il concetto come embrione dello stile!

La produzione di Caliari dal suo esordio ad oggi ha spaziato in tutti gli ambiti del design: dall’automotive alla nautica dove ha avuto la sua massima espressione. Il progettista genovese dopo aver conseguito una formazione tecnica al Politecnico di Torino maturò una notevole esperienza nell’industrial design in FIAT proprio negli anni del grande boom economico e delle prime indimenticabili creazioni della casa torinese.

In ogni suo lavoro non ha mai abbandonato il suo senso congenito di estrema sobrietà ed eleganza (il padre era titolare di uno dei più noti showroom di cristallerie muranesi di Torino).

Gli esordi

Baglietto 16,50 Caliari

Baglietto 16,50 Caliari

Con una personalità elegante e poliedrica Caliari si avvicina per la prima volta alla nautica da diporto disegnando le linee di uno yacht a motore in collaborazione con i cantieri Baglietto di Varazze per un progetto ambizioso ma soprattutto di grande risalto mediatico poiché commissionato dall’Avvocato Agnelli: il GA 30 (dove le lettere GA erano l’acronimo di Gianni Agnelli, un’usanza spesso reiterata dall’Avvocato per le sue barche).

Il progetto, sviluppato in collaborazione con il cantiere inglese Vosper, prevedeva di realizzare un’unità a chiglia tonda costruita in lamellare con specifiche iniziali di progetto le quali promettevano prestazioni velocistiche vicine ai 40 nodi anche se in realtà fu in grado di raggiungerne solo 30, cosa che non sottrasse riconoscimenti al suo designer per la resa estetica e l’indiscutibile bellezza dello yacht.

Dalla fortunata collaborazione tra Caliari e Baglietto nacquero altre pietre miliari del cantiere ligure quali il 16,50 ed il 18,50 nonché il Superischia che diedero modo a quest’ultimo di imporsi come punto fermo della cantieristica da diporto dell’epoca.

Da quel momento la produzione di Caliari avrebbe raggiunto livelli di volta in volta più elevati ed ogni sua creazione ancora oggi, che sia più o meno grande, è sempre facilmente riconoscibile dai tratti di purezza delle linee e razionalità delle forme che lo hanno contraddistinto.

Tra le numerose collaborazioni di Caliari oltre cha Baglietto e Vosper, si annoverano nomi quali: Alalunga, Arno, Mochi Craft, Picchiotti, Donzi, Intermarine, Roscioli Yachts, Wellcraft, Keith Nelson, Esterel fino ai turchi di Proteksan.

Il Tiger

il Tiger di Paolo Caliari

il Tiger di Paolo Caliari (per g.c. di altomareblu.com)

Nel 1968 Caliari, sempre attento all’innovazione tecnica, compie un viaggio negli Stati Uniti per apprendere e comprendere le tecniche di stampaggio della vetroresina poiché ne riconosce da subito la grande potenzialità nel poter ottenere forme più “libere” rispetto alla costruzione in legno e per iniziare ad entrare nell’ottica della grande produzione di serie che di lì a breve avrebbe costituito la maggiore fonte di richiesta di mercato.

Profilo e piani generali del Tiger progetto ing. Paolo Caliari

Profilo e piani generali del Tiger progetto ing. Paolo Caliari

I tempi erano cambiati, il mercato si orientava verso un’utenza “popolare” che avrebbe richiesto soluzioni diverse da quelle impiegate fino ad allora nel diporto d’elite e che nascevano da esigenze e budget di spesa molto differenti. Per questo motivo il concetto di nautica da diporto andava ripensato da un nuovo punto di vista ma senza togliere all’utilizzatore finale quella sensazione di esclusività ed agio che è propria di chi vuole andare per mare per diletto senza rinunciare alle comodità domestiche, come se la barca fosse una villa al mare.

Scaletta ingresso al posto di comando del Tiger

Scaletta ingresso al posto di comando del Tiger in alluminio satinato (per g.c. altomareblu.com)

Caliari realizzò la massima espressione di questo concetto con il Tiger di Picchiotti, una barca che per tutti i critici del design nautico rappresenta il vero spartiacque tra il concetto di yacht classico e quello moderno, un vero e proprio punto di totale rottura con il passato su tutti i fronti!

Design, prestazioni, suddivisione e sfruttamento degli spazi interni, materiali, tutto nel Tiger era totalmente differente da quanto si era visto fino ad allora e lo era a tal punto che anche il termine innovativo risulta essere restrittivo rispetto ai concetti espressi in questo capolavoro galleggiante.

Il Tiger era uno yacht di circa 12 metri costruito in fasciame di compensato marino e strutture in massello di mogano, una tecnica di costruzione che assicurava leggerezza e resistenza allo stesso tempo.

Ciò che salta maggiormente all’occhio guardando le documentazioni fotografiche è indubbiamente la forma della tuga imponente e massiccia ma allo stesso tempo elegante in cui nessuna linea è mai “tirata” e nessun punto disarmonico, la quale fu ispirata alle forme dei carri armati tedeschi della seconda guerra mondiale.

Era il 1969 e da quel momento in poi tutte le barche avrebbero seguito il profondo solco tracciato dal Tiger attingendo chi più chi meno da questa incredibile “summa” di innovazioni e concetti avveniristici. Si pensi ad esempio all’utilizzo dell’alluminio satinato per le passamanerie, un materiale marino per definizione poiché non teme gli effetti della ruggine ed allo stesso tempo leggero e resistente ma che consente, se ben lavorato, di ottenere un’ottima resa estetica.

Nella fattispecie sul Tiger spiccava un grande tientibene prodiero che lasciava pulita la linea di cinta conferendo al profilo dell’imbarcazione una linea ancor più aggressiva. Le prestazioni erano di tutto rispetto grazie ad un’ottima carena a V profondo e ad una motorizzazione con piedi entrofuoribordo, assolutamente innovativa per l’epoca la quale, essendo molto compatta, consentiva di ottimizzare gli ingombri dedicati alle macchine.

Altra particolarità era il posto di guida, uno solo ed esterno il quale aveva l’accesso laterale mediante una scaletta anch’essa in alluminio satinato in maniera da lasciare libero il pozzetto che poteva essere sfruttato come una grande veranda sul mare. La scelta della singola postazione di governo consentiva uno sfruttamento ottimale dei volumi interni della tuga con un grande guadagno in termini di disponibilità di spazio da destinare agli ambienti abitabili.

Il layout era infatti pensato e concepito come una vera e propria “garçonnière” galleggiante e prevedeva una sola cabina con un vero letto matrimoniale, un piccolo locale WC con bidet (scelta assolutamente innovativa per la taglia di imbarcazione ancora oggi) un living comodo ed una cucina attrezzata perlopiù come se fosse il bancone di un bar su cui sorseggiare un drink in buona compagnia.

L’arredo interno era minimalista ed i materiali dei rivestimenti sia tessili che lignei di assoluto pregio come se fosse la suite di un albergo di lusso. Da quanto fin qui esposto il Tiger ed i suoi concetti si ponevano oltre che come taglio stilistico con la concezione dello yacht da diporto classico anche come vera e propria rivoluzione culturale e di contenuti scevra da logiche di mercato e di marketing, al contrario di come accade oggi, ma espressione intrinseca di un modo nuovo di concepire il mare e la nautica.

Il periodo performativo

Negli anni ’70 la rivoluzione dello yacht design era ormai un dato di fatto ed i cantieri si davano battaglia a colpi di novità generando correnti differenti e cercando di cogliere al meglio le esigenze di un nuovo mercato fatto da migliaia di appassionati, alcuni anche alle prime armi ma che grazie al ritrovato clima di benessere e di tranquillità economica avevano risorse da investire per il proprio tempo libero.

Quest’epoca fu indubbiamente la più prolifica sotto tutti i punti di vista per la nautica in quanto questa “sete” di novità del mercato e questa disponibilità di risorse economiche furono la spinta, specie nella motonautica, ad abbattere i limiti tecnologici fino ad allora raggiunti.

Questo si tradusse in una lotta tra grandi progettisti e gentlemen drivers che si sfidarono su ogni tratto di mare disponibile e che concepirono soluzioni che oggi ci consentono di viaggiare sull’acqua con velocità paragonabili a quelle su strada. Era l’epoca di Levi, Hunt, Aronow, Bertram e Paolo Caliari, nel design, non fu da meno!

Il periodo trascorso in America a studiare le tecnologie del “fiberglass” gli diedero modo di venire a contatto con le massime espressioni del powerboating d’oltreoceano ed in particolare con il mito Cigarette.

Lady Nara in navigazione

Lady Nara in navigazione

Si aprì quindi per lui una lunga esperienza come designer di bolidi del mare “one off” quali Lady Nara, Ronny Boy ed Iguana che sarebbero stati i precursori di una lunga serie di imbarcazioni sportive nelle cui linee sia esterne che interne non sarebbe mai venuta meno la raffinatezza e la sobrietà.

Sulla scia delle esperienze maturate con il Tiger ed il Ronny Boy, Caliari disegnò per il cantiere italiano Tecnomarine il C42 che sfruttava lo stesso scafo del Tiger ma riportava i concetti di razionalità e pulizia delle linee di coperta del Ronny Boy ulteriormente “pulite” dagli accessori del commuter americano.

Barca Tecnomarine C42

La grande sovrastruttura del Tiger lasciò il posto ad un parabrezza e non potendo quindi più disporre di quei volumi coperti anche gli interni risentirono di una variazione che riguardava più che altro la disposizione della cabina armatore la quale venne ridotta di dimensioni e disposta per baglio.

Del C42, prodotto in circa 100 esemplari dal 1973 al 1986, vennero realizzate sei versioni differenti di interni con cinque diverse varianti di motorizzazione sempre in V-drive e che includevano anche una versione a con motori a benzina per i più esigenti.

L’epoca recente

Nei progetti curati da Caliari la tendenza stilistica quasi inesistente dei racer dell’epoca molto essenziali e spartani lasciò il posto alle idee che da li in poi avrebbero costituito le linee guida dei fast commuter di qualsiasi dimensione che da allora fino ai giorni nostri contraddistinguono questa tipologia di imbarcazione.

Dalla matita di Caliari ebbe origine anche tutta la serie dei Leopard progettati per il cantiere toscano Picchiotti e che si contraddistinse a tal punto da dare vita ad un brand a se stante il quale è tutt’ora uno dei punti di riferimenti stilistici per gli amanti dei grandi yacht dalle linee sportive e sobrie.

Leopard 77 piedi open in navigazione

Leopard 77 piedi open in navigazione

Nel corso della sua carriera Caliari, oltre alle soddisfazioni professionali dovute ai successi di mercato delle sue creazioni ha ricevuto numerosi riconoscimenti dal mondo del design accademico quali ad esempio la Medaglia d’Oro della Tredicesima Triennale di Milano del 1964, all’Esposizione Internazionale delle Arti Decorative Industriali Moderne e dell’Architettura Moderna.

Oggi Paolo Caliari ha spostato la sua attività sul territorio americano e precisamente a Miami in Florida, dove ha maturato una grande esperienza sul mercato locale in cui, a suo dire, ci sono i diportisti più competenti al mondo per i quali continua a concepire yacht e mega yacht curandone il design sia interno che esterno, l’estetica ma soprattutto la funzionalità: punti fermi di tutta la produzione scaturita dalla mente geniale di questo artista della progettazione nautica moderna a cui oggi più che mai ogni moderno yacht designer dovrebbe ispirarsi.

Articolo pubblicato sul periodico  “Nautech – febbraio 2014″ e qui riprodotto p.g.c. dell’autore