Baia - Napoli

Il Ninfeo di Baia – I Campi Flegrei

Nel 1969 dopo una forte mareggiata vennero fuori dalla sabbia due statue in posizione eretta e negli anni 1981/82 fu scavato il sito identificato come “Il Ninfeo” fatto costruire dall’Imperatore Claudio.

Le statue che vedete nelle immagini girate in fondo al mare di Baia sono copie delle meravigliose ed originali che sono esposte nel “Museo Archeologico dei Campi Flegrei” presso il “Castello di Baia”

Nell’antichità i “Campi Flgrei” comprendevano l’area costiera compresa tra Cuma ed il Vesuvio: oggi con questo nome si indica il territorio ad Ovest di Napoli compreso tra Cuma e Capo Miseno, incluse le isole di Ischia, Procida e Vivara. In quest’area è tuttora presente un’attività vulcanica apprezzabile circoscritta all’area della “Solfatara di Pozzuoli” che, all’epoca dei Greci doveva essere notevole, al punto tale che la definirono “Phlegraios ardente”.

In tutta la zona Flegrea sono presenti una cinquantina di piccoli centri eruttivi tra cui i caratteristici crateri dal fondo piatto, formanti spesso bacini lacustri come quelli di Averno, Agnano, Astroni.

BAIA

Tra tutte le perle che appaiono nei resti archeologici di immenso valore storico culturale dei Campi Flegrei, Baia è certamente di affascinante bellezza.

Il suo nome fu citato nel III Sec. a.C. dal poeta Licofronte che, tentando di ricostruire le peregrinazioni di Odisseo, riconobbe il luogo dove fu sepolto Baios, da cui sarebbe derivato il nome del luogo che si può vedere in una bella ricostruzione virtuale di grande effetto:

Numerose ancore risalenti all’epoca dei Greci, rinvenute nei pressi di Punta Epitaffio, testimoniano che tale luogo era uno degli approdi stanti sotto il controllo di Cuma.

In epoca romana, patrizi ed arricchiti fecero a gara a costruire ville di lussuosa bellezza e tra loro Caio Mario, Cesare, Pompeo, Cicerone, Ortensio, dalle quali, oltre al soggiorno di piacere, controllavano le loro fonti di reddito dovute allo sfruttamento dei fondi agicoli posti nell’adiacente entroterra.

Augusto e Tiberio preferirono Capri, mentre Caligola, Claudio, Nerone, Domitiano furono assidui frequentatori di Baia e l’imperatore Adriano vi morì nel 138 d.C..  Antonino Pio e Commodo furono innammorati ospiti d Baia ed anche Alessandro Severo che fece costruire un sontuoso palazzo imperiale (222 al 235 d.C.).

Punta Epitaffio

Purtroppo le sciagurate invasioni di Goti e Longobardi rappresentarono l’inizio della loro decadenza, ma la principale causa dell’abbandono di tale area fu un fortissimo fenomeno bradisismico attivo tra il VII e l’VIII secolo.

Oggi solo una minima parte della monumentale Baia è visibile agli occhi dei suoi visitatori, mentre gran parte dei suoi restanti monumenti si trovano sommersi in mare ad una profondità variabile tra i cinque ed i dieci metri circa, per una lunghezza della costa compresa intorno ad un quarto di miglio.

Castello Aragonese di Baia

Sommera nei pressi di Punta Epitaffio è presente una parte di una grandiosa villa fatta costruire  da Claudio e avente un triclinio, cioè una sala banchetti a forma rettangolare in pianta, con abside semicircolare a quattro nicchie su ciascuna parete, conosciuta con il nome di “Ninfeo”.

L’ambiente di suggestiva bellezza era adorno di preziose sculture, tra cui le raffinate statue raffiguranti Dioniso, Baios e Ulisse mentre porgendo la coppa al ciclope Polifemo, tentano di ubriacarlo per salvarsi. Ora queste meravigliose statue sono custodite nel Castello Aragonese di Baia.

Bello ed emozionante il servizio tratto dalla trasmissione di Rai Uno “Passaggio a Nord Ovest” condotta da Piero Angela ed intitolata “Baia Sommersa” in cui il figlio Alberto partendo da una immersione, fa vedere lo stato attuale del Ninfeo sprofondato sotto il livello del mare a causa del bradisismo. Bella anche la ricostruzione virtuale del Ninfeo di Baia. E’ incredibile e sorprendente non solo la ricchezza dei reperti dei siti visitati, ma la storia di duemila anni in cui si sono succedute varie culture, fino ad arrivare ai giorni nostri.

Prossimamente parleremo ancora dei meravigliosi “Campi Flegrei”.

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