Sensazioni

di Bruno Intreccialagli

La vista. La barca è lì. Dondola leggera e sicura all’ormeggio. Splende attraverso la trasparenza dei coppali, la lucentezza del metallo, il chiarore delle vernici. E la vista è appagata, con quelle linee retrò, quelle curvature armonizzate con linee tese a volte audaci, altre volte morbidissime e vellutate.

Speranzella-Fujiyama all'ormeggio Speranzella Fujiyama pozzetto

“Chiedo il permesso di salire a bordo” chiediamo dalla banchina.“Permesso accordato” ci risponde una voce orgogliosa ed accogliente. Osiamo. E’ ancora la vista a guidare le nostre sensazioni. Il teak, il carabottino, gli acciai, gli strumenti. “Quando è stata varata?” chiediamo. “millenovecentosessantanove” risponde l’armatore. E il tempo scorre in un lampo. Quarant’anni, quasi. Immagini, ricordi, persone, estati, sole, sapore di mare e di sale.

Speranzella Fujiyama Cabina di prua Fujiyama cabina di prua

Speranzella Fujiyama  cabina principale Fujiyama cabina centrale lavello

Poi il tatto. Quando saliamo a bordo di una imbarcazione d’epoca siamo immediatamente colpiti dalla cura con la quale il materiale di costruzione è stato trattato. Cerchiamo gli stondi, accarezziamo superfici levigate e sapienti curvature, apprezziamo l’unicità del lavoro che c’è dietro, immaginiamo un artigiano che armato di carta vetrata e di pialla sfiora ed incide la materia fino a plasmarla. Una piccola rugosità della vernice ci fa notare una lieve, appena percettibile imperfezione. Accarezziamo il corrimano di destra, poi quello di sinistra. L’artigiano che l’ha finito dopo averlo montato forse ha avuto un po’ più di fretta, ma è un lavoro splendido comunque.

L’olfatto. Siamo pur in acqua e su di una barca, in un porto, ma dalla barca si sprigiona un profumo di legno che nessun deodorante, nessuna essenza artificiale è in grado di sostituire. E la muffa? Una barca d’epoca dovrebbe sapere un po’ di umido, di cantina, di soffitta poco areata. E invece nulla. Tutto è pulito, naturale, autentico.

Speranzella Fujiyama in planataD’improvviso l’udito viene stimolato in modo imperioso. Un rombo che somiglia ad una melodia ci informa che i motori sono stati accesi. E’ un rumore ipnotico, modulato dalle manette del gas.

E’ un rumore vero, senza silenziatore, a scarico libero che sa di competizione, di vento e di mare, di onde cavalcate con sicurezza. La mente naviga, immagina, sogna. Lasciamo il porto e lo sciabordìo che accompagna la navigazione a quattro nodi. Il rumore dei motori è sempre più presente. Quindici, venti, venticinque nodi. La barca va in planata che è uno spettacolo. E in un attimo scompaiono immagini, ricordi, suggestioni. Perché tutte le sensazioni si fondono in un momento di assoluta realtà che è il presente. La barca vive, ed è questo che non eravamo preparati a sentire.

“E il gusto?” Chiederà qualcuno. Nessun problema. A bordo ci aspettano spaghetti, alici e pecorino.

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2 commenti
  1. Giuseppe Nielli
    Giuseppe Nielli dice:

    Vorrei sapere se l’imbarcazione è in vendita ed eventualmente quale è la richiesta, grazie.

    Giuseppe

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