gommone contrabbandiere

Stiamo inseguendo Mike/Sierra di Maurizio Mainardi (quinta puntata)

Stiamo inseguendo Mi

28 Giugno 1998
Quel pomeriggio usciamo da soli. Abbiamo la compagnia della “V.1687” che però viene da Brindisi e ci dobbiamo incontrare a metà rotta. Piero è in ritardo, telefona dicendo che non può uscire ed allora viene con noi Orazio che sta facendo la custodia sul guardacoste. Usciamo un po’ più tardi e mentre stiamo andando verso Sud ci chiama la “V.1686” che ha intercettato uno scafo e lo sta inseguendo.

gdf V.1687

gdf V.1687

Ci da la posizione, è troppo distante per ricevere il nostro aiuto. Comunque continuiamo a scendere verso la rotta prevista, è ancora giorno e ad un certo punto vediamo una scia che viene dal largo verso di noi. Ci fermiamo… cominciamo a cercare di capire cosa può essere ed avvicinandosi di più capiamo che è …uno scafo!Incurante di tutto e di tutti lo scafo scende verso terra a circa venti miglia dalla costa. Forse sapendo che la Finanza sta inseguendo in un’altra posizione scende tranquillo. “Ma dove vuole andare? Possibile che non ci ha visto?“ dice Orazio.

gdf V.1686

gdf V.1686

Continua a scendere proprio nella nostra direzione…. Forse ci ha visto ma non capisce chi siamo e solo quando arriva a neanche due miglia si rende conto che quello che ha davanti non e’ un peschereccio ma una vedetta della Finanza!!! Una rapida accelerata, una virata verso il largo e la fuga ha inizio. Noi, mentre lo scafo vira verso fuori, già planiamo e in meno di cinque minuti gli siamo a fianco. Lo scafo è un Corbelli. Tutto bianco… Emilio è il nome.

S.C. Emilio

S.C. Emilio

A bordo ci sono tre persone, lo scafista decelera un po’, siamo fianco a fianco e si affaccia dal cupolino facendo un cenno con la mano e dicendo: “Comandà, piano piano, non ci facimme male!“. Orazio gli risponde: “Tu fermati!“. “Seee, fusse matto!“ avrà risposto l’uomo ai comandi. Non c’è bisogno del faretto e quindi mi posso gustare l’inseguimento. Cominciamo a girare cercando di passare di prua per fargli prendere la cima. I contrabbandieri buttano le casse a mare di continuo. Rimaniamo sempre nella stessa zona ed il mare calmissimo, piano piano si riempie di sigarette.

Ma lo scafista è molto bravo e non riusciamo a passargli davanti, lui è un tipo dal viso scuro, ma dallo sguardo simpatico. Inoltre, quando le due barche si avvicinano troppo fa gesti con la mano come per dire: “Piano, piano“ ribadendo la sua disponibilità a “combattere lealmente“. Arriva il buio, dobbiamo accendere i faretti che illuminano la scena che rimane la stessa per quasi un’ora e mezza.

L’inseguimento si protrae fino alle coste del Montenegro. Stiamo a circa venti miglia da BAR nel frattempo la “V.1687” che ha inseguito il “suo“ scafo fino alle acque territoriali Montenegrine, saputo che anche noi stiamo inseguendo, ci sta venendo incontro dalla direzione opposta! Infatti, le ultime miglia d’inseguimento le facciamo in loro compagnia. Arriviamo a dodici miglia dalla costa Balcanica e dobbiamo fermarci, perché lo scafo non da segni di cedimento. Ci affianchiamo ai colleghi brindisini, facciamo quattro chiacchiere e recuperiamo le sigarette.

E’ ormai l’alba. Ci salutiamo con gli altri e prendiamo la via del ritorno. Ad un certo punto sull’orizzonte appare una “distesa“ di casse …”Saranno un centinaio“, dice Orazio. Stavamo passando sul punto in cui avevamo iniziato l’inseguimento il giorno prima, cioé dove lo scafo aveva buttato la maggior parte del suo carico. Strano che qualche peschereccio non sia passato di qua… Ci rimbocchiamo le maniche e raccogliamo tutte le casse. Più ne raccogliamo e più ce ne sono, non sappiamo dove metterle e dove metterci noi. Alla fine ne disponiamo una trentina anche sulla prua della vedetta“. Se ci vede qualcuno pensa che le casse camminino da sole“.

Torniamo alla Stazione Navale verso le undici e tutti ci accolgono stupiti per lo spettacolo che di rado accadeva di vedere: una montagna di casse di sigarette che naviga da sola!!

7 Luglio 1998
Siamo di servizio con la “V.5007” ed il Guardacoste “G.79 Barletta”. Usciamo tutti insieme alla solita ora rotta verso Sud. C’è molto vento di Scirocco e scendendo prendiamo in faccia tutto il mare alzato dal vento, più scendiamo e più aumenta. La “V.5007” si ferma… non ce la fa a scendere, deve rientrare. Rientriamo con lei. Il Barletta, invece, prosegue piano verso il punto stabilito.

gdf V.5002

gdf V.5002 stessa serie della V.5007

gdf Guardiacoste

gdf Guardiacoste

Verso le ventidue, mentre stiamo agli ormeggi della Stazione Navale la calma viene interrotta dalla chiamata del guardacoste che segnala la presenza di almeno quattro scafi nella zona davanti a Torre Canne!!! Saltiamo tutti a bordo e ci dirigiamo verso la zona non molto velocemente, poiché il mare non lo permette. Infatti, navighiamo a non più di un miglio da terra. Raffaele non c’é ed al suo posto c’è Filippo che si mette alle radio e comincia a chiedere le posizioni degli scafi al barcone.

La V.5007 naviga più al largo a circa due miglia dalla costa. Mi controllo le varie palle di cime, i faretti, non con poca difficoltà visto che ogni tanto facciamo un salto.

gdf V.5001

gdf V.5001 stessa serie della V.5007

 

Dopo una mezzora di navigazione Tonino dal Barletta dice che due scafi hanno toccato terra mentre dal largo ne sono arrivati altri due …due stanno a circa un miglio da terra….”Ma quanti ce ne sono? Possibile che stasera ci vuole il vigile?“ Continuiamo a scendere e più ci avviciniamo a Torre Canne e più sale l’adrenalina!

Superiamo Monopoli e siamo ormai a circa dieci miglia dal punto“. Cos’é questo?“ dice Piero indicando un’eco a due miglia da noi e vicinissima alla costa. Boh? Sarà un barchino da pesca… Continuiamo a scendere ed arriviamo ad un miglio dal barchino…”è al buio”, nel cielo c’é la luna piena. La costa si vede benissimo è come se ci fossero tanti fari… Ci avviciniamo all’eco buio, stiamo a cinquecento metri dal barchino e cento metri dalla costa.

E’ una zona priva di lampioni, anzi priva anche di strade e di tutto, visto che si vede solo la scogliera… I motori sono al minimo, i nostri sguardi nella penombra cercando di scorgere la figura di ciò che abbiamo davanti.. ecco, appare una sagoma è tutta bianca… è la sagoma di uno scafo che forse ci ha visto o forse no. Le palpitazioni mi arrivano a tremila. Sulla scogliera si comincia ad intravedere una moltitudine di persone o meglio, di ombre che si muovono freneticamente.

Rimaniamo immobili… lo scafo si gira con la prua verso la scogliera e va verso una piccola rientranza. Noi ci avviciniamo un po’ rimanendo in silenzio incantati dalla scena dello scafo che sta per toccare terra. Un uomo prende una cima che sta legata a prua dello scafo e la lancia ad un’ altro che sta sulla scogliera e la tira facendo attaccare lo scafo alla scogliera. Alcune persone salgono sulla prua ed una di esse apre il portellone e comincia a cacciare delle stecche di sigarette.

Poi caccia una cassa intera… Nico prende il micro della radio chiama il barcone gli dice dello sbarco in atto. Chiede il ricevuto della sala operativa, lascio faretto, palla,tutto insomma. Intorno allo scafo ci sono almeno una trentina di persone, chi a terra, chi sopra e c’è un furgone non molto lontano. Nico si avvicina alla poppa dello scafo ed insieme a Filippo andiamo verso la prua nostra che sta per toccare la poppa dello scafo.

Filippo sta dietro di me, imbraccia un mitra. Mi giro per un secondo e gli dico: “ Ma che c…. devi fare con sto coso?“ e lui : “ Non ti preoccupare, è solo per fare scenografia!“

Continuo a fissare tutta quella gente sulla scogliera… Possibile che non sta capendo chi siamo e cosa stiamo per fare? Ma effettivamente ..cosa stiamo per fare? Io sono pronto per saltare sullo scafo. Tra qualche secondo salterò, ma cosa faccio se una volta a bordo dello scafo la gente non se ne scappa, anzi e se mi attacca? Troppi pensieri mi escono dalla mente, pensieri che vengono disintegrati dall’esplosione delle pallottole del mitra… Filippo neanche a mezzo metro dalle mie povere orecchie spara una raffica in aria… pandemonio generale, le persone si dileguano come nebbia al sole, scappano tutti di corsa come se avessero visto il diavolo in persona! Salto sullo scafo e vedo lo scafista che fino a pochi secondi prima stava ai comandi e si stava gustando la scena delle persone che scaricavano le casse fumando una sigaretta, saltare a terra direttamente dal parabrezza e scappare come una lepre sulla scogliera.

Probabilmente tutti ci avevano visto, ma forse pensavano che eravamo un’ altro scafo contrabbandiero …Pure Filippo salta a bordo, ci sono sigarette disposte sul primo scalino, prima della postazione di guida, ci salto sopra e mi precipito ai comandi. I motori sono in moto guardo dietro e faccio cenno a Nicola di indietreggiare, innesto la retromarcia a tutti e quattro i motori e comincio a sentire dei rumori sordi sul cupolino dello scafo. Mi giro e guardo fuori verso prua e le persone che stavano scaricando, dopo un attimo di sconcerto, capito chi eravamo stavano tornando indietro armati di pietre e ce le stavano lanciando addosso.

Filippo esce dal cupolino e ripete una raffica di mitra in aria. Le persone, forse pensando che fosse un pazzo, si dileguano di nuovo. Intanto ci siamo allontanati dalla costa e siamo a circa cento metri, Nico si allontana e va verso la “V.5007”. Insieme a Filippo cerchiamo di sintonizzare la radio dello scafo con la radio nostra. Un improvviso bagliore ci distoglie.. è il fascio di luce di un faretto che ci sta illuminando e viene verso di noi a velocità elevata! Sarà la nostra, pensiamo… Filippo chiama Nico con la radio e gli chiede se sono loro… “ Negativo, noi siamo affianco alla sorella!“ E allora, chi diavolo è questo?

E’ un altro scafo contrabbandiero, forse quello che stavano aspettando quelli a terra e che ci sta puntando! Probabilmente la squadra a terra lo ha avvisato dell’accaduto e forse in qualche modo sta cercando una “vendetta“ e ci vuole proprio speronare! Filippo si mette ai comandi e accelera al massimo, evita lo scafo e dirige verso i nostri. Intanto, chiamo gli altri via radio ma Nico si è già accorto di quello che sta succedendo ed arriva sul lato dello scafo che praticamente ci sta inseguendo e lo illumina a sua volta! Noi viriamo verso terra, mentre lo scafo desiste nel suo intento e dirige verso il largo, Nico gli va dietro per un po’, poi rigira e torna da noi. Arriva anche la “V.5007” ed il barcone. Ci affianchiamo tutti e ci facciamo le congratulazioni.

Intanto, mi affaccio al cupolino per vedere come si chiama lo scafo e sulla targa leggo Emilio!! Lo scafo che avevamo inseguito neanche dieci giorni fa!!! Siamo a tre miglia dalla costa e tutto sembra si sia calmato, abbiamo preso il caffè, fatto le operazioni di rito, comunicato tutto il dovuto alla sala operativa e non ci resta che tornare agli ormeggi. Sullo scafo salgono Filippo, Cosimo e Piero, mentre vado a prua della V.1679 per mollare la cima che ci teneva legati allo scafo, la sciolgo e la barca si muove molto perché il mare è mosso, la tuga è umida… mi giro per tornare verso la mia postazione ma, dannazione… scivolo e cado sulla barca continuando a scivolare… ho i piedi fuori bordo… e tento di aggrapparmi alle bitte che stanno lungo il fianco, ne afferro una… si spezza, mi taglia un polso, continuo a cadere… cado in mare!

Mentre l’ acqua mi bagna dalle gambe al collo non ho il tempo neanche di gridare, anzi faccio mente locale e prendo un gran respiro… Sono sott’acqua e sento le bollicine che mi passano dappertutto, nelle orecchie, nel naso… Mi do una spinta con le gambe e le braccia …speriamo che riesco a salire… Risalgo in superficie, il tempo di riaprire gli occhi e vedo la mano di Nicola tesa verso di me ….”Salvo!“ penso… Nico e Piero mi trascinano verso poppa e mi tirano su a bordo. Peso un’ accidente non riesco neanche a mettere la gamba a bordo per aiutarmi …Sarà che i panni si sono inzuppati e sembrano di piombo o forse sarà la paura che mi ha immobilizzato!

Dalla paura alle risate: “Ti sei voluto fare il bagno come ha fatto Raffaele per festeggiare la cattura dello scafo, eh?“ dice Nico. Mi cambio e dirigiamo verso casa, ma i guai non sono finiti… Lo scafo che stava navigando dietro di noi ad un certo punto si ferma e vediamo Cosimo e Piero che vanno a prua e cominciano a gridare… Torniamo indietro e ci affianchiamo, c’è un fumo denso e nero che esce dalla sala macchine: “Sta bruciando venite qui!“ gridano. Un manicotto dei tubi di scarico di un motore che si è inchiodato ed ha preso fuoco.

Filippo gli butta sopra un secchio d’acqua e lo spegne, ma si è formato un buco sul manicotto che si è sciolto e sta entrando acqua a tutta forza. Salgo a bordo ed aziono le pompe di sentina ma ne funziona una sola e non riesce a svuotare sufficientemente il vano motori che si sta allagando. Si spengono anche gli altri motori a causa dell’ acqua e fortuna che siamo vicino Monopoli. Trainiamo lo scafo dentro il porto, mentre insieme a Filippo tra i motori dello scafo cerchiamo di tappare il buco da cui entra l’acqua.

Mi tolgo il passamontagna di lana e lo ficco nello squarcio del manicotto… il getto rallenta e l’unica pompa che funziona riesce a svuotare un po’ d’acqua dalla sala macchine. Verso le due lo scafo è affiancato al molo del porto di Monopoli e riusciamo a tappare del tutto il buco. Anche il Guardacoste è arrivato e si è affiancato allo scafo. La pompa da trecentottanta volt è in azione con il suo tubo di aspirazione posto nella sala macchine dello scafo ed il vano motori si svuota velocemente…
Festeggiamo di nuovo con un buon caffè bollente. Speriamo che sia finita così possiamo riportare a Bari il trofeo!

11 Ottobre 1998
Di servizio con la V.1686 ed il guardacoste G.89 Rosati, direzione Sud, ci appostiamo a circa sei miglia dalla costa. Mentre mangio uno dei panini che ho per cena mi telefona mia moglie e mi dice che mio figlio di tre anni ha la febbre alta. Lei è sola a casa, sono preoccupato ma i miei pensieri vengono svegliati dalla radio di bordo: “C’è qualcosa che sta scendendo veloce“, ci dice Costantino dal Guardacoste.

Allertati, ci dirigiamo verso l’eco e la V.1686 ci segue a ruota.. Riusciamo a vedere l’eco sul radar, si trova a tre miglia da noi e sta scendendo verso terra. Improvvisamente si ferma… noi continuiamo ad avvicinarci a lui piano, mentre la sorellina sta dietro di noi. Siamo a due miglia… è uno scafo perché’ si comincia ad allontanare verso il largo a forte velocità. Neanche tre secondi ed i motori della 79 urlano al massimo spingendo la barca alla velocità massima di quarantanove nodi… ma la V.1686 è più veloce!!

Vedo il bagliore del suo radar passarci davanti e proseguire verso lo scafo. Tempo cinque minuti e lo scafo è raggiunto dalla nostra compagna e comincia a virare… io sono pronto: la palla di cime in mano, il faretto, un’ altra palla ai piedi, l’adrenalina a tremila!

gdf V.1686

gdf V.1686

 

Arriviamo anche noi lo scafo va dritto e la V.1686 al fianco… Vedo un contrabbandiere che butta le casse a mare… sono in tre e sul fianco della barca non c’è scritto il suo nome. Stiamo per arrivare sul fianco opposto, ma lo scafo vira prima seguito dalla nostra sorella. Rallentiamo e saltiamo sulle due scie.

Ci rimettiamo in rotta e di nuovo stiamo dietro alle due… altra virata, ma stavolta viriamo al contrario e non prendiamo l’onda.

La V.1686 è rimasta un po’ indietro, mentre ci affianchiamo allo scafo e stiamo per superarlo. Lui vira deciso… viriamo anche noi, una virata strettissima… la forza centrifuga mi spinge contro il seggiolino, mentre sbatto l’anca e mi vola via la cima! Un motore fa un rumore sordo andando fuori giri, rallentiamo vistosamente e Nico urla: “Un motore non va!!“ e poi rallenta.

Io mi precipito verso la sala macchina, apro un portellone e guardo un po’ in giro… mi va l’ occhio alla paratia di poppa e vedo che un getto d’acqua sta entrando dalla campana di destra: “Abbiamo perso… un piede!!! Porca pu…..” . Nico ingrana di nuovo i motori puntando verso Bari… Il piede propulsore esterno sinistro si è completamente sradicato dallo scafo ed al suo posto c’è un buco dal diametro di circa venti centimetri e stiamo a venti miglia da terra.

Il portellone è aperto ed insieme a Raffaele siamo seduti sul bordo del vano motori con lo sguardo fisso sul dannato buco da cui l’acqua non entra perché stiamo correndo in avanti ed anzi, l’acqua entrata prima fuoriesce… ma non ci dobbiamo fermare e non possiamo neanche tentare di tappare il buco poiché sta dietro il motore ed è praticamente impossibile arrivarci.

Piero notizia quanto sta accadendo al Guardacoste che si mette nella nostra scia a meno di un miglio, mentre viene allertata la sala operativa che ci riferisce di aver già allertato il cantiere a Bari per tirarci a terra. Alcuni uomini della Stazione Navale vengono allertati e mandati al cantiere con due motopompe… I tre motori della nostra vedetta continuano a spingere la barca verso Bari a velocità relativamente sostenuta e se uno solo di loro dovesse venire a mancare la barca perderebbe la planata iniziando ad imbarcare acqua con conseguente affondamento…

A turno scendiamo nelle cuccette e prendiamo i portafogli, i documenti e ciò che potrebbe essere indispensabile lasciando il resto. Passa un’ora e mezza in questa condizione che ci mantiene in trepidazione e solo quando cominciano a mancare poche miglia a casa, i battiti cardiaci cominciano a rallentare…. Entriamo nel porto di Bari dirigendo verso il cantiere… Siamo arrivati!! Sulla banchina c’è tanta gente e tra loro c’è chi ci grida di affiancarci, chi grida di preparare le barellabili, mentre c’è uno sul posto di manovra della gru già pronto, mentre altri guardano senza parlare.

Ci affianchiamo alla banchina mentre l’acqua comincia a salire di livello in sala macchine, le motopompe tardano ad entrare in azione, la grù fa scendere l’imbracatura attorno allo scafo e l’ acqua ormai copre metà dei motori… si spengono la radio e le luci di bordo a causa delle batterie di bordo andate in corto perché sommerse dell’acqua… Scendiamo a terra e guardiamo la V.1679 che si adagia su di un fianco… è praticamente sott’acqua per metà… Guardo la scena con un po’ di tristezza sperando e pregando di non dover vedere la mia barca completamente a fondo e vengo accontentato.. La grù comincia a tirare le sue funi d’acciaio e come per una magia di cartoni animati la barca risale ed esce fuori dall’ acqua gocciolante e dondolante come se fosse su un’altalena.

V.1679 alaggio

V.1679 alaggio

Arriva anche il Tenente Stefano e accertatosi che stiamo tutti bene, viene dritto da me dicendomi: ”Lorenzo vattene a casa… qui ci pensiamo noi! Tua moglie ha portato tuo figlio all’ospedale, ma solo per un controllo. Stai tranquillo che è tutto ok!“

E’ l’una di notte, torno a casa e trovo la mia famiglia tranquillamente a dormire… è tutto ok!

15 Ottobre 1998
Di servizio con il guardacoste SMALTO e con la mia futura barca, la V.1692, scendiamo verso Sud alla solita ora e ci appostiamo dalle parti di Monopoli ad una decina di miglia al largo. Fa buio e tra una chiacchiera e l’altra ci mangiamo i panini e si fanno le undici. Rimaniamo ancora un po’ a parlare e verso mezzanotte Nico ed io scendiamo giù alle cuccette per riposare un po’. Non passano neanche cinque minuti che il guardacoste ci chiama per radio dicendo che aveva sott’occhio due echi sotto costa e che dovevamo andarli a controllare. Ci muoviamo insieme alla V.1692 dirigendoci nel punto datoci dalla “mamma“.

gdf V.1692

gdf V.1692

La V.1692 è più veloce di noi e ci distacca un po’. Dopo una ventina di minuti si vedono i due echi sul radar. Siamo a circa tre miglia dalla costa. Savino, che è il comandante della V.1692 ci dice per radio che gli echi sono al buio e che molto probabilmente sono due scafi: “Vado a controllare il primo, tenetevi pronti ad intervenire anche voi!“

Ok, tutti ai propri posti!! Mi preparo, tutto a portata di mano e con la coda dell’ occhio guardo sul radar la situazione. Savino si sta avvicinando al primo bersaglio che si trova a meno di un miglio. Noi stiamo a due….” E’ scafo!!!“ si sente urlare dalla radio. Nicola mette subito al massimo i quattro motori della vedetta e punta la prua verso gli scafi. La radio impazzisce subito, Michele dalla V.1692 comincia a dare l’inizio dell’inseguimento sia al Guardacoste sia alla sala operativa, chiama noi trasmettendoci le coordinate del punto. I due scafi intanto dirigono verso il largo fuggendo a tutta velocità. Riusciamo a guadagnare facilmente e stiamo per raggiungerli. La V.1692 si affianca al primo, lo illumina, spegne il faretto e prosegue verso il secondo. “Ma che fa Savino? Perché ha lasciato il primo?“ . Lo scafo sorpassato dalla V.1692 vira sulla destra, mentre il secondo scafo continua la sua rotta verso il largo. Puntiamo lo scafo più vicino a noi: “Andiamo a vedere perché lo ha lasciato“.

Gli siamo dietro, illumino… non è uno scafo dei soliti: “Ma che razza di scafo è?” Sul fianco si legge il nome LEO. “Dovrebbe essere un Molinari“ dice qualcuno. A bordo sono in due, lo scafista ci guarda fa un cenno all’altro che accende la luce sottocoperta, poi si gira verso di noi e con il classico segno con il pollice e l’indice messi ad “elle“, ci indica che non c’è niente a bordo… E’ vuoto, cioè ha già scaricato! Michele ci chiama: “Lasciatelo perdere, venite da quest’altro!!“

Virata e abbiamo la prua sulle altre due barche, ma neanche il tempo di raddrizzare la rotta che si sente un rumore in sala macchina…” Che sarà?“ ci chiediamo tutti.. Nico rallenta, Raffa ed io apriamo i portelloni e diamo un’ occhiata in giro… Sembra tutto a posto. Un’occhiata agli strumenti e possiamo ripartire… Ma la temperatura dell’ acqua del terzo motore non è un po’ alta? Sta salendo… ci fermiamo di nuovo guardiamo il terzo motore, la cinghia!!! Porca put…., la cinghia della pompa dell’ acqua si è spezzata! Michele ci chiama dalla V.1692: “E’ un Supertermoli, sta tentando di speronarci… presto, venite ad aiutarci!!!“ Ci guardiamo negli occhi…

Non possiamo fermarci! Nico spegne il terzo motore e mette al massimo gli altri tre che anche se portano la barca ad una velocità di “appena“ quarantadue nodi (dieci in meno delle altre due) ci danno la possibilità di proseguire. Michele ci richiama : “ Ma dove siete finiti? Questo ci vuole fare fuori!! “Il guardacoste è lontano almeno quattro miglia da noi. Che possiamo fare? Faccio un cenno a Raffa, scendiamo nel gavone degli attrezzi e cominciamo a buttare tutto per l’aria: “Trovata!!” Avevamo una cinghia di riserva!! Prendo quattro chiavi e mi tuffo fra i motori. Raffaele dice a Nico di proseguire senza fare brusche virate e mi segue, si mette al mio fianco e mi passa le chiavi.

C’è un frastuono insopportabile… mi metto due pezzi di un fazzoletto di carta nelle orecchie, ma continuo ad assordarmi. Sto iniziando a sudare perché c’è un calore insopportabile.  Continuo a svitare i bulloni che tengono la pompa dell’acqua, mentre Piero ci fa da assistente spirituale ed ogni tanto lancia un’occhiata al radar. Rimetto la cinghia nuova, Raffa mi ripassa la diciannove, poi la ventidue, sto grondando di sudore! Se non divento sordo questa volta… una ventina di minuti d’ inferno e fatto… si può rimettere in moto.

Riesco con uno sforzo, restando coricato sul motore, ad alzare il pollice della mano a Raffa in segno di riuscita dell’operazione. Nico rimette in moto il motore che fino a quel momento era fermo. Tutto ok, si riparte, esco dalla sala macchine mentre Raffa mi prende le chiavi dalla mano dandomi una pacca sulla spalla. Piero riguadagna la sua postazione ed appena gli passo a fianco mi stringe amichevolmente il braccio. Uno sguardo alla temperatura dell’acqua che è scesa e va bene, mentre Nico mi da una pacca e mi dice: “Grande Lorenzo!”.

Che sensazione sentirsi dire questa frase… non mi sembra di aver fatto niente di grande, ma i miei colleghi, i miei tre amici si sono complimentati lo stesso… Quarantanove nodi ed il vento fresco soffia di nuovo nei fianchi della vedetta. Il mare ricomincia a scorrere sotto la prua e la distanza dalla sorella in difficoltà diminuisce. Mentre intorno è buio totale, venti miglia di mare ci dividono dalla terra… ma la vedetta che sta avanti a noi comincia a rallentare e si ferma. Lo scafo è troppo veloce ed il mare si sta ingrossando, non si può rischiare più di tanto. Rigiriamo e dopo un’ora stiamo sotto costa affiancati al barcone che ci offre un meritato caffè. Ancora oggi a distanza di tanti anni mi emoziono quando ripenso alle situazioni che ci tenevano uniti ed anche se eravamo militari, l’ amicizia era la prima cosa che valeva!!!

14 Novembre 1998
Una sera uscii al posto di Andrea con la V.1686, di servizio con il Guardacoste Barletta e la V.1690: un trio da serie A!

gdf V.1686

gdf V.1686

gdf Guardiacoste

gdf Guardiacoste

gdf V.1690

gdf V.1690

Stiamo scendendo verso Nord, noi davanti a tutti mantenendoci sulle dieci miglia da terra seguiti a circa due miglia dall‘altra vedetta e più al largo verso le quindici miglia il guardacoste. Sono le diciassette circa quando Pasquale il radarista mi indica una eco distante circa sette miglia da noi… “Non mi convince.. tienilo d’occhio che vado a prendermi il giubbotto“. Fisso l’ eco e vedo che si avvicina verso terra. Pasquale ritorna..: “Allora?“ Riguarda il radar, tocca uno dei tasti e si gira verso Roberto dicendo: “Questo mi sembra buono!“ Lo seguiamo sul radar e continuiamo a scendere. Roberto si infila il giubbotto anche lui ed avvisa via radio Peppino, il comandante dell’ altra vedetta.

L’ eco continua ad andare dritto dritto verso terra dritto… mi preparo anche io sistemando palle e cime. Chiedo a Maurizio dove mi devo piazzare e con la coda dell’occhio continuo a guardare il radar. Anche il Guardacoste è in allerta, siamo a tre miglia da terra, cioè da Torre Guaceto ed a due miglia dall’eco che si ferma vicino ad un’eco piccolino. E’ quasi buio.. puntiamo l’eco e cominciamo ad aumentare l’andatura. La V.1690 ci affianca e procede anche lei verso il Target. Arriviamo sui due echi e Maurizio illumina per primo seguito da Felicio sull’altra vedetta. Due fasci di luce illuminano la scena: uno scafo tutto bianco, un Corbelli fermo ed affiancato ad una barchetta con un motore fuoribordo nero. “Sorpresa!!!“ urla Pasquale che prende il microfono della radio e grida subito per radio la situazione alla Mamma.

 

La V.1690 rallenta un po’ mentre noi a quarantacinque nodi circa arriviamo sul fianco sinistro dello scafo e gli giriamo intorno. Pasquale mi grida: “Butta la palla, butta!!“ Lo scafo accelera e plana subito dirigendosi verso il largo evitando di farsi girare intorno e quindi di prendere la cima tra le eliche.

A bordo del barchino c’è un uomo che non capisce subito cosa sta accadendo e forse non capisce subito chi siamo, quindi rimane fermo guardando la nostra manovra di accerchiamento. Quando si riprende a razzo punta verso terra!

La V.1690 accertatasi che il barchino fosse vuoto si rimette in rotta e gli sta dietro. Noi affianchiamo lo scafo che ha il soprannome FRANCO. Maurizio lo illumina sul suo lato. Vedo una delle persone a bordo che sta buttando una cassa di sigarette a mare. Arriva la V.1690 che affianca lo scafo dall’altro lato. Noi lo superiamo e gli tagliamo la rotta… La cima che avevamo dietro si strappa presa dalle eliche dello scafo che rallenta un po’ ma ricomincia a correre alla stessa velocità di prima. Di nuovo la manovra di prima e questa volta Peppino taglia la rotta e lo scafo prende anche la cima della V.1690, ma non rallenta più di tanto . “Ma che cacchio questa barca taglia le cime e non le prende?“ dice Roberto.

Infatti lo scafo sembra non preoccuparsi di prendere le nostre cime, forse perché le eliche che ha riescono a tagliarle. L’inseguimento prosegue per un’ora e mezza ed arriviamo a circa cinquanta miglia e lo scafo non sta buttando più sigarette. Il mare al largo è mosso e facciamo salti di continuo, Peppino ci chiama dalla 90 e ci domanda se è il caso di continuare. Non è più il caso, siamo costretti a desistere.

Torniamo verso terra ed iniziamo a cercare le sigarette ma non riusciamo a trovarle, mentre il mare sta aumentando. Siamo costretti a tornare verso casa lasciando perdere le sigarette. Tuttavia, mentre ci muoviamo tutti verso Bari la sala operativa ci chiama e ci dice che un gommone di clandestini era tenuto sotto occhio da alcune pattuglie a terra all’altezza di Brindisi e che dovevamo andare a prenderlo. Non avevo proprio voglia di continuare, ma ci dirigiamo verso Brindisi verso il punto datoci dalla sala operativa. Giunti a circa sette miglia da Brindisi il guardacoste ci indica una eco vicina alla costa e ci guida in quella direzione.

E’ al buio, controlliamo al radar, si attacca a terra. Partiamo per andare a vederla ed arriviamo a meno di mezzo miglio. Non possiamo avvicinarci di più a terra perché rischiamo di toccare il fondo, visto che quella zona non la conosciamo… Maurizio illumina verso il punto, è un gommone grande con due motori giganti a poppa. Ci sono una trentina di persone che stanno scendendo a terra… Pasquale chiama la sala operativa ed anche le pattuglie che arrivano dopo cinque minuti.

Gommone contrabbandiere albanese

Il gommone non è vuoto, sono rimaste due persone a bordo, sono i traghettatori di persone, quelli che ora sono chiamati “scafisti“, ma che per noi erano solo albanesi pagati per portare cristiani in Italia e poi per riportare il gommone in Albania…a qualunque costo!

Il gommone si stacca da terra e comincia ad andare verso Nord navigando vicinissimo alla costa velocissimo, tanto che non riusciamo più neanche ad illuminarlo, ma lo dobbiamo seguirlo sul radar.

La V.1690 ci precede di qualche miglio e lo aspetta nel caso si allontanasse dalla costa… Non possiamo attaccarlo ne andare più sotto costa: siamo a seicento metri dalla scogliera e già rischiamo, e tenendo conto che questo dannato gommone corre come un pazzo in direzione Nord ad almeno quarantacinque nodi… Arriviamo ad Apani dove il gommone si ferma rimanendo immobile vicino alla scogliera, mentre noi rimaniamo al buio per non farci scoprire e per far credere ai due che li abbiamo persi.

Passa mezzora… non si muovono, ma iniziamo noi ad avvicinarci e la V.1690 è ferma ad un miglio dalla gomma. Intanto, le pattuglie sono ferme all’inizio del porto di Brindisi aspettando nuovi risvolti della situazione. Improvvisamente il gommone si muove dirigendosi verso il largo lentamente, mentre noi restiamo tutti fermi aspettando che si allontanino abbastanza da poterli attaccare senza il pericolo di perderli di nuovo a terra. Un miglio, un miglio e mezzo da terra… sono sicuri di avercela fatta! La V.1690 li affianca, noi siamo subito dietro e zacchete… illuminazione a giorno ed il gommone come svegliato dal sonno vira come in un bicchier d’acqua e in mezzo secondo ha di nuovo la prua verso la sua amica scogliera, ma la V.1690 gli taglia la rotta e gli fa passare davanti una cima. L’albanese è più sveglio di quel che pensiamo: vira di colpo ed evita la cima, ma noi gli siamo affianco.

L’albanese che non guida è aggrappato alla cima ai bordi del gommone e guarda verso di noi.. non penso ci riesca a vedere dato che il faretto che ha in mano Maurizio emana una luce accecante, ma guarda lo stesso verso di noi. Chiudiamo anche noi la strada e di nuovo una virata mozzafiato da parte dell’albanese impedisce alla cima che abbiamo attaccata dietro di intrecciarsi fra le eliche dei motori del gommone. La V.1690 ci riprova di nuovo ma inutilmente… pochi minuti di girotondo e siamo di nuovo quasi a terra. I due clandestini dirigono verso il porto di Brindisi ed avvisiamo le pattuglie di terra. Superano l’imboccatura del porto e scendono fino ad una zona segnalata dal GPS come di secche. Io sono stanco, guardo l’orologio.. l’ una e dalle cinque di oggi pomeriggio che stiamo “combattendo“.

Il gommone risale verso Nord e lo aspettiamo lungo il muraglione del braccio Nord del porto. Eccolo, ci passa a cinque metri e lo abbagliamo con i faretti, più che altro per spaventare i due a bordo, poiché ci si vede benissimo dato che i lampioni sul molo illuminano a giorno… ma dietro il gommone sta arrivando a razzo anche la V.1690. Tra noi ed il muraglione non ci sono più di venti metri, il gommone sta ad una decina di metri..e Peppino sta arrivando a tutta velocità a non più di dieci metri dalla scogliera!!! Il conduttore del gommone non ci capisce più niente vira decisamente sulla scogliera e in velocità ci sale sopra!! Un sordo rumore di vetroresina e poi l’ urlo dei due motori fuoribordo, che ancora ingranati ed accelerati fanno girare a vuoto le eliche alzando una colonna d’ acqua.

Non faccio in tempo a vedere la scena quasi fantastica del volo del gommone che se ne presenta un’ altra incredibile: Peppino ai comandi della V.1690 non vede il tratto di scogliera che ha davanti alla prua e ci finisce sopra con una botta che sentiamo come se ci fossimo stati anche noi a bordo, rimanendo qualche secondo ferma per poi si inclinarsi su di un lato. Ripresosi dall’impatto , Peppino comincia ad urlare per radio frasi per noi in lingua cinese, che in realtà sono in tranese d.o.c.!! I due albanesi intanto fuggono a gambe levate nella campagna e non si girano neanche a vedere che diavolo poteva essere quel fracasso che avevano alle loro spalle. Giungono pure le pattuglie a dare aiuto ai nostri ed alcune di loro cercano inutilmente i due fuggiaschi!

Solo verso le quattro di mattina la sfortunata V.1690 che imbarca acqua viene recuperata. Il gommone disincagliato dagli scogli, non senza fatica e viene portato agli ormeggi della Sezione di Brindisi. E’ ormai l’ alba, accompagniamo Peppino e gli altri dell’ equipaggio a bordo del Guardacoste. Possiamo tornare verso casa!!!

(fine quinta puntata)

 

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6 commenti
  1. Vernone Paolo Aurelio Mar. C.
    Vernone Paolo Aurelio Mar. C. dice:

    Bella puntata e non oso immaginare quando hai visto tutta quell’acqua in sala macchine avendo perso il piede come ti sei sentito… Comunque, l’importante è raccontarlo!!
    Ciao Maurizio

  2. MAINARDI MAURIZIO
    MAINARDI MAURIZIO dice:

    Ciao carissimo Seacloud,
    parole sante le tue e in quell’episodio avrei dovuto includere tutto quello che hai detto, aggiungendo tutte le mie paure, i miei dubbi, il freddo e l’adrenalina sempre alle stelle!!!
    Erano veramente notti incredibili quelle che passavamo… Tuttavia, non mi ricordo dei tuoi dettagli e leggendo ciò che ho scritto, ha quasi dell’incredibile! Aggiungendo a quanto ho descritto anche il tuo contributo, sembra quasi impossibile che all’inizio del secondo millennio in Italia si svolgessero storie come le nostre..
    Avrei voluto voluto riscrivere tutto il libro perché l’ho scritto di getto ed ogni episodio andrebbe ampliato, però credimi, economicamente non mi è stato possibile farne un altro.
    Ti ringrazio per avermi scritto!
    Un grande abbraccio!!

  3. Giacomo Vitale
    Giacomo Vitale dice:

    Gentile Seacloud,
    La ringraziamo per il Suo contributo che fornisce ulteriori dettagli a quanto descrive Maurizio Mainardi!! Certamente ricordarsi tutto non è facile considerando l’intervallo temporale da allora fino ad oggi, ma il bello di questo blog è che in qualsiasi momento si può intervenire migliorando quanto già scritto dall’autore del libro che può avere in qualche occasione un ricordo non un po’ appannato di certi fatti…
    Cordiali saluti,
    G.V.

  4. seacloud
    seacloud dice:

    Maurizio, hai abbreviato la storia di quella notte… Infatti, il Corbelli che riuscì ad andar via dopo aver buttato quasi tutto il carico a mare, carico che non fu più trovato a causa del forte vento di scirocco che lo spostò verso il largo di molte miglia la scia dei cartoni di sigarette, tenuto conto che le ricerche di detta scia di cartoni di sigarette furono avviate almeno dopo oltre due ore e mezza circa di inseguimento. Lo scafo si chiamava DIABLO. Fu catturato carico dieci giorni dopo da PEPPINO E MIMI’… diciamo un tantino più a nord della foce dell’Ofanto. Ricordo che questa cattura diede il via ad una ampia operazione anti-contrabbando che si concluse con la cattura dello scafo carico di circa 300 cartoni e tre scafisti, oltre alla decapitazione di Autoreuna organizzazione contrabbandiera che tra Puglia e Campania, quella notte e nei giorni successivi, portò all’arresto di 150 soggetti circa.

    Per quanto riguarda il gommone e la scogliera Brindisina… hai dimenticato di dire che dopo l’inseguimento del DIABLO, tutto il resto della notte vide impegnati inizialmente due vedette che per ben sei volte a lento moto tallonarono il gommone Albanese che, favorito dai bassi fondali, per ben sei volte andò da Torre Canne a Brindisi e viceversa per un totale di 30 miglia… insomma, un’intera nottata e quando tentò di prendere il largo poco

    https:[email protected],17.9746453,2323m/data=!3m1!1e3

    prima dell’alba, all’inseguimento si aggiunsero altre due vedette Brindisine, il gommone invertì rotta e tentò lungo la diga foranea del porto di Brindisi, di riguadagnare i bassi fondali… Peppino si inserì tra la diga foranea del porto di Brindisi e il gommone che tentava di riguadagnare i bassi fondali navigando ad alta velocità parallelo alla diga foranea, dalla testata verso la radice del molo. Peppino navigava a circa 50 nodi alla distanza di 3-4 metri dalla scogliera del molo e raggiunto il gommone lo affiancò sperando che qualcuno del suo equipaggio saltasse a bordo… ma nessuno ebbe il tempo materiale di farlo perché Peppino sapeva che alla sua sinistra c’era la scogliera frangiflutti della diga foranea e di prora la scogliera posta alla radice del diga esterna al castello di Brindisi. Inoltre, Peppino sfruttò, finché gli fu possibile, lo specchio acqueo utile per tentare l’abbordaggio e giunto al limite virò di quasi 90° a dritta verso il largo, mentre il gommone sfilando a poppa della V.1690 finì sulla scogliera!! Peppino passò sul basso fondale che fece qualche graffietto in carena a ricordo della nottata!! Comunque, una leggera infiltrazione sistemata facilmente in cantiere…

  5. Giacomo Vitale
    Giacomo Vitale dice:

    Carissimo maurizio,

    ti ringrazio per quello che mi dici, ma cerco solo di fare il mio lavoro animato dalla mia passione per il mare, le barche di un certo tipo… e pensa che stavo dormendo, ma quando il mio smart mi ha avvisato che c’era un commento da moderare e pubblicare, anche se stanchissimo, come per incanto mi sono subito svegliato ed ho acceso il mio portatile ed eccomi qui a risponderti…

    Comunque sia Maurizio, il tuo libro è molto bello per quello che scrivi con molta semplicità e chiarezza hai appena descritto nel commento che ci hai appena postato!!
    Grazie e.. “Buon vento a te ed ai lettori del tuo libro..

  6. Mainardi Maurizio
    Mainardi Maurizio dice:

    Salve a tutti,

    Giacomo come al solito mi stupisce… mi ha fatto la sorpresa di pubblicare la quinta puntata senza avvisarmi. Rileggendo questa parte del mio libro per l’ennesima volta si evince che non sono uno scrittore… avrei potuto descrivere determinati episodi fornendo maggiori dettagli, magari rendendo più interessanti alcuni episodi ecc..

    Però, sono convinto di aver messo bene in evidenza: le persone che svolgevano un lavoro particolarmente pericoloso riuscivano a far nascere un’intesa e soprattutto un’amicizia legata ad una lealtà che difficilmente si realizzano!! Infatti, persone di regioni e città diverse, di vite e pensieri diversi si fondevano in un unico pensiero, in un unico ideale…

    Sono stato certamente fortunatissimo per aver vissuto e lavorato a fianco di queste persone… e come dice un mio caro amico: Buon vento a tutti!!

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