Le “spalle buone” di Alberto Cavanna

di Alberto Cavanna

Dove vai con quella tavola, ragazzo?!

Alberto CavannaLui si era voltato di scatto nel fracasso quasi insopportabile delle martellate, che solamente gli urli dei sovrintendenti potevano vincere per riuscire a farsi ascoltare dalle centinaia di operai a bordo.

L’uomo, più un vecchio che un uomo maturo a essere sinceri, gli si era parato davanti nella sua tuta blu scuro. Solo dalla camicia, dalla cravatta e dal cappello si capiva che doveva essere uno dei capi.

A terra mi hanno detto di portarla alla squadra a prua del ponte di batteria… Ho sbagliato ponte?

Il tizio scrollò la testa. “No. Il ponte è quello giusto. La squadra non va bene.”

Il ragazzo lo guardò interrogativamente.

Questo è pino giallo. La squadra a prua non ha ancora finito di fare il fasciame vicino al trincarino, che invece è di quercia bianca. Loro questo lo useranno domani o dopo, se non si danno una mossa. Il pino giallo, che serve a fasciare il ponte dopo la spina centrale, è necessario invece a mezza nave, dove hanno quasi finito.

Il ragazzo continuava a guardarlo come si poteva guardare un matto.

Vieni!- disse l’uomo avviandosi verso una squadra indaffarata a incavigliare il fasciame del ponte – ti faccio vedere.

Lo portò a destinazione e gli mostrò il lavoro con la mano.

La mastra centrale è formata da tredici corsi di fasciame di quercia, quella buona, la migliore. Ci sono poi due corsi di pino giallo, ancora due serrette di quercia e poi, prima del fasciame di quercia bianca vicino al trincarino, che deve reggere al salmastro che viene dai portelli dei cannoni, ci sono sei corsi di tavole di pino giallo da quattro pollici, come quella che hai sulla schiena…

Che ora mi serve! – disse un signore con una salopette di jeans consunta e una camicia di flanella rossa – dove eri finito, ragazzo? Ti aspettavamo e poi, se non finiamo il corso per stasera, mr. Wolley ci fa fuori, sai?!

e ammiccò al vecchio.

Poi si avvicinò al ragazzo e fece per sussurragli in un orecchio:

Lui non è un capo carpentiere qualsiasi, sai? Lui è il vero padrone della ‘vecchia fianchi di ferro’!

Smettila Art e torna al tuo posto o davvero te ne ritorni nelle file dei disoccupati!

gli aveva quasi urlato l’altro ma il ragazzo aveva visto che stava scherzando.

Il suono lacerante della sirena di mezzogiorno coprì tutti gli altri rumori e le squadre si avviarono verso la mensa.

Vieni, vieni con me – disse l’uomo – mangiamo insieme. Sei nuovo di questo lavoro, vero?

Sì.

Non sei il solo… Sapessi quanti me ne mandano che tolgono dalla strada. Andiamoci a sedere.

La tavolata, nel capannone che serviva da mensa era lunga e affollata. Anche lì, come in ogni parte del cantiere il rumore era insopportabile. Si misero uno di fronte all’altro con la gamella piena di zuppa. Il vecchio mangiava senza guardare null’altro se non il proprio pasto.

Fu il ragazzo a rompere, si fa per dire, il silenzio.

Lei la conosce bene la nave, mi sembra.

L’uomo continuò a masticare mentre parlava.

Sono generazioni che la mia famiglia campa grazie alla ‘USS Constitution’, il primo è stato il nonno di mio nonno, centododici anni fa.

Faceva il carpentiere anche lui?

No – disse il vecchio bevendo un lungo sorso d’acqua – No. Lui era un marinaio, fece la guerra contro gli inglesi.

Partecipò alla azione del Java!

chiese eccitato il ragazzo.

“No. Si imbarcò subito dopo ma si fece quella del Cyane e del Levant, nel Febbraio del ’15. Il capitano della “vecchia” era Charles Stewart, un uomo più duro della sua nave. Sono sopravvento alle due fregate inglesi ed hanno tanta vela a riva per beccarle che fanno dei danni all’alberetto di maestra. Ci riescono lo stesso e la prima bordata becca il Cyane alle sei di sera, dopo quattro ore di caccia.

Gli inglesi sono colpiti ma si sentono sicuri perché nascosti dal fumo. Non vedono che quel diavolo ha fatto mettere in panna per fermare la propria nave e lasciar andare avanti l’avversario.

Quando sono scaduti a poppa del Cyane poggiano e riescono a finire l’inglese che se li trova al giardinetto di dritta e a beccare con altre due bordate la Levant che era venuta in aiuto alla compagna. Mentre le due sono lì che stanno sbrogliandosela con i danni, lui orza leggermente, le passa, stramba e torna indietro sull’altro bordo. La Levant ha provato a squagliarsela ma se lo trova proprio sullo specchio di poppa: è un massacro. Alle sei e quarantacinque l’azione è finita, la ‘vecchia’ ha vinto ancora ma sua carriera è conclusa… Ha combattuto la sua ultima battaglia. Finisci che diventa fredda. Fa già abbastanza schifo da sola questa sbobba!”

Il ragazzo riprese a masticare.

E poi?

Mio trisnonno fu congedato ma fece di mani e di piedi per far sì che suo figlio tornasse a bordo. Ci riuscì e il mio bisavolo si fece una lunga crociera in Mediterraneo dove la Constitution era la ammiraglia della squadra, mi sembra che facesse base in un golfo vicino a Genova, un posto chiamato Specie, Spezia… Non ricordo bene. Tornò a casa novant’anni fa esatti.

Il ragazzo aveva finito la gamella. Il vecchio lo stava osservando. Con la mano spinse avanti il suo pezzo di pane.

Prendi. Io ho mangiato abbastanza.

Lui lo ringraziò e prese a sgranocchiare.

E dopo?

Sembrava che il vecchio non aspettasse altro.

“La “fianchi di ferro” era ormai vecchia. Cominciavano a girare le prime navi con macchine a vapore anche se gli inglesi, imperterriti, stavano varando le ultime enormi unità in legno… Sono così: ci devono arrivare e dar di muso, poi si mettono a correre e diventano i primi, come con il Warrior. Insomma, per fartela breve la volevano demolire ma Oliver Wendell Holmes compone un poema e le sue rime la salvano dalle asce. Mio nonno fu a bordo durante i primi restauri del 1834 e quello che mi raccontò di quel tempo mi serve ogni momento del mio lavoro.

La ‘vecchia’ è fatta bene, sai?! Molto bene: pensa che mi raccontò che tolsero dalla struttura un trave di rovere lungo nove metri, largo sessantacinque e spesso trentacinque… Pesava quasi millecinquecento libbre e lo tenevano al suo posto trecentosessanta libbre tra perni e chiodi di ferro e centosessanta di rame. Ora capisci perché la chiamano ‘fianchi di ferro’… E’ per questo che resiste alle guerre ed alle crisi.

E dopo il restauro?

Il vecchio tirò fuori una fiaschetta e si guardò intorno che nessuno lo vedesse. Versò un goccio di whisky al ragazzo e altrettanto nel suo bicchiere.

Veloce la tappò e la rimise nella tasca della giacca velocemente.

Lui fece per dire qualcosa ma l’altro sorrise sornione.

Poi fu mandata in giro a fare bella mostra di sé. Tornò in Mediterraneo e fu il primo lembo di territorio degli Stai Uniti a ospitare un Papa, lo sapevi?

Il ragazzo ormai, sia per la storia che per il liquore, miseria se era forte!, riusciva più a dire nulla.

Nel dicembre 1848, c’erano casini in Italia in quel tempo, era a Napoli. Il comandante invitò a bordo il re e il papa che era suo ospite: mai un pontefice aveva messo piede da noi e quel pezzo di terra americana era il ponte della nostra vecchia…

E poi?

Il vecchio scrollo la testa.

E poi, e poi… Quello che non avevano fatto le cannonate lo fecero i funghi e altre robe che danneggiano il legno. Già al tempo di mio padre, agli inizi del secolo, erano stati fatti lavori ma sempre tutti mai a fondo. La vecchia, che pure ha le spalle buone, non ce la avrebbe fatta. Ma doveva aspettare ancora altri venti anni prima che ci si decidesse… Sai: la grande Guerra e tutto il resto. E poi è venuta la crisi… Dai, torniamo al lavoro.

Si alzarono. Il vecchio guardò il ragazzo: era magro, le mani erano fini e senza calli… Non era un operaio, no… Era uno dei tanti che la crisi nera e il crollo della borsa aveva sbattuto in mezzo a una strada. Ora grazie all’intervento del Congresso che aveva decretato la rimessa a nuovo della Constitution, avevano trovato ricovero a bordo, improvvisandosi manovali.

Come ti chiami?

Jim. E lei signor…?

Paul. Chiamami Paul. Cosa facevi prima di venire qui?

Lavoravo in un grande albergo. Avevo messo tutti i miei risparmi nelle azioni…

E non sei il solo. Ma non ti preoccupare. Sai, la ‘vecchia fianchi di ferro’ ha anche buone le spalle, da sempre… lei ci tiene al nostro paese e ci porterà a terra anche questa volta… Come ha sempre fatto!

Lo guardò uscire dal capannone di lamiera e avviarsi, fino a scomparire nella folla, verso la grande figura nera, che li attendeva nel bacino in fondo al molo.

Quasi una figura materna.

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