La barca non è un auto… (XV puntata) – Come si recupera una barca storica

di Antonio Soccol

Nella scorsa puntata abbiamo cercato di analizzare come si possa trovare, con la collaborazione del web, uno scafo usato di buon valore.

Questo mese vi racconto cosa ha fatto una persona che ha avuto la “fortuna” di trovare una imbarcazione “storica” e quale impegno abbia applicato per realizzare il suo sogno: possedere un “Drago” cioè un esemplare della prima barca da diporto a montare eliche di superficie, quella che, allora, era “il diesel più veloce al mondo”.

Tutte le notizie che riporto sono state messe on line dal blog  AltoMareBlu cui sono molto grato per avermi anche rapidamente fornito le immagini che corredano questo servizio.

L’appassionato, dunque, si chiama Wolfgang Willms ed è tedesco. Nel 1999 ha trovato abbandonato in un cantiere (?) di Napoli, un “Drago” assolutamente malconcio. Senza motori, era sprovvisto di tutti gli accessori, denudato di tutte le attrezzature. Insomma era presente solo la struttura, sempre che tale si potesse ancora chiamarla.

Con determinazione, è il caso di dirlo, “teutonica” Wolfgang non si è scoraggiato: ha caricato su un camion quel “robo” e se l’è portato vicino a casa sua dove ha iniziato a restaurarlo.

Come in tutti i lavori di restauro, la prima cosa da fare è demolire tutto quello che non funziona perché marcio o in avanzata fase di decomposizione. E già questo comporta non poco lavoro. Per farlo con attenzione, Wolfgang ha cercato la più vasta documentazione possibile su quel modello di barca: ha cercato vecchie riviste (il “Drago” è del 1971), ha consultato archivi, ha scritto a mezzo mondo. E ha capito cosa doveva fare e come doveva farlo.

Con altrettanta precisione, il nostro Wolfgang ha anche fotografato punto per punto tutto il lavoro che andava facendo: “step by step”, direbbero gli inglesi.

Ci ha messo quasi nove anni! Ora sta installando i motori e spera, per la fine del 2008, di mettere in acqua il suo “Drago” e di venirselo a godere nelle calde acque del mare dove quello scafo è nato (Gaeta) quasi quaranta anni or sono.

Io mi fermo qui e lascio parlare le fotografie. Ma una domanda mi sorge spontanea: “Ve la sentite di inseguire un sogno con così tanta caparbietà?”

Pensateci bene perché l’esperienza e la soddisfazione finale di avere un pezzo unico di “storia” sono straordinarie ma la fatica …anche. Di una cosa sola potete esser certi: se lavorerete (o trovate chi lo faccia per voi) con la stessa meticolosità del nostro amico tedesco, avrete una barca “unica” e incredibile: parlo per esperienza personale! E non perderete di certo i vostri soldi. Anzi: in questo caso è molto, molto più conveniente che la barca non sia un’automobile…!

L’articolo e le immagini del Drago Italcraft oggetto di questo straordinario recupero è all’indirizzo: Drago; barca d’epoca-un restauro a regola d’arte di Wolfgang Willms

Tutte le fotografie sono di Wolfgang Willms

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