La barca non è un auto (III)

di Antonio Soccol

Avete mai pensato di comprarvi una automobile senza cambio? No, non intendo dire con un cambio automatico o di quelli di ultimo grido ricavati dalle esperienze di F.1. No, no: non quelli. Proprio senza del tutto: solo con una marcia in avanti (quella che volete voi: la prima, la seconda, la terza e la retromarcia e basta.

No, vero. Non l’ avete mai pensato perchè il cambio è indispensabile per la guida dell’ auto: la prima per muoversi dal parcheggio, la seconda per incrementare la velocità, eccetera e poi tutto il resto: scalare le marce in curva, in salita, usarle come freno-motore in discesa eccetera eccetera.

Eppure molti, moltissimi com prano la loro “auto che naviga” senza il cambio. Oppure, se ce l’hanno in dotazione, non lo usano affatto: lo ignorano. Si, perchè in una barca a motore il vero cambio non sono quei monoleva che consentono di mandare lo scafo avanti o indietro e di dare contemporaneamente più o meno gas.

Il vero cambio in una barca sono i flaps. O “trim tabs”, oppure “variatori di assetto” che vogliate chiamarli. Quelle due piastre di metallo che sono attaccate al fondo dello specchio di poppa di ogni imbarcazione seria e che, tramite appositi pulsanti situati vicini al posto di guida, possono venir fatti scendere o risalire, contemporaneamente oppure singolarmente. Secondo il mio amico “Sonny” Levi sarebbe corretto chiamarli “elevoni”, dall’ inglese “levona” parola composita da “elevetore” (cioè timone di profondità ) e “aileron” (alettone equilibratore). Ma sembra parola un po’ difficile da far entrare nel gergo comune. Chiamiamoli, allora, flaps e buonanotte ai sofismi.

Tramite i flaps, chi sa guidare uno scafo, è in grado di mettere qualsiasi imbarcazione nelle condizioni migliori per navigare su qualsiasi tipo di mare e con qualsiasi tipo di vento. Non solo. Può anche governare (nel senso di dare la direzione al natante) senza nemmeno bisogno di toccare il volante o, come è capitato a me, addirittura senza avere il timone.

La barca non è un auto

Un uso correto dei flaps può evitare voli interplanetari come questo
capitato in una gara offshore al pilota americano Bob Magoon

Questa ve la racconto subito: ero in rotta, su un mare 3, da Venezia verso Trieste perchè volevo andare a godermi la “Barcolana”, quella straordinaria festa della vela che si svolge ogni anno in ottobre e che raccoglie oltre duemila barche. Ero a poco meno di metà strada, e filavo sui 25 nodi, quando un qualcosa (forse un grosso ramo non visto; non so) mi ha brutalmente strappato la pala del timone. Ero in mezzo all’ Alto Adriatico senza possibilità di governare: a meno che voi non pensiate che si possano “governare” 500 cavalli vapore con il remetto del gommone… Però, poichè volevo fortemente vedere la “Barcolana”, decisi di continuare e di trovare garanzia di riparazione a Monfalcone, presso il famoso marina con cantiere. Hannibal.

Così mi spupazzai una sessantina di miglia di mare non proprio piatto, senza timone: la barca era un cabinato da 12 metri, bimotore diesel (270 cv x 2) con eliche di superficie. Governai, con la barca in planata, tranquillamente grazie ai flaps. E l’ indomani mi godetti la bellissima manifestazione velica.

Provate a divertirvi a fare delle virate con il vostro natante senza usare i timoni, abbassando semplicemente un flap. Vi accorgerete che, anche ad alta velocità, avrete virate molto più dolci e persino senza alcun sbandamento verso l’ interno della curva che state facendo. Sono i miracoli delle leggi di fisica, se ben applicate e sfruttate.

Per anni (e anche adesso) moltissimi cantieri si sono rifiutati di applicare alle loro imbarcazioni i flaps: “Sono la dimostrazione eloquente che lo scafo non è perfetto”, sostenevano quegli ignoranti. “Solo le carene sbagliate hanno bisogno di esser corrette”, ripeteva in coro il gregge di pecore chiamato “clienti”. Questo sempre nell’ ottica che il mare è, ovviamente, una autostrada tutta dritta dritta e senza nemmeno una curva o una salitina e che la barca è come una autovettura.

La barca non è un auto

“Benihana” del giapponese (naturalizzato americano) Roky Aoki si è salvato da questa difficile situazione
(quasi “spin-out”) grazie all’azione del flap sul lato sinistro totalmente abbassato.

In realtà il mare è una variante continua; il vento pure e non c’è carena al mondo che possa adattarsi bene a tutte queste infinite situazioni che si possono incontrare navigando. Però, proprio come in macchina basta scalare una marcia per stringere meglio una curva un pò secca, così in mare un colpo di flap può consentire una navigazione più comoda e sicura.
Avete mare di prua? Inesorabilmente la vostra barca, se appena fila 20 nodi, tenderà a saltare come un mustang selvaggio su ogni onda, alzando la prua al cielo e poi ricadendo pesantemente sull’ onda successiva. Abbassate entrambi i vostri flap e vedrete che la barca tornerà ad esser una docile amica che sfonderà le onde senza cercare di trasformarsi in un razzo interplanetario.

Avete mare di poppa? Sollevate tutto; alzate sopra lo zero i vostri flaps: la barca non infilerà più, con brutale caparbietà, la sua prua dentro alle onde evitando così anche il pericolo di “spin out”. (Voi non ci crederete ma i flaps svolgono una loro specifica funzione anche quando non toccano assolutamente l’ acqua. Giuro.)

Avete vento laterale (“al giardinetto”, si direbbe in gergo marinaro)? La barca tenderà inesorabilmente a spostare la sua prua nella direzione del vento (se il vento viene da destra, la prua andrà a sinistra, per capirci) e voi per correggere questa tendenza dovrete dare timone.

Questo farà inesorabilmente inclinare il vostro scafo verso il lato della direzione del vento. Vi sembrerà strano perchè vi verrebbe da pensare che la vostra opera morta cioè le sovrastrutture (fiancata, cabina, magari flying bridge eccetera) dovrebbero fare da vela. Quello che invece si verifica è proprio l’ opposto.

La barca, per effetto della vostra azione sulla timoneria, avrà uno sbilanciamento della pressione sotto ai due lati della carena e l’ alta pressione sarà sottovento. Lo so, è un po’ difficile da capire, però credetemi: succede proprio così. A questo punto voi starete affrontando le onde (se c’ è vento, al solito, ci sono anche onde) non con la V della vostra carena ma con la parte piatta della stessa e ciò creerà parecchio “disagio” nella navigazione: botte dure da morire, per esser chiari.

Cercate anche di ricordare, a questo proposito, che la carena è costruita per reggere l’ impatto con le onde mentre le fiancate sono più leggere; meno robuste, insomma. E quindi che, se navigate lasciando addirittura alle vostre fiancate l’incarico di reggere la forza del mare, rischiate di sfondarle e di andare a fondo.

Però se voi, invece che lavorare di timone, abbassate solo il flap laterale che a poppa è installato dalla parte dove arriva il vento, la barca si raddrizzerà e terrà facilmente la sua rotta senza più alcun bisogno di correggerla con il timone.

Infine un dettaglio che può sembrare ininfluente ma che invece ha persino una sua valenza è come dire?, “estetica”. Fate una piccola passeggiata dentro un qualsiasi marina e guardate con attenzione le barche ormeggiate. Statisticamente il 90 per cento pende da un lato (al solito è il sinistro). E’ quasi inevitabile perchè in ogni barca, per quanto il costruttore sia stato attento alla distribuzione dei pesi, “E’ sempre un lato più pesante. Come mai?

Beh, le motivazioni sono tantissime: la tazza di un wc, per esempio, pesa di più del tavolo di una dinette; il tubo che porta l’ acqua dal serbatoio di prua alla doccetta di poppa, quando è bello pieno di H2O pesa una enormità e poichè corre quasi sempre lungo una fiancata Il peso delle vostre tre ancore di rispetto (che stanno nel gavone di sinistra) è maggiore di quello di tutti i vostri parabordi o del rotolo da duecento metri di cima che avete prudentemente imbarcato e sistemato nel gavone di destra. La stessa distribuzione della vostra cambusa può creare differenza: 24 bottiglie di champagne pesano di più di alcune scatolette di caviale, se mi seguite.

Quando una barca plana questo fenomeno, da fuori, quasiquasi non si vede più. Non perchè sparisca ma solo perchè la scia di poppa e i fumi degli scarichi impediscono di vederlo chiaramente. Ma se la barca è fuori planata allora sembra quella di “nonna Papera”.

Questo quasi ineluttabile maggior peso da un lato, cosa comporta? Che la barca batterà sempre e molto più pesantemente sul lato dove pende, con conseguente rischio di fratture della struttura o di delaminazione della vetroresina. Con maggior “usura”, per dirla in sintesi. Eppure, un piccolo colpo di flap consente di annullare totalmente il problema. E di navigare anche con andatura più elegante.

Adesso, quando andate a scegliere la vostra nuova imbarcazione, chiedete a chi ve la vuol vendere a cosa servono i flaps e se non vi dice quanto vi ho scritto cambiate cantiere. Se, invece, la barca non li ha proprio i flaps, allora non perdete nemmeno un attimo del vostro tempo: non è il caso. Credetemi: siete cascati in costruttori di “case al mare” e non di barche.

Articolo apparso sulla rivista “Barche” nel fascicolo di marzo 2007 p.g.c. dell’autore – Tutti i diritti riservati. Note Legali

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25 commenti
  1. vito
    vito dice:

    Avrei di un consiglio proprio adesso che la mia barca è in fase di ristrutturazione.Vorrei allegare alcune foto è possibile?

  2. Giacomo Vitale
    Giacomo Vitale dice:

    Gentile Luca,

    ho dimenticato di chiederle se i gruppi poppieri della sua barca sono trimmabili. Occorrerebbe sapere il tipo di invertitori montati, il relativo rapporto di riduzione, oltre al tipo di eliche montate con le misure di diametro e passo.

    Infine, non si dimentichi di inviare delle foto dettagliate del posizionamento delle trasmissioni e della carena.

    Cordiali saluti,
    Giacomo Vitale

  3. Giacomo Vitale
    Giacomo Vitale dice:

    Gentile Luca,

    nel ringraziarla per averci scritto, premetto che non ho esperienze dirette sulla sua tipologia di imbarcazione che è un misto tra una carena rigida ed un gommone, soluzione che a dire il vero personalmente non prediligo molto per varie problematiche inerenti a questo tipo di carene. Tuttavia, posso solo esprimere una mia opinione in merito al suo problema.

    Iniziando dalla domanda circa la possibilità di montare una coppia di flaps, posso dire che la loro mancanza è sempre una grave lacuna e non approvo queste scelte fatte per vari motivi, che siano di presunzione, economici o altro snobbando questa scelta che invece deve essere obbligatoria su tutte le barche d un certo tipo: che siano valide o poco efficienti le loro carene. Certamente su un gozzo non va messa, perché oltre alla difficoltà di ubicazione dato il particolare tipo di carena dislocante e di poppa, non servirebbero a nulla… oltre che a fare attrito…

    L’uso dei flap, specialmente nelle barche plananti, aiuta moltissimo quando lanciata la barca, prima di raggiungere la planata ed alzare pericolosamente la punta della prua al cielo si riesce, dando una inclinazione in basso degli stessi di pochi gradi, a corregge tale andamento e aiutando a planare prima, a tutto vantaggio di un migliore assetto e di minori consumi. Segnalo che in caso di molte persone a bordo, questo problema può aumentare. Inoltre, in caso di avaria del gruppo idraulico o meccanico della timoneria, i flaps possono sopperire benissimo a tale problema, assicurando sempre il ritorno in porto. Altro vantaggio dei flaps è quello di aiutare a virare, diciamo stretto, con una carena che spinta da eliche di superficie ed a velocità superiori ai 40 nodi, con l’aiuto anche della timoneria se necessario, ha difficoltà in tal senso.

    Da tener presente che una barca che alza molto la prua prima di entrare in planata, in caso di condi – meteo avverse vento di prua o al mascone, tale assetto anomalo può essere pericolosissimo…
    Penso che quanto detto in merito ad alcuni aspetti dei flaps le abbia dato una buona visione della loro insostituibile necessità, anche e soprattutto ai fini della sicurezza…

    Circa il problema di velocità e planata della sua barca di cui riferisce è veramente difficile, se non si vede da vicino, esprimere una opinione in merito. Oltretutto, non mi ha detto quale è la velocità massima che può fare la sua imbarcazione. Potrebbe darsi che ha una carena poco pulita, ma lo escludo, visto che lei ha una barca con eliche di superficie che hanno velocità di punta importanti, sono sicuro la manterrà pulita proprio per evitare quelle perdite di potenza rilevanti dovute al fouling…

    Il problema potrebbe essere di distribuzione pesi e comunque un roker eccessivo, il triangolo di carena bagnato con il quale poggia in acqua la sua carena mentre è in planata, al punto tale che, riuscendo ad andare in planata come lei descrive, una volta diminuita la velocità, a causa della grande superficie bagnata e del conseguente drag eccessivo (attrito) della carena, la stessa esce repentinamente dalla planata, avendo un vuoto di spinta che da oltre i 1000 giri motore, fino ai giri in cui va in planata e che non mi ha detto, consuma solo carburante, senza avere una spinta progressiva valida con l’aumentare dei giri motore…

    Per verificare questa ultima condizione potrebbe compilare una piccola scheda a due colonne in cui in quella di sinistra indica i giri motore ( 200, 400, 600 ecc) fino ai giri massimi che permettono i motori della sua barca e nella seconda colonna, aiutandosi con un gps, deve segnare le velocità corrispondenti ai giri motore, per capire lo stallo della velocità a quanti giri inizia ed a quanti giri finisce e che coincide con l’immissione della carena in planata.. Se riesce a fare questa prova e mi invia i dati, potrei dirle qualche cosa di più.

    Infine, oltre alle voci, drag di carena, roker eccessivo, distribuzione pesi a bordo, si deve anche vedere come sono state posizionate le eliche di superficie. Una foto della carena con il posizionamento dei gruppi poppieri, assi ed eliche di superficie potrebbe aiutare a capire, anche se, in questi casi, è assolutamente indispensabile vedere da vicino il tutto.

    La mia risposta non è assolutamente una certezza, ma una opinione personale che analizza le possibili cause del problema di carena della sua barca e come tale va interpretata.
    Infine, tra le incognite a me non note, non mi ha detto se la barca si è sempre comportata così da quando l’ha acquistata o se ha cambiato il suo comportamento dopo una certa modifica…

    Spero di averle fatto cosa gradita.

    Cordiali saluti,
    Giacomo Vitale

  4. Luca
    Luca dice:

    Buongiorno a tutti,

    data la vostra preparazione in merito volevo sottoporvi il mio problema:

    Posseggo un “Solemar Oceanic 33” motori TD 2 x 320 HP, eliche di superficie. L’imbarcazione va molto bene alle alte velocità ed a quella di crociera. A 3100 giri raggiungo i 30/32 nodi, ma se provo a diminuire i giri, anche di poco, la velocità cala rapidamente e l’imbarcazione esce dalla planata. In buona sostanza o vado a 1000 giri a 8/10 nodi o a 3100 giri 30/32 nodi.

    I flaps potrebbero aiutarmi? Che vantaggi avrei?

    Grazie a tutti

  5. Francesco
    Francesco dice:

    Salve,

    ho appena acquistato un vegliatura 700 con vm da 232cv, sul libretto mi porta 3800giri/motore ma in realta con scafo pulito me ne fa solamente 3300, circa 21 nodi….

    Mi sono accorto che ha i flaps bloccati e per di più asimmetrici tra loro, puo essere questa la causa che non mi fa raggiungere i pieni giri del motore e quindi anche una velocità piu sostenuta per il motore che monta? O è sopratutto un elica di passo sbagliato ?

    Francesco

  6. William Cassar
    William Cassar dice:

    Io avevo un Gobbi 27 Sport dell 1994,

    9 metri e qualcosa fuori tutto venduto 2 anni fa dopo 14 anni che aveva I trim degli EFB ma nell 2002 ho deciso di fare I flap della Bennett. E devo dire che I risulutato di miglioramento specialmente con mare di prua estato elevato.

    Mare forza 5 prima navigavo a 15 nodi, vicino alla regime minimio di plannata, con I flaps facevo 18 nodi con minimo di sbattimento con onde di 2 metri.
    Il Gobbi secondo me a una buona carena con diedro variable 40 gradi a prua e 17 a poppa e extended plane che auita a plannare a 14 nodi senza auito di flaps e con I 200hp diesel della Volvo trimmati tutto giu. La barca era acuita con una panna…

    Il solo che a me non annoiva che secondo me l’extended plane sui 30 nodi diventa un po come in freno e bisogna veramente lavorare con I trim per supererare questa velocita….

    William Cassar

  7. antonio soccol
    antonio soccol dice:

    Caro Gabriele,

    un plauso innanzitutto alla tua costanza e determinazione. Bravo.
    Il consiglio del cantiere mi sembra, invece, quanto meno opinabile. Ricordi la storiella dell’armatore che si rivolgeva al suo marinaio chiedendogli che tempo avrebbero avuto in crociera? La risposta, in verace dialetto napoletano, era “Dottò, sin nun piove fa bel tempo”.

    Cosa vuol dire, infatti, che basta allungare e allargare l’opera viva di una barca perchè sia meno portata al rollio sotto vento o sotto spostamento dei pesi di bordo? Chiaro che se da 30′ arrivi a 50′ e che se hai una larghezza di 10′ e la porti a 40′ puoi fare da portaerei…

    Per quanto concerne il rollio (sbandamento laterale) sotto vento al traverso può essere sufficiente installare una bella coppia di flaps larghi e forti: abbassi quello dalla parte cui spira il vento e la barca si raddrizza come per miracolo.

    Per quello che riguarda invece lo sbandamento per il semplice spostamento di 100 chili (teorici) su uno scafo da 30′ (9 metri), beh non è problama banale.

    Mandaci qualche foto e vediamo cosa possiamo suggerirti ma… sono cavoli acidi…

    Mi spiace,
    Antonio Soccol

  8. Gabriele
    Gabriele dice:

    Gentile direttore,

    ho ultimato da poco un’impresa quasi impossibile: dopo un lunghissimo lavoro durato oltre 3 anni ho finalmente messo in acqua uno scafo (guscio Calafuria) il cui stampo giaceva da 20 anni in un piazzale in completo stato di abbandono. Dopo aver consultato ripetutamente il cantiere che ha rilevato il marchio e lo stampo di tale modello (30 fly) ed aver motorizzato lo stesso con motori di potenza (2×300 hp) compatibile al progetto.

    Ho notato che l’imbarcazione che peraltro naviga splendidamente con mare formato di prua soffre invece moltissimo il mare al traverso (crociera 25 nodi) tanto da sbandare pericolosamente. Inoltre il semplice spostamento di una persona a bordo anche in navigazione porta ad uno sbilanciamento dello scafo da un lato. Consultato il cantiere mi dice che risolverò il problema allargando ed allungando l’opera viva.

    Cosa mi consiglia? Secondo lei è possibile ottenere risultati apprezzabili eseguendo tali lavori?

    Ringrazio sentitamente

  9. Giacomo Vitale
    Giacomo Vitale dice:

    Gentile Nino Amato,

    il direttore Antonio Soccol al quale rivolgi il quesito circa il il tuo congegno brevettato che migliorerebbe le prestazioni di uno scafo, come tu stesso dici, è momentaneamente fuori sede ed impossibilitato a risponderti. Dovresti però inviarci le immagini di questo congegno di cui parli, insieme alle specifiche tecniche ecc… a [email protected] poiché non ci sono pervenute e faremo in modo di farti rispondere.

    Grazie,
    Cordiali saluti

    Altomareblu

  10. nino amato
    nino amato dice:

    che ne pensate? con questo congegno che ho brevettato ho migliorato del 30% le performance di uno scafo test di mt 5.50 con un 70 CV , in pratica ho modificato lo strofinio radente in volvente. Le virate sono cabiate radicalmente diventando molto più precise.
    un saluto a tutti voi .

  11. admin
    admin dice:

    A Tommaso:

    il tuo commento è stato moderato ed eliminato il link del sito che ci hai indicato, questo è nel rispetto delle policy di Altomareblu.

    Admin

  12. Tommaso
    Tommaso dice:

    Caro Giacomo,

    ti ringrazio per avermi risposto e mi scuso di non aver dato seguito prima alla tua richiesta di chiarimenti, a tal proposito volevo dirti che al momento non ho foto disponibili, ma visitando il mio sito [moderato da admin] è possibile visionare sia le foto che uno schema planimetrico della mia imbarcazione 707.

    Ringraziandoti anticipatamente per la disponibilità mostrata ti invio cari saluti.
    Tommaso

  13. Giacomo Vitale
    Giacomo Vitale dice:

    Gentile Tommaso,

    non conosco la tua caravella che chiami Costa d’argento, troppo generico. Ci devi dire il cantiere che l’ha costruita, in modo che possiamo informarci sulla potenza che tale carena richiede per poter planare. Inoltre dobbiamo anche sapere se è una carena dislocante o semi dislocante o planante. Per l’applicazione dei flap sono sempre un grande aiuto e quindi da considerarsi certamente positivi averli a disposizione ed in piena efficienza, ma nel caso tuo credo che stiamo parlando di una notevole sottomotorizzazione, nel caso la tua sia una carena planante. Nel caso invece la tua caravella sia dislocante, allora metti l’anima in pace che la velocità che raggiungi è più che sufficiente…

    Insomma ci devi dare maggiori elementi per poterti rispondere correttamente. Inoltre e questo vale per tutti coloro i quali ci seguono ed intendono inoltrarci quesiti tecnici, inviateci sempre immagini esaustive della vostra caravella, con tutte le informazioni tecniche che avete in possesso. E’ molto importante avere le specifiche tecniche del cantiere, perché spesso, molte barche sono state costruite da cantieri che non ci sono più e quindi diventa difficile avere dei riscontri tecnici seri e si deve procedere a tentoni… e questa condizione non è tra le migliori.

    Per inviarci le foto della tua barca e le specifiche tecniche in tuo possesso scrivi a: [email protected]
    non esitare a inviarci anche molte foto, specie della carena in cui sia visibile la sua forma ecc.

    Grazie per averci scritto e restiamo in attesa di tue notizie, per cercare di aiutarti a risolvere il tuo problema.

    Cordiali saluti.
    Giacomo Vitale

  14. Tommaso
    Tommaso dice:

    Cari signori,

    io posseggo una imbarcazione Costa d’argento 770 con un motore entrobordo TD da 100 CV. Tale imbarcazione così motorizzata non raggiunge più di 15 nodi, inoltre quando a bordo sono presenti più di tre persone,le prestazioni risultano ancor più basse, si nota la netta difficoltà dello scafo ad uscire dall’acqua a causa della bassa potenza del motore.

    A questo punto vorrei un vs. parere in merito all’applicazione di flaps per migliorare le prestazioni. Inoltre, vorrei sapere se qualcuno ha esperienza di flaps auto trim in polietilene.

    Funzionano?

  15. Giacomo Vitale
    Giacomo Vitale dice:

    Gentile Paolo,

    forse potrò sembrarti noioso, ma insisto nel dirti che non devi avere assolutamente impazienza e in qualche modo il mare lo conosci ed hai anche conseguito il brevetto di bagnino. Non dovresti essere quindi uno sprovveduto.

    Posso assicurarti che andar per mare anche ad un miglio dalla costa comporta delle conoscenze obbligatorie ai fini della propria sicurezza e di quella altrui. Molte sono le varianti che possono entrare in gioco anche in una breve passeggiata in barca, che sia a remi, a vela o a motore ed il problema fondamnate é che se non si ha la soluzione idonea alla difficoltà del momento, le conseguenze potrebbero essere anche serie.

    Insomma per mare oltre ad avere cultura e conoscenza, occorre fare anche tanta pratica.

    Per quanto riguarda le barche Qicksilver, non le conosco purtroppo e non posso consigliarti, ma puoi domandare al costruttore quali sono le potenze che può sopportare questa carena, insomma: da minimo HP, a max HP… ovviamente la massima potenza applicabile ed indicata dal costruttore, deve essere prossima a quella effettiva istallata sulla barca. In apltre parole, se il costruttore indica 40 HP la potenza massima applicabile al natante che intendi acquistare, devi attenerti scrupolosamente a questo dato di targa ed applicare un motore la cui potenza massima erogata non deve superare i 40 HP.

    Saluti

    Giacomo

  16. Paolo
    Paolo dice:

    Caro Giacomo,

    intanto volevo ringraziarla per la risposta attenta e saggia che mi ha dato da lupo di mare che sicuramente è.

    Lo so che conseguendo la patente nautica sicuramente mi darebbe più sicurezza e conoscenza di quel poco che so della navigazione. Purtroppo la voglia è tanta ed ho aspettato fin troppo sia per motivi di tempo che per denaro, preciso che non ho amici che possiedono barche. Non me ne voglia ma io nella vita sono sempre stato una persona attenta a quello che fa, ho una moglie ed un figlio a cui dedico la mia vita, le assicuro che non farei nemmeno un metro in acqua se mi dicessero che ad un metro dalla costa è pericoloso, figuriamoci se mi allontanassi dalla costa se non è a vista.

    Il mare l’ho sempre rispettato e ne ho paura, anche se possiedo il brevetto di bagnino. Comunque volevo soltanto sapere se secondo lei una barca tipo quicksilver commander 505 vada bene motorizzata con un 40 cv 4 tempi orion modificato a 60.

    Tenga presente che purtroppo non ho la possibilità di spendere tanti soldi magari per comprare una barca in mogano di cui lei è un grande conoscitore.

    Paolo

  17. Giacomo Vitale
    Giacomo Vitale dice:

    Gentilissimo Paolo,

    come avrai visto questo blog si interessa di barche d’epoca in lamellare di legno disegnate dal famoso ing. Renato “Sonny” Levi. Ovviamente per te e tuo zio che non siete conoscitori delle barche e più in generale della nautica da diporto, tutte queste cose che ho appena detto sono certamente senza significato, ma credimi è difficile consigliarvi, anche perchè vedo che siete orientati verso una barca di vetroresina con un piccolo motore fuoribordo.

    Io mi interesso di barche molto diverse ed il mare è bello, ma va affrontato con un minimo di preparazione per cui come prima cosa consiglio di prendere la patente nautica entro le 12 miglia dalla costa. Scusa la mia non è una provocazione, tenendo presente la tua richiesta per condurre un natante senza patente, ma sono convinto che é importante capire come comportarsi quando si va per mare, sapendo come affrontare le eventuali emergenze, saper guardare il mare, la conoscenza delle carte nautiche, tracciare una rotta, saper individuare come può cambiare il mare e leggere le previsioni meteo ecc…e non importa se poi comprerai una barca con potenza contenuta nei 40Hp e quindi idonea a poter comandarla senza il conseguimento della patente nautica.

    Studiando e conseguendo l’abilitazione per condurre una barca o un natante a motore entro le 12 miglia dalla costa, si affronta poi il mare con un minimo di conoscenze che non guastano e che sono di grande aiuto per poi fare esperienza direttamente comandando la propria unità.

    Insomma questo il primo gradino da superare prima dell’acquisto di una barca. Poi sarebbe necessario uscire in barca spesso con qualche persona esperta e non i soliti improvvisati che credono di sapere tutto, ma in realtà non sanno nulla e fanno solo confusione.

    Ecco il mio consiglio per questo anno. Poi andando per mare potrete vedere tante barche in navigazione e scegliere stesso voi qualche modello che possa meglio adattarsi alle vs esigenze e poi con un minimo di esperienza.

    Forse ti ho deluso, ma credimi io amo il mare e lo temo molto nello stesso tempo, per cui il mio consiglio è sempre quello di andar per mare conoscendolo e sapendo come conportarsi sempre in qualsiesi occasione. La cultura, la conoscenza delle cose sono sinonimo di intelligenza e saper fare…

    Io la vedo così …. scusami…

    Un caro saluto

    PS: se vuoi posso poi consigliarti nell’acquisto di una barca in compensato di mogano o in lamellare di mogano usato successivamente. Di barche in vetroresina non mi interesso. Grazie, Cordiali saluti

    Giacomo Vitale

  18. Paolo
    Paolo dice:

    Scusate ma sono entrato in questo sito per caso e leggendo alcuni vostri commenti mi sono accorto di essere capitato in conoscitori esperti di nautica.

    Forse non è il posto giusto ma io ci provo.

    Vorrei alcuni consigli per l’accquisto di una barca a motore da pilotare senza patente. Vivo a poche decina di km dal mare è nonostante abbia sempre sognato di poter vivere il mare con una barca, un pò per motivi di lavoro un pò per soldi non sono mai riuscito a addentrarmi in questo mondo.

    Adesso insieme a mio zio che è il finanziatore e che è amante del mare nonostante nessuna esperienza di barche,abbiamo deciso di acquistarne una per questa estate. Cosa ci consigliate? Abbiamo visitato qualche cantiere nella prov. di Brindisi e qualche negozio specializzato, tutti ci consigliano visto anche il badget di denaro (dai 15 ai 17 mila euro circa) una Open con motore da 40 CV lunga max 6 mt.

    Fino ad ora abbiamo visto la Albatros elegance, Italmar 19, Magnum 18 di B&C, Mingolla Brava 18, Marea 19 Emmemare. Naturalmente noi di queste barche conosciamo solo l’estetica ma non la qualità di costruzione e di uso in acqua.

    Vi ringrazio comunque per l’attenzione e spero in un vostro consiglio.

  19. Giacomo Vitale
    Giacomo Vitale dice:

    Caro Nino, scusa se ti rispondo solo ora, ma la settimana è stata piena di impegni e ogni giorno eri diventato il mio chiodo fisso, senza comunque riuscire a darti la risposta che attendevi.

    Antonio Soccòl ed io abbiamo fatto alcune considerazioni e la tua barca vista in acqua sembra piuttosto appoppata, vista appesa alla gru sembra anche avere il baricentro piuttosto verso poppa (guarda dove lavorano le fasce-sospendite della gru )…. Ma proprio in quest’ultima foto (gru) si notano, nell’opera viva, dei redan che tagliano i pattini longitudinali.

    Se ne vedono ben tre per lato: sottili quanto inutili. Con il peso maggiore quei redan non portano aria in carena da qui un diverso comportamento di tutto lo scafo… I pattini inoltre sembrano molto molto (troppo) piccoli e quindi possono dare ben poco sostentamento.Forse allargarli e farli terminare verso le fiancate con delle belle bocche di aspirazione potrebbe aiutare a sollevare le sezioni dove lavorano… che però, purtroppo, risultano essere tutte verso poppa e quindi avresti problemi peggiori: sommergibile garantito…

    Insomma, in realtà, quei redan con l’attuale distribuzione dei pesi sono negativi anche se sono piccoli piccoli…

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    Credo che il problema fondamentale sia dovuto al fatto che questa barca è stata progettata per una diversa distribuzione dei pesi che non hai rispettato da come ci hai riferito in una delle prime tue mail. Montando un motore entrofuribordo al posto di un fuoribordo previsto la condeguenza é il problema della prua che naviga troppo immersa nell’acqua impedendo una corretta planata.

    Cosa fare? Difficile dirlo.
    Forse sarebbe utile allargare e spessorare i pattini longitudinali nelle sezioni prodiere per aumentare il sostentamento ma, in una barca in vtr, non è operazione facile (né molto intelligente). Potresti provare a farlo incollando -per prova- dei pattini in legno e se ottieni un qualche buon risultato, poi plastificarli…Ma è come mettere la dentiera invece che avere una bella chiostra di denti.

    Come vedi caro Nino la soluzione è veramente difficile da trovare nel tuo caso. Purtroppo resta solo questo l’unico tentativo da fare per cercare di avere un sostentamento capace di far sollevare la prua dall’acqua. Penso brutalmente che sia meglio montare il motore furibordo previsto dal progetto iniziale.

    All’unica modifica possibile e sopra descritta, potrebbe anche abbinarsi lo spostamento verso poppa del serbatoio carburante e del serbatoio dell’acqua.. Sono tutti tentativi che non garantiscono nulla sulla carta e vanno solo provati direttamente sulla barca verificandone poi direttamente il risultato.

    A questo punto non ti resta altro che provare…

    Tienici informati sui risultati!

  20. Giacomo Vitale
    Giacomo Vitale dice:

    Ciao Nino, come aveva ipotizzato Antonio Soccòl, il problema evidente della tua barca è la distribuzione dei pesi e con questo tuo nuovo commento lo hai confermato.

    Pertanto, inviaci le foto alla ns indirizzo di posta elettronica: [email protected]@altomareblu.com e vediamo, se possiamo darti qualche ulteriore suggerimento.

    Grazie per averci scritto e restiamo in attesa delle immagini.

    Giacomo Vitale

  21. Nino
    Nino dice:

    Inizio col ringraziare tutti per l’interessamento, quindi vi do alcune notizie sul fattaccio…

    La barca è la prima di una nuova serie, che mi è stata costruita su richiesta, premesso che, la stessa esisteva in versione fuoribordo, con dei risultati eccezionali, ho voluto, tenendo conto delle mie conoscenze, (sono in possesso di una abilitazione tecnica che mi autorizza alla conduzione di motori fino a 1000 cv asse), farla costrire con il vano motore ad hoc per ospitare un e.f.b. pensando di ottenere un qualcosa di eccezionale.

    Adesso a mente serena e soprattuto dopo averla provata, mi rendo conto di aver spostato il baricentro molto più a prora via, ed aggiunto anche ulteriore peso al centro della barca, facendo si che questa stenti a sollevare la prora.

    Per quanto riguarda la foto della barca, indicatemi come farvela avere.

    VI RINGRAZIO ANTICIPATAMENTE.

  22. Antonio Soccòl
    Antonio Soccòl dice:

    Il problema di Nino è che ha certamente il baricentro troppo avanzato.

    Giuste tutte le tue domande di Giacomo e assolutamente vero che i flap non gli darebbero alcun aiuto. Se Nino non può spostare verso poppa i pesi: i serbatoi, per esempio (cosa che risolverebbe la situazione) deve diminuire la superficie portante della carena nelle ultime ordinate di calcolo: tagliare i pattini se arrivano sino all’estrema poppa, per esempio.

    Ma si tratta di rimedi teorici: mancano imput precisi. Che carena ha? Magari è sbagliato proprio di progetto.

    Come si chiama questa barca? Chi l’ha costruita?

    Ciao.
    Antonio Soccòl

  23. Giacomo Vitale
    Giacomo Vitale dice:

    Ciao Nino,

    sono pronto a rispondere alle tue domande, ma consentimi di dirti che i dati forniti circa la tua barca sono un po’ pochini e quindi dovrei dirti tante cose che renderebbero la risposta complicata e noiosa e siccome mi piace andare dritto all’indicazione corretta per risolvere il problema, mi dovresti dare alcune indicazioni e poi scatta un pò di foto con la barca in secca in cui si vede ciò che è stato fatto.

    Ovviamente me le invii in formato jpeg, quello che hanno tutte le macchinette digitali attuali. Inoltre mi dovresti far sapere, prima di questa modifica fatta e mi sembra di capire che è stato istallato un nuovo motore Mercruiser entro fuoribordo a benzina, la barca con che motore navigava? La potenza ecc.

    L’ipotesi da te accennata circa un posizionamento troppo alto del motore e la linea di galleggiamento potrebbe solo in parte influire su questo anomalo comportamento della tua barca. Infine vorrei capire l’asetto della barca con il motore spento ed il posizionamento dello scafo rispetto alla linea di galleggiamento ed alla linea d’acqua effettiva con il bilanciamento attuale.

    Insomma in merito a quanto mi dici i conti non mi tornano… Credo si possa trattare a lume di naso di qualche modifica non perfettamente riuscita. Mi spiego, poteva darsi che questa barca avesse due motori che sono stati tolti e sostituiti con uno solo ed ecco comparire prima di tutto un problema di distribuzione pesi e bilanciamento… non so… ipotizzo. In questo caso i flap non servono proprio a nulla…

    Se mi invii foto e informazioni più complete sono a tua disposizione con una risposta corretta.

    Se vuoi puoi anche chiamarmi al 380 42 38 113 in qualsiasi momento e ti rispondo a voce.
    Nel ringraziarti per avermi scritto, ti saluto e aspetto tue notizie, foto e dati…

    Giacomo

  24. Nino
    Nino dice:

    Vorrei approfittare della vostra competenza tecnica, per porvi un quesito…?

    Il mio natante di 25 piedi in navigazione tiene la prora molto immersa, alzando il trim, l’elica va in cavitazione, di conseguenza mi trovo ad avere nevigazioni molto bagnate.

    Si pensa che il fatto sia dovuto ad un montaggio errato del motore (troppo alto), cosa che stento a credere, perche sono stati rispettati i criteri dati dalla Mercruiser in relazione all’angolo dello specchio di poppa.

    La domanda è: montando i flap, riescono portandoli più in alto della carena, a sollevare la prora.

    Saluti da Trapani..

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