Italcraft: un mito – la fabbrica delle innovazioni di Francesco Fiorentino

Un marchio con mezzo secolo di storia, con spirito innovativo nel DNA e la velocità nel sangue!!

In Italia pochi cantieri possono vantare una tradizione che ha ormai superato abbondantemente i 50 anni di storia. Una storia fatta di successi, di ingegno e soprattutto di coraggio ma anche di momenti di difficoltà eppur sempre pervasa dallo spirito dell’innovazione a tutti i costi!

L’X-1 e l’epoca d’oro

X-1 Elica d’oro in navigazione

L’X-1 Elica d’oro in navigazione

Questa è stata la storia del cantiere Italcraft nato nel 1956 dalla volontà dei fratelli Mario e Sergio Sonnino sulle rive del lago di Bracciano e poi successivamente trasferitosi sul golfo di Gaeta dove tuttora può vantare una posizione strategica sia per le attività di produzione che per quelle di rimessaggio.

La filosofia produttiva di Italcraft è stata sempre quella di proporre al pubblico imbarcazioni con un alto contenuto tecnico in ogni aspetto dall’idrodinamica degli scafi, alle tecniche costruttive, alle propulsioni. Questo continuo sviluppo tecnico è stato sempre perseguito mediante una costante ricerca che partiva sin dalla proprietà del cantiere, impegnata in prima persona nel collaudare le proprie imbarcazioni e nel testare direttamente sul campo le innovazioni che poi sarebbero state immesse sul mercato.

Erano gli anni d’oro della motonautica, le competizioni erano quelle dell’offshore vero in cui le barche navigavano per lunghi tratti molto distanti dalla costa in pieno mare aperto e per questo dovevano essere progettate e costruite in maniera robusta ma leggera e con carene che permettessero di affrontare le condizioni di mare più impegnative.

Questo i fratelli Sonnino l’avevano capito bene partecipando più volte a competizioni come la Viareggio-Bastia-Viareggio ed ottenendo successi e vittorie come quello del 1963 raggiunto da Sergio Sonnino con un 26’ costruito in compensato marino chiamato Italcraft X-1B motorizzato con due motori Chrysler da 300 hp a benzina che percorse le 160 miglia della gara alla velocità di ben 26 nodi di media con mare forza 5. Quell’anno gli X-1 partecipanti alla gara furono cinque e tutti risultati nelle prime dieci posizioni della classifica generale.

A riprova della grande attenzione allo sviluppo tecnico profusa dalla proprietà Italcraft si noti che tra i cinque esemplari della flotta X-1 uno era pilotato dal fratello di Sergio, Mario Sonnino, identico all’X-1B ma motorizzato con una coppia di GM da 180 hp diesel, il quale tagliò il traguardo come primo nella classe diesel e quarto assoluto a conferma delle ottime doti marine della carena nonostante la meccanica più pesante.

Dall’esperienza maturata nelle competizioni Italcraft produsse la serie X-1 per il diporto attribuendogli l’appellativo di “elica d’oro” e pubblicizzandone la carena a “dislocamento planante” (Foto_1). Questo termine che potrebbe lasciare perplessi molti tecnici in realtà voleva indicare una carena a V profondo con pattini di sostentamento molto simile a quella dei Bertram di Hunt.

L’ X-1 diede vita ad una vera e propria serie di modelli della serie “X” sempre costruiti in compensato marino, con lo stesso spirito tecnico innovativo, dal design facilmente distinguibile e tuttora molto elegante ed attuale: X-20, X-31, X-33 ed X-44. Prodotto dal 1968 come vera e propria sfida tecnica ed industriale alle barche d’oltreoceano, L’ X-44 sostituì l’X-11 proponendosi con un design completamente differente.

X20- X25

X20- X25

X25 1970-71

X25 1970-71

X 31

X 31

X 33 Diplomat 1968-71

X 33 Diplomat 1968-71

X 11-1963-66

X 11 – 1963-66

X44 Fb super 1970-71

X44 Fb Super 1970-71

X-44 Ambassador

X-44 Ambassador

X44-super S 3

X44- Super S3

X-44 - XE Amb3

X-44 – XE Amb1

X 44 XE - Amb5

X 44 XE – Amb2

 X 44 - XE AMB

X 44 – XE – Amb3

Figlio del nuovo corso Italcraft, l’X-44 venne presentato come un motoryacht fisherman con spiccate doti di abitabilità e di comfort oltre che dalle immancabili prestazioni di tenuta al mare e velocistiche consentite dalla carena cavallo di battaglia della tecnologia del cantiere.

Il Sarima e gli anni ‘60

Sarima day cruiser

Sarima day cruiser il cui nome è tutt’ora indelebile nella mente degli amanti della nautica vintage

Ma la prima delle milestones del cantiere di Bracciano non fu un’imbarcazione appartenente alla serie X, anche se da essa derivata. Il primo grande successo di massa di Italcraft portava il nome di Sarima (che significa principessa), un day cruiser di circa otto metri costruito in compensato marino e motorizzato con l’allora innovativo sistema dei piedi poppieri.

Il Sarima fu uno dei diretti rivali dell’Aquarama di Riva: entrambe prodotti nello stesso periodo ma dal design molto diverso ebbero una diffusione sviluppata con la differenza che il Sarima fu rivolto ad un target di pubblico meno elitario e divenne ben presto “la 600” delle barche a motore.

Il punto di forza del progetto Sarima fu la grande abitabilità all’aperto unita ad una comodissima cabina con due cuccette e bagno. Un design essenziale ma molto elegante caratterizzato dal ponte perfettamente flush deck e la carena morbidissima sull’acqua completarono il quadro per il successo commerciale del day-cruiser più famoso del cantiere laziale, prodotto anche nella variante Corallo, realizzata dal 1965 in poi, che rispetto al suo predecessore presentava una piccola tuga che ne aumentava i volumi interni.

Negli anni ‘70 il cantiere Italcraft rappresenta uno dei punti di riferimento per la nautica da diporto a motore e dispone di un ufficio tecnico tra i più tecnologicamente avanzati in Italia e probabilmente anche in Europa. Ancora oggi visitando lo stabilimento di Gaeta si possono trovare i numerosi modelli delle carene con i quali venivano effettuati i test in vasca navale e scavando tra gli archivi è possibile reperire informazioni e disegni riguardanti ognuna delle unità prodotte con tutte le relazioni eseguite dai tecnici di produzione, dei collaudi e delle prove in mare: una mole di informazioni, naturalmente in formato cartaceo, che costituiscono un vero e proprio patrimonio della storia della tecnica in campo nautico.

Il Drago: la sfida tecnologica

Drago, la prima barca da diporto ad abbattere il muro dei 50 nodi con motori diesel ed eliche di superficie su progetto di Renato “Sonny” Levi!

Drago, la prima barca da diporto ad abbattere il muro dei 50 nodi con motori diesel ed eliche di superficie su progetto di Renato “Sonny” Levi!

Spesso dalle rivalità sul campo di gara nascono le collaborazioni più interessanti, specie in ambito nautico, ed è per questo che dopo anni di battaglie tra gli X-1 di Italcraft e le Speranzella di Levi prodotte dal cantiere Canav di Anzio, i fratelli Sonnino si rivolgono proprio a Levi che con il suo ingegno e le sue carene rivoluzionarie in quel periodo vinse tutto quello che c’era da vincere nelle competizioni motonautiche europee.

Levi fu chiamato ad una vera e propria sfida tecnologica che da qual momento avrebbe totalmente rivoluzionato il concetto di imbarcazione veloce, un’impresa che nessuno a parte lui avrebbe mai accettato con i mezzi tecnologici che aveva a diposizione: creare la prima imbarcazione di serie da diporto motorizzata diesel che potesse raggiungere i cinquanta nodi!

Levi non era nuovo a sfide del genere, era reduce da altre imbarcazioni simili come Hidalgo, accettò la sfida e la vinse segnando una delle milestones più importanti non solo della produzione del cantiere e della sua carriera ma dell’intera storia della motonautica mondiale.

Il Drago era la barca dei record: oltre che ad essere la barca diesel più veloce al mondo era anche la prima barca da diporto a montare un sistema di propulsione ad eliche di superficie e le innovazioni riguardavano anche la tecnica ed il materiale di costruzione poiché per rispettare il peso di progetto di soli 5500 kg per una barca di 42’ si optò per la costruzione in lamellare di mogano rinforzato con resine epossidiche piuttosto che in compensato marino.

Dal successo commerciale ottenuto nel diporto il Drago passò ben presto anche ad essere apprezzato nel campo delle applicazioni militari grazie all’interesse della Guardia di Finanza che dopo averne sequestrato un esemplare ai contrabbandieri lo adottò come motovedetta di pattugliamento veloce dalla fine degli anni ‘70 fino agli anni ‘90.

Visti gli ottimi risultati ottenuti con il Drago i fratelli Sonnino chiesero a Levi di progettare per loro anche una versione più piccola ed economica ma con la stessa indole sportiva del Drago dando vita al Mini Drago, un piccolo

Drago-Minidrago

Drago-Mini Drago

Minidrago

Mini Drago

 

Mini Drago Grisu  2013

Mini Drago Grisu 2013

day cruiser di otto metri e mezzo sempre spinto da eliche di superficie e motori diesel, capace di raggiungere i 45 nodi di velocità massima e di cui, analogamente a quanto accaduto per il fratello maggiore, vennero prodotte delle versioni militari in dotazione ai corpi di polizia e capitanerie di porto.

Italocraft della produzione pubblicità anni 70

Italocraft della produzione pubblicità anni 70

La storia recente

Quando la collaborazione di Levi con Italcraft terminò il know-how riguardante le geometrie di carena e le eliche di superficie acquisito con il Drago venne riproposto dal cantiere per tutto il corso degli anni ‘80 e ‘90 creando numerosi altri modelli assolutamente innovativi per l’epoca come l’Aermar 36’ o la serie dei Fast open.

Degni di nota sono anche i modelli Espada ed il suo fratello maggiore Blu Marlin, in particolare Espada aveva la particolarità di avere la postazione di comando rialzata come se fosse su un flying bridge ma che in realtà era accessibile dalla dinette retrostante: una sorta di antenato dei moderni coupé.

Nel corso degli anni ‘90 e poi nei primi anni 2000 il cantiere Italcraft ha continuato a produrre imbarcazioni sia open che flying bridge di grande prestigio ritornando ad una concezione meno estrema e più classica ma sempre utilizzando materiali e tecniche all’avanguardia, molte delle quali acquisite nella costante collaborazione con le forze armate per le quali le forniture sono continuate fino ai primi anni 2000 anche dopo il cambio di proprietà dai fratelli Sonnino ai Cantieri del Golfo.

Durante la gestione di Italcraft da parte di Cantieri del Golfo i modelli che hanno segnato maggiormente la storia del cantiere sono stati il Sarima38’, il Drago 70’, barca dell’anno 2003 ed il primo megayacht del cantiere di Gaeta il 95’ SSR.

Italcraft Sarima 38

Italcraft Sarima 38′

Italcraft Drago 70 con trasmissioni TS-85

Italcraft Drago 70 con trasmissioni TS-85

Nell’anno 2005 Italcraft passa ancora una volta di mano dai Cantieri del Golfo al gruppo InRizzardi che immette nel cantiere nuove risorse ma soprattutto nuove idee.

Il gruppo di Sabaudia, già titolato a livello mondiale nelle competizioni motonautiche nelle classi endurance, decide sin da subito di impegnare ingenti risorse per costruire due imbarcazioni da far partecipare al campionato Powerboat P1 posizionando il cantiere di Gaeta nella propria holding come una vera e propria divisione di ricerca e sviluppo.

In quell’anno Italcraft produce due imbarcazioni da corsa costruite entrambe in fibre aramidiche e resina vinilestere e con componentistica, compresi motori FPT e trasmissioni di superficie Top System, esclusivamente made in Italy: Sarima P1 e l’XT. Il primo fu un’evoluzione del già performante Sarima 38’ chiamata per l’occasione Sarima P1 con una nuova carena ventilata e con

Sarima P1

Sarima P1, la moderna sfida di Italcraft ai bolidi del mare

l’adozione delle trasmissioni ad eliche di superficie ma che mantenne in tutto e per tutto la conformazione del modello da diporto compresa la compartimentazione interna.

La sua sfida fu quella di dimostrare come anche una normale imbarcazione da diporto possa raggiungere prestazioni elevate ed affidabilità tali da potersi comunque confrontare con i bolidi del mare. La seconda sfida fu XT, un’imbarcazione più estrema e destinata a sviluppare una nuova carena per un nuovo modello da diporto purtroppo mai realizzato.

Sia Sarima P1 che XT ottennero buoni risultati sia nel campionato del mondo Powerboat P1 del 2006 (Sarima P1 quinto posto con una media di 37 nodi con mare forza 5 nella gara di Anzio ed XT secondo posto nella stessa gara) sia nel campionato italiano endurance IPS del 2007 (XT secondo posto nella gara di Ostia).

Parallelamente alle attività sportive sotto la gestione InRizzardi Italcraft ha anche prodotto l’evoluzione del 95’ SSR che ha portato alla nascita del 105’ (Foto_5), un megayacht

Italcraft 105

Italcraft 105 il primo megayacht di Italcraft spinto dalle trasmissioni con eliche di superficie più grandi al mondo

capace di raggiungere i 40 nodi di velocità massima con due motori da 2400 hp e sul quale per la prima volta sono state installate le trasmissioni di superficie più grandi al mondo, prodotte dalla Top System e quindi sempre made in Italy.

Purtroppo dal 2008 in poi, con l’inizio della crisi economica le attività produttive del cantiere sono andate via via scemando fino al blocco avvenuto in concomitanza delle sfortunate vicende legate alla holding InRizzardi la quale ha a sua volta ceduto Italcraft a terzi.

Oggi, nonostante le sfortunate vicissitudini, Italcraft rappresenta ancora una risorsa storica e tecnica di grande importanza oltre che un marchio che ha condotto la nautica italiana ad essere uno dei punti di riferimento europei e mondiali, capace di confrontarsi alla pari con i grandi costruttori non solo sul campo di gara ma anche nei porti grazie all’audacia ed alla competenza di tutti coloro i quali hanno voluto credere in una realtà mitica che ha dato tanto a chi l’ha potuta vivere da vicino come progettista, come dipendente e soprattutto come cliente!

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2 commenti
  1. Giacomo Vitale
    Giacomo Vitale dice:

    Gentile William,
    La informiamo che l’autore dell’articolo ing. Francesco Fiorentino ci informa che lo ha scritto includendo tutte le notizie che era riuscito a mettere insieme. Inoltre, il cantiere ha avuto una vita molto travagliata ed oggi dopo il lungo arco temporale trascorso è quasi impossibile rintracciare i collaboratori ed i tecnici degli anni ’80 che lavorarono in Italcraft.
    Tuttavia, l’ing. Fiorentino è sempre attivo per ricercare notizie degli anni ’80 come Lei chiede e se riuscirà a raccoglierle sicuramente pubblicherà un articolo di aggiornamento qui su Altomareblu.
    La ringraziamo per averci contattato,
    Cordiali saluti,
    Giacomo Vitale,
    AMB

  2. William
    William dice:

    Bello l’articolo ma la storia anni 80 e totalmente mancante. Era la fase due di questo cantiere e molto interesante con I modelli F78 MY ma anche il successo dell C58, C51, e C45 e F45.

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