Stiamo inseguendo Mike/Sierra (sesta puntata) di Maurizio Mainardi

Stiamo inseguendo Mi

5 Febbraio 1999

Eravamo di servizio e la mattina andai a Mola a fare la spesa: era una giornata piena di sole, non c’era una nuvola in cielo e la temperatura era persino tiepida. Pensai che la serata sarebbe stata altrettanto bella poiché passai sul lungomare ed il mare era una tavola.

Usciamo il pomeriggio alla solita ora insieme al guardacoste G.84 Smalto, ma il mare che aveva lasciato ben sperare la mattina dice subito che non ci vuole. Il Maestrale si sta facendo sentire e le onde si fanno sempre più minacciose fino alla decisione di desistere dalla navigazione e rientriamo dopo un paio di ore. Il barcone rimane fuori davanti a Bari.

Verso sera la sala operativa telefona due volte e non si sa bene cosa va cercando, ma ecco che il piantone chiama Nicola: “Al telefono c’è Vito dal barcone“. C’è una segnalazione… usciamo di gran carriera e mentre siamo in nqvigazione Nico ci notizia che deve scendere uno scafo al Motel Agip tra Mola e Torre a Mare! Quindi, ci appostiamo a Torre a Mare a circa due miglia dalla costa ed anche se il mare si fa sentire resisteremo fino all’alba!

Mezzanotte: niente di nuovo… l’una: niente.. Chiama Vito dal barcone e ci dice di tornare verso casa perché probabilmente ci stanno tenendo d’occhio e lo scafo non scende. La prua della vedetta punta il faro di Bari e dirige verso nord. Arriviamo a due miglia dal porto e ci fermiamo un’ora, ma Vito improvvisamente dice: “Eccolo, eccolo, sta scendendo, tornate qui lentamente altrimenti vi sentono!” La telefonata ci ha svegliato e l’adrenalina comincia a salire. Controllo se tutto è pronto, mentre Lazzaro che è uscito al posto di Raffaele mi chiede quali sono le palle da buttare per prime. Ci avviciniamo a Torre a Mare, mancano poche miglia, Vito ci richiama: “Si è attaccato a terra al Motel Agip“. La notizia si risente anche per radio e le pattuglie a terra vengono allertate. I motori della V.1679 adesso girano a pieno regime, con la prua verso il punto indicato dal G.P.S. a meno di Due miglia dal punto. La radio già sta impazzendo

V.1679

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con le pattuglie che chiedono precisione sul posto, la sala operativa che chiede se la piccola sta inseguendo… non ci sto capendo niente. Oltre a tutto questo casino ci sono i motori che urlano e non riesco a capire cosa mi sta dicendo Lazzaro: “Le butto io le palle non ti preoccupare!“ gli dico.

Mi sto reggendo perché ogni tanto facciamo qualche salto. Lo schermo del radar balla e non riesco a mettere a fuoco se c’è qualche eco che si stacca dalla costa… dannazione, proprio non ci riesco… ma Piero che ce l’ha davanti alla faccia ci riesce!“ Un miglio, sta uscendo, Dieci a dritta!“

Comincia la danza!

Lo scafo mette subito la prua verso il largo wd in meno di cinque minuti gli siamo addosso: “Illumina!“ La parola magica di Nicola mi fa arrivare l’adrenalina fino alla punta dei capelli! Il faretto lancia il suo fascio luminoso verso il buio e mostra la scena che volevamo vedere: uno scafo tutto blu, tre persone a bordo, radar bianco… e visibilmente carico di sigarette… è un Supernapoli denominato “Stallone” è tutto ciò che sento gridare da Piero che con il microfono in mano guarda verso il mezzo che con spruzzi e ondate sta schizzando veloce tra le onde del Maestrale!! Noi gli siamo affianco e ci arrivano schizzi d’acqua dappertutto. Ancora non abbiamo iniziato e già siamo bagnati!! Lo superiamo perché siamo nettamente più veloci… virata a destra, girotondo e di nuovo la prua verso il largo e mentre il mare si fa sentire balliamo e saltiamo.

Siamo affianco allo scafo, saranno neanche quattro metri. Lo scafista che ha un viso quasi simpatico caccia una mano fuori dalla sua postazione e verso di noi fa un segno con la mano tenendo il palmo rivolto sul mare per dire: “Piano, piano.. non sarà mica lo scafista dell’Emilio?” Effettivamente gli assomiglia… affianco a lui un uomo basso e tarchiato con due grossi baffi si regge con le mani, ha le gambe allargate e guarda verso di noi spostando solo gli occhi ed è immobile: se la sta facendo sicuramente sotto!!! Poi c’è un terzo uomo all’entrata del boccaporto, ma non lo riesco a vedere bene. Dopo mezzora di giravolte non siamo riusciti a passargli davanti, è un osso duro lo scafista e non sta neanche facendo buttare le sigarette, segno che è tranquillo. Forse ha visto che siamo da soli e se la sta giocando tutta!

Dalla radio ad un certo punto si sente: “Ci siamo anche noi!!” … ma chi è? Mi giro verso la nostra poppa ed un fascio di luce s’intravede nel buio e domandiamo: “Ma chi sei?“ E’ il gommone, il “B.S.O. 200” con a bordo Felicio, Ciccio,

Futuro B.S.O.200

gdf Futuro B.S.O.200

Gabriele e naturalmente Filippo ai comandi, sono venuti a darci una mano! Lo scafo si accorge dell’aiuto che sta arrivando e comincia ad andare parallelo alla costa e sta cercando di capire che tipo di mezzo è subentrato nel “Ballo“. Nico prende il microfono e grida: “Filippo non ti avvicinare troppo!“

Intanto, sullo scafo si sono convinti che anche noi siamo “un osso duro“ e con l’aiuto che è arrivato la situazione per loro comincia a diventare critica! Il marinaio che prima stava sul boccaporto comincia a buttare una ad una le casse a mare. Si rivolge al terzo, il baffone, che però rimane immobile… se la sta facendo veramente sotto! Non riesce a muovere neanche la testa per rispondere a quello che continua a gridargli qualcosa. Il guardacoste rimane nei paraggi, illuminato a festa. Lo scafista lo punta pensando che sia un peschereccio, mentre noi gli stiamo dietro gli gira intorno facendoci rallentare.

Gli passa di poppa e noi dietro. Il mio sguardo va verso la poppa del Guardacoste dove ci sono almeno sette dei nostri.. ma che staranno facendo se non gustarsi la scena, proprio come facevo quando stavo sul De Turris. Riesco a scorgere Biagio che dalla poppa del guardacoste lancia qualcosa a mare… una cima!!! Il guardacoste naviga e lasciando dietro di se la cima che è molto lunga. Lo scafo con noi al seguito continua a girare intorno al guardacoste, forse sperando di togliersi il nostro fiato dietro la propria poppa.

G.38 DE TURRIS

G.38 De Turris

Passiamo dietro al guardacoste, si vede la cima e lo scafo si ferma, ci fermiamo anche noi. Siamo troppo distanti per tentare un‘abbordaggio, ma il gommone no!! Infatti, eccolo che spunta dal buio.. sta per toccare lo scafo, è ad un metro di distanza, lo scafista, avvertito dal baffone che si è risvegliato dall’ipnosi, ingrana al massimo i motori e schizza fuori dall’acqua lasciando il nostro gommone a mezzo miglio di distanza, ma viene subito ripreso da noi che lo facciamo girare di nuovo!!! La battaglia è stremante, non ce la faccio più, sono bagnato, ghiacciato, il vento mi ghiaccia la faccia, gli occhi mi lacrimano, le mani riesco più a muoverle…

Tuttavia, l’accelerata improvvisa da parte dello scafista non è piaciuta ad uno dei motori e lo scafo rallenta vistosamente iniziando a fumare: “Sta fondendo, ha fuso!!” grida Piero.. Improvvisamente l’energia torna nel mio corpo alla vista del fumo nero che esce dal fianco dello scafo che comincia a rallentare e come uno squalo ferito dondola dirigendosi verso terra a lento moto!! E’ fatta, si sta buttando a terra!! Lo seguiamo a mezzo miglio e non possiamo abbordarlo perché stiamo vicinissimi alla costa.

Il gommone l’abbiamo perso… Vedo la poppa dello scafo che avvolta nel fumo nero si confonde con la costa. “Ma dove ci troviamo?“ La sala operativa ci chiede la posizione e le pattuglie a terra vogliono intervenire. Un fracasso mi distoglie dall’incanto, è il sonoro della scena dello scafo che sale sugli scogli e si adagia su di un fianco.

Rimaniamo a distanza per non fare danni , tanto sta per arrivare il gommone, non riesco però a vedere i contrabbandieri che scendono dallo scafo… sulla scogliera si vede una strada, è la statale, c’è una scritta gigante: “Costa Ripagnola“ …volevamo sapere dove ci trovavamo ed eccoci accontentati!! Il gommone tarda ad arrivare e ci avvicinandoci cautamente, insieme a Piero ci poniamo sull’estrema prua della nostra barca e giunti quasi sullo scafo ci saltiamo dentro.

Ci sono tante stecche di sigarette sparse per terra, alcune bottiglie d’acqua, un accendino, delle bustone nere, qualche lattina d’olio, un tanfo di benzina e di cartone bagnato, la puzza del fumo ed il fumo stesso che avvolge tutta la scena. Lo scafo adagiato su di un fianco è mosso dalle onde del mare che si infrangono su di un lato. Arrivano gli spruzzi d’acqua e si fa fatica a stare in equilibrio. Il tutto con la colonna sonora dei motori ancora accesi, il motorino del radar che continua a girare, il fragore del mare ed il Maestrale che entra nel cupolino dello scafo… Praticamente una scena apocalittica!!!

Apro non senza difficoltà i portelloni della sala macchine, uno si richiude e sbatte.. c’è molta acqua in sentina e ne sta entrando ancora, ma non riesco a vedere da dove entra. Piero sta controllando sottocoperta: “Loré vieni a vedere qui, c’è acqua anche dentro lo scafo, le sigarette sono bagnate ed il livello dell’acqua sta salendo… sono comunque tranquillo, non possiamo mica affondare, stiamo a terra.. Arriva finalmente il gommone con i rinforzi, svuotiamo lo scafo delle sigarette, ma non lo possiamo trainare a mare, primo perché sta almeno a tre metri da riva e secondo perché fa acqua.

Sono arrivate anche le pattuglie, ci sono i lampeggianti blu sulla collinetta che sovrasta la scogliera. I colleghi di terra ci chiedono se ci siamo fatti male e se abbiamo bisogno di aiuto. Qualcuno di loro con delle torce cerca intorno se c’é qualche traccia dei contrabbandieri, ma la scogliera è disseminata di scogli aguzzi e difficilmente li troveranno e poi non penso proprio che stanno ancora nei paraggi… staranno ad almeno dieci chilometri da qui e staranno ancora correndo! Certo che avranno fatto un bel volo e si saranno fatti male. Si saranno fatti male anche per scappare, una volta a terra… e chi sa il baffone…

3 Marzo 1999
Stiamo di nuovo di servizio da soli con il Guardacoste Smaltoda e solitamente siamo fortunati quando usciamo insieme. Nicola è in licenza ed al suo posto c’è Peppino alla guida della nostra vedetta. Peppino è il Comandante che guidava il De Turris la notte che vidi per la prima volta uno scafo contrabbandiero ed è uno dei migliori scafisti!

Scendiamo verso Sud davanti al Guardacoste e ci appostiamo dalle parti di Torre Canne. Sono le sette, Vito ci chiama dal Guardacoste e dice che ha sotto controllo una eco che sta arrivando dal largo verso Torre Canne… dovrebbe essere buono. Rimaniamo fermi poiché sta venendo nella nostra direzione. Stiamo ad undici miglia da terra illuminati per non destare sospetti. L’eco appare sul nostro radar a tre miglia di distanza da noi ed è buio pesto! Peppino accende i motori mentre mi controllo tutto posizionandomi dietro di lui con il faretto in mano pronto ad illuminare. Guardo il radar e l’ eco si ferma a meno di due miglia da noi. L’antagonista si è insospettito e non è convinto che quella luce che ha davanti sia qualche barca da pesca. Rimaniamo fermi anche noi per un quarto d’ora nel più assoluto silenzio. Tutti gli occhi sono puntati su quella macchietta verde nello schermo nero del radar.

Ecco, si muove di nuovo, si è tranquillizzato e continua a scendere… ha abboccato! Un miglio… siamo tutti tesi ed il mio pollice ha preso la forma dell’interruttore del faretto e fra non molto dovrà premerlo, ma all’improvviso lo scafo aumenta l’andatura e vira decisamente verso il largo… dannazione, ci ha scoperti ma ormai è tardi per lui… le manette dei motori della V.1679 sono al massimo ed in meno di tre minuti il mio faretto sta illuminando un “Power Marine 50” tutto bianco con tre persone a bordo e carico di sigarette! Piero lancia subito la nota per il Guardacoste e per la sala operativa. Procediamo fianco a fianco con lo scafo, anzi noi stiamo leggermente dietro e le persone a bordo non sembrano preoccuparsi piu’ di tanto… ma non faccio in tempo a vederle bene, che noto lo scafista che vira verso di noi girando la ruota del timone di scatto verso di noi. Urlo a Peppino: “Occhio, attento!“ ma Peppino, naturalmente ha già visto la manovra e vira anche lui per evitare la collisione. “Ma che c… fa questo str…. ?“ dice Peppino.

gdf V 1679 Power Marine 50 nodi

gdf V 1679 Power Marine 50 nodi

Ci rimettiamo dietro, lo stiamo per raggiungerlo di nuovo ma lo scafista vira di nuovo verso di noi come per prenderci! “Allora è pazzo veramente!” dice Peppino girandosi verso di me, poi mi grida: “Il timone non va!“ replico: “Come non va?“ Infatti, vedo che per girarlo deve fare molta forza e comunque stiamo di nuovo dietro allo scafo. Le persone a bordo continuano a restare tranquille, probabilmente hanno capito che stiamo da soli.

Virata larga dello scafo… controviriamo sul lato opposto per tagliargli la via di fuga, ma ci ritroviamo non so come con il fianco in direzione della prua dello scafo… Illumino la prua e grido: “Occhio… Attenti che si avvicina sempre di più”. Vedo Peppino che sta girando il timone con forza ma la barca non gira velocemente come dovrebbe. Attimo di panico!!! Vedo lo scafo che passa sotto la prua nostra e ci manca di neanche un metro. Peppino prende il microfono in mano e grida alla sala operativa: “Sta tentando di speronarci!“ Intanto il mare vuole partecipare anche lui. Stiamo quasi a quindici miglia e cominciamo a saltare per le onde. Lo scafo riesce a gestire il vantaggio che ha preso nell’ultima virata… Dobbiamo fermarci anche per vedere perché il timone non va.

Ci fermiamo ed arriva subito il guardacoste per vedere se stiamo tutti bene. Insieme a Raffaele apriamo i portelloni della sala macchina e diamo un’occhiata alle pompe del timone: una delle due perde olio da un tubo. Dobbiamo sostituirlo, ma qui c’è troppo mare, la barca si muove troppo. Peppino propone di scendere più sotto costa per sostituire il tubo e per farci fare un caffè dalla Mamma! Accettata la proposta con voto unanime cominciamo a scendere verso terra. Arriviamo a tre miglia dalla costa e ci fermiamo. Insieme a Raffa cambiamo il tubo dell’olio che era bucato. Non finiamo neanche di pulirci le mani che Vito ci chiama per radio e ci dice che ci sono due echi sotto costa all’altezza di Sà Velletri a cinque miglia da noi, da andare a controllare.

Ok niente caffè. Dirigiamo verso il punto e ad un miglio da terra ci sono due barche illuminate. Sono ferme una accanto all’altra e ci avviciniamo pensando che siano pescatori, ma una delle due è molto illuminata. Vabbé, andiamo più vicino, ma più ci avviciniamo e piu’ sembrano strane. Arriviamo a meno di un miglio e le due imbarcazioni sembrano scafi! Peppino accelera e gli arriviamo addosso. Sono proprio due scafi vicini non attaccati: un Corbelli tutto bianco ed un Supertermoli, bianco anch’esso. Sono fermi, ma appena arriviamo a meno di cento metri da loro ci vedono e partono tutti e due uno verso Nord e l’altro verso Sud.

Ma noi arriviamo in velocità e Peppino punta il Corbelli che è più alla nostra portata, ma qualcosa ci induce a scegliere il Supertermoli che ha entrambi i portelloni della sala macchine aperti. “E’ in avaria“ grida Piero. Siamo a pochi metri dallo scafo e lo scafista è un tipo robusto e riccioluto. Ai bordi della sala macchina ci sono due tipi piuttosto grossi. Leggo la targa attaccata al cupolino con il nome Sara II.

Butto la palla a mare e grido: “Ho buttato la palla!“ Poi mi sento dare una botta sulla spalla, è Raffaele: ha capito che stiamo per arrivare affianco allo scafo e si sta preparando a saltarci sopra. Esco dal mio seggiolino, vado verso il bordo della barca e mentre mi giro le due barche si toccano, sento il tonfo. Mi metto dietro a Raffa e guardo la scena che gli appare davanti: i due contrabbandieri che stavano sul bordo dello scafo hanno preso ognuno un bastone ed uno di loro sta per dare una bastonata a Raffa che si tira indietro per evitarla e mi sbatte contro! Le due barche continuano a restare attaccate e cominciano a planare.

Ci riprendiamo e cerchiamo di riguadagnare il bordo dello scafo ma stavolta entrambi i contrabbandieri sferrano due colpi di bastone sulla paratia della nostra vedetta. Intanto le due imbarcazioni prendono velocità e si staccano. Il Supertermoli comincia a correre sui quarantacinque nodi e noi perdiamo un po’ di terreno. Insieme a Raffaele ci rimettiamo ai nostri posti… ho il faretto tra le mani e ricordo a Peppino che abbiamo la cima attaccata a poppa.

I motori della V.1679 raggiungono il massimo dei giri e la velocità ci consente di affiancare lo scafo che effettivamente deve avere dei problemi poiché lo superiamo facilmente. Gli passiamo davanti e la cima che abbiamo dietro si spezza dopo essersi attorcigliata tra le sue eliche. Lo scafo vira e punta a terra. “Cacchio, si vuole buttare a terra“ pensiamo tutti. La radio intanto sta impazzendo, Piero lancia di continuo le comunicazioni per informare le nostre azioni sia al Guardacoste, sia alla sala operativa.

Intanto Raffa butta un’altra palla mentre viaggiamo parallelamente alla costa verso Sud e stiamo per superare lo scafo. Quest’ultimo vira di colpo verso di noi… ”E’ serata di teste calde“, dice Peppino mentre vira per evitare la collisione. Lo scafo dopo l’azione intimidatoria rimette la prua verso il largo. Le cime non gli stanno facendo niente, ne manifesta cenni di resa. Ci affianchiamo nuovamente con la manovra in virata tenta di darci una botta!!!

Avvisiamo la sala operativa che potremo far uso delle armi! Il Guardacoste ci dice per radio che se riteniamo sia il caso, siamo autorizzati… Peppino si gira verso Raffa e gli grida: “Spara qualche colpo in aria per far capire che la devono smettere!“ Neanche finisce di dirlo e che Raffa comincia a sparare con il mitra in aria.

Ma i contrabbandieri non si intimoriscono per niente, anzi… ci tagliano la strada e ci fanno il bagno con la scia che alza lo scafo! Ci mettiamo affianco allo scafo a debita distanza ed io butto un’altra cima a mare, mentre Raffa continua a sparare verso la poppa dello scafo sperando di colpire i motori. Passiamo davanti allo scafo che proprio in quel momento accelera di colpo… Forse una delle eliche si è liberata della cima.

Vedo la sua prua rinforzata con le lastre d’ acciaio a meno di cinque metri dalla nostra poppa e grido: “Occhio… accelera!” Peppino non può accelerare perché i motori della vedetta stanno già al massimo. Facciamo un salto a causa di una onda che spinge in alto la prua dello scafo… la vedo salire e mentre sale si avvicina a noi, più sale e più si avvicina, sta per colpirci… Peppino capisce che si deve togliere da sotto quel muso da quindici tonnellate di peso e vira decisamente per uscire: gli spruzzi delle onde, il fascio di luce che illumina lo scafo, il buio intorno la radio che non sta zitta, i motori che sembrano urlare per la visione così ravvicinata …La prua dello scafo contrabbandiero cade pesantemente sullo spigolo di poppa della vedetta…CRASH!!!

La vetroresina si apre producendo un rumore che è unico …. Ci defiliamo di lato mentre lo scafo continua la sua corsa senza il minimo accenno di rallentare, mentre Raffa continua a sparare il vento entra da tutte le parti ed il mare continua a lanciare le sue onde contro di noi.. Piero grida che ci hanno speronato… Peppino bestemmia e rallenta, il mio faretto illumina il buio… Mollo tutto e mi precipito in sala macchine seguito da Raffa che mi regge i portelloni: c’è una crepa lunga circa sessanta centimetri longitudinale al lato, non entra acqua perché è al di sopra della linea di galleggiamento. Tranquillizzo tutti e Peppino mi dice: “Esci di li!“, ponendosi di nuovo alle manette accelera i motori nuovamente cercando di raggiungere lo scafo che si vede ormai lontano…

Ha le luci accese e fila come un dannato verso il Montenegro. Si vedono anche le luci del Guardacoste che ci sta raggiungendo, mentre il mare si è ingrossato siamo ormai a dieci miglia da terra e la distanza che ci separa dallo scafo non cambia. Le onde ci fanno saltare abbastanza… siamo costretti a fermarci. Diamo di nuovo un’occhiata alla crepa. Dirigiamo sottocosta e ci prendiamo un bel caffè… Che scena lo scafo ad un paio di metri ..potevamo prenderlo… ed invece lui ha preso noi!!!

Dopo lo speronamento subito restammo fermi una ventina di giorni, il tempo che il nostro collega esperto di vetroresina ci mise a ripararci la vedetta. Il contrabbando in quel periodo si fermò e non arrivavano più gli scafi. Era iniziata la guerra in Kossovo ed il 27 Marzo iniziarono i bombardamenti e l’ Adriatico si trasformò in via di passaggio per gli aerei americani, inglesi ed anche italiani.

L’Adriatico era costantemente tenuto d’occhio anche da navi militari di varie nazionalità ed anche il passaggio di uno spillo era segnalato. Comunque le notti in quel periodo non erano monotone poiché se non partiva niente dal Montenegro. Invece dalla vicina Albania un altro tipo di traffico continuava a tenerci in allerta: era il traffico di clandestini, un traffico peggiore di quello a cui eravamo abituati, ma aumentato a causa della guerra da cui tutti fuggivano!!

26 Maggio 1999

Quel pomeriggio usciamo con la V.1686, abbiamo appuntamento con il Guardacoste di Brindisi e ci incontriamo a metà rotta davanti a Monopoli… ci appostiamo ognuno ai nostri posti designati e come le sere precedenti tutto tace, anche le pattuglie a terra non si sentono. Verso mezzanotte la noia è messa da parte dalla chiamata della sala operativa: ci dobbiamo dirigere tutti e tre verso San Cataldo perché un paio di gommoni di clandestini si erano mollati da Valona e si prevedeva lo spiaggiamento, cioè l’arrivo in quel luogo intorno all’una!

San Cataldo? Ma si trova a più di quaranta miglia da dove siamo noi… dannazione… ci metteremo un’ ora! La sala operativa perentoriamente dice che ci dobbiamo mettere di meno!! Ok!! ci avviamo senza tanta convinzione navigando uno dietro l’altro, noi e la V.1686. Il barcone che stava più vicino a Brindisi dice che ci vediamo qui.

gdf V.1686

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Un’ ora e dieci!! Probabilmente siamo arrivati prima del gommone, sempre se la notizia è vera. Neanche il tempo di accendere una sigaretta ed il barcone ci chiama: “Sta scendendo qualcosa a quattro miglia da voi!“ Piero: “Si , lo battiamo al radar“. Noi abbiamo tutte le luci spente e stiamo a tre miglia da terra. Raffaele caccia il visore notturno e comincia a scrutare il mare… passano appena cinque minuti e… “Eccolo, è proprio un gommone pieno di persone!“. Avvisiamo senza muoverci Roberto della V.1686, il Barcone ed anche la sala operativa per le eventuali pattuglie a terra. Il gommone procede verso terra puntando tranquillamente verso la sua meta e senza il minimo sospetto che “mezza Puglia“ lo tiene sotto occhio.

Poi si ferma a poche centinaia di metri dalla costa e rimane guardingo, noi gli stiamo dietro a neanche mezzo miglio con i motori al minimo“. “Dovete attaccarli prima che toccano terra!“ si sente dalla radio. Va bene! “Pronti?“ Accendo il faretto ed illumino il gommone: è tutto nero con i tubolari dipinti di nero, lungo circa dieci metri con due motori giganti fuoribordo, un roll-bar, una consolle dove un uomo sta alle manette e dappertutto persone, persone e persone!!!

Lo scafista ripresosi, come tutti gli altri dalla “foto“ improvvisa, sembra rimanere tranquillo e guardando verso la costa continuando la sua rotta. Gli siamo affianco e notiamo che a bordo c’é gente di ogni tipo e di ogni età… vedo alcune donne e dei bambini, un anziano, alcuni ragazzi aggrappati alle cime che corrono lungo i tubolari, saranno una quarantina tutti con le espressioni terrorizzate di chi non sa cosa sta accadendo, dove sta andando, cosa ci fa sopra un’imbarcazione che si regge a galla per miracolo e chi glielo ha fatto fare ad affrontare un viaggio che è un’avventura…

Tutti, comunque, con le espressioni da disperati… Mentre li osservo uno ad uno sento da lontano: “Non gli possiamo fare niente, è carico a tappo e se ci avviciniamo possiamo provocare un’onda e far finire qualcuno amare“. Nicola comunica con la sala operativa. Manca poco alla riva . “Come è il fondale?“ chiede Nico a Piero che ha già acceso l’ecoscandaglio e lo tranquillizza poiché qui c’é un tratto di scogliera ed il fondale è di almeno tre metri e mancano una cinquantina di metri alla riva ..Procediamo ad una velocità di circa trenta nodi, ma lo scafista non decelera. ..Probabilmente, essendo buia la costa, non riesce a vedere dove finisce il mare e dove inizia la terra. Ci dobbiamo fermare per non toccare sul fondale.

Cerchiamo di fare segnali allo scafista per fargli capire che sta per arrivare alla scogliera, ma il gommone continua la sua corsa, si faranno male… non lo finisco neanche di dire che sento un rumoraccio di ferri, vetroresina, gomma e voci concitate di persone!!! Ci avviciniamo ed illumino la scena: il gommone è salito sulla scogliera e le persone sono tutte salve. Non è caduto nessuno, ne in mare ne sugli scogli e sono tutti sul fondo del gommone uno sopra l’altro. I motori si sono spenti e si sente solo il rumore dei nostri motori al minimo.

Si rialzano tutti piano piano, come se si stessero contando le ossa, poi uno alla volta cominciano a scendere incamminandosi sulla scogliera, tutti aspettando pazientemente il proprio turno. Anche lo scafista è seduto vicino ad uno dei motori e si sta fumando una sigaretta aspettando di scendere. Stanno arrivando le pattuglie e si vedono i lampeggianti, ma sono lontane e le auto non possono arrivare fin qui. Accendono i fari e li puntano nella direzione del gommone e nel frattempo arriva il gommone del Guardacoste, ci salutano i colleghi e salgono sul gommone clandestino ormai rimasto vuoto, lo legano con una cima robusta e ci portano l’altro capo.

Leghiamo la cima alla bitta e dopo diversi tentativi riusciamo a riportare il mezzo in mare, non senza difficoltà e grazie anche all’aiuto dei colleghi delle pattuglie riusciamo a disincastrarlo dagli scogli e lo trainiamo fin sotto il Guardacoste. Dentro c’è di tutto: giubbotti, panni di ogni genere, bottiglie d’acqua, qualche scarpa buttata qua e la, buste, una borsa, tre latte di benzina, dei pantaloni, giornali, calzini, cappelli e soprattutto un tanfo tremendo di urina, vomito e non so neanche pensare cosa altro!! Le pattuglie riescono a raggruppare i clandestini e portarli dove poterli rifocillare. Questa volta non c’è stata “battaglia“ con gli scafisti e tutto si è concluso nel migliore dei modi.

Purtroppo, alcune volte la conclusione di queste battaglie con i gommoni di clandestini ha visto il sacrificio di vite umane, sia da parte delle forze dell’ordine come noi, sia da parte di quei disperati! Battaglie che hanno avuto un triste epilogo voluto dal solito “maledetto destino”!!

29 Giugno 1999

Usciamo con la V.1686 ed il Guardacoste G.79 Barletta dirigendo verso Sud. Il traffico di sigarette era ancora

gdf Guardiacoste

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sospeso per via della guerra in Kossovo che comunque era terminata e si diceva che gli scafi dovevano riprendere il loro “lavoro“ da un giorno all’altro. Si aspettava solo il via… La serata passa tranquilla fino a mezzanotte circa, quando Costantino ci chiama e ci dice di raggiungere il Guardacoste che era appostato verso Mola. Avvisiamo anche Roberto della V.1686.

Alle due circa stiamo affiancati tutti e tre al largo di Mola e mentre ci prendiamo un caffè si vocifera che la serata è buona, poiché dovrebbero riprendere ad arrivare gli scafi. Si fanno le tre e dobbiamo riappostarci nei punti strategici. La V.1686 parte per prima e dirige verso Torre Canne, noi ci stacchiamo dal Guardacoste e dirigiamo verso Monopoli. Il mare è un po’ mosso ma si può navigare. La rotta è tracciata, Piero da i gradi a Nicola, mentre mi butto a terra dietro perché sto morendo dal sonno e Raffa mi segue. Non faccio neanche in tempo a pensare che finalmente posso chiudere gli occhi.. che Costantino ci richiama per radio dicendoci che hanno visto due echi sospetti proprio a qualche miglio vicino a noi.

Di nuovo con gli occhi aperti, stavolta fissando il radar, vediamo che due echi stanno a tre miglia e mezzo da noi, ma non li riusciamo a battere al radar… così Costantino ci comunica la rotta da seguire. Intanto anche Roberto sta tornando indietro ed ecco, il radar riesce a batterne uno dei due: “Hanno aumentato la velocità… devono essere scafi. Vi hanno visto… velocità: quarantotto nodi. Continuate così per la rotta che avete!“ si sente dalla radio. Nicola aumenta al massimo i motori e punta l’eco dirigendo verso il largo. E’ allarme totale, la nostra vedetta comincia a correre sulle onde saltando ogni tanto.

Scendo giù e tiro fuori tutte le cime che posso dal mucchio che c’è a prua. Vengo sballottato di qua e di la, ma riesco a tirare fuori cinque o sei palle. Risalgo e Raffa già ne ha legate tre sulle bitte di poppa. La radio ci dice che ci stiamo avvicinando sempre più al quasi sicuro scafo. Siamo quasi a dieci miglia da terra ed il mare qui si sente, sono costretto a reggermi perché ogni tanto la barca “decolla“. Meno di un miglio dallo scafo! Nicola ogni tanto deve diminuire di colpo i giri dei motori perché la barca prende un’onda più grande, ma manca poco…

Roberto sta procedendo più lentamente: lo abbiamo quattro miglia dietro… Perché non aumenta? Perché non… onda anomala… e Nicola non fa in tempo a diminuire… prua verso le stelle!!! Si sentono le eliche che sfarfallano nell’aria qualche secondo con lo stomaco in gola senza respiro e… caduta libera sull’acqua: botta pazzesca, le ossa mi chiedono pietà… Mi giro verso Raffa, che si gira verso di me ed insieme diciamo: “Minchia!!“ . Ma la V.1679

gdf V. 1679

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continua a schizzare verso il buio e le mie narici cominciano a riempirsi di un odore inconfondibile che sarà pure una puzza, ma il mio olfatto lo cataloga come “profumo di scafo!!“: benzina bruciata!!

“E’ uno scafo ed è a benzina“ urlo prima che Nico mi gridi la parola magica: “Illumina!!“ Non vedevo l’ora di risentire questa parola.. Il fascio del mio faretto si proietta nel buio e si stampa sul fianco di un Power Marine 50 sl tutto bianco con una striscia longitudinale gialla …un Corbellaccio con tre persone a bordo che, appena vedono la luce che li illumina a giorno, cominciano a buttare sigarette a mare.

Leggo subito il soprannome dello scafo: LUCA 2. Comincia subito a virare per evitare la cima che ho già buttato dal mio lato. Intanto, sento Piero che urla nel microfono della radio, “chiama Roberto, il Guardacoste, la sala operativa” …Girotondo e si riparte di nuovo fianco a fianco con lo scafo. Arrivano gli spruzzi dell’ acqua che il fianco dello scafo solleva dal mare. Un’onda fa saltare entrambi e ricadiamo pesantemente sull’acqua, le mie ossa richiedono pietà. Siamo piu’ veloci e riusciamo a farlo virare tre volte ma senza riuscire a fargli prendere una cima. Riusciamo però a rallentare la sua fuga permettendo a Roberto di raggiungerci. Infatti, dal lato opposto dello scafo vedo un fascio di luce che si sta avvicinando: “Finalmente è arrivata la V.1686“.

La sorella ci raggiunge e si mette sull’altro fianco dello scafo che si ritrova in mezzo a noi. Dove scappa più? Adesso vedo bene le persone sullo scafo, sono tre e vedo bene anche lo scafista che guarda verso di noi, poi si gira verso Roberto e si alza sulla punta dei piedi afferrando con le mani la ruota del timone prima con una mezza virata a sinistra, poi con un rapido movimento contro vira girando tutto il timone di colpo. La prua dello scafo si ferma nel mare e vedo la sua poppa sollevarsi e cominciare a girare, girare… centottanta gradi di giro… è un testacoda!!!

Lo scafo ha fatto un testacoda!! Avevo visto fare questa manovra solo una volta e rimango ipnotizzato dalla scioltezza con cui lo scafista l’ha fatta. Lo scafo si rimette in rotta verso il largo e noi, dopo un ennesimo salto ci rimettiamo dietro. Ma stiamo rallentando: “Si è spento un motore“, dice Nico. Poi rallentiamo e si spegne un’ altro motore. Siamo fermi: “Che diavolo sta succedendo?“ Corro ad aprire i portelloni della sala macchina e sto per buttarmi in sala macchina, ma Raffa mi afferra per la maglia, mi giro e mi dice: “Puzza di benzina“ …La barca va a benzina, è naturale che ci sia puzza di benzina… no?

Scendiamo insieme e cominciamo a controllare, mentre la V.1686 sta continuando l’inseguimento da sola. Effettivamente, c’è un po’ troppa puzza di benzina. Io e Raffa stiamo a testa in giù sotto i motori per capire perché si sono fermati. Il mare spinge la barca e la fa rollare. Sbatto contro la paratia e con l’ orecchio sento che il Barcone ci sta chiamando per radio e ci chiede se va tutto bene. Sembra che stia tutto ok da questo lato, poi chiedo a Raffa se dal suo lato c’è qualcosa che non va.

“Prova a rimettere in moto“ dice Raffa a Nicola e nello stesso momento si sente dal barcone che ad un miglio da noi c’è una eco che sta scendendo a terra abbastanza velocemente e potrebbe essere un’altro scafo!! Nico mette in moto i due motori che si erano spenti che ripartono e mi dice: “Chiudi i portelloni, adesso pensiamo a questo!“ Piero indica sul radar l’eco che sta arrivandoci proprio vicino, sono già pronto con il faretto mentre Nico fa planare la barca e si mette in rotta con lo scafo.

Lo affianchiamo, illumino e… altro Corbellaccio bianco con una striscia gialla longitudinalmente su tutto il fianco simile a quello di prima che non ci aveva proprio calcolato, visto che stava andando verso terra tranquillamente. Forse pensava che eravamo un peschereccio o forse era al corrente dell’ inseguimento e si sentiva sicuro.. Lo scafo vira decisamente verso il largo quasi spaventato dalla sorpresa di ritrovarsi illuminato dalla luce del mio faretto.

Sono in tre a bordo e due cominciano subito ad afferrare le casse di sigarette e buttarle a mare. Gli siamo affianco, lo scafista è un tipo riccioluto, scuro, magro… e sul fianco dello scafo c’è una targa con la scritta: “ARTAN“. Stiamo per passarlo, ma lui ci taglia la strada e vedo Nicola che gira il timone, ma capisco che è diventato duro… Si è fermato di nuovo il motore di prima che da pressione alla pompa del timone, ecco perché Nico non riesce a virare facilmente. La nostra prua sfiora la poppa dello scafo e non facciamo in tempo a dire niente che la nostra barca rallenta vistosamente perché anche l’altro motore si è spento di nuovo.

Rimaniamo per un attimo in balia delle onde che ci sbattono sulla poppa e guardiamo le luci dello scafo che si allontanano. Apriamo di nuovo i portelloni del vano motori e si spengono anche gli altri due motori, “hai spento tu?“ chiede Raffa a Nico che risponde di no con un tono allarmato. La puzza di benzina che si sentiva prima è aumentata assai e sono di nuovo a testa in giù sotto i motori. Raffa è dall’altro lato e lo sento che dice: “Lorè c’è benzina qui nella sentina, anzi… abbiamo la sala macchine piena di benzina!!

Che c…. sta succedendo?“ Mi guardo intorno ed anch’io vedo un palmo di benzina che ha allagato un po’ la sentina. Raffaele con un‘espressione come per dire “è finita“ ed aggiunge: “si sono rotti i serbatoi… siamo veramente in balia delle onde”. Chiamiamo il Guardacoste che arriva dopo una mezz’ora e ci rendiamo. E’ inutile tentare di fare qualsiasi cosa perché è troppo pericoloso. Abbiamo staccato le batterie e ci facciamo trainare dal Guardacoste fino a casa.

Intanto Roberto ha interrotto l’inseguimento per venirci ad aiutare ed Il mare è aumentato. La V.1686 è vicina a noi. Una cima grossa si stende dalla poppa del Guardacoste e si attacca alla bitta di prua della V.1679… navighiamo lentamente verso Bari a traino… Sta albeggiando ed il cielo è pieno di nuvole, anzi a ben guardare è tutto nero, mentre il vento si alza ulteriormente ed inizia a piovere, sono le nove ed il mare è molto mosso, quasi in burrasca. Arriva acqua da tutte le parti, dal cielo, dal mare e siamo zuppi ed infreddoliti. Mi sono fumato un pacchetto di sigarette… ho sonno e stiamo per arrivare a casa …

Per la V.1679 è ormai arrivata la sua fine e questa notte è stata l’ ultima volta che ha visto il mare, le onde, la brezza e le stelle riflettersi nell’acqua… è stata l’ultima volta che ha sentito il mare scorrere sotto il suo ventre a cinquanta nodi… soprattutto è stata l’ultima volta che ha visto uno scafo contrabbandiero!!!

La vedetta V.1679 rimase per quasi sei mesi ferma agli ormeggi, poi si decise che sarebbe stato meglio radiarla perché si faceva prima ad allestire un nuovo scafo che rimetterla in acqua efficiente. Si sbarcarono i motori e quant’altro poteva servire per le altre barche simili e fu spogliata… nuda, nuda.

Poi un giorno un lungo camion ed una gru la vennero a prendere e la portarono in un rimessaggio per natanti e non la vidi più fino ad un anno fa quando sono andato per conto del S.A.T.M.M. in quel rimessaggio e l’ho rivista.. era fra barchette e gommoni rotti, relitti di scafi, macchine d’ogni genere, riversa su di un fianco con i colori sbiaditi circondata dal fango e dall’erba con due cani che le gironzolavano intorno e si accucciavano sotto di lei per godere di un po’ di ombra che la sua prua proiettava sul terreno.

Sono rimasto a guardarla per più di un quarto d’ora cercando di sentire se dentro di lei riecheggiavano ancora le nostre grida nostre o il frastuono dei motori a cinquemila giri o il vento che correva fra i suoi sedili…o l’urlo vittorioso che usciva dalle radio quando si catturava uno scafo… la guardavo ed ascoltavo, era ancora tutto li in quella Gloriosa ’79!!!

(fine sesta puntata)

Le foto pubblicate nel presente articolo provengono da vari archivi.
Ringraziamo: Maurizio Mainardi e Maurizio Santo per la passione e disponibilità dimostrata e che ci hanno consentito di arricchire il testo del libro con tante immagini che riescono a rendere l’idea di quelle battaglie in mare condotte con tenacia e coraggio dai finanzieri, sfidando tante avversità.

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1 commento
  1. Tealdo
    Tealdo dice:

    Lettura sempre molto piacevole, meglio di NCIS.
    Fa senso leggere dell’immigrazioni di clandestini dall’Albania, proprio quando molti italiani si trasferiscono oggi in Albania per lavorare!

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