Imprese di guerra sul mare – (prima puntata)

Dal diario del Sergente Silurista Piero Basagni

Presentazione: Imprese di guerra sul mare

Qualcuno si chiederà come mai ho deciso di pubblicare il diario di mio nonno, un diario che, anche se principalmente dedicato alle vicende di guerra, non esclude riferimenti alla vita privata e ai sentimenti più intimi.

Lo spunto iniziale è stato la volontà di fornire a Lino Mancini materiale ulteriore per fare luce su quanto accadde la notte tra il 25 e il 26 Luglio 1941; dopo avere trascritto il diario, infatti, le mie ricerche per colmare le lacune storiche del racconto di mio nonno, mi hanno dato l’opportunità di leggere “Malta 2”, il libro scritto da Mancini, del quale ho molto apprezzato lo spirito e lo scopo.

Poi, sempre grazie a Mancini che me lo ha donato, ho letto “La mia Decima, da Malta alle Hawaii” di Fiorenzo Capriotti, uno dei protagonisti di quella notte il quale, a sconfitta ormai palese, invece di arrendersi agli inglesi, continuò a rischiare la propria vita perché il senso del dovere gli imponeva di distruggere il proprio barchino esplosivo ed un altro che si trovava nelle vicinanze. L’impresa gli valse una medaglia d’argento ma, contrariamente a quanto fatto con altri suoi compagni, che dopo l’armistizio avevano collaborato con gli Alleati, quella medaglia non diventò mai d’oro.

Il racconto della prigionia di Capriotti e del suo ritorno in Italia nel 1946, hanno fatto nascere in me sentimenti di umana comprensione nei confronti di quegli uomini che, dopo avere messo la Patria al centro della propria vita ed averle sacrificato anche gli affetti più cari, furono da essa ignorati, se non addirittura maltrattati, perché non erano riusciti, dopo l’8 settembre 1943, a considerare alleati coloro che avevano combattuto fino al giorno prima.

Al dramma di essi se ne aggiungono molti altri (per esempio quello di Laura Giolo e Lidia Fragiacomo, ausiliarie in servizio presso la Decima Mas, che furono fucilate dai partigiani il 30 Aprile 1945 o quello di Aurelio Bussi, ex partigiano, ucciso nel 1956 da Alfa Giubelli per vendicare l’uccisione della madre avvenuta nel 1944) figli di quella terribile guerra civile che dilaniò il nostro Paese tra il 1943 e il 1945, che solo ufficialmente finì con la guerra… le rappresaglie e le vendette continuarono a lungo ad insanguinare gli anni del dopoguerra e quelle ferite non si sono ancora rimarginate completamente, visto che non è possibile, a tutt’oggi, parlare di quel periodo con serena obiettività: la storia ha deciso che i buoni hanno vinto e i cattivi hanno perso e pazienza se verità storiche di vicende individuali vengono sacrificate sull’altare della faziosità politica.

Perché, dunque, ho deciso di rendere pubblico un diario privato?

Perché vorrei versare una gocciolina nell’oceano del ricordo e della riabilitazione di una generazione di uomini e di donne dei quali è difficile parlare perché si riconoscevano negli ideali professati dal Fascismo.

Il diario di mio nonno dimostra che non tutti i fascisti passavano il loro tempo a distribuire manganellate e olio di ricino, ma tra di loro c’erano anche (e non erano poche) persone capaci di trattare il prossimo con rispetto e sacrificare la loro vita per consegnare alle future generazioni (a noi!) un Paese migliore.

Nel diario troverete un padre affettuoso che, quando torna a casa in licenza, fa addormentare sul suo petto il figlio dopo avergli raccontato Cappuccetto Rosso, un figlio devoto, un marito prima innamorato e poi deluso dalla moglie (che però, non so né come né quando, verrà perdonata e sarà sua compagna per il resto della vita), un soldato coraggioso che non esita a salvare un commilitone, tirandolo fuori da una botola incendiata e buttandosi in mare con lui, quando già era avvolto dalle fiamme.

Non so cosa abbia fatto mio nonno dopo l’armistizio: non ho più nessuno a cui chiederlo, né mi è mai stato raccontato da mio padre che, probabilmente, non era fiero del passato fascista di suo padre. Comunque sia, qualunque scelta abbia fatto, credo che meriti rispetto perché, prima di essere fascista, era un italiano innamorato dell’Italia… come italiano innamorato dell’Italia era il partigiano Mario Nuti, fratello di un bisnonno paterno delle mie figlie, fucilato dai nazisti il 01/5/1944, giorno del suo ventesimo compleanno, mentre, insieme a Dino Ferrini di anni 22, pattugliava una zona collinare vicino ad Arezzo.

Caro nonno, dopo essere stato per me solo una foto sul comò della nonna e una medaglia incorniciata e appesa nel corridoio di casa, ho avuto finalmente la possibilità di conoscerti e di dirti “ti voglio bene e sono orgogliosa di te!”.

Daniela Basagni

Premessa

Recentemente sono venuto in possesso del “Diario di Guerra” del sergente silurista Piero Basagni, un personaggio a me già noto in quanto nel ricercare documenti per scrivere un libro sull’azione di Malta del 25/26 Luglio 1941 (Malta 2), pubblicato anche su AltoMareBlu, avevo trovato una sua testimonianza sulla triste fine del MAS 452. Il Basagni era uno degli undici sopravvissuti dell’equipaggio del MAS che in quell’occasione costituiva la nave comando con a bordo il Capitano di Fregata Vittorio Moccagatta, comandante della X^MAS e pianificatore della missione stessa.

A recuperare questo diario, scritto dal Basagni su un blocco notes a quadretti, è stata sua nipote, la signora Daniela Basagni, che la scorsa estate lo ha casualmente trovato mentre riordinava il solaio della sua casa. Con il diario ha trovato anche ritagli di giornale dell’epoca con addirittura un articolo del Comandante Moccagatta dal titolo “MAS” (in allegato 1* in calce all’articolo), corredato di una foto proprio del MAS 452 con equipaggio schierato per il posto di manovra; il primo a sinistra nella foto è il Sergente Silurista Piero Basagni.

Nel leggere questo diario, rimase particolarmente colpita da quanto il nonno scriveva sull’azione di Malta, sulla triste fine del MAS e dei morti che lasciarono a bordo nel momento in cui riuscirono a mettersi in salvo. La signora Daniela, nel volerne sapere di più, visto che il nonno per l’azione di Malta fu decorato con una medaglia di bronzo al valor militare, ha iniziato a fare delle ricerche su Internet e si è imbattuta nel mio libro. Dopo averlo letto, ha lasciato un suo commento su AltoMareBlu che mi ha permesso di contattarla e ricevere sia una copia del diario ri-trascritta al computer che una copia del blocco notes in originale (*diario in allegato 2 in calce all’articolo).

Si tratta di un diario di guerra che inizia con l’agosto del 1939, quando il Basagni fu richiamato in Marina, e termina nell’agosto del 1942. Al momento del richiamo era già sposato con un figlio e lavorava presso la Società Elettrica Valdarno (Selt-Valdarno) dove tornerà dopo la guerra fino al pensionamento.

Nel leggere questo diario sono rimasto colpito per la semplicità e la chiarezza con cui vengono descritti gli avvenimenti di guerra a cui il Basagni ha partecipato, prima a bordo delle motosiluranti e poi in una missione speciale sul Cefalo; di fatto, durante il periodo di guerra, come vedremo più’ avanti, ha quasi sempre operato alle dipendenze e in missioni per la X^ flottiglia MAS.

Nel suo diario, che compila con frequenza mensile, ci descrive gli avvenimenti a cui ha partecipato senza tralasciare di esternare le sue emozioni, i suoi sentimenti, le sue aspettative e le sue delusioni quando a guerra in corso, tra un imbarco e l’altro, è costretto a trascorrere un periodo a terra in una caserma a La Spezia. Ecco come manifesta le sue aspettative all’inizio del suo diario:

“Agosto 1939″

Forse è la guerra. Oggi 19 sono richiamato nuovamente alle armi, sono contento perché finalmente potremo realizzare il sogno di tutti gli Italiani, fare un Italia grande, temuta e rispettata, e finalmente il benessere per le nostre famiglie.

Anch’io oggi ho una famiglia, una sposa che adoro, un bellissimo bambino che è il tutto per me. Non nego che il distacco è angoscioso, ma il mio cuore è forte e sopra tutto freme di amore patriottico, parto con l’animo in tempesta, ma bramo finalmente superare questa grande prova.”

E poi le sue delusioni:

“Febbraio 1942″

Sono stanco di questa vita di caserma dove è tutto un pulsare di imboscati e, di ruffiani dove si fanno le scarpe l’uno con l’altro per mantenersi i bei posticini, (così dicono loro) e mi è ributtante sentire certa gente specie in mensa discutere su fatti d’arme e biasimare perfino coloro che in qualche combattimento hanno avuto la peggio. Speriamo che presto mi rendano il mio modo di vivere affinché possa tornare sul mare perché senno qualche giorno arrovescio tutte le tavole di mensa e rompo la faccia a qualcuno……” 

Quindi, un “Diario di Guerra” che ci tramanda sia una testimonianza storiografica che emozionale quando nelle prime pagine descrive come la gioventù italiana viveva gli anni che precedevano la guerra e soprattutto l’inizio del conflitto; le aspettative, le speranze che nulla accadesse, ma anche la voglia di uscire da una sudditanza inglese per noi penalizzante.

Recentemente ho letto un libro di Silvio Bertoldi “Il Giorno delle Baionette-E Noi come eravamo il primo giorno di guerra?” ed ho subito pensato che le prime pagine di questo diario avrebbero ben detto come certi italiani erano in quel giorno. Non tutti con l’entusiasmo del Basagni perché, come abbiamo appena visto, c’era anche chi pensava che non fosse normale sacrificare la propria vita per la patria. Ma il Basagni, anche nei momenti di delusione quando si rende conto che esiste gente diversa da lui non esita, come si legge sempre nel suo diario, a scrivere una frase di particolare intensità:

Anelo ritornare al mio mare almeno lì tutto è puro, anche la morte

Nel lasciare direttamente al lettore il piacere di apprezzare quello che il Basagni scrive nel suo diario mese per mese, voglio, invece, soffermarmi nell’esame dei tre periodi in cui il suo diario può essere suddiviso per dare degli elementi in più e arricchire il quadro storiografico in cui il Basagni ha operato e di cui ci racconta. Questi possono così essere individuati:

  • Primo periodo: Dicembre 1939 – Novembre del 1940. Imbarco sul MAS TURR
  • Secondo Periodo: Dicembre 1940 – Agosto 1941. Imbarco sul MAS 452
  • Terzo periodo: Aprile 1942 – Agosto 1942. Imbarco su Nave Cefalo

 Primo Periodo

Oggi 22 (dicembre del 1939, n.d.r.), una grande notizia, è giunta, il mio movimento per una velocissima silurante il M.A.S. Stefano Turr, sono pazzo di gioia il mio sogno è raggiunto, sarò marinaio in prima linea………

Su questo MAS si prepara ed inizia la guerra compiendo missioni a lungo raggio a caccia di sommergibili. Che tipo di MAS era il Turr?

MAS - Turr

MAS – Turr

Varato il 9.5.1936 presso il Cantiere Costruzioni Meccaniche e Aeronautiche di Pisa su progetto dell’ing. Baglietto, venne posto in disarmo nel luglio 1941. Classificato all’inizio Mototorpediniera e poi MAS, fu un’unità sperimentale da sessanta tonnellate con scafo in alluminio e 4 motori diesel, progettata per operare a grande distanza dalle basi per missioni antisommergibili. La sua vita operativa fu breve perché ritenuto poco affidabile sia nella motorizzazione che nello scafo; per questioni di sicurezza, si voleva abbandonare la motorizzazione a benzina, tipica per i MAS, e passare al gasolio.

La non affidabilità dei quattro motori FIAT fece optare per un ritorno ai motori a benzina decisamente più’ affidabili e più’ competitivi, all’epoca, nei rapporti peso potenza per questo tipo di unità. Lo scafo, decisamente innovativo, presentò molti problemi nelle chiodature che saltavano quando sollecitato da mare ondoso. Fu, comunque, un’unità sperimentale sulla quale si fondarono i futuri progetti del naviglio veloce.

Il Basagni, con il Turr, compie le prime missioni di guerra fino al Novembre del 1940 quando viene promosso Sergente e con il nuovo grado e l’esperienza maturata viene destinato a ricoprire l’incarico di C° Silurista su due nuovi MAS, il 451 e il 452.

Secondo Periodo

“Oggi 24 (Novembre 1940, n.d.r.) mi chiama il comandante la Flottiglia per darmi l’incarico di capo Silurista su 2 nuovissimi M.A.S. velocissimi destinati per missioni speciali abbinate a mezzi d’assalto quest’onore mi rende quasi orgoglioso, perché mi viene dimostrata chiaramente la stima dei miei superiori……..

Con questa nuova destinazione, entra a far parte degli equipaggi di navi che operano alle dipendenze della X^MAS.

MAS 451 in navigazione

MAS 451 in navigazione

MAS 452-555 -510

Si tratta di due nuovi MAS da 24 tonnellate, denominati “Baglietto velocissimi”, con una velocità massima a pieno carico di 42 nodi. Avevano una lunghezza di m.18, una larghezza di m. 4,78 ed un’immersione di m.1,56. L’autonomia, circa 330 miglia alla massima velocità e più di ottocento miglia a 8 nodi, il tipo di armamento, 2 siluri da 450 mm. (2 lancia siluri a impulso laterale), 6 bombe di profondità (1 scarica bombe), li rendevano particolarmente adatti per compiere missioni di pattugliamento sia antisommergibili che antinave. La mitragliera da mm.13,2 costituiva l’unica scarna difesa contro attacchi aerei. Avevano un equipaggio di 11 uomini incrementabile di qualche unità in relazione al tipo di missione. Entrate in servizio nel 1941, furono perse nello stesso anno, il 26 luglio 1941,  mentre ripiegavano verso la Sicilia dopo il fallito forzamento del porto di Malta.

MAS 452 Foto Moccagatta Tesei

Foto a bordo del MAS 452 prima della missione

T.V. Parodi Gio' Batta-Com.te MAS 452

“Malta2”

Nel diario leggiamo:

“Luglio 1941″

 Questo mese oso chiamarlo il mese del martirio e della Gloria poiché è in questo mese che scriviamo una pagina d’oro sul libro dell’eroica storia della nostra Marina. Queste pagine le scrivo ora in agosto dopo che sono stato decorato sul campo dall’ammiraglio Barone con medaglia di Bronzo al V.M. con la seguente motivazione:

Sergente Silurista Basagni Piero (82091)

Imbarcato su M.A.S. di sostegno ravvicinato a mezzi d’assalto penetrati in una munita base navale nemica, durante la violenta reazione aerea a bassa quota che uccideva tutti gli ufficiali e uccideva e feriva la maggior parte dell’equipaggio, dava prova di virile coraggio e di calma cooperando efficacemente al salvataggio dei superstiti.

Acque di Malta 26-7-1941-XIX

 La morte non mi vuole, non so se felicitarmi o no comunque la vita è bella anche se il destino te la rende amara……..”

Il Basagni parla appunto dell’azione di Malta del 25-26 luglio 1941. Rimando chi volesse approfondire questo argomento al mio libro “Malta 2” che trova su questo sito di AltoMareBlu.

Nel suo diario, a proposito di come furono persi i due MAS, il 451 affondò mentre il 452 fu catturato dagli inglesi, troviamo conferma che i MAS subirono un attacco aereo mentre ripiegavano verso la Sicilia subito dopo la conclusione dell’attacco  a Malta.  Il Mas 451 affondò per i danni subiti durante l’attacco mentre il  MAS 452, danneggiato sia nelle sovrastrutture dello scafo che nell’apparato motore,  rimase galleggiante ma fuori uso. Oltre ai danni materiali, l’attacco aereo causò la morte di quattro componenti  l’equipaggio del MAS 451e due del 452.

Ai morti del MAS 452 ne vanno aggiunti altri  sei della X^ MAS presenti a bordo, tra questi il Capitano di Fregata Vittorio Moccagatta. I superstiti del MAS 451 furono  successivamente raccolti in acqua dagli inglesi e fatti prigionieri mentre gli undici superstiti del 452, quattro illesi e sette

Op-Malta-2-Augusta-infermeria_Superstiti-MAS-452_

feriti, raggiunsero autonomamente le coste Siciliane utilizzando uno dei mezzi  che aveva coordinato la parte finale dell’attacco a Malta e che al momento dell’attacco aereo si trovava a  rimorchio del MAS. Circa otto ore dopo l’attacco aereo, il MAS 452 fu catturato dagli inglesi e trasportato con il suo carico di morti a Malta.

Su questo episodio ci sono, purtroppo, due versioni, una italiana ed una inglese. La versione inglese sostiene che il MAS 452 si trovasse ad una distanza di meno di tre miglia dal Forte di S. Elmo, uno dei due punti strategici, l’altro era il forte di Tigne, dove era concentrata la difesa del porto di Malta (Gran Harbour- La Valletta) e che l’unità fu colpita da un proiettile sparato da un cannone di questo forte.

Lo storico maltese Caruana, in un articolo sul Warship International del Febbraio 1991 scrive:

“Poco prima delle 06,00 il MAS 452 raggiunse una posizione a circa Km.5 da S.Elmo e rimase qui per qualche minuto incrociando lentamente al largo del porto. Circa alle 06,00, nella luce in aumento dell’aurora, il MAS venne avvistato da S. Elmo ed il pezzo E da 6 lbs. gli sparò un colpo, più di rabbia che utile perché il MAS era ad una distanza di seimila yards (5486 metri, n.d.r.), mentre la portata massima del cannone era soltanto di cinquemilacinquecento yards (5029 metri, n.d.r.); come c’era da aspettarsi la granata cadde corta rispetto al MAS. Ma ogni fortuna era contro gli Italiani quella mattina del 26 luglio in quanto il proiettile acquistò una gittata rimbalzando sulla superficie del mare e, contrò ogni probabilità, andò a colpire il 452. La granata esplose nella timoneria e non soltanto mise fuori uso il MAS ma cancellò anche i vertici della X^ MAS …”

Caruana scrisse quest’articolo sulla base di una testimonianza fatta dal comandate del Forte di S.Elmo, colonnello Ferro, che si riporta in allegato 3 (in calce all’articolo), e sul risultato a cui giunse una commissione inglese che, esaminando la timoneria del MAS, constatò che c’era un foro compatibile con la forma della granata.

Questa ricostruzione inglese sul MAS 452, anche se possibile, è in netta contraddizione con le testimonianze rilasciate dai componenti dell’equipaggio sopravvissuti. Secondo le testimonianze di fonte italiana, al momento dell’attacco, il MAS 452 era già da circa mezz’ora sulla rotta di rientro e, secondo queste testimonianze, oltre le dieci miglia.

A farmi sorgere qualche dubbio sulle ricostruzioni fatte da parte italiana sono state delle frasi contenute nel diario di Basagni che in qualche modo indicano che un avvicinamento sotto costa c’è stato.

  1. La prima è quando, descrivendo i preparativi di quest’azione, scrive:

“ … ci cercano con i proiettori ma però insistono a cercare al largo mentre noi siamo appena ad un miglio un miglio e mezzo al massimo. Sono le 2 del 26 ci siamo fermati e già incominciamo le operazioni per mandare alle reti di sbarramento il Magg. Tesei ed altri 3 marinai che devono applicare dei congegni ad orologeria per esplodere al momento opportuno cioè le 4.15.”

Questo significherebbe che contrariamente a quanto previsto dal piano di operazione che prevedeva un avvicinamento fino a 3,5 miglia dal forte di S.Elmo, il Mas 452 si sarebbe spinto oltre fino ad avvicinarsi sensibilmente ad un punto sulle secche di Dragut, di fronte all’ingresso del porto, da dove era previsto dovessero partire i mezzi attaccanti. Questo però non è accaduto perché, come da testimonianze dei piloti dei barchini, alle 02,00 i due MAS di scorta si fermano alla distanza prevista, i piloti eseguono un controllo dei mezzi e poi si allontanano dai MAS per raggiungere il previsto punto d’attacco. Lo stesso Basagni, non nel diario ma nella sua relazione ufficiale (in allegato 4, in calce all’articolo), riferisce che alle 04,00, cioè due ore dopo dall’allontanamento dei barchini, il MAS si trovava a tre miglia da Malta. Quindi Moccagatta sta rispettando il piano di operazione.

Il piano di operazione prevedeva il forzamento sia del porto civile che di quello militare, ubicati in due insenature attigue, utilizzando sia i barchini esplosivi (Motoscafi da Turismo- M.T.) che Siluri a Lunga Corsa (S.L.C.), piu’ noti come “Maiali”, coordinati da un Motoscafo Turismo Silurante (MTS) e con l’appoggio navale di due Mas (451 e 452); il MAS 452 costituiva la nave comando. I due MAS avevano il compito di accompagnare l’MTS, gli MT e il Motoscafo Turismo Lento (MTL), trasportatore degli SLC, fino a 3,5 miglia da Malta ove avrebbero dovuto fermarsi ed iniziare un pendolamento a lento moto in attesa della fine dell’incursione per rientrare poi nella base di Augusta con eventuali operatori recuperati dal MTS.

Sulla nave comando, MAS 452, dirigeva l’operazione il Capitano di Fregata Vittorio Moccagatta, comandante della X^MAS, mentre il coordinamento finale dei mezzi che eseguiranno l’attacco viene fatto dal Capitano di Corvetta Giorgio Giobbe, comandante dei mezzi di superficie della X^MAS, che avrebbe dovuto accompagnare con il suo MTS i barchini esplosivi fino a 1000 metri dalla costa su un punto prestabilito delle secche di Dragut. La fase calda dell’operazione, separazione dei mezzi attaccanti, attacco, fallimento dell’attacco e ripiegamento dei MAS avviene tra le 02,00 e le 05,00.  Alle 05,45, da Malta si alzano in volo 30 Hurricane della Royal Air Force, di base a Malta, un gruppo si dirige sugli MT ancora naviganti e l’altro verso la Sicilia per attaccare eventuali navi italiane d’appoggio. Tra le 06,15 e 06,30 i due Mas vengono attaccati e mitragliati da circa dieci Hurricane che sicuramente causano l’affondamento del MAS 451 mentre rimane il dubbio circa i danni da questi effettivamente procurati al MAS 452.

L’affermazione del Basagni, relativo all’avvicinamento fino a un miglio e mezzo dalla costa, non è riferita alle 02,00, qui probabilmente ha commesso un errore nel ricordare i fatti quando qualche giorno dopo ha ricostruito l’azione, ma a quello effettuato tra le 04,30 e le 05,00 quando effettivamente il comandante Moccagatta, non avendo sentito nessuna esplosione prevista per le 04,15, si avvicina all’isola per capire cosa sta succedendo. Questo viene confermato dallo stesso Basagni quando afferma:

“Anche noi siamo stati scoperti quindi con gli uomini ai posti di combattimento e le macchine a tutta forza con un ampia accostata che ci ha avvicinati ancora di più, e forse con la speranza del comandante di attirare l’attenzione nemica maggiormente su di noi sfiliamo davanti alle ostruzioni con una velocità folle inseguiti dalla reazione nemica con tutti i calibri dei sui cannoni che aprono davanti e dietro di noi spaventosi baratri e colonne alte di acqua, in un tremendo fuoco infernale,…..”

Riescono infine ad allontanarsi e leggiamo:

“ I cannoni sparano ancora su di noi ma ormai schivare i colpi è facilissimo siamo ormai a circa 10 miglia a Nord di Malta allorché siamo raggiunti dal com. Giobbe che con la speranza di ricuperare qualche pilota si era attardato nelle vicinanze del porto come era stabilito con un piccolissimo Mas ma che poi aveva dovuto anch’esso abbandonare l’impresa perché l’azione si era svolta tutto all’opposto del previsto.”

Quindi tutto lascerebbe supporre che fossero fuori dalla portata di tiro dei cannoni di Forte S. Elmo e che la versione inglese non sia fondata.

2. La seconda, contenuta nella parte di diario appena riportata, è l’affermazione che più  mi ha lasciato perplesso e che mi ha portato a rivalutare la versione inglese nonostante le mie perplessità sempre espresse in proposito :

“….ma ormai schivare i colpi è facilissimo siamo ormai a circa 10 miglia a Nord di Malta….”

 I cannoni avevano una gittata di circa 2,7 miglia, quindi, se fossero stati a 10 miglia non avrebbero dovuto schivare niente. E’ probabile invece che il MAS, avvicinatosi troppo all’ingresso del porto, con l’apertura del fuoco da parte dei cannoni di Forte S. Elmo che avviene alle 04,50, iniziano a sparare dopo il fallimento dell’attacco manifestatosi con l’esplosione di due barchini sotto il ponte del forte, non abbia preso subito una rotta di allontanamento ma abbia tentato di soccorrere i rimanenti sei barchini che tentavano di ricompattarsi raggiungendo un previsto punto più a nord già pianificato in caso d’insuccesso dell’azione. Quindi, non è da escludere che il MAS abbia navigato per più di mezz’ora entro le due miglia dalla costa prima di prendere la rotta di rientro verso la Sicilia. Alle 06,15, secondo altra versione alle 05,50, sia i MAS che i barchini ancora naviganti iniziano ad essere mitragliati da due gruppi diversi di Hurricane. Nel prendere la rotta di rientro il MAS 452, dovendo aspettare come pianificato il MTS del comandante Giobbe, riduce la velocità passando dai termici principali a quelli ausiliari, anche questo previsto nel piano d’operazione, ed è quindi ipotizzabile che navigasse in acque al limite dalla gittata dei cannoni del Forte di S. Elmo. Da qui l’affermazione del Basagni:

“ormai riuscivano facilmente a schivare i colpi”.

L’errore di apprezzamento della distanza di 10 miglia anziché 3 può essere attribuito a vari fattori: alla ricostruzione fatta dopo qualche giorno, al fatto che pensasse che sulla costa ci fossero cannoni di calibro più grosso e a difficoltà di visibilità della costa stessa, come vedremo più avanti. Solo così può essere credibile la versione inglese.

Nell’indagare su questa versione, ho avuto, alcuni anni fa,  uno scambio di corrispondenza con lo storico Maltese Joseph Caruana per avere qualche chiarimento in più e capire perché fosse così convinto che a mettere fuori uso il MAS fosse stato un proiettile sparato dal forte e non l’attacco aereo come sostenuto nelle testimonianze italiane. La sua spiegazione è stata la seguente, ne trascrivo le parti essenziali:

“Io non capisco il tuo dissenso sul fatto che il MAS fu colpito vicino Malta da una granata sparata da un cannone da 6 libbre del Forte di S. Elmo. La prova incontrovertibile è che l’apposita commissione inglese raccolse sul MAS resti del bossolo della granata…….

Le fonti maltesi affermano che il MAS fu immobilizzato vicino Malta da un colpo di cannone ma i sopravvissuti affermano che il MAS fu fermato da un attacco aereo lontano da Malta…….

I caccia Hurricane non sparavano proiettili da 6 libbre (n.d.r.: erano armati con mitragliere da mm. 20).

La mia teoria del perché i sopravvissuti fecero questo errore è questa:

Gli attacchi aerei iniziarono all’incirca alle 05,45. Quando questi attacchi iniziarono i due MAS si separarono. Durante l’attacco, l’equipaggio ha dovuto ragionevolmente ripararsi sottocoperta (tranne il timoniere e il cannoniere). Rimasero giù per alcuni minuti, circa dieci, sicuramente fino a quando Moccagatta iniziò a muovere verso Malta. Questo è provato dal fatto che non sapevano che il MT16 fu ancorato ma loro pensavano fosse stato affondato (n.d.r.: Il Mas aveva a rimorchio un barchino che per un guasto era stato tolto dai barchini attaccanti e al momento dell’attacco aereo era stato mollato dal traino e ancorato. Nelle testimonianze, i sopravvissuti non parlano di questo M.T. e chi ne parla, il silurista Bratovich, addirittura dice che viene affondato quando viene preso a rimorchio il MTS del comandante Giobbe.

Effettivamente questo barchino fu ancorato quando Moccagatta decise di avvicinarsi e fu poi recuperato dagli inglesi a circa sei miglia a nord est della Valletta). Se fossero stati in coperta avrebbero saputo che era stato ancorato e non auto affondato. Quando da sottocoperta sentirono i motori principali partire (n.d.r.: il MAS stava navigando sugli ausiliari) pensarono che fosse iniziata la navigazione verso Nord, di rientro verso la Sicilia, una logica deduzione dal momento che l’attacco non era finito e Giobbe era rientrato a bordo. Ma Moccagatta, dopo il rientro di Giobbe, aveva cambiato i suoi piani e stava nuovamente avvicinandosi a Malta per recuperare l’MT precedentemente ancorato.

Quando il MAS fu immobilizzato, appena dopo le 06,00, era nel bel mezzo di una nebbia (n.d.r.: in parte una foschia naturale e in parte causata dalle esplosioni dei barchini e delle granate sparate dalla difesa costiera). Questo è menzionato sia dal comandante del forte di S. Elmo che dai piloti italiani della caccia che andarono vicino a Malta per proteggere il MAS. I piloti la definirono densa foschia. Quando i sopravvissuti risalirono sul ponte di coperta dopo che il MAS fu colpito, non potevano vedere (n.d.r.: per la presenza della foschia) la costa che era a Km. 5,5 e non c’era niente che contrastasse la loro idea che stavano navigando per nord.”

Devo dire, in proposito, che il mio iniziale dissenso con Caruana si è attenuato perché alla fine, proprio dal diario di Basagni, sono venuti fuori indizi che accreditano di una certa validità la sua ricostruzione. A farmi dissentire da Caruana, oltre alle testimonianze rilasciate dai superstiti, era stato il fatto che ritenevo assurdo che Moccagatta avesse potuto cambiare rotta per avvicinarsi a Malta anziché dirigersi a Nord e così allontanarsi dall’area del disastro. Ma Moccagatta, purtroppo,  non sapeva della triste fine dei barchini perché Giobbe, rientrato sul MAS, gli fa tutto altro quadro e gli riferisce di una situazione di vittoria e non di disastro ritenendo che tutti i barchini siano riusciti nell’attacco.

A questo punto, Moccagatta, pensa al barchino ancorato e quindi tenta di recuperarlo per non farlo cadere in mano inglesi;  manovra questa che lo riavvicina alla costa esponendolo nuovamente al tiro dei cannoni. Se così sono andati i fatti, si tratta veramente di una decisione senza senso tenuto conto che i barchini esplosivi non erano sconosciuti agli inglesi in quanto nel Marzo dello stesso anno avevano già subito un attacco del genere a Suda; perderne uno, non avrebbe fatto una grande differenza.

MAS 452 prima della missione MALTA 2

MAS 452 prima della missione MALTA 2

MAS 452 catturato_Malta (1)

MAS 452 catturato_ Malta

MAS 452 catturato_Malta (2)

MAS 452 catturato a Malta

Il MAS 452, dopo sommarie riparazioni, fu riutilizzato dagli inglesi con il nome di “X MAS” e impiegato sia in versione anti contrabbando che come lancia di salvataggio. Nella primavera del 1942, durante un raid aereo dell’asse, si trovava ormeggiato a Menqa, proprio sotto i bastioni del forte S. Angelo che, colpiti da una bomba, crollarono sul MAS provocandone la sua distruzione.

(fine prima puntata)

Per le foto pubblicate nel presente articolo ringraziamo il signor Antonio Randazzo, dell’omonomo sito, per la Sua g.c.

*Allegato 1- Articolo Comandante Vittorio Moccagatta
*Allegato 2 - Trascrizione del diario del Sergente Silurista Piero Basagni
*Allegato 3 - Testimonianza Colonnello Ferro
*Allegato 4 - Testimonianza Sergente Silurista Piero Basagni

 

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4 commenti
  1. Lino Mancini
    Lino Mancini dice:

    Gentile sig. Nocera,
    innanzitutto mi scuso per l’errore sulla foto che verrà quanto prima corretto.

    Circa la non attendibilità della versione inglese, sarei cauto.

    Come avrà avuto modo di leggere sia nell’articolo in questione che in Malat2, anch’io avevo inizialmente delle perplessità. Poi dalle notizie fornitemi da Caruana e da un esame della foto ingrandita del MAS 452 dopo la cattura, sono arrivato alla conclusione che la versione inglese può ritenersi attendibile.
    Suo padre non avrebbe mai potuto raccontarle della granata per due motivi:
    – tutti i sopravvissuti ebbero solo la percezione dell’attacco aereo e chi sopravvisse certamente non era in coperta;
    – questo fu accertato solo dopo la cattura del MAS quando l’apposita commissione inglese esaminò sia il MAS che i documenti di tiro forniti dal comandante del forte di S. Elmo.

    Un cordiale saluto
    Lino MANCINI

  2. Sergio Nocera
    Sergio Nocera dice:

    La versione Inglese non è veritiera.

    Su quel Mas era presente mio padre Raffaele Nocera che partecipò all’azione e riuscì a salvarsi (nella foto da me fornita relativa all’infermeria d’Augusta è erroneamente indicato come Sabatini). In vita mio padre non mi ha mai raccontato che il Mas era stato colpito da una granata sparata dagli Inglesi da terra.

    Aggiungo solo che in quell’azione perse la vita il cugino di mia madre Raffaele Cimini.

  3. Giacomo Vitale
    Giacomo Vitale dice:

    Gentile Bairo,
    ringraziamo Lei per essere stato un attento ed appassionato lettore di pagine importanti della storia di uomini speciali che hanno onorato il nostro Paese fino a donare la loro vita nella speranza di dare ai posteri un futuro migliore, ma che sono stati dimenticati indegnamente, come potrà leggere in calce alla seconda puntata che tra qualche giorno sarà on line.
    Cordiali saluti,
    Giacomo Vitale

  4. Don Bairo
    Don Bairo dice:

    Ringrazio l’ing. Mancini e la sig.ra Basagni, per aver riportato alla luce questa pagina di storia.

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