Garda Solar – Alto design, materiali riciclabili ed energia rinnovabile

di Vittorio di Sambuy

La stampa quotidiana ha dato spazio all’impresa selezionata dal premio dell’Innovazione per una barca definita “Alto design, materiali riciclabili ed energia rinnovabile”, progettata dalla Garda Solar.

Il progetto prevede di usare per lo scafo del polietilene, che sarà anche riciclabile ma è un derivato petrolifero vale a dire non eco-compatibile. Esso appare un po’ come l’invenzione dell’acqua calda, perché basterebbe prendere un canotto Canadian di alluminio (prodotto che ha avuto poco successo in Italia ma è diffusissimo nel Nord America), montarvi un motore FB elettrico e il mezzo sarebbe già pronto.

L’idea di produrre in grande serie una barca adatta al grosso pubblico che ha poca dimestichezza con l’acqua non è nuova e l’Ucina da anni promuove il programma “Navigar m’è dolce”. Programma che i suoi associati non hanno mai preso in seria considerazione, intenti a gonfiare sempre di più la bolla che, scoppiata nel 2008, rischia ora di metterne molti a terra. Un programma che, coltivato con idee nuove, avrebbe fatto fiorire una generazione di mezzi più adatti ai tempi che ci attendono per il futuro.

L’Aspronadi è intervenuta in questa tematica, promuovendo il concorso UBPT, Una Barca Per Tutti, con l’intento di: “Stimolare la ricerca, la sperimentazione e la creatività finalizzata alla progettazione di un oggetto barca che sia concepibile, in questo e nei prossimi anni, quale proposta per un esercizio sostenibile anche economicamente dell’andar per mare”.

Il concorso, quanto mai opportuno, ha obiettivi chiari e interessanti e la stesura del bando è condivisibile salvo alcune eccezioni sulla procedura (tempi e commissione giudicatrice) che comunque esulano da questa analisi. Obiettivi comunque assai stimolanti, degni di diverse considerazioni.

Alle classiche domande preliminari “Dove, come, quando e perché” all’ultima (perché) risponde già l’intento (citato in corsivo) del concorso.

Dove e quando dipendono ovviamente dal luogo e dalla stagione d’impiego previsto per la barca. Per lo sviluppo del progetto si potrebbero definire: “Mediterraneo centro-settentrionale e laghi interni, nei mesi estivi”.

L’aggettivo “tutti” insito nel titolo del concorso richiede di definire in dettaglio il target dell’utenza prevista ed in primo luogo l’eliminazione di uno dei temi di riflessione proposti ai concorrenti, qui elencati:

  1. innovativa morfologica
  2. originale aspetto estetico
  3. metodologia e tipologia della costruzione
  4. aspetti di qualità energetica e ambientale
  5. possibilità d’uso dell’utenza diversamente abile
  6. innovazione tecnologica del ciclo di costruzione
  7. economicità nella costruzione e/o uso
  8. possibilità di smaltimento a fine vita
  9. trasportabilità.

Il punto 5, per quanto encomiabile, non è coniugabile a “tutti” perché una barca per disabili avrà caratteristiche e soprattutto dimensioni maggiori di quella che scaturirebbero dall’ottimizzazione degli altri temi proposti per una barca destinata appunto a tutti.

Il TARGET di UBPT potrebbe pertanto essere individuato come

“Dayboat per 4 persone: famiglia con due figli o due coppie di amici, neofiti, che ambiscono tranquillità sfuggendo alle spiagge affollate”.

Come già detto, una barca con queste caratteristiche esiste invero già ed è il canotto Canadian in lega leggera con un fuoribordo elettrico per ottemperare al punto 4.

Per rispondere a un “come” creativo, ci vorrebbe perciò qualcosa di nuovo.

COME

Il catamarano a vela è il tipo di barca dalle caratteristiche che più lo avvicinano ai temi proposti per l’UBPT.

I due scafi stretti e lunghi sono l’ideale dal punto di vita idrodinamico per presentare la minore resistenza all’avanzamento; la larghezza e la conseguente stabilità (limitato sbandamento) sono doti apprezzate dai neofiti, soprattutto dalle signore, dato l’ampio spazio per stendersi ad abbronzarsi.

Per la costruzione del mezzo e delle sue attrezzature si useranno materiali riciclabili, escludendo derivati da idrocarburi. (punti 4 e 8). Rispondono a questa esigenza le leghe leggere ma anche il legno oltreché i materiali ferrosi per le attrezzature di coperta eccetera, utilizzando tipologie costruttive tradizionali. Fa eccezione il caso della lega leggera per la quale, in previsione di future produzioni in serie, andrebbero considerate attrezzature (stampaggio e saldature) molto automatizzate, da mutuarsi dall’industria dell’auto.

Il criterio di trasportabilità va perseguito mirando a una grande facilità di montaggio/smontaggio utilizzando sistemi ad incastro e bloccaggio delle strutture trasversali di giunzione fra i due scafi.

Da notare a questo proposito che l’UBPT non utilizzerà abitualmente un ormeggio stanziale ma sarà trasportata (smontata per motivi di ingombro) su un carrello a rimorchio dell’automezzo per essere assiemata (e viceversa) sullo scivolo (quando esiste) o sulla spiaggia.

Le misure di questo catamarano potrebbero aggirarsi attorno ai 5 metri di lunghezza e 2,5 di larghezza. Per ovvi motivi di eco-compatibilità la propulsione elettrica va considerata solo come ausiliaria (di emergenza).

Quindi quella principale sarà a vela. Le presunte difficoltà del veliero vanno smitizzate, sfatandone le difficoltà di governo e adottando strutture adatte al neofita. Per il padiglione non vanno previste manovre volanti e quelle fisse ridotte a due paterazzi. La deriva mobile, in legno, sarà mantenuta abbassata da una molla. Essa si solleva quando la barca va in spiaggia e rimane bloccata in posizione retratta da un dispositivo a scocco, sganciabile quando si riprende la navigazione.

Un piano velico antico ma rielaborato in chiave moderna in modo da ottemperare alle esigenze citate potrebbe consistere in una vela latina avvolta su un normale avvolgifiocco contenuto all’interno di un’antenna cava. Per semplificare le manovre ci saranno solo due manovre correnti: scotta e avvolgifiocco. In luogo dell’albero a calcese l’antenna sarà sostenuta da un bipode a V rovesciata costituito da due puntoni incastrati negli scafi, inclinati verso poppa, e sostenuti sotto sforzo da un paterazzo con dormiente sulla traversa poppiera.

Il punto di mura sarà al centro della traversa prodiera. L’aspetto estetico di questo catamarano, pur ricordando una classica tartana, sarà così del tutto nuovo (punto 2).

Poiché notoriamente un punto debole dei catamarani è la virata, occorrerà facilitarla in modo da non creare problemi al neofita. Una soluzione potrebbe consistere nella forma asimmetrica degli scafi.

Invece un’ innovazione morfologica che non risulta essere stata sperimentata ma meriterebbe una ricerca approfondita prevede due prue orientabili che agiscono in vece dei timoni. I due scafi avrebbero le prue collegate con una cerniera verticale in modo da brandeggiarle lateralmente fino a 25°agendo come il treno anteriore di un’autovettura. Il frenello farà via fino a un volante di tipo automobilistico, sempre al fine psicologico di mettere a suo agio chi governa.

Va considerata indispensabile una propulsione ausiliaria per morivi di sicurezza e per la manovrabilità in porto. Per ottemperare ai dettami di eco-compatibilità sarà elettrica, con fuoribordo di bassa potenza disponibile sul mercato e qui nasce un’alternativa progettuale importante per la soluzione di due dei temi proposti dal bando.

Da un lato l’economicità (costruzione e uso) dall’altro le qualità energetiche e ambientali. Le soluzioni di massima eco-compatibilità sono infatti anche le più costose.

Come sempre – è la legge fondamentale della costruzione navale – va cercato un compromesso fra esigenze contrastanti.

La massima economia si raggiunge ricorrendo come fonte energetica a una batteria di accumulatori al piombo tipo “trazione” ricaricabile a terra dalla rete. Questo sposterebbe l’inquinamento ambientale dallo scarico del motore termico alla ciminiera della centrale elettrica.

La soluzione più costosa prevede invece l’installazione di una batteria al litio ricaricata mediante un pannello fotovoltaico. Questo potrebbe essere la stessa superficie della vela che, applicando tecnologie di ultima generazione, rimane flessibile e quindi avvolgibile.

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9 commenti
  1. Tito Mancini
    Tito Mancini dice:

    Egregio Signore,

    grazie a me, lei è riuscito a conoscere “direttamente” tutto lo staff di Altomareblu anche se, per onor di cronaca, risposi solo ad una sua domanda circa i motori delle unità appartenenti alle CC.PP.

    Il solo fatto di averle dedicato “tanta attenzione”, denota assolutamente che coloro che conducono Altomareblu, sono disponibili ad ascoltare le opinioni più disparate.

    Lei non ha ben compreso ciò che “elegantemente” il nostro Amministratore ha cercato di spiegarle.

    Altomareblu non è una chat, bensì è un sito dove si parla di barche e di mare nelle sue varie forme ed espressioni in cui, i relativi commenti di estimatori o denigratori, vengono pubblicati a seconda della “valenza” dell’argomento trattato.

    Ovviamente essendo responsabili di quanto viene pubblicato, non possiamo non valutare preventivamente tutto ciò che giornalmente ci viene inviato. Pertanto, la regola di Altomareblu e di tutti i CMS (Content Managment System), è quella di non instaurare una “corrispondenza privata” quindi, come dicevo prima, una chat. Per questo esistono nel web tantissime altre soluzioni, ma Altomareblu non appartiene assolutamente a quella categoria.

    Tutto è nato dal suo commento su “Una Barca Per Tutti”.

    “UNA BARCA PER TUTTI” è un concorso pubblico, proposto da Antonio Soccol ad AS.PRO.NA.DI. quando ancora ne faceva parte, con lo “spirito” di poter accumunare più persone (in Italia e all’estero, professionisti e “sognatori capaci di idee”) del settore nautico in una unica esperienza e questo la dice lunga sulla propositività dell’iniziativa e del suo ideatore.

    Vittorio di Sambuy, con il suo commento, cercava di dare dei semplici suggerimenti a tutti coloro che si accingono a partecipare, non credo proprio abbia cercato di dettare dei dogmi.

    Secondo il suo modo di vedere, sintetizzo, proporre un concorso aperto a tutti gli operatori del settore non serve per avvicinare gli italiani al mare, bensì, dovrebbero essere la “scuola” e/o altri enti di formazione a farsi carico di questa “materia”.

    E’ un’opinione e come tale va rispettata anche se può non essere condivisa oppure considerata “complementare”.

    AS.PRO.NA.DI.

    Perché si accalora tanto su ciò che è successo ad Antonio Soccol, fondatore di questa Associazione? Asserire come lei ha fatto, ipotesi irrealistiche: cacciata anziché dimissioni, prendere le distanze perché tutti gli voltano le spalle? Significa che, quanto meno, ha letto molto “distrattamente” quanto pubblicato da Altomareblu.

    Io sono amico di Antonio Soccol ed ha tutta la mia solidarietà per quello che è capitato a lui e ad altri autorevoli ex soci di AS.PRO.NA.DI. ma, sinceramente, non mi accaloro come lei… non ne ho la ragione non essendo, né un operatore del settore, né un suo socio od “amico” di qualcuno della nuova dirigenza.

    Pertanto, se collego il suo pensiero su chi e come si debba fare per far conoscere il mare agli italiani con AS.PRO.NA.DI. che, casualmente aveva anche dei corsi di formazione, nonché la sua astiosità nei confronti di Antonio Soccol, mi viene lecito supporre che tra gli argomenti citati ci sia un nesso, una interfaccia.

    Se, come Lei asserisce, ha letto tutti gli articoli di Antonio Soccol, dovrebbe anche aver capito il suo “ironico genio”…e come dice Kant: “..il genio è la felice sintesi di immaginazione e intelletto…”

    Contraddizioni.

    Lei dice:

    “La prima è che l’Italia, nonostante sia un paese circondato dal mare non ha assolutamente una cultura nautica, anzi, ogni volta che l’argomento viene trattato dai media, si fa vedere il solito megayacht, col risultato che si rafforza sempre di più il connubio Nautica/milionari….”

    Quindi:

    “…..Caro Soccol, io sono convinto che con la congiuntura che c’è stata ed in parte ancora c’è in Italia, quello che la nautica ha fatto, creato, inventato sia un vero miracolo italiano, dovuto ad alcuni appassionati che si sono improvvisati imprenditori, a volte con successo, a volte meno….”

    Poi:

    “….Purtroppo l’idea di un barca per tutti è una grande illusione, non si può costringere la gente ad amare quello che non conosce anzi disprezza…”
    “…Scordatevi di creare una barca per tutti se non ci sarà passione e conoscenza maggiore del mondo mare e suoi derivati….”

    Semplici contraddizioni oppure… parole in libertà?

    Posso garantirle che avendo lavorato nei porti di quasi tutta l’Italia, di marinai e di cultura marinaresca ne esiste moltissima, quello che manca invece, è il posto dove depositare le imbarcazioni.

    Se ad esempio, ogni 4 italiani ci fosse un Soling, dove li metteremmo? Negli “elitari” Circoli Nautici?

    Non chiedo una risposta ad una domanda impossibile, tenga solo presente che Altomareblu cerca di diffondere quelle informazioni che Lei chiama “cultura marinara” attraverso le esperienze di coloro che in mare hanno vissuto sia per lavoro che per diporto.

    Un’ultima considerazione, come dice Antonio Soccol:

    “il mare non si può amare. Il mare è una fede. E qualcuno ce l’ha.”

    Le concedo in alternativa ad una sua risposta, quello che in giurisprudenza chiamano “commodus discessus”

    Cordialmente,
    Tito Mancini

  2. Massimo Compagnucci
    Massimo Compagnucci dice:

    Gent.la Amministratore,

    so che non pubblicherà questa lettera, ma gradirei se la facesse avere al Sig.Soccol, fermo restando che sono ancora in attesa di conoscere i miei punti in contraddizione.

    Caro Soccol, quando si crea un’associazione come quella che ha creato lei e poi si è costretti a prendere le distanze perchè tutti le voltano le spalle e non condividono il suo operato, per come la vedo io si è silurati, non si è piu parte attiva alla cosa.

    Non è stata una bella cosa, ma se davvero le hanno fatto questo, si chieda perchè e provi a fare un minimo di autocritica… Vede lei ha detto che io avrei bisogno dello psicologo per avere trovato bizzarra una sua idea o un suo punto di vista. Fermo restando il fatto che io possa avere torto, ma perche non criticare ed argomentare il mio punto di vista invece che darmi addosso e del rompiballe? Sa, se uno vede che tutti gli vanno addosso e tentano di schivarlo, probabilmente si trova sulla corsia sbagliata, non c’è nulla di male in questo, ma ne va preso atto ed alla prima occasione si esce e si rientra in quella giusta, se no la cosa finisce male.

    Se lei si relaziona con gli altri nel modo in cui ha fatto con me, forse questo gia spiega il motivo di quanto successo nell’associazione da lei creata. Il fatto che lei sia nato cresciuto respirando salsedine, non le da il diritto di esclusiva di poter parlare scrivere amare il mare.

    Magari, forse, questa salsedine le ha arrossato gli occhi e forse cio le impedisce di guardare le cose con una visuale ampia e da una posizione diversa cosa è l’elemento mare per l’italiano medio… io il mare lo amo, lo amo davvero, e si può amare il mare, l’amore è un sentimento che crea emozioni e sensazioni contrastanti, ma da fastidio sentire che la maggior parte della gente lo vede come un elemento di disturbo, pericolo, e riservato a pochi.

    La barca per tutti… facciamo conoscere il mare a piu persone, magari a qualcuno verrà voglia di possedere anche una barca.

    Con stima.
    Massimo Compagnucci

    all’amministratore:
    Caro amministratore, io scrivo ed intervengo in diversi forum a tema nautico. In uno di questi, sono anche moderatore, ho buoni rapporti epistolari, ma giuro non ho mai visto una risposta intrisa di arroganza, maleducazione, presunzione assoluta come quella del Sig.Soccol. Forse ho colto nel segno? Non riuscendo a capire il perchè di tanta reazione, ho segnalato la cosa ai miei amici in altri forum, se vuole le giro alcune risposte.
    Io non so come voi pensiate di gestire questo angolo di Web, ma se il sito è pubbico e date la possibilità di intervenire a terzi, credo che poi non ci sia nulla di male se qualcuno interviene…oppure avete voluto intendere questo blog come un circolo privato ove anche gli altri possono intervenire basta che siano allineati al dogma dei padri fondatori?

    Con stima,
    Massimo Compagnucci.

  3. Antonio Soccol
    Antonio Soccol dice:

    Caro Alex (admin),

    scusami se ti contraddico, sia pure in un solo dettaglio. Hai scritto che non avrei risposto e per motivi che condivido in tutte le tue argomentazioni, ma il nostro lettore ha detto che in Aspronadi io sarei stato “silurato”. Nel frattempo ricevo al mio indirizzo mail privato due messaggi di altri lettori di Altomareblu: Ivan mi dice che, a Rimini, si sostiene che a proposito di Aspronadi sia stata fatta una “bastardata” mentre Fabrizio mi chiede se mi fa male averlo preso in quel posto.

    Tre provocazioni in poche ore creano l’esigenza di una chiarificazione e per questo mi sento in dovere di spiegare e quindi di smentire la tua profezia sul fatto che non avrei risposto al nostro lettore. Grazie per lo spazio che mi vorrai concedere.

    Negli ultimi 15 mesi io ho dato a Aspronadi all’incirca 1.500 (millecinquecento) ore di lavoro e ho contribuito a spese di vario genere (viaggi, soggiorni, catering, spese postali, corrieri, pony eccetera) per oltre 5.000 (cinquemila euro). Ora, assegnandomi il compenso di una qualsiasi colf metropolitana (con regolari documenti di diritto di soggiorno e contributi pagati, s’intende) di 10 euro/ora, risulta che io ho dato a Aspronadi circa 20.000 (ventimila euro).
    Vorrei fosse chiaro che io non sono un progettista di barche, non campo di questo mestiere, non mi viene in tasca proprio nulla da questa attività né dal prestigio che aveva la vecchia Aspronadi.

    Un giorno qualcuno mi ha chiesto “Perché tu, Antonio Soccol, hai inventato l’Aspronadi? Forse perché ami il mare?” La domanda mi veniva da un socio di Aspronadi e io gli ho risposto così (dato che c’ero ho messo la risposta in copia a tutta l’associazione):

    Io non amo il mare. Gli amori vanno e vengono. Gli amori esaltano e deludono. Gli amori danno orgasmi e bruciature. Gli amori danno gioia e infelicità. Gli amori nascono e muoiono. Gli amori hanno natura umana.

    Dire di amare il mare è come dire di amare la vita: un non senso. La vita è. Il mare è.

    C’è gente che dice “Io amo il mare, ci vado appena posso”. E va alla spiaggia a prendere il sole. C’è gente che dice: “Io amo il mare, lo navigo”. E ci va in barca, in nave. Per camparci o per divertirsi. Come fosse una banca di credito o un luna park. C’è gente che dice: “Io amo il mare e lo difendo”. E lo studia come se fosse un infinito puzzle da montare, piastrina dopo piastrina.

    Digito su Google la parola “mare”: 150 milioni di risultati. Digito la parola “amore”: 73,3 milioni di risultati. Il mare è più “richiesto” dell’amore.
    Sono nato a Venezia. Mia madre mi ha scodellato in casa, undici giorni dopo che un cretino aveva dichiarato guerra a mezzomondo. La casa era sull’acqua. Sopra. Sotto c’era il cantiere e c’erano gli scali dove si alavano e varavano le barche. L’acqua era davanti e sotto. Le onde andavano a morire proprio dove le “palafitte” reggevano la camera nella quale la levatrice mi ha dato il primo sculaccione. I primi rumori della mia vita sono stati lo sciabordio del mare e i colpi di martello che vincolavano il legno alle ordinate delle barche: sciaff, sciaff; bom, bom. Si può amare questo? Si ama il latte materno?

    Quando suonavano le sirene d’allarme per i bombardamenti, mio padre caricava la famiglia su una barca e usciva. Il mare come fuga, come difesa, come “rifugio” dalla follia umana. Si può amare? Si ama il preservativo, fuga dalla bomba demografica, difesa dall’Aids, “rifugio” dai perentori ordini del testosterone?
    Ho preso la patente “di mare” il giorno in cui ho compiuto 18 anni. Quella “di terra” cinque anni dopo. E’ “amore” quello del ragazzino che vuole il suo patentino per lo scooter? Era amore il mio?

    Ho navigato a remi, a motore, a vela. Ho fatto scinautico e oltre cinquemila ore di immersioni subacquee con l’ARA. Ho partecipato alle prime ventisei edizioni della “Vogalonga” (32 chilometri di voga alla veneziana) con mia sorella Silvana che ha nove anni più di me. Ho gareggiato per quasi dieci anni in offshore. Ho scritto cose di mare per più di centotrenta testate giornalistiche, ne ho dirette otto, ne ho “inventate” e editato tre. Ho collaborato con varie enciclopedie del mare e scritto libri o “interventi” su libri (di mare) di altri. Di quattro titoli (di mare) sono stato persino “ghost writer”.

    Sono (o sono stato) amico di J.Y. Cousteau e di Sergio Bertino, di Alex Carozzo, di Renato “Sonny” Levi, di John Illingworth, di Peter Du Cane, di Colin Moudie, di Uffa Fox, di GB Frare, di Pietro Baglietto, di Giampiero Baglietto, di Luciano Mochi Zamperoli, di Giorgio Barilani, di Luciano Consigli, di Franco Harrauer, di Paolo Caliari, di Massimo Gregori, di Sergio Abrami, di Berardo Cittadini (sì, proprio lui), di Peter Bird, di Don Aronow, di Merrick Lewis, di Giorgio Tognelli, di Giorgio Acquaviva, di Giulio Torroni, di Giuliano Zannoni, di Salvatore Gagliotta, di Gennaro Russo, di Nino Petrone, di Alfredo Micheletti, di Guido Buriassi, di Dick Bertram, di Lino De Biase, di Alberto Korda, di Raul Corrales, di Enrico Cappelletti, di Umberto Pelizzari, di Pipìn, di Marco Eletti, di Giulia D’Angelo, di Francesco Semi, di Gianni Roghi, di Lanfranco Colombo, di Nanda Pivano, di Gabriel Garcìa Màrquez, di Jorge Amado, di Vincenzo Consolo, di Enzo Forese, di Angelo Mojetta, di Ninì Cafiero, di Sergio Scuderi, di Folco Quilici, di Ernesto Guevara Linch (il papà del “Che”, socio di German Frers sr. in un cantiere sul Rio de la Plata), di Gianalberto Zanoletti, di Leonardo Petroli, di Bruno Ziravello, di Franco Belloni, di Giorgia Gessner, di Vittorio di Sambuy, di Franco Michienzi, di Carlo Marincovich, di Giacomo & Alessandro Vitale, di Tito Mancini, e di tantissimi altri. Ero come fratello di Marian Skubin. Ho frequentato, con cordialità e parlando di mare, l’avvocato Gianni Agnelli e l’ing. Carlo Riva. Un elenco lungo una vita che potrebbe esser degno di una enciclopedia: tutta gente che il mare l’ha scritto, fotografato, studiato, cantato, dipinto, raccontato, tradotto, analizzato, corso, navigato, difeso, lavorato. Vissuto. Amo e ho amato questa “gente”. Non il mare.

    Il mare mi ha dato tutto: allegria, dolore, economia, nemici, soddisfazioni, fatica, amarezze, povertà, amicizie, sesso. Vita. “Mi piace il mare perché è grande” ha scritto Gianni Roghi. Io lo frequento da sessantanove anni e dire che lo amo, non mi riesce. Troppo riduttivo, troppo “umano”.
    Un giorno ho scritto così:

    “E allora prendiamo una pittura di ben 480 anni prima di Cristo. Si trova su una tomba, scoperta casualmente nell’area di Paestum, nel 1968. E’ frutto culturale, sostengono gli esperti, di una colonia greca in Italia. Quale che sia la sua storia, interessa quel che rappresenta: un tuffo perfetto di un giovane uomo nudo. Metafora del passaggio dalla vita alla morte, sostengono sempre gli esperti. Essendo raffigurata su una tomba può essere. Ma due dettagli sembrano interessanti: uno, storico, che dimostra come già duemilaecinquecento anni or sono gli uomini sapessero tuffarsi (“in avanti, fronte al trampolino”) e molto bene anche; l’altro ideologico. Nella metafora, è chiaro, il mare è la morte. Peccato: è così straordinario, elegante, perfetto e allegro quel “tuffatore di Paestum” che doveva avere una meta più degna.
    Forse, allora, si tuffava in una fede (Fede con la F maiuscola?) o in un Dio? Forse. Magari per questo la risposta è impossibile. Perché chiedersi cosa sia il mare è come chiedersi cosa sia Dio”.

    Oggi affermo: il mare non si può amare. Il mare è una fede. E qualcuno (io) ce l’ha.

    Per questo ho inventato Aspronadi: un atto d’amore per gente di mare. Un amore umano. Che adesso è morto perché non mi sento più rappresentato da questa entità che pur avevo creata per promuovere la pratica della progettazione nautica in Italia. Dunque, nessun “siluramento” o altro ma un semplice e inesorabile prendere, da parte mia, le distanze dalla illegalità. E dalla solidarietà: quella che ho elargito io, senza pretendere in cambio nessunissimo riconocimento economico né, tanto meno, onorifico. Per mia fortuna non ne ho affatto bisogno.

    Ma con l’obbligo morale di denunciare l’attuale stato di assoluta illegalità di quella associazione.
    Antonio Soccol

  4. admin
    admin dice:

    Gen.le Massimo,

    in qualità di amministratore ti rispondo perché è importante che tu comprenda alcune politiche comportamentali adottate da questo “angolo” del web che nel tuo commento non hai saputo definire e giusto per facilitarti lo chiamerò WebLog, a te la possibilità di andare ad approfondire l’argomento in rete per capire di cosa si tratta.

    I punti su i quali ti vorrei far riflettere sono i seguenti:

    1) non credo che Antonio replicherà alla tua risposta perché non troviamo corretto che il “giornalista” abbia per principio il diritto ad avere sempre l’ultima parola. Hai scritto, Soccol ha risposto e a te è stata data la possibilità di replicare, mi sembra che non si possa fare di più anche perché questo “Weblog” non può diventare un pubblico colloquio fra due sole persone.

    2) Antonio Soccol non è stato “silurato” da Aspronadi come da te “evidenziato” nella tua risposta. Da quanto ha scritto nell’articolo dedicato alla faccenda Aspronadi i due indiscutibili motivi sembrano essere abbastanza chiari, li elenco:
    a) non faceva parte (per sua scelta) del vertice dell’Associazione ma socio onorario avendola ideata e fondata;
    b) mi sembra chiaro che sia stato Soccol a dare le dimissioni per non aver nulla a che fare con gli autori di quello che tu definisci “una porcata”.

    Continuando ad approfondire il vostro scambio posso aggiungere:

    3) Se Soccol scrive che non ti vuol dare del pazzo e tu rispondi che ti è stato dato del pazzo, di cosa stiamo parlando?

    Fidati di me Massimo, è facile che ti siano sfuggiti dei passaggi, che tu abbia potuto fraintendere o che tu stesso sia stato frainteso, sono sicuro che la stima per uomini come Soccol, Sambuy, Mancini e Vitale… nella storia della nautica moderna e quella del restauro, della storia, dell’offshore, delle competizioni ecc… ecc… mai angolo dell’editoria tradizionale, del web e di qualsiasi mezzo di comunicazione in Italia e non solo, ha visto così tanta chiarezza e purezza d’intenti che con onestà, passione, dedizione, allietano un web che è privo di chiarezza ancora troppo inquinato da una editoria MARCHETTARA che pur di avere pubblicità, sponsor e quant’altro, passano veri e propri spot come prove verità ecc…

    Sono certo che continuerai a leggerci come sono certo che apprezzerai la schiettezza e la sincerità con la quale ti è stato risposto, è ovvio che tutto questo Weblog è moderato, avrei potuto mandarvi avvisi privati nella vostra casella di posta e non dare possibilità ad alcuno di rispondere e ribattere pubblicamente, non è nel mio stile perché ho capito che tu stimi Antonio Soccol e tutto lo staff di Altomareblu e che in qualche maniera, c’è stato modo di non comprendersi.

    Per tanto, ti auguro buon anno e buon vento in compagnia, se vorrai, di Altomareblu!

    Alex Vitale (admin)

  5. Massimo Compagnucci
    Massimo Compagnucci dice:

    Caro Soccol,

    mi spiace che le abbia dato l’impressione di essere pazzo, ma mi creda, non sono assolutamente in contraddizione con me stesso…

    Una barca per tutti… cosa vuol dire? Diciamo che se in moltissimi possono permettersi il lusso di una moto, il costo di una barca per tutti dovrebbe aggirarsi piu o meno a quel prezzo, diciamo tra 5000 e 15000 € ok?

    Vede con quelle cifra si può tranquillamente comprare una barchettina, io tifo per un gozzo di c.ca 4/5 mt, con armo velico, e motore Fb di c.ca 5 cv…..
    Ma allora perchè non c’è questa diffusione? Perchè la nautica in questo paese è una cosa sconosciuta ad i piu? Io vivo tra Macerata e Civitanova Marche, mi creda se lei chiede in giro cosa sia un Laser o un Optimist, il 99% delle persone neanche sa cosa sia…

    Con questi presupposti hai voglia a progettare la “barca per tutti”….

    Mi creda, io non sono scettico sulla fattibilità di una barca del genere, ma se anche riusciste a progettare una barca che si potesse regalare, la gente non la vorrebbe perchè non saprebbe cosa farne.
    Per non parlare della barca elettrica… vede una randa tradizionale per un 10mt, costa c.ca 1500€. Costruita con materiale altamente tecnologico, quanto costerebbe?

    Per non parlare della resa dei pannelli fotovoltaici…. In un altro forum si parlava che con pannello di c.ca 2 MT2, non si sarebbe riuscita a garantire la funzionalità di un allarme inserito a bordo…
    Ma anche ammesso e concesso che il fotovoltaico sia efficente, che la barca per tutti sia erogata gratis dal Servizio sanitario nazionale, siamo sicuri che giene freghi qualcosa a qualcuno?
    Se dico questo, crede che intendo stroncare un’iniziativa?

    O sarebbe piu economico e redditizio, girare per le scuole, regalando dei Cd rom con all’interno le foto, i video dei bambini con le barchine, offrire le prime lezioni di vela gratis, creare interesse e conoscenza intorno al mondo nautico, che in questo paese è sconosciuto. In Olanda, l’acqua è un elemento familiare, ed in ogni negozio di abbigliamento c’è una linea di abbigliamento SAIL, perchè loro sentono di appartenere al mare, moltissimi hanno fatto corsi di vela, in estate spesso fanno charter ed hanno una barca in famiglia. Li davvero una barca per tutti….

    Vede, mi piacerebbe molto sapere in quali contesti io mi sia contraddetto, e comunque, se anche lo avessi fatto, forse le sarebbe dovuto almeno sorgere il dubbio che io mi sia espresso male o che lei abbia frainteso il mio pensiero, daltronde io non la ritengo affatto un cretino o un pazzo semplicemente perchè abbiamo dei punti di vista diversi. Ben vengano queste divergenze di idee se servono a conseguire il medesimo obbiettivo…
    Vede, io non la conosco di persona ed ho letto i suoi scritti in questo spazio virtuale e su quello cartaceo di alcune riviste. Devo dire che fino a qualche momento fa non avevo motivo per non stimarla, lei invece semplicemente leggendo alcuni interventi che ho fatto in questa sede, sente il diritto di darmi del pazzo o del confusionario.

    Francamente questo non depone a suo favore…
    Lei dice che ho scritto 11 volte in questo… Sito? Forum? Blog?
    Sicuramente ha ragione, ma io non le ho contate, ho semplicemente espresso un’opinione o pensiero quando ritenevo opportuno farlo.
    Ho letto anche della porcata che le è stata fatta presso l’Aspronadi… a prescindere dal fatto che sia stata una scorrettezza, ma perchè l’avrebbero silurata?

    Forse se invece di dare dello squilibrato o cretino al primo personaggio che le capita davanti, provasse a confrontarsi ed ascoltare il parere differente….
    Io mi onoro di appartenere ad in circolo nautico che fa scuola vela da tantissimo ed ha tirato fuori moltissimi talenti, so bene quanti campioni abbiamo in Italia…

    Come so bene di cio che parlo, non pensi di avere a che fare con uno sciocco solo perchè amo il mare piu di ogni altra cosa….
    Le ho dato fastidio? Ho dato fastidio al Sig. Vittorio di Sambuy? Se cosi fosse mi scuso e non interverrò mai piu, se invece credete nella discussione e nel contraddittorio, meglio così.

    Con stima,
    Massimo Compagnucci

  6. Antonio Soccol
    Antonio Soccol dice:

    Egregio Signor Compagnucci,

    dal 20 maggio dello scorso anno, Lei ci ha scritto ben 11 (undici) volte su tematiche differenti e con opinioni talvolta in evidente contraddizione fra di loro. La Sua attenzione ci onora ma, in tutta onestà, un po’ ci imbarazza.

    Vede, noi di Altomareblu siamo felici della fedeltà dei nostri lettori e intimamente soddisfatti quando possiamo aiutarli a risolvere i loro problemi tecnici. Per dirla in modo enfatico: è un po’ la missione che ci siamo dati. Ma, ultimamente, io ho avuto la sensazione che Lei abbia scambiato il nostro blog con il lettino dell’analista, quello dove si vanno a scaricare i propri traumi e le proprie angosce.

    La prego, non si offenda: non Le sto dando del pazzo. Non foss’altro perché chi si sottopone alla psicoanalisi è tutto fuorchè matto. E glielo dice uno che, già nel 1959, scriveva e pubblicava su questa forma di terapia mentale.

    Ma Lei, per esempio, nel suo “commento” parla di “Optimist” ben diffusi in Olanda come se noi in Italia non conoscessimo questa imbarcazione.
    Proprio sulla barca inventata nel 1947 da Clark Mills, però, lo scorso anno, Matteo Bernard, italiano di Bracciano (Roma), ha vinto il titolo europeo riservato ai ragazzi di giovine età… Ed erano ben otto anni che l’Italia non vinceva quella medaglia d’oro. Dunque non tutto è perduto. Anzi.

    Lei scrive anche: “Purtroppo l’idea di una barca per tutti è una grande illusione, non si può costringere la gente ad amare quello che non conosce anzi disprezza… Vede se ci si addentra dieci Km verso l’entroterra, la gente non sa neanche cosa sia la prua o la poppa, neanche sa la differenza tra una barca a vela ed un motoscafo… purtroppo in Italia qualsiasi svago se non è il calcio, non funziona”. Questo è in parte giusto e l’invasione devastante del calcio è davvero insopportabile. Ma se non si prova a reagire, a fare una sorta di “rivoluzione”, nulla potrà mai migliorare.

    Quando, nel febbraio del 2009, ho proposto al Consiglio Direttivo di Aspronadi (che all’epoca era una associazione seria e legittima) l’idea del concorso “Una Barca Per Tutti”, la volontà era di aiutare gli appassionati a disporre di progetti studiati alla luce di una grave crisi economica che però non doveva impedire ai cantieri di produrre imbarcazioni aggiornate alle nuove esigenze: niente inquinamento, niente costi esagerati di gestione, niente improponibili pieni di carburante, niente scafi costruiti con materiali non riciclabili. Spettava a chi nella vita aveva deciso di dedicarsi alla progettazione nautica studiare e trovare le migliori soluzioni.

    Il Suo stroncare l’iniziativa perché “impossibile” mi ricorda quanto ha di recente affermato il noto scrittore (filosofo e analista) Umberto Galimberti che, sulle pagine del quotidiano “la Repubblica” per ricordare Sigmund Freud a settanta anni dalla sua morte, ha scritto: “dagli anni Settanta in poi, il disagio psichico ha cambiato radicalmente forma: non più il «conflitto nevrotico tra norma e trasgressione» con conseguente senso di colpa ma, in uno scenario sociale dove non c’ è più norma perché tutto è possibile, la sofferenza origina da un «senso di insufficienza» per ciò che si potrebbe fare e non si è in grado di fare, o non si riesce a fare secondo le attese altrui, a partire dalle quali, ciascuno misura il valore di se stesso. Per effetto di questo mutamento, scrive Eherenberg: «La figura del soggetto ne esce in gran parte modificata. Il problema dell’ azione non è: “ho il diritto di compierla?” ma: “sono in grado di compierla?”». Dove un fallimento in questa competizione generalizzata, tipica della nostra società, equivale a una non tanto mascherata esclusione sociale.”

    Vede, caro Compagnucci, dire a priori come fa Lei, che la corrente elettrica si ricarica a terra e ciò significa semplicemente spostare “ il luogo di produzione di inquinamento da un luogo ad un altro” è voler ignorare che un banale pannello fotovoltaico possa produrre sufficiente energia per ricaricare e far azionare un motorino fuoribordo. Insomma, pararsi gli occhi davanti ad una realtà ormai nota e accettata. Anche se, sì, purtroppo ancora poco apprezzata dai politici del nostro paese, dai cantieri e dai loro clienti… Ma questo non è un buon motivo per gettare la spugna: anzi.

    Sempre Galimberti scrive nel citato articolo: “Alla domanda iniziale: cosa resta di Freud a settant’ anni dalla sua morte? Rispondo: l’ aver sottratto il disagio psichico alla semplice lettura biologica, l’ averlo collocato sul piano culturale, l’ aver intuito per effetto di questa collocazione che il disagio psichico si modifica di epoca in epoca, per cui compito della psicoanalisi, più che attorcigliarsi nelle diverse denominazioni delle nevrosi, è quello di individuare le modificazioni culturali che caratterizzano le diverse epoche, che tanta ripercussione hanno sulla modalità di ammalarsi «nervosamente».

    Ecco: cerchiamo di individuare anche noi le modificazioni culturali che caratterizzano le diverse epoche ed evitiamo di ammalarci “nervosamente”.
    Il mare è un gran toccasana ma non può fare miracoli: nostro compito, oggi, è salvaguardarlo.
    C
    i aiuti anche Lei diminuendo l’entità del suo scetticismo.

    E si unisca ai nostri sforzi per cercare di “cambiare la situazione”. Grazie.

    Antonio Soccol

  7. Massimo Compagnucci
    Massimo Compagnucci dice:

    Caro Sig.Vittorio di Sambuy,
    non credo affatto che tutto sarà come prima… cioè, prima quando? Io divido la vita nautica dell’Italia in due ere:

    L’era Pre leasing e quella post leasing.

    Nell’Italia pre, le barche si compravano pagandole con soldi e relativa tasse, ma sopratutto chi decideva il gran passo, era sotto la lente di ingrandimento della GdiF…Ricordo il buon Maurizio Costanzo disse che chiunque abbia un barca dovrebbe essere oggetto di accertamento della GdiF, perchè sicuramente evasore. In quell’era chi faceva una sciocchezza come quella di comprare la barca, lo faceva per vera passione ed amore per il mare e le barche erano di misure umane e marine.

    Nell’era post, la barca si è comprata perchè….è diventata di moda, un mio vicino di barca tre anni fa mi fermò chiedendomi consiglio su una barca da comprare non sapeva se a vela o motore di c.ca 15/18 metri…..mai visto un canotto prima.

    Sono convinto che di barche se ne venderanno ancora, ma in maniera realmente aderente alla vera passione che ci sarà.
    Quella attuale non è una crisi, è un cambiamento, un terremoto economico finanziario che ha lascito dietro di se macerie e disastri… Qualcosa si ricostruirà, ma dove?

    Tornando al Garda Solar, una barca di 4/5 mt a vela con deriva è alla portata di tutti, tutti coloro che gliene frega qualcosa……non servono grandi rivoluzioni magari costose e complicate, bisognerebbe aumentare il nunero di quelli che gliene frega qualcosa…

    Saluti

  8. Vittorio di Sambuy
    Vittorio di Sambuy dice:

    Gentile signor Compagnucci.

    Rispondo solo in parte al suo commento a “Garda Solar..ecc”.
    Infatti, sulla “Barca per tutti” preferisco risponda Antonio Soccol che è stato l’ispiratore del concorso e ne ha stilato il bando.
    Circa il punto da lei evidenziato, è più che ovvio che un prelievo di corrente dalla rete per caricare una batteria è solo spostare l’inquinamento alla ciminiera della centrale elettrica, più le perdite…

    Ci sono due però:
    1- Con le nuove tecnologie per ricaricare la batteria di bordo esistono pannelli fotovoltaici flessibili (spalmabili su una vela) senza dover ricorrere ai pannelli rigidi.
    2- La barca prevista è a vela. Il motore c’è puramente per le emergenze e non va ovviamente usato per navigare senza vento (quando cioè un veliero resta in porto).

    C’è un altro punto che vorrei sottolineare nel suo commento. Lei sembra pensare che dopo questa crisi tutto tornerà come prima. Non posso essere d’accordo perché dopo questa crisi tutto cambierà drasticamente. Saremo tutti più poveri, settori come la nautica da diporto saranno spazzati via e sopravviveranno solo i cantieri che avranno diversificato la loro produzione o che proporranno barche gestibili (sia economicamente sia perché rispondenti a criteri di eco-compatibilità).

    Sempre che ci sia allora un mercato per chi possa ancora permettersi di andar per mare…!

    Sulla questione infine della vela nelle scuole non potrei essere più d’accordo con lei, perché se non lo sa, io sono stato 44 anni fa l’ispiratore e uno dei 3 fondatori del Centro Velico di Caprera.

    Cordialmente,
    VdiS

  9. Massimo Compagnucci
    Massimo Compagnucci dice:

    Egr. Sig. Vittorio di Sambuy,

    Ho letto il suo scritto con molta attenzione ed avrei alcune considerazioni da fare;
    Si parte da alcuni presupposti fondamentalmente sbagliati, il primo è “..la barca per tutti.” Mai più grande contraddizone si è additata al popolo italiano, io non so chi abbia detto che siamo un popolo di santi poeti e naviganti, ma sicuramente l’ultimo aggettivo lo ha messo per aggiustare la rima. Se invece voleva fare riferimento ai Caboto Vespucci Colombo, vale la pena ricordare che hanno navigato sotto altre bandiere.

    Purtroppo l’idea di un barca per tutti è una grande illusione, non si può costringere la gente ad amare quello che non conosce anzi disprezza… Vede se ci si addentra dieci Km verso l’entroterra, la gente non sa neanche cosa sia la prua o la poppa, neanche sa la differenza tra una barca a vela ed un motoscafo… purtroppo in Italia qualsiasi svago se non è il calcio, non funziona. Io frequento l’Olanda per lavoro e rimango stupito di quanta passione e cultura nautica ci sia in quel paese a partire dall’ optimist fino ai vari ocean racer. Scordatevi di creare una barca per tutti se non ci sarà passione e conoscenza maggiore del mondo mare e suoi derivati. Si rischierebbe di fare quello che ha fatto il leasing nautico, un grande business, ma ha riempito i porti di gente incosciente cafona e snob, con delle ville galleggianti arredate come dei loft newyorkesi…

    Io sono e resto convinto che costerebbe di meno e darebbe più risultati se si cominciasse a parlare di vela nelle scuole, se si invitassero i bambini a fare dei corsi di optimist o laser, i genitori li seguirebbero e scoprirebbero questo mondo con la giusta prospettiva e step by step.

    La seconda cosa che invece non condivido di quanto scrive è l’aspetto ecologico legato alla propulsione elettrica…..
    Vede a me hanno insegnato che nulla è gratis, se per creare una forza ci vuole un tot di energia, se anzichè usare un motore fuoribordo usassimo un elettrico altro non faremmo che spostare il luogo di produzione di inquinamento da un luogo ad un altro.

    Quando attacco la presa del caricabatterie prelevo energia creata altrove e trasportata a caro prezzo, si stima che il 40% dell’elettricità prodotta vada sprecata in attrito da trasporto… se poi consideriamo che la maggior parte dell’energia elettrica prodotta deriva dalla combustione di idrocarburi…il cerchio si chiude. Anziche bruciare un litro di benzina per avere una quantità X di energia, ne prelevo X piu 40% dalla rete elettrica prodotta da combustibile petrolifero….

    Sono convinto che se prendessimo un gozzo planante ben fatto, in legno lamellare composito, applicando un fuoribordo di moderna concezione, avremmo la barca ideale, carrellabile, semplice di impatto estetico gradevole, ecocompatibile economica e volendo si potrebbe anche applicare un armo velico con buoni risultati…

    Questo a mio modesto parere.

    Con stima,
    Massimo Compagnucci

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