O Falso pao de aqucar di Franco Harrauer (Terza puntata)

– Buona fortuna!

Fu il reciproco saluto.

Rientrato al suo posto di pilotaggio, Negri non fece parola al suo Secondo pilota del colloquio con il Tenente di Vascello Rossi.

– Moscatelli, dì un po’, è vero che ti sei fatta una fidanzata in Brasile?

– Ma per carità! Comandante, ho moglie e figli che mi aspettano a Roma.

– Già! Ho anche io qualcuno che mi aspetta” – borbottò pensando al futuro.

– Dai prepariamoci all’atterraggio

Attraverso la cuffia dell’interfonico gli giunse la voce di Martinelli:

– Non gli dia retta Comandante; ne ha una anche una a Pernambuco

Poi con più professionalità:

– “Rio autorizza l’atterraggio, pista tredici, Sud Est, vento da Nord Ovest 10 chilometri orari “

Ridotti i motori l’aereo perdendo quota sorvolava la Baia e la città dopo aver sfiorato alla stessa quota il Pan di Zucchero. Passarono sopra il centro della città, poi sull’isola di Cobras con il suo arsenale della Marina, poi la baia di Guanabara con in fondo l’isola del Governatore ove si intravedeva già la nuova pista dell’aeroporto.

Negri ordinò:

– Fuori i flaps, seconda tacca, siamo in finale.

l’aereo rallentò sensibilmente prendendo un’assetto più picchiato che fu subito corretto.
Il rombo dei motori si era fatto più basso e l’aereo fremeva per la resistenza dei flap.

Con la coda dell’occhio Negri teneva sotto controllo le alette Handley Page, che sul bordo d’entrata dell’ala uscivano e rientravano automaticamente, indicando e correggendo le perdite di velocità che era mantenuta costante sui centoquaranta chilometri orari, con delle brevi spuntate del motore centrale.

Sotto di loro, sempre più vicine e veloci, scorrevano le paludi con tortuosi canali d’acqua stagnante dai quali si levavano i voli di spaventati aironi.

– Fuori carrello!

L’ombra dell’aereo appariva sempre più vicina e veloce sull’acqua della baia. Poi improvvisamente l’ombra risalì su una spiaggia e immediatamente si proiettò sotto l’aereo, sopra una pista bitumata.
Negri tirò a se il volantino.

– Chiudi i motori

Un tonfo, un breve lamento dei grandi pneumatici, poi una lunga corsa sino a smaltire la velocità. Era il Duecentoundicesimo volo della LATI in Brasile e per un attimo Negri, ricordando il colloquio con Rossi, si augurò che non fosse l’ultimo. Negri agì sui freni e diede tutto motore al sinistro per uscire dalla pista e rullare lentamente verso il piazzale dell’ aerostazione dove sostava un Douglas DC 3 verde oliva dell’Aeronautica Americana.

Mentre il motorista Marini chiudeva i rubinetti del carburante notò un’insolita presenza di polizia e personale aeroportuale. Vide anche i rappresentanti LATI in numero più insolito del normale.

Raccolti i documenti di bordo e le carte Negri uscì dalla cabina e percorse il corridoio, ora in discesa, tra i sedili vuoti. Si fermò per una stretta di mano al Tenente di Vascello Rossi:

– Spero proprio di rivederla un giorno o l’altro

– Anche io Comandante e voglio rivederla in compagnia dei suoi colleghi

Martinelli aveva aperto la porta sulla sinistra del velivolo e Negri appena si affacciò fu avvolto dal caldo tropicale, dall’odore umido indescrivibile del Brasile che, per chi giunge dall’inverno europeo è come una gratificante carezza.

Mentre camminava Moscatelli gli fece osservare due aerei della LATI che in un piazzale poco distante erano parcheggiati con i motori incappottati.
Al contrario della temperatura, non molto gratificante fu il rapido colloquio con il direttore della sede LATI di Rio, mentre con insolita lentezza avveniva il controllo dei passaporti e dei documenti di bordo.

– Mi sa che siamo agli sgoccioli, caro Negri, ho avuto ordine da Roma di concentrare i nostri velivoli a Rio. L’I-ATOS e l’I-BLAN prima e adesso il suo I-BOLI sono qui e credo vi rimarranno per un pezzo. La situazione sta precipitando e la conferenza con gli americani è stata anticipata. Inoltre, è probabile che il Brasile entri in guerra contro l’Italia e la Germania nel giro della prossima settimana. In tal caso gli aerei verranno sequestrati, mentre voi che ufficialmente siete dei civili, potreste essere rimpatriati assieme al personale diplomatico con una nave neutrale che raggiunga l’Europa. Sto facendo dei passi in questo senso, ma le autorità si oppongono considerandovi personale militarizzato.

Negri sapeva benissimo che i Brasiliani avevano ragione.

Nel periodo di sospensione dei voli LATI con il Sud America, dal giugno del 1940 e per più di un mese Negri, pilotando il suo I-BOLI ed i suoi colleghi con i loro velivoli, sfidando la caccia inglese di base a Malta , trasportarono da Brindisi o da Castel Vetrano in Libia centinaia di soldati, munizioni e materiale militare per tamponare l’avanzata inglese in Cirenaica.

– Per adesso sarete sempre alloggiati al “Gloria” assieme ai tedeschi della Lufhansa. Troverà il Comandante Bonsignore ed il comandante Fenili con i rispettivi equipaggi e state tranquilli… anche io sono in attesa di ordini.

Come previsto, poche settimane dopo, il Brasile entrò in guerra contro l’Asse e l’atteggiamento di simpatia dei brasiliani verso gli equipaggi italiani ospiti all’Hotel Gloria sulla spiaggia del Botafogo non mutò e fu sempre cordiale e corretto, senza limitazioni apparenti della libertà di movimento. Anzi, ai motoristi fu concesso di raggiungere gli aerei sequestrati per effettuare l’ordinaria manutenzione, tanto che a Negri venne in mente che si poteva tentare con uno dei velivoli un volo fuga verso l’Argentina. Tuttavia, l’ottimismo dei colleghi e la speranza di poter essere rimpatriati, oltre ad un preciso bilancio del carburante rimasto nell’aereo bloccò il sogno dell’irrequieto Orfeo.

Le limitazioni ai movimenti si fecero sempre più pesanti e le lettere in partenza venivano censurate, mentre le telefonate erano quasi impossibili, tanto che Negri non riuscì più a comunicare col lo zio Amerigo, cosa che faceva abitualmente durante le soste a Rio.

L’Hotel Gloria, un massiccio edificio di stile pseudo coloniale, era situato sulla spiaggia della “Baia del Botafogo”, in una posizione magnifica di fronte al Pao da Acucar. l’Hotel aveva una consolidata fama di trascorsi aeronautici:

  • Santos Dumont vi alloggiava durante le sue visite a Rio
  • De Pinedo vi aveva sostato nel suo raid delle due Americhe con l’idro S 55
  • Del Prete e Ferrarin dopo il loro volo senza scalo da Guidonia a Touros

Italo Balbo con i suoi equipaggi poteva ammirare i suoi dodici idrovolanti ancorati innanzi alle finestre del Gloria.

Dopo il volo dei “Sorci verdi” l’Hotel era diventato la dimora fissa della gente della LATI e della Lufhansa che gestiva un servizio postale con idrovolanti Dornier, solitamente all’ancora nella baia, spesso accanto ai goffi quadrimotori della Pan American, che avevano il loro terminal nel vicino idroscalo.

Il personale diplomatico dell’Ambasciata Italiana era in procinto di rimpatriare con un piroscafo neutrale diretto a Lisbona.
Quando il viceconsole venne all’Hotel Gloria per il congedo dagli equipaggi della Lati e con la cattiva notizia dell’ufficialità del loro internamento, Negri venne a sapere che il Tenente di Vascello Rossi era stato trasferito all’Ambasciata Italiana di Buenos Aires e ciò gli fece venire in mente il colloquio sull’aereo; Rossi era rimasto in Sud America.

Un paio di mesi più tardi la “vacanza” al confortevole Hotel Gloria finì e quattro autobus militari con una adeguata scorta di poliziotti si presentarono una mattina per caricare i sedici aviatori italiani ed i loro colleghi tedeschi.

La strada che presero gli autobus fu subito riconosciuta da Negri perché l’aveva percorsa cinque anni prima con il giovane Attanasio per recarsi ad Angra dallo zio Amerigo.

Lungo il mare dopo Santa Cruz il convoglio deviò per Mangaratiba ove si fermò. Nel piccolo porto furono tutti imbarcati su una motovedetta della Polizia brasiliana. Navigarono per circa tre ore costeggiando a Sud la lunga penisola sabbiosa della Restinga ed il versante meridionale dell’Isola Grande, sino ad una ampia e profonda baia dove sbarcarono su un piccolo molo ridossato ad una delle estremità dell’insenatura. Negri riconobbe il grande complesso circondato dal muro di cinta con le torrette di guardia.

Il grande complesso di capannoni ed edifici che aveva osservato dall’alto della montagna assieme a Francesco era stato riattato e ripulito e le celle del vecchio penitenziario erano state private delle inferriate alle porte ed alle finestre. Ciò non toglieva il carattere di prigione al campo, anche se gli ospiti furono informati che erano liberi di andare alla spiaggia e di muoversi con la sola limitazione del rientro al calar del sole.

Il personale di guardia e di servizio era composto da una ventina di uomini tra poliziotti ed inservienti.

Dopo un primo periodo di adattamento Negri e gli altri due comandanti Bonsignore e Fenili organizzarono la vita del campo con ginnastica, orticoltura e partite di pallone contro i brasiliani ed i tedeschi.

Il “sense of humor” prettamente emiliano e lo spirito burlone di Negri, che aveva contribuito a movimentare e rallegrare la vita all’Hotel Gloria, trovarono fertile terreno all’Ilia Grande, con atroci scherzi a danno dei compagni dei brasiliani e sopratutto dei tedeschi.

Fu nell’agosto del 1942, che dopo sei mesi di soggiorno sull’isola, Orfeo Negri ebbe il primo messaggio e si ricordò nuovamente del colloquio avuto, al termine del suo ultimo volo con il TV Rossi.

Quel giorno la motovedetta brasiliana era arrivata al piccolo pontile dell’isola per portare il cambio del personale di guardia e per sbarcare viveri e materiali. Era una routine settimanale ed un negro gigantesco, arrivato con l’imbarcazione, stava scaricando ceste e sacchi che poi a dorso di mulo raggiungevano i magazzini del campo.

Orfeo osservava a breve distanza l’operazione che costituiva settimanalmente un atteso diversivo condito dalla speranza di qualche lettera.
Il negro passandogli accanto mormorò una parola:

– AMERIGO

e lasciò cadere a terra uno straccio con il quale si detergeva il sudore.

In un attimo Orfeo a quelle parole riconobbe il negro che faceva parte dell’equipaggio del piccolo motoveliero di Amerigo Santarelli e con un calcio scostò lo straccio dal sentiero per poi raccoglierlo con noncuranza.

Il foglio di carta in esso ripiegato sparì rapidamente nella tasca dei pantaloni di Orfeo.

“AL COMANDANTE NEGHI – PEDRO MANTERRÀ I CONTATTI SETTIMANALI – PREVEDIAMO ENTRO UN MESE DI POTERVI PRELEVARE PER UN VIAGGIO IN MARE” AMERIGO + ROSSI ”

Con grande emozione Orfeo rilesse quelle righe innumerevoli volte. Dunque, il TV ROSSI dall’Argentina era rientrato clandestinamente in Brasile per organizzare la fuga dei “preziosi equipaggi”.

Evidentemente era entrato in contatto con Amerigo ad Angra e stavano studiando la fuga via mare. Il pensiero di Negri a questo punto era pieno di dubbi.. Il viaggio in mare con cosa? Con il piccolo veliero di Amerigo? Non era pensabile ne possibile. Forse la soluzione era nelle parole dette da Rossi a bordo dell’aereo parole che negri ricordava chiaramente:

– In attesa di qualche cosa che la Marina poteva proporre e tentare.

Il testo del messaggio suscitò grande entusiasmo e Negri lo comunicò anche ai tedeschi raccomandando silenzio e massima prudenza.

Iniziò così l’attesa…

GOLFO DI TARANTO –  SETTEMBRE 1942 – R.N. “CASSIOPEA”

La torpediniera “Cassiopea” entrò lentamente nel varco aperto negli sbarramenti retali, tra la diga di San Vito e il pontone guardia porto che collegato al frangiflutti dell’isola di San Pietro chiudeva il Mar Grande di Taranto.

Un picchetto di marinai con i rossi giubbetti salvagente salutò la sentinella sul pontone mentre una squadra al comando di un nostromo smanigliava l’ancora e preparava un penzolo di catena per far prendere ormeggio all’unità alla boa numero diciotto, dietro la diga della Castagna.

La bettolina per scaricare le munizioni, i siluri e le bombe di profondità sarebbe arrivata dopo poco. Quindi, la torpediniera ad equipaggio ridotto avrebbe atteso l’apertura del ponte per entrare in uno dei bacini di carenaggio dell’Arsenale ed effettuare i lavori di revisione dell’apparato motore e dello scafo, dopo la lunga campagna di scorte antisommergibile in Egeo.

Il guardiamarina Francesco Attanasio si svegliò di soprassalto, si era incastrato alla base del fumaiolo tra il “charley” e la rastrelliera dei giubbetti salvagente per schiacciare un pisolino “fuori ordinanza” dopo essere smontato dalla “diana”. Il “camerino” degli allievi era occupato da ufficiali dell’Esercito che rientravano in Italia; pertanto ogni buco era buono per dormire…

Gli era arrivato improvvisamente all’orecchio il clangore del penzolo di catena che veniva filato dopo essere stato ammanigliato al golfare della boa.

R.N. CASSIOPEA – Taranto 1942

Adesso con le motrici ferme la nave ruotava nel letto del vento e il Capo macchinista “svaporava”, cioè immetteva vapore nei tubi della caldaia per pulirli. Era una operazione rumorosa che non si poteva fare in banchina per non inondare di fuliggine le navi affiancate.

Un imponente colonna di vapore color nero/grigio usciva violentemente dalla ciminiera e si innalzava verticale nel cielo azzurro ove dondolavano gli inutili palloni di sbarramento.

Il fragoroso passaggio del vapore nei condotti di scarico, a meno di mezzo metro dalle orecchie di Francesco, lo svegliò definitivamente e dopo un paio di stiramenti e sbadigli uscì dal suo nascondiglio. Il sole appena sorto illuminava di luce dorata e calda la torpediniera nella sua grigia veste mimetica.  La motobarca dell’arsenale stava accostando per far salire a bordo i tecnici dell’arsenale e consegnare la “bolgetta” della posta e gli ordini dell’Ammiragliato.

L’altoparlante dell’interfonico di bordo gracchiò:

– “Il Signor Attanasio si presenti dal comandante in seconda!

Francesco che era appena uscito dalla doccia si asciugò e vestendosi rapidamente, passando dal quadrato, ingoiò una tazza di caffé, mentre un collega ridendo lo richiamava:

– Francesco, cosa hai combinato questa volta?

Il Tenente di Vacello Rossetti, comandante in Seconda lo ricevette in plancia.

– Tra gli ordini arrivati dall’Ammiragliato é pervenuto un “movimento” per Lei. Deve presentarsi al Ministero della Marina di Roma al Comandante Corsi!

– Attanasio lei deve passare al comando per ritirare i documenti di viaggio con la massima urgenza

– Comandante, mi scusi, ma perchè debbo andare a Roma al Ministero?

– Non lo so… Probabilmente hai trovato qualche maniglia per imbarcarti al “quarto piano”. Lavativo!

Tutti in Marina sapevano che il “quarto piano” del Ministero della Marina era il famoso Supermarina, il comando operativo che si diceva equiparato a tutti gli effetti come zona di operazioni, zona di guerra, quindi come imbarco con tutti i benefici di indennità e trattamento, meno quelli dovuti ai siluri ed alle mine che infestavano il Mediterraneo.

– Comandante, Le giuro che non ne so niente.. Non più tardi di un mese fa debbono esserle passate tra le mani le domande di trasferimento ai sommergibili fatte da me e da Sauro

– Vai, vai Attanasio sbrigati con il tuo sacco che la motobarca dell’arsenale é ancora sottobordo.
“Buona fortuna Attanasio!!”

Alla stazione di Brindisi Francesco era salito sul direttissimo per Roma, dopo aver salutato un gruppo di marinai del Cassiopea che andavano in licenza al Nord ed avevano viaggiato con lui sulla Littorina da Taranto.

Solo gli ufficiali erano autorizzati al viaggio sui treni veloci. I marinai potevano aspettare; per loro solo accelerati e terza classe. Si accomodò un po’ a disagio in uno scompartimento che nelle stazioni successive progressivamente si riempì.

A Bari il treno era stracolmo. Dopo aver addentato e rapidamente finito un panino con una improbabile e trasparente fetta di mortadella, si accinse a passare la notte guardando fuori dal finestrino sporco un paesaggio che man mano si oscurava. Il treno era oscurato e la tenue luce azzurra conciliava il sonno ed i pensieri. Era ormai più di un anno che non andava a casa in licenza a Genova e forse, prima della nuova destinazione, sarebbe riuscito a fare una scappata a casa. Forse sarebbe stato destinato a qualche unità in allestimento al Nord, forse a Genova…

Certo che non era stato molto fortunato: un anno prima del suo imbarco sul Cassiopea si era risolta in una lunghissima attesa. Lui era arrivato a Lero in Egeo, ma la nave era impegnata a scortare convogli tra la Sicilia e la Libia…  Certo che l’attesa non era stata priva di emozioni e dopo un breve imbarco sul cacciatorpediniere “Sella” assieme all’amico Sauro era stato coinvolto nell’avventura dell’Araxos, nel tentativo di bloccare il Canale di Corinto. Quel coinvolgimento fece capire a Francesco quanto fosse poco dipendente dalla propria volontà…

A contrasto di questo pensiero Francesco intimamente era orgoglioso del suo volontariato, anche se il tentativo era fallito con l’affondamento della vecchia carretta carica di pietrame e cemento, a meno di un miglio dall’obiettivo.

A posteriori Francesco poteva anche affermare che il tentativo era “fortunatamente” fallito proprio un paio di giorni prima dell’occupazione del canale da parte dei paracadutisti tedeschi, che ovviamente, lo consideravano di importanza strategica per il traffico tra l’Adriatico e l’Egeo. Proprio i paracadutisti tedeschi avevano liberato l’equipaggio dell’Araxos dal campo di prigionia.

Così Francesco aveva anche assaggiato il campo di prigionia per non più di una settimana, il tempo necessario perché la Cassiopea raggiungesse il Pireo.

Si svegliò di soprassalto convinto di aver dormito solo pochi minuti… Roma Termini, sentì gridare e si alzò con le ossa rotte scendendo dal treno travolto da una mattiniera folla di borsari neri, militari di tutte le armi, gente assonnata e incazzata che trascinava vecchie valige di fibra legate con spaghi, studenti vocianti. Una umanità che affrontava una nuova giornata del terzo anno di guerra.

Erano le sette di mattina e fino alle nove probabilmente il “palazzone del Ministero” non avrebbe mollato gli ormeggi per le sue otto ore di navigazione. Faceva abbastanza freddo e il riparo del suo leggero impermeabile si dimostrò subito inadeguato. Francesco entrò nel bar della stazione per un’annacquato cappuccino che aveva il solo pregio di essere caldo, poi con l’aiuto di un sottufficiale del “comando di tappa”, studiò l’itinerario per raggiungere il Ministero.

Il Comandante Corsi lo ricevette subito e dopo il saluto e la presentazione dei documenti disse:

– Si accomodi Attanasio

Ciò parve strano a Francesco abituato alle rigide regole dell’etichetta militare. Molto strano perché il Tenente di Vascello Corsi era in borghese e perché il colloquio si svolgeva in una villetta del quatartiere Parioli, dove era stato accompagnato in auto da due carabinieri. Quindi, entrato nella portineria del Ministero, aveva esibito i documenti e chiesto del Sig. Corsi. La stanza non presentava alcunché di militaresco, scaffali per documenti, una scrivania, due poltrone, una foto di un sommergibile ed una finestra con pesanti tende che affacciava su Villa Borghese.

Corsi, alto e tarchiato con un’incipiente calvizie, ma con una carnagione abbronzata e segnata da una vita trascorsa in mare, fu molto cordiale.

– Abbiamo letto le sue note caratteristiche e debbo dire che l’azione dell’Araxos e stata molto brillante ed il suo comportamento encomiabile. Vedo che in tale circostanza Lei e stato aggregato come volontario alla Xa MAS ed ha collaborato con i Comandanti Moccagatta e Bertone. Forse non è ancora ufficiale e non le è noto, ma vedo che è stato proposto per una decorazione

poi cambiando tono:

– Ci risulta che Lei ha dei parenti in Brasile

e inforcò un paio di occhiali bifocali per consultare un altro fascicolo.

– Lei ha visitato La famiglia Santarelli nell’aprile del 1939, quando era allievo sulla Colombo e dalle sue note caratteristiche risulta che in Accademia ha seguito un corso di lingua portoghese.. curioso il fatto. Come mai?

– Come vede Comandante, mio padre è, anzi era, un importatore di caffé a Genova e pensava che potessi trasferirmi in Brasile per curare, per conto della sua ditta, le pratiche di acquisto ed esportazione. Ma la guerra ha cambiato un po’ le cose.

Già “disse Corsi” alzando lo sguardo su Francesco senza muovere il volto domandò:

– Mi racconti del viaggio che fece con quel suo parente

e abbassò nuovamente lo sguardo sul fascicolo..

– …quel Comandante Orfeo Negri; mi racconti di quel suo viaggio ad Angra dos Reis e all’Ilia Grande. La prego, cerchi di ricordare tutti i particolari possibili.

Francesco era sempre più stupito, ma la cordialità di Corsi era più che un ordine e così rievocò la vacanza ad Angra e la gita sul motoveliero di Zio Amerigo, sollecitato dalle domande poste sempre con una cortesissima curiosità, anche per i più piccoli particolari che, così sollecitati, solo adesso affioravano nella mente di Francesco.

Corsi trasse da un cassetto una carta nautica delle coste Brasiliane a sud di Rio e si fece indicare da Francesco la località della Fazenda Italia, la cala dell’isola dove erano approdati con il Saviero e la località dove Francesco aveva visto il campo e gli edifici che gli erano sembrati un penitenziario.

– Penso che potremo soddisfare la sua richiesta di essere imbarcato su un sommergibile, anche se per il momento lei non vede nessun nesso con la mia curiosità.

Dopo un breve silenzio:

– Sarà imbarcato su un battello dislocato a Betasom per una missione, diciamo così, di fiducia e sulla quale per il momento non le posso dire nulla, ma della quale riceverà ampie istruzioni che sono sin d’ora vincolate dal segreto militare. Quindi non ci siamo mai visti e conosciuti e lei non è stato mai qui!!

All’alloggio ufficiali del Distaccamento Marina riceverà stasera stessa istruzioni e documenti per il suo trasferimento. Buona fortun! Oh mi dimenticavo un particolare: se ne avrà l’occasione mi saluti il mio amico Tenente Rossi!

(Fine terza puntata)

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