La barca non e’ un auto (XIX puntata) – Carene brevettate

di Antonio Soccol

In ordine strettamente cronologico:

  1. Mi scrive una e-mail, a casa, l’architetto Francesco Zorzoli:
    Avrei piacere di parlarle di una iniziativa per lo sviluppo di una nuova carena di mio progetto, di cui ho il brevetto, che ho sufficientemente testato sulle imbarcazioni Abalon 38 con risultati assolutamente stupefacenti.”
  2. Mi scrive una e-mail, all’indirizzo di questa rivista, il vecchio compagno-rivale di gare offshore Riccardo Mambretti e mi dice:
    Credo di poter soddisfare le aspettative di quel tuo lettore di Barche con l’utilizzo del mio brevetto di carena a V denominato “P.D.P. System”.
  3. Luigi Mascellaro si collega al blog Altomareblu e, rivolgendosi a Renato “Sonny Levi”, gli scrive:
    Caro Renato, sono un progettista navale, i miei studi (su carene da me brevettate), sono orientati al minimizzare l’effetto delle avverse condizioni meteomare su di una carena navale dando quel confort di navigazione tanto ricercato, inoltre, all’abbattimento della formazione ondosa con il suo recupero trasformando l’energia cinetica in energia di pressione. Sarei felice di un tuo commento su questo mio orientamento progettuale, Luigi”.
  4. Nel numero di maggio di Barche, a pagina 262, c’è la “prova”, fatta da Aldo Martinetto di una barca “Montecarlo 32” costruita dai Chantiers Bénéteau . Sin dal sommario del servizio si dice che questo scafo ha una carena brevettata.

Montecarlo 32 Bénéteau

Forse, se avessi tempo e voglia di fare una ricerca più accurata troverei molti altri esempi. Non faccio tempo, infatti, a digitare sul solito Google, l’espressione “carene brevettate per naviglio minore” che subito alla url http://www.sottacqua.info/03_07/03_07_r14_mondobarca.htm mi ritrovo questo piacevolissimo testo, firmato F.C. di C.

Enrico Curatolo dice sorridendo, “Sono l’inventore. L’inventore del Geko”, conclude sorridendo.
L’inventore del che?
Del Geko.
Perché, l’ha inventata lei la lucertola che cammina aggrappata ai soffitti?
Noooo! Geko si chiama questa mia barca!
E l’ha inventata? Che si inventano le barche?

Io l’ho brevettata. “Ecco qua”. E mostra dei documenti: il brevetto,  presentato “il 20 dicembre 2006 come imbarcazione ad assetto idrovariabile n° brevetto PI2006A000159  Inventore Curatolo Enrico. Proprietà Know How Service s.r.l. 58036 Roccastrada (GR)” e la scheda tecnica: “Categoria imbarcazione C, Lunghezza mt 7,30, Larghezza mt 2,40, Materiale: Vetroresina compositi, Tipologia motori: Fuoribordo fino a 65 cv, N° massimo persone: 8; Portata massima: 680 kg, Totale peso  a vuoto: 650 kg.

Scusi, ma lei che fa nella vita?
Il contadino.
Sì, vabbè… E che ne sa di barche?

Ne so, ne so. Nel 1965 avevo un cantiere sul lago di Iseo e feci un piccolo motoscafo di 3,70 metri fuori tutto, a punta quadrata con la carena ad ala di gabbiano. Pesava soltanto 75 Kg. e con un motore da soli 18 cv raggiungeva i 20 nodi. Costava 75.000 lire ed era possibile trasportarlo sul portapacchi di un’ automobile anche se di piccola cilindrata. Il Geko invece è carrellabile.

Nel 1969 ero titolare di una “aziendina” con 6 dipendenti e pensai di fare qualche pezzo di carrozzeria per autobus. Nel giro di 5 anni mi ritrovai con 3 aziende con  circa 80 dipendenti. Tra i clienti più prestigiosi Philips, la Ferrari e la BMW M1 di  Giorgetto Giugiaro alla quale fornivo le “pelli” per gli interni…

E…

Avevo un altro grande sogno nel cassetto: fare l’agricoltore. Così nel 1982 ho venduto tutto e ho comperato un’azienda agricola in Maremma.

Prosit.

Quando, nel 1958, indipendentemente l’uno dall’altro, Raymond Hunt (negli Usa) e Renato “Sonny” Levi (in India) hanno radicalmente rivoluzionato la geometria delle opere vive introducendo le carene a V profonda (diedro allo specchio di poppa superiore ai 20° e pattini longitudinali su tutto il fondo) non hanno richiesto alcun brevetto.

Oggi sembra che brevettare carene sia, non solo opportuno, ma anche un po’ di moda.

barca-geko“Geko” a parte (l’ho trovato solo pochi minuti fa sul web e da due foto è difficile giudicare), ho dato un’occhiata ad alcune di queste “opere vive” e su una di esse (era esposta anche all’ultimo Salone Nautico di Genova) mi sono soffermato. Non che si vedesse tutto (ai Saloni, si sa, l’ultima cosa che interessa ai clienti è guardare la carena della barca che sperano di poter acquistare) ma insomma, un po’ sono riuscito a inquadrarmela bene questa “carena brevettata”.

Guardarle, le carene delle barche ai Saloni, è impresa proprio da “guardoni” e per capire grossomodo come son fatte bisogna sottoporsi a contorcimenti degni di miglior fine… se mi seguite, però debbo dire in tutta onestà che di originale, inusitato, insomma di “nuovo” non ci ho visto nulla di nulla. Un paio di redan, qualche pattino longitudinale troncato qua e là, un diedro piuttosto spinto. Tutta roba che già si vedeva nelle barche da corsa di trenta, quaranta anni or sono.

E allora perché brevettarle?

Per difenderci dai cantieri che rubano a man bassa e non riconoscono royalties manco per sogno…
mi ha confessato amaro un titolare di carena brevettata”.
Ma i cantieri, le utilizzano queste carene?, ho chiesto ingenuamente.
No: aspettano che il brevetto decada e poi se ne impossessano
mi è stato garantito.

Io lo so benissimo che, a fare i saccenti, si rischia grosso. Per esempio, nel 1628, Guy Papin, docente a Parigi alla Facoltà di Medicina, dopo che William Harvey aveva annunciato la scoperta della circolazione sanguigna, disse e scrisse:

La circolazione del sangue è paradossale, inutile alla medicina, falsa, impossibile, incomprensibile, assurda, nociva per la vita dell’uomo.

Ce n’è, insomma, di che star zitti o comunque prudenti… però un brevetto dura ben 25 anni. Sarà una carena davvero “nuova” quella che il cantiere ruberà gratuitamente al suo inventore… un quarto di secolo dopo la registrazione del brevetto.

Sia come sia: voi, avete mai sentito parlare di automobili “brevettate”? Io no. E ancora una volta siamo alla solita conclusione: “La barca non è un’automobile”. Neppure se brevettata.

Articolo apparso nel fascicolo di luglio 2008 della rivista “Barche” e qui riprodotto per g.c. dell’autore. – Tutti i diritti riservati. Note Legali

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6 commenti
  1. SeaPassion
    SeaPassion dice:

    Egr. Sig. Soccol,

    condivido che la “barca non è un’auto”… c’è anche chi dice che “la classe non è acqua”… se si fosse peritato di informarsi meglio avrebbe scoperto che l’agricoltore Curatolo Enrico NON ha brevettato la carena della barca denominata GECKO ma solamente il modo che permette alla stessa di passare da kg.1600 a kg. 750 in assetto planante.

    Comunque per non farla troppo lunga La invito a leggere l’articolo del Sig. Antonio Iaria pubblicato su Forza7 di Ott.-Nov 2009 a pag. 98 intitolato GOZZO GECKO LA BARCA CHE NON C’ERA.

  2. Alessandro
    Alessandro dice:

    Ho sempre letto con piacere gli articoli del signor Soccol, in quanto offrono spunti interessanti, oltre a rappresentare una delle poche voci “fuori dal coro” nel mondo della nautica.
    Non comprendo tuttavia l’ ostracismo verso nuovi progetti ed idee talvolta brillanti, in un settore che a mio avviso non presenta innovazioni in termini progettuali da almeno trent’ anni.

  3. renato
    renato dice:

    Mi vien da rridere, diceva un comico, il problema è che spesso questi “inventori”, propinano brevetti ai più ingenui e sprovveduti , un po come gli americopaesani di Totò

  4. Mike James
    Mike James dice:

    Hi Mike here
    could you let me know who owns HYDROSONIC SPECIAL and if she will be retored to original condition so we can add to our boats saved list which will be posted on our site soon
    regards
    Mike

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