V6003

Settanta nodi di notte… il contrasto al contrabbando

Leggendo quanto scritto da Maurizio Mainardi mi tornano in mente le tantissime notti trascorse in mare sull’Adriatico Meridionale.

Avevo letto già qualcosa del suo libro “Stiamo inseguendo mike/sierra”, ricordo di avergli ripetuto più volte che probabilmente, chi leggeva di quei racconti non avrebbe creduto a quanto descrivevano, che potevano apparire come storie inventate, non credendo a quei numeri da circo che abbiamo eseguito in mare, per chi sa quante notti. Oggi sono contento di essere stato smentito e noto con piacere che il libro pubblicato da Maurizio comincia ad avere successo, benché a mio giudizio, merita molto di più.

Noi della Guardia di Finanza siamo uomini che per vie diverse siamo stati accomunati nello stesso impegno.

Ho prestato servizio sull’Adriatico Meridionale per un bel po’, vivendo quanto racconta Maurizio nel suo libro, anche se devo dire che molti degli episodi che ci hanno maggiormente segnati sono solo appena accennati. Mi riferisco a tutti gli speronamenti, episodi in cui i colleghi si son ritrovati davanti gente armata che non ha esitato ad usarle ed in alcuni mezzi sono state trovate addirittura bombe a mano ed ancora, di quegli incidenti in cui alcuni miei colleghi il mattino seguente non sono mai più tornati a casa.

Gran parte di finanzieri in servizio nell’area detta, si è ritrovato proiettato in una realtà che nessuno di noi avrebbe minimamente immaginato esistesse.

Personalmente provengo da esperienze nautiche legate oltre che alle scuole nautiche, alla vela, alla Marina Militare dove ho prestato servizio di leva come velista presso un centro sportivo, poi la Marina Mercantile sulle superpetroliere, poi la Guardia di Finanza.

Il Drago…

Drago GdiF

gran bella barca, era un orgoglio esserne il comandante. Guardarlo oggi mi domando: “ma come cavolo facevamo ad andare per mare con quella barca”. Inseguire i “Napoli” e riuscire a catturarli con un mezzo inferiore in manovrabilità, era uno orgoglio ancora più grande. Far virare un Drago fino a far toccare la tuga in acqua cercando di stringere il più possibile la virata era un numero veramente difficile…

Poi arrivarono nelle mani dei contrabbandieri gli scafi denominati “Corbelli” e lì dovevamo lavorare sulla sorpresa… “beccandoli” a terra mentre stavano scaricando, sorprendendoli sotto costa per abbordarli prima che riuscissero a planare, altrimenti… ciao, ti salutavano.

Corbelli sbarco in atto inseguimento Corbelli

Se riuscivano a prendere velocità e a planare prima che si riuscisse ad “abbordarli”… beh… avevamo circa 5 minuti di autonomia. I gloriosi ed ormai esausti Isotta Fraschini con secoli di battaglie nelle bielle andavano in ebollizione ed alcuni di questi motori, nonostante le “cure” e le “premure” dei direttori di macchina e motoristi, dopo 5 minuti a “manetta”…avevano le temperature dell’acqua alle stelle e le cassette di compenso, in origine da circa un litro, erano state sostituite con taniche da 10 litri che lo stesso non bastavano… di conseguenza dovevamo decelerare e abbandonare l’inseguimento.

Grazie alle nuove norme, arrivarono i “Napoli” anche per noi e successivamente i “Corbelli” e con queste nostre unità la musica cambiò diventando competitivi, spesso con prestazioni superiori alla flotta contrabbandiera.

GdF Corbelli in navigazione Aeronavale 071- V.1600 Super Corbelli

Supertermoli

Questa situazione durò solo un po’ e la controparte corse ai ripari, visto che non era per loro possibile continuare a sostenere confronti in cui speso erano perdenti e con l’allargamento del “mercato illegale”… gli interessi in ballo erano ulteriormente aumentati. Vi era ormai una gestione manageriale del contrabbando, con calcoli di stime tra quanto investito e quanto dovevano guadagnare riducendo al minimo le perdite dei mezzi e della “merce”.

I contrabbandieri si dotarono delle apparecchiature idonee a far si che il confronto in mare non avvenisse. Istallarono postazioni radar sulle alture lungo la costa, con antenne nascoste anche all’interno di cisterne di acqua, ovviamente svuotate e posizionate sui tetti di palazzi, masserie ecc… scrutavano il mare attentamente e guidando dalle alture della Puglia gli sbarchi, si dotarono anche di nuove imbarcazioni, i Supertermoli, mentre a terra scortavano i carichi di sigarette con decine di mezzi blindati..

Cambiò tutto ancora una volta con la “contro guerra elettronica” che voleva dire “ricerca elettronica delle emittenti radar”, mentre loro allargavano le aree di intervento per sfuggire ai controlli radar, munendosi dei Supertermoli, scafi da ventuno metri fuori tutto, quattro motori diesel sovralimentati, di solito i Seatek da 750 HP cadauno, trasmissioni Trimax con eliche supercavitanti Rolla in acciaio… una manovrabilità decisamente inferiore rispetto agli scafi dotati di gruppi poppieri… e prora, anche in questo caso, rivestita in acciaio.

Foto storiche scafo contrabbandiero inseguito da GdiF Termoli contrabbandiero

  • A favore? Tanta potenza
  • Velocità? Oltre 50 nodi a pieno carico con 500 casse di sigarette a bordo, che in termini di peso vuol dire 14 Kg a cassa (peso lordo composto da 10 Kg di tabacco complessivo e 4 Kg di carte , filtri imballaggi ecc. ecc.
  • Peso totale 7000 Kg.

Abbiamo provato a fermare queste unità con cime di tutti i diametri e di tutti materiali possibili anche in kevlar, ma le uniche che facevano danno erano i vecchi cavi usati come bracci delle reti a strascico con l’anima in acciaio. Non bastava che li prendessero nelle eliche, dovevi obbligarli a correre per un bel po’ di tempo con quelle cime nelle eliche per far si che gli invertitori andassero in avaria.

La tecnica:

  • Ricerca
  • Avvistamento
  • Tallonamento cercando di farlo arrivare il più sotto costa possibile. Perché? Perché avesse il 50% della via di fuga precluse della costa stessa
  • Si attaccava appena entravamo (di solito) entro la scala di un miglio e mezzo, di uno dei due radar di cui erano dotati. Lo scafo cominciava ad aumentare la velocità effettuando una larga virata per non perdere velocità ma anzi incrementandola progressivamente per impedire di avvicinarlo ulteriormente
  • Assunta rotta 030° il mezzo si poneva alla massima velocità, di solito tra i 50 e 52 nodi. Dovevi “buttare l’anima” per recuperare quel miglio/ miglio e mezzo che ti separava da lui. Tu inseguivi a bordo di un “Corbelli” acquisito e in uso alla G di F, riuscendo a fare, forse, due o tre nodi, se eri fortunato, a volte quattro nodi più di lui
  • Con una mano tenevi il timone, con l’altra spingevi sulle quattro manette per spremere sino all’ultimo giro possibile i motori e più ne avevi e più ne chiedevi
  • Il radarista chiamava continuamente distanza e rilevamento del bersaglio
  • Il direttore attaccato alla radio che lanciava le informazioni alle altre unità per guidarle sul bersaglio.
  • Il motorista che preparava le cime e sistemava i faretti. 0,05 miglia (circa 100 metri)
  • Si accendono i faretti, si illumina lo scafo
  • Si esce dalla scia
  • Rotta parallela: un occhio fisso alla prua dello scafo contrabbandiero e con l’altro osservavi tutto il resto del mondo
  • Lui ti illumina con un faro piu’ potente del tuo e cerca di accecarti per impedirti di vedere che sta accostando dal lato opposto in cui ti sei posizionato e cercare di guadagnare spazio per impedirti il passaggio di prua. Ma siamo vecchi… questi giochetti li conosciamo…. “
  • Faccio finta di seguirti ma poi ti ho anticipato nella manovra e mi sono rimesso in rotta, 030°
  • Quando tu tornerai nella rotta 030°, perché per tornare all’altra sponda dell’Adriatico quella la rotta devi fare, ti accorgerai che quella manovra non solo non ti ha fatto guadagnare nemmeno un metro per allontanarti da me, ma scoprirai che avrai perso molto piu’ di quanto potessi immaginare
  • Sono a dritta del tuo mascone
  • Non mi vedi: tu hai la guida a sinistra e io anche… Io vedo benissimo te
  • I tuoi compari a bordo con te, ti comunicano a voce la mia posizione rispetto alla tua prua e per questo inevitabilmente reagirai con ritardo alle mie manovre
  • Ok sono oltre la tua prua per oltre i 3/4 della mia vedetta
  • Fuori le cime! Ho due cavi di poppa ben distesi diametro 22 o 24 o 26 mm con anima in acciaio
  • Ci siamo, la mia poppa e davanti alla tua di almeno un paio di metri, ok può bastare, me lo devo far bastare, posso passare.
  • Faccio il mio passaggio di prua
  • Tu reagisci e accosti alla tua sinistra per poi accostare rapidamente a dritta e passare con le tue eliche sulle cime con un angolo prossimo ai 90° in modo da esporre le tue 4 eliche il meno possibile alle cime stesse.
  • Ma anche qui ti sbagli… Tu hai fatto finta di accostare a sinistra per poi andare a dritta, ma ho fatto lo stesso anche io, con il vantaggio che io manovro con 4 gruppi poppieri “Bravo One” e quindi sono molto piu’ rapido di te.
  • Mi ritrovi perfettamente davanti a te allineato alla tua rotta.
  • Sono davanti a te a due tre metri dalla tua prora rinforzata con l’acciaio, con 3 nodi di velocità in piu’ della tua, con una manovrabilità maggiore della tua.
  • Ora gioco io con te, andando leggermente a dritta e sinistra rispetto alla tua rotta, tenendoti nella mia scia e con due cime infilate sotto la tua carena. Le prenderai, le prenderai per forza.
  • Prendi la prima! Il crak secco del lacciolo che si spezza è il segno che hai preso la prima cima nell’elica che comincerà a farti bollire l’olio dell’ invertitore del motore e insieme comincerà a ribollire di rabbia il sangue nelle tue vene!
  • Prendi la seconda cima! Non è finita, ho almeno altre 20 di cime da poterti infilarti nelle eliche…e piu’ cime prendi, piu’ il tuo panico aumenta. Piu’ la tua certezza di fuga vacilla, piu’ errori commetterai e piu’ facilmente prenderai cime. Mi basta che la tua velocità scenda almeno intorno ai 35 nodi. Tanto mi basta per virare, arrivarti di fianco, abbordarti e permettere al mio equipaggio di saltare a bordo e bloccare ogni tentativo di fuga.

Poi arrivarono le 6000, le “Classi levriero”. Altra storia! Era come inseguire in Maserati GT 4. Non avevi 2 o 3 nodi in piu’ di lui. Ma con le condizioni meteo favorevoli avevi anche 20 nodi in piu’ di lui. Inseguivi molto piu’ rilassato e non dovevi premere sulle manette… anzi dovevi decelerare altrimenti… lo superavi in maniera troppo larga effettuando passaggi inutili!

V6000 Guardia di Finanza V6003 a

V6003 V6003 Guardia di Finanza

Settanta nodi di notte… sono tanti? Lo credevo anch’io, ma poi ci si rende conto che è solo:

  • questione di abitudine
  • di occhio
  • di avere un buon radarista
  • affiatamento con l’equipaggio… e si va!!!

Certo, in estate in prossimità della costa, con tanti barchini di pescatori dilettanti e diportisti con piccole barche con in mano le loro canne da pesca e le luci spente per risparmiare energia delle batterie di bordo, barche che i radar battono magari solo a meno di mezzo miglio dalla prora….gommoni di clandestini bassi piccoli e al buio… beh occorre molta, molta attenzione… e qualche preghiera in più al Padre eterno.

Peppino

Foto: A. Iraso, M. Santo, M. Mainardi.

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13 Commenti

  1. Posted 14/01/2010 at 16:16 | Permalink

    Carissimo Peppino,

    il tuo avvincente racconto mi ha riportato indietro negli anni…

    Ricordo, che durante i normali pattugliamenti in mare con l’unità di cui ero al comando, a volte incontravo qualche vostra unità e dopo lo scambio dei rituali saluti, il vostro mezzo si allontanava da noi accelerando ed è il caso di dirlo… mi lasciava letteralmente “al palo”.

    I miei ragazzi a bordo cominciavano allora a chiedermi di accelerare ma, a nulla serviva premere sulle manette….
    Poi la domanda che mi veniva rivolta era sempre la stessa: perché anche noi non avevamo delle unità così veloci?

    Anche la mia spiegazione “ufficiale” era sempre la stessa… noi avevamo altri compiti, non dovevamo inseguire contrabbandieri. Infatti, se li incontravamo per mare, noi non potevamo fare altro che comunicare via radio la loro posizione, rotta e velocità… al massimo potevamo seguirli sino a che non scomparivano all’orizzonte.

    Oggi posso ammetterlo, quella Vostra superiorità per me era disarmante, il non poter competere tecnicamente era deludente…
    Per questo comprendo benissimo cosa abbia significato dover operare con mezzi inferiori agli scafi che inseguivate. Eppure, applicando la “cinematica navale”, supplivate ottimamente alle deficienze tecniche ed a quanto mi risulta, conseguivate ugualmente brillanti risultati.

    Trovo veramente magistrale il sintetico racconto della tecnica relativa all’ inseguimento… così scarno ed efficace, s’intuisce l’adrenalina alle stelle… una sostanza che non mancava mai in situazioni di emergenza fisica ed emotiva.

    E’ un vero piacere leggere di questi articoli e le immagini inserite a corredo, rendono efficacemente l’idea di cosa significhi quel tipo di attività in mare.

    Senza una “vera” passione, non sarebbe stato possibile superare tutte le difficoltà e sopportare tutti i sacrifici che l’anomalia del tipo di lavoro comportavano e forse comportano tutt’ora.
    Credo di poterlo affermare tranquillamente, appartenendo anagraficamente, ad un periodo in cui non esistevano “straordinari” o “recuperi”.

    Mi auguro vivamente che questi articoli servano a creare in chi legge, una reale conoscenza del “silente” lavoro da voi svolto e che si possa alla lunga, creare una “coscienza” marinara anche in coloro che considerano il mare, come un elemento da utilizzare d’estate per la semplice balneazione.

    Tito

  2. Posted 14/01/2010 at 17:06 | Permalink

    Egregio Comandante,

    il suo intervento è motivo di orgoglio per me. La ringrazio vivamente per l’apprezzamento espresso. Sono lieto di apprendere di essere riuscito a trasmettere, un po’ delle emozioni vissute durante gli inseguimenti agli scafi contrabbandieri.

    Condivido l’auspicio da lei formulato a che possa affermarsi sempre piu’ una coscienza marinara che permetta una visione del mare che vada oltre l’aspetto economico o turistico e in particolare, una coscienza marinara nei confronti del mare nostro, il mediterraneo, che faccia si che torni ad essere quella culla di cività che tanti popoli unisce.

    Peppino

  3. Posted 15/01/2010 at 22:30 | Permalink

    Carissimo Signor Comandante,

    come posso non lasciare un pensiero. Quante volte mi sono chiesto cosa pensasse un Comandante sotto inseguimento… non ho mai fatto questa domanda un po’ per correttezza, un po’ per educazione, un po’ per imbarazzo… sarebbe stato come chiedere una tattica di gioco, una tecnica personale imparata con l’ esperienza, la bravura, …il manico!

    Fin dal primo inseguimento ho ammirato quella Persona che con unica freddezza muoveva le mani tra le manette e la ruota del timone. Sapevo bene cosa provavo quando sentivo dire la parola: “ ILLUMINA” ! Certe volte mi andava l’ occhio sul viso, del Comandante…il Suo sguardo che girava a trecentosessanta gradi, le Sue espressioni, i suoi movimenti, le sue decisioni di fare determinate azioni, scegliendo fra tante opzioni, in una frazione di tempo piccolissima!

    Sapendo bene che aveva la responsabilita’ del proprio equipaggio, del mezzo dell’ Amministrazione, dei contrabbandieri al suo lato, della vedetta amica dal lato opposto, mentre tutt’ intorno il buio totale, il mare, il fragore dei motori, facevano da teatro… Quante volte mi sono chiesto come facevano ad essere cosi’ freddi e allo stesso tempo, saper insegnarti la lealta’, la professionalita’, ad infonderti sicurezza, a fare capire con pochi gesti cio’ che qualcun altro impiegherebbe… molto piu’ tempo…

    Ecco perche’ io continuo a chiamarLi Comandanti, anche se abbiamo mangiato insieme, dormito insieme, sofferto insieme, riso insieme, gioito insieme.

    Gentilissimi lettori ecco perche’ continuero’ a chiamare Peppino… Signor Comandante… semplicemente perche’ ho avuto l’onore di essere il Suo motorista!

    Con affetto,
    Maurizio

  4. Posted 20/01/2010 at 16:05 | Permalink

    Peppino sono Bonnie,

    bellissima descrizione di quanto abbiamo vissuto in prima persona. Penso sarà difficilissimo che i colleghi che non hanno operato nel contesto da te descritto possano anche solamente immaginare ciò che provavamo durante quelle notti in mare.

    Ogni inseguimento era un esperienza unica, l’adrenalina che saliva a mille, l’equipaggio che agiva all’unisono con noi Comandanti. E quanto era bella la sintonia a bordo, l’affiatamento, non c’era neanche bisogno di parlare o di ordinare ciò che dovevano fare.

    Sicuramente sarà qualcosa che nessuno di Noi, che abbiamo avuto l’onore di combattere in Puglia, potrà dimenticare.

    Bonnie.

  5. Posted 01/02/2010 at 13:10 | Permalink

    Egregi colleghi,

    leggendo il tutto, ho cercato d’immaginare ma non ci sono riuscito. La verità è che v’invidio di cio’ che avete vissuto e nonostante quello che sta passando il navale, tutto questo nessuno potrà mai portarlo via.

    Buon vento! Un pinguino.

  6. Simone altomareblu.com
    Posted 12/02/2010 at 20:44 | Permalink

    Carissimi colleghi,

    sono un po’ troppo piccolo per poter capire cosa sia stato il periodo del contrabbando in Puglia, ma sono assolutamente convinto che quanto avete fatto, è stato il massimo che si potesse anche solo immaginare! Siete stati grandi e anche se cercano di “chiuderci”… Quello che è successo in Adriatico resterà per sempre!

    Saluti.
    Simone

  7. Posted 13/02/2010 at 13:41 | Permalink

    Ho letto questo articolo per caso, dopo aver sfogliato le foto, ovviamente in rigoroso “bianco e nero”, di mio padre, sottufficiale della G.d.F. di mare, purtroppo venuto a mancare da qualche anno.

    Ovviamente l’emozione che ho provato nel leggere questi momenti di vita vissuti è indescrivibile, considerando che quanto descritto mi riporta ai racconti di mio padre e dei suoi tanti inseguimenti in mare, considerato che è stato imbarcato sulle unita navali della G.d.F. dell’allora 10^ Legione Napoli, nel periodo che va dalla fine degli anni settanta e fino ai primi anni novanta.

    Il racconto è curato nei minimi particolari, cosa che mi ha soddisfatto in pieno poiché mio padre, da rigoroso militare, considerava tutto ciò molto riservato e quindi di vietata divulgazione. Io sono invece un sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri e, a mio padre, a voi tutti suoi colleghi e a quanti come voi hanno rischiato la vita in mare per una giusta causa, voglio esprimere la mia massima gratitudine per i valori che siete riusciti a trasmettere e che ancora trasmettere alle generazioni future.

    Sarei molto contento di sapere se qualcuno di voi ha fatto servizio con mio padre (Cozzolino Nicola) e raccontarmi qualche altra esperienza in mare.

    Giulio

  8. Posted 21/02/2010 at 20:02 | Permalink

    Salve sig. Giacomo Vitale,

    sono un giovane amante degli scafi da corsa e vorrei un piccolo aiuto, gentilmente come sempre è ben informato sulla nautica. Sono in trattativa per l’acquisto tra due scafi della stessa marca, ma due modelli diversi. Vorrei sapere i loro anni di produzione, prezzi e se sono degli ottimi scafi per correre.

    Gli scafi in questione sono un GARI 25 ACTION con un motore Mercruiser entro fuoribordo, l’altro e un GARI 29 raider con due motori entro fuoribordo. Signor Vitale, lei che è molto disponibile, mi può dare le indicazioni sopra elencate?

    Cordiali saluti!!
    Pietro

  9. Giacomo Vitale altomareblu.com
    Posted 22/02/2010 at 00:28 | Permalink

    Gentile Pietro,

    nel ringraziarti per la fiducia ed il quesito richiesto, mi dispiace comunicarti che non ho avuto mai l’opportunità di provare i due modelli Gari Action che citi e su cui hai riposto la tua attenzione per sceglierne uno da acquistare.

    Da una ricerca fatta sul web, ho avuto modo di osservare il disegno della carena che a lume di naso sembrerebbe interessante, visto anche l’angolo di diedro allo specchio di poppa dovrebbe essere minimo di una ventina di gradi, quindi, con una buona spinta di due motori questa barca se ben progettata come carena, che sembra avere una angolo di diedro abbastanza costante passata la quarta ordinata di calcolo e non essendovi un divario eccessivo tra angolo di diedro delle prime tre ordinate di calcolo e quello dello specchio di poppa, sempre in linea teorica e salvo prova in mare, questa unità potrebbe navigare bene anche con mare formato.

    Scegli sempre la doppia motorizzazione perché offre i migliori risultati in termini di prestazioni, manovrabilità e sicurezza.

    Scusami tanto, per la risposta assolutamente generica, purtroppo come detto, non ho mai provato questa barca in mare e le considerazioni statiche sono una cosa, mentre quelle dinamiche tengono ben presente, il bilanciamento dell’unità, la distribuzione dei pesi, la tenuta con mare formato ecc…

    Cordiali saluti,
    Giacomo Vitale

  10. Posted 11/03/2010 at 20:53 | Permalink

    Gentilissimo sig Giacomo Vitale,

    ti ringrazio delle informazioni che mi hai dato sugli scafi Gari. Il mio punto di riferimento prima di acquistare un mezzo nautico e Altomareblu!!

    Che notizie hai sui Gommoni prodotti a Napoli di marca DOVIBOAT?

    Pietro

  11. Giacomo Vitale altomareblu.com
    Posted 11/03/2010 at 22:05 | Permalink

    Gentile Pietro,

    come detto precedentemente, ti ho fornito informazioni generiche che costituiscono un buon punto di partenza per valutare i criteri con cui scegliere una barca da acquistare e ti ringraziamo per la manifesta fiducia.

    Per i gommoni di cui mi chiedi informazioni, purtroppo non posso dirti nulla, poiché per mia scelta mi interesso principalmente di “Carene Levi” che considero vere ed irripetibili opere d’arte in lamellare di legno. Mi piacciono anche altre barche in compensato marino degli anni 60′, 70′ ed oltre.

    La mia smisurata passione per questo tipo di unità ed a giusta ragione, mi fanno letteralmente non guardare le barche di oggi, tranne il Mochi Craft Dolphin 44, ispirata alle aragostiere americane, sogno per me irraggiungibile…

    Ma questa è un’altra cosa.

    Quando hai domande da porci, inoltracele sempre, siamo sempre disponibili a risponderti dove possibile.

    Cordiali saluti,
    Giacomo Vitale

  12. Posted 16/04/2010 at 14:49 | Permalink

    Le carene LEVI unitamente ai gruppi poppieri LDU sono state da me impiegate lungamente, nel senso che ho condotto barche progettata dall’Ing. Levi.

    Bene benissimo. Le tecniche e le tecnologie pero’ sono andate avanti. Certamente è vero che le prestazioni, riferite all’epoca della progettazione di tali soluzioni erano eccellenti. Oggi pero’ la manovrabilità di un LDU è stata largamente suparata cosi’ come anche le carene. Cosa ne pensa lei Sig. Vitale delle carene sviluppate da un altro appassionato di mare e barche come lei di nome BUZZI e dele trasmissoni TRIMAX… e gli ARNESON???

    Anche se la manovrabilità di un gruppo poppiero bravo one è ad oggi insuperabile se non col l’impiego dei gruppi ad idrogetto, ma qui abbandoniamo le eliche che a mio parere restano insuperabili per rapporto potenza applicata velocità prodotta ,sulle imbarcazioni di minore stazza (e dislocamento)… sui grandi catamarani è altra storia, senza idrogetto quelle velocità e manovrabilità che si riescono ad ottenenre oggi sono difficili da garantire con le eliche.

    Mi piacerebbe conoscere la sua opinione.

    Saluti,
    Peppino

  13. Giacomo Vitale altomareblu.com
    Posted 17/04/2010 at 05:34 | Permalink

    Caro Peppino,

    parlare con te che hai un’esperienza al timone di tutte le unità con varie soluzioni tecniche che hai citato mi fa veramente piacere e condivido totalmente quello che dici. Sappiamo bene che le prima barche con trasmissini step drive ed eliche di superficie erano velocissime per i loro tempi, anni 70′, purtroppo in virata e nelle manovre erano difficoltose da gestire e se non c’era la bravura del timoniere…

    Le soluzioni evolutive proposte da Buzzi sono certamente validissime e proprio pochi giorni fa ho provato un Cigala & Bertinetti da 42′ circa, con trasmissioni step drive Trimax e devo dire che navigava molto bene, anche se in manovra presenta qualche difficoltà, specialmente in retromarcia, ma con un po’ di esperienza si riesce a governare discretamente. Se c’è vento laterale e non hai esperienza nelle manovre, diventa comunque difficoltoso gestire una barca di queste dimensioni che, con una spinta limitata delle eliche in manovra, diventa come una bandiera al vento…

    Circa le trasmissioni Arneson sono certamente valide ed a questo proposito, anni fa vidi sul web una foto di una poppa di una barca, da competizione immagino, che aveva due gruppi poppieri Arneson, con i timoni semi intubati, tipo quelli che istallò anche sui Drago della GdiF per risolvere i problemi di manovrabilità in retromarcia.. Appena vidi quella foto, battezzai quella trasmissione come una Arneson – Levi e si deduce che anche l’Arneson ha qualche problema di manovrabilità, ma ancora oggi sarei curiosissimo di provare quella barca..

    Circa la conclusione di quello che sostieni sull’efficienza dei gruppi poppieri bravo one ecc.. sono d’accordo con te e le eliche sono insuperabili per il rapporto potenza applicata e velocità prodotta sulle imbarcazioni di minore stazza.

    Non ho esperienze dirette di grandi catamarani, ma è indubbio che senza idrogetto, le velocità e la manovrabilità che sono in grado di raggiungere, con le eliche sarebbero certamente non ottenibili.

    Grazie per averci scritto.

    Salutissimi,
    Giacomo Vitale

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